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La GenAI danneggia il pensiero critico


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L'analisi che fa questo studio vale, naturalmente, per lo stato attuale dell'IA. Man mano che verrà perfezionata, l'impiego di pensiero critico tenderà a diminuire, perché aumenterà a dismisura l'affidabilità di questi sistemi. E quando l'IA sarà affidabile con percentuali di molto eccedenti le capacità umane, si apriranno scenari dove lo spirito critico verrà esercitato altrove. Impossibile, oggi, sapere come finirà la storia, ma vedo due scenari possibili: il genere umano sgravato da quasi tutti i compiti "attivi" che passa la sua vita in una specie di paradiso terrestre; oppure il genere umano che si fonde con l'IA per diventare altro. Nel primo caso lo spirito critico verrà esercitato (oppure no) in attività che all'AI sembreranno simili a come valutiamo noi ora i giochi dei nostri animali domestici. Il secondo caso è decisamente più interessante :classic_biggrin:.

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Scienziati dimostrano gli effetti collaterali sui ragazzi quando usano ChatGPT per studiare

La ricerca, condotta da Mohammed Abbas e dal suo team dell’Università Nazionale di Informatica e Scienze Emergenti del Pakistan, ha

approfondito le abitudini e le esperienze di 494 studenti riguardo alla loro dipendenza da ChatGPT per completare i compiti ed è emerso che un numero crescente di studenti si rivolge a ChatGPT per completare i propri compiti accademici

 

Abbas e il suo team hanno scoperto che gli studenti che facevano molto affidamento su ChatGPT mostravano:

una maggiore procrastinazione

perdita di memoria

un rendimento scolastico peggiore

Le interviste condotte tra i ragazzi hanno rivelato un circolo vizioso in cui gli studenti, sentendosi a corto di tempo o sopraffatti dal carico di lavoro, ricorrevano a ChatGPT per soluzioni rapide. Ciò ha creato una dipendenza dall’assistenza dell’intelligenza artificiale (non bastava quella dagli smartphone!) che ha gradualmente eroso i loro sforzi cognitivi e le capacità di pensiero critico, portando nel tempo a una diminuzione della conservazione della memoria e del rendimento scolastico. Abbas ha osservato che gli studenti più focalizzati sui risultati avevano meno probabilità di appoggiarsi agli strumenti di intelligenza artificiale, indicando una potenziale correlazione tra mentalità e dipendenza da tali software

https://www.greenme.it/scienza-e-tecnologia/innovazioni-e-green-tech/scienziati-dimostrano-gli-effetti-collaterali-sui-ragazzi-quando-usano-chatgpt-per-studiare/

 

 

 

 

 

 

 

 

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Per i fruitori non specializzati l'AI potrebbe diventare, ma forse credo già lo sia, una sorta di fast food dell'informazione Tutto è messo a disposizione facilmente (spesso superficialmente), senza avere il tempo di approfondire, masticare, metabolizzare e riflettere sull'argomento di studio 

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1 ora fa, LUIGI64 ha scritto:

Per i fruitori non specializzati l'AI potrebbe diventare, ma forse credo già lo sia, una sorta di fast food

Io sto studiando ingegneria del prompt, che, detto in parole povere, sarebbe la tecnica di porre domande alle varie IA.

Per elaborare una buona domanda, essendo padroni della materia oggetto della domanda stessa, una mezza giornata di lavoro se ne va. Salvo successivi perfezionamenti.

Probabilmente questa sarà una abilità che nel giro di qualche anno diventerà abilità comune.

PS Ai lettori come @Panurge non sfuggirà il richiamo evidente al tema dell'abilità nel dare ordini ai robot presente in diversi romanzi di Asimov.

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briandinazareth
21 minuti fa, appecundria ha scritto:

Probabilmente questa sarà una abilità che nel giro di qualche anno diventerà abilità comune.

 

Stanno già uscendo molte ai che rifanno i prompt da soli in modo molto efficace. Probabilmente sarà una capacità inutile (al netto di  avere l'intelligenza di porre domande che abbiano senso).

 

adesso la necessità del prompting fatto in un certo modo è guidata molto dalla limitazione del contesto e memoria, le domande a breve potranno essere molto più vaghe e la ai capirà meglio di che parliamo.

 

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Il 13/02/2025 at 14:55, appecundria ha scritto:

quali esperienze hai con le IA?

Io ci lavoro quotidianamente, ma siamo ben lontani da qualcosa di veramente affidabile. Le AI generative forniscono spesso suggerimenti plausibili ma che non esistono o non sono applicabili e se lo fossero il problema non ci sarebbe. Ultimo caso la risposta del supporto AWS dove il modello consultato dall'operatore si è inventato l'api risolutiva del problema, peccato inesistente. Come si accende la luce? Eh usa il metodo turn_the_light_on. Eh ma questo metodo non esiste quindi come l'accendo? Ah no niente questo non fa al caso nostro. Eh ma va!

