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blues66

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Inviato

Un disco questo di Jeremiah Chiu e Marta Sofia Honer che nasce dall’esperienza comune di un viaggio/soggiorno nelle isole Åland nel profondo nord tra Svezia e Finlandia fatto assieme un po’ di tempo fa. La peculiarità del luogo, dove gli inverni sono lunghi e bui e le estati al contrario luminose, e la sua tranquillità li hanno spinti a immaginare di registrare musica lì.

Così è venuto fuori “Recordings From the Åland Islands” che ci propone un’amalgama di sonorità varie che vanno dai sintetizzatori fino alla viola, il tutto inframezzato dai “rumori” della ambiente naturale che li circondava in quella parte sperduta del mondo per rappresentare in maniera musicalmente evocativa la bellezza della natura.

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Ciao ☮️

Stefano R.

  • Melius 2
Inviato

Disco strano, che si basa sostanzialmente sulle parole e la “rabbia” espresse su un tappeto sonoro variegato e molto eterogeneo sempre restando sul versante della nuova elettronica, che fa da sottofondo al flusso di coscienza dell’artista in questione che vuol rappresentare la sua ansia e la sua frustrazione verso il mondo di oggi, con tutte le sue contraddizioni. “Spoken-word” che non è altro che “poesia” moderna, sparata in faccia all’ascoltatore.

Kae Tempest - “The Line is a curve”

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Ciao ☮️

Stefano R.

  • Melius 1
Inviato

Una vera “splendida scoperta” anche per il sottoscritto, arrivare a questo disco quasi per caso, su indicazione di un amico grande conoscitore di musica e restare a bocca aperta al suo ascolto, fin dalle prime soavi note.

Arpista di insuperabile talento, Dorothy Ashby fa parte di quel folto gruppo di artisti che, tra la fine degli anni '60 e l'inizio della decade seguente, tentarono di accostare le classiche sonorità jazz alle tendenze funk tipiche della black music di quel periodo. “Afro-Harping”, pubblicato nel 1968, è senza alcun dubbio uno tra i risultati migliori della sopracitata fusione di generi: dieci magnifiche tracce in cui il talento della Ashby risplende in tutto il suo fulgore, accompagnato da un drumming sostenuto e da arrangiamenti a tratti sconvolgenti per la loro attualità. Afro-Harping, infatti, come numerosi dischi jazz e funk di quegli anni, è un lavoro tutt'altro che datato o consumato dal trascorrere degli anni, che suona benissimo anche ai giorni nostri.

Un disco da ascoltare (se non da possedere), sia per gli appassionati di jazz ma anche per tutti coloro che, fanatici e seguaci di sonorità più moderne, sono desiderosi di scoprire le fonti d'ispirazione dei loro attuali beniamini.

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Ciao ☮️

Stefano R.

  • Melius 1
Inviato

Disco di una band molto controversa ma che ha saputo sfornare ottimi album non sempre apprezzati da tutti e difficili da assimilare con facilità. Guardate la copertina e vi renderete conto da soli... 

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Ciao ☮️

Stefano R. 

  • Melius 1
ascoltoebasta
Inviato

Disco jazz del 2002 in chiave moderna del sassofonista Chris Potter qui nelle vesti di bandleader, lo troviamo al sax,al clarinetto e flauto, accompagnato da musicisti che non sono mai scontati nell'eseguire le sezioni di loro competenza.

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Inviato

Tchaikovsky anche stasera...😊

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  • Melius 2

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