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Le nuove uscite di jazz in HiRes


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Membro_0024
Il 18/5/2021 at 12:05, SimoTocca ha scritto:

Segnalo la lunga recensione favorevole su ComputerAudiophile per l’album EP