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Il 14/2/2025 at 09:22, appecundria ha scritto:

dici che è una cosa che è sempre avvenuta, ma la conosci?

Mi riferivo ad un altro discorso, ma è evidente che non sono riuscito a spiegarmi o a farmi capire…

Comunque bisogna sempre distinguere le cose anche con l’AI, come in tutti gli ambiti d’altra parte.
Un conto è utilizzarla per lavoro, allo scopo di poter migliorare le proprie conoscenze e ottenere suggerimenti, o anche soluzioni, a cui uno non aveva pensato o che non erano nei propri schemi mentali. Un altro è semplicemente farne un utilizzo in modo passivo, senza formulare un proprio giudizio critico (di questo mi sembra tu stessi parlando) e prendere come dogma qualsiasi cosa ti propini l’AI (come un tempo gli oracoli ecc…).

Alla fine, come mi sembra hai poi spiegato anche tu un po’ più avanti, secondo me tutto sta nel modo di formulare la richiesta, o meglio nel modo di saper formulare la domanda nel modo più efficace, al fine di ottenere una risposta altrettanto efficace (=utile/appropriata).

Su questo effettivamente si dovrà ragionare ancora un po’ nel prossimo futuro e far si che l’AI non resti o si riduca a un affascinate e bel giocattolo, ma “inutile”.

Ciao ☮️

Stefano R.

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1 ora fa, Savgal ha scritto:

Una domanda, hai idea se i social media usano l'IA per il microtargeting psicografico?

Quello penso per forza, non credo esistano alternative altrettanto valide al tracciamento di centinaia di milioni di utenti.

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Dopo la lettura di un paio di libri sul tema dei social media e delle fake news ho scritto alcune pagine sull'argomento.

 

LA FOLLA SOLITARIA DEI SOCIAL MEDIA

 

Scriveva Marshall McLuhan: "Le società sono sempre state modellate più dalla natura dei media con cui gli esseri umani comunicano che dal contenuto della comunicazione". "L’azione dei media è quella di far accadere le cose piuttosto che di darne conoscenza.". Le tecnologie di comunicazione di cui una società dispone condizionano fortemente la cultura di quella società, la visione del mondo e la forma mentis di chi ne fa parte. L’autore sviluppa la sua tesi in “La galassia Gutenberg”, in cui argomenta come la modernità sia conseguenza dell'invenzione della stampa. Con il libro stampato diviene prevalente la lettura, un atto solitario; dalla riflessione sul testo scritto origina la consapevolezza di sé, l’individuo. Con l’individualità nascono le prospettive, i punti di vista, che si comunicano sempre con il linguaggio scritto. L’espressione delle prospettive si manifesta nel liberalismo, nei limiti del potere e nei diritti individuali che sono parte fondamentale della democrazia. Per secoli il lettore è stato il borghese colto, l’alfabetizzazione di massa è un fenomeno molto recente, universalizzato come il “cittadino” delle democrazie liberali.

Va evidenziato che il mondo antico e medioevale guardava con diffidenza all’individuo, al soggetto che rivendicava la sua differenza dagli altri. In quel mondo la comunicazione era quasi esclusivamente orale e diretta, la piazza o le chiese erano i luoghi della comunicazione ed in quei luoghi non vi era spazio per la prospettiva individuale. Nella piazza prevalevano la comunità, e, intesa negativamente con le parole di Nietzsche, “l’istinto del gregge”.

Nel giro di due generazioni abbiamo vissuto passaggi epocali, di cui non siamo del tutto consapevoli. McLuhan aveva quali riferimenti le tecnologie del ‘900. Le reti costruite dai social media sono realmente il “villaggio globale” di cui parlava l’autore, ma in un curioso ossimoro per cui i soggetti sono soli, ma parte di una folla spesso composta per la quasi totalità da sconosciuti in cui si identificano ed in cui torna a prevalere “l’istinto del gregge”.

La folla solitaria dei social media è l’ambito ideale in cui attecchiscono le “fake news”, un fenomeno che mette a rischio la nostra democrazia.

Di un dato si deve tener sempre conto. Se sono occorsi secoli per alfabetizzare i cittadini dei paesi occidentali, sono stati sufficienti pochi anni affinché i social media diventassero un fenomeno planetario, nel 2024 erano circa 5 miliardi i profili attivi sui social media (5,04 miliardi), pari a più del 62% della popolazione mondiale.

 

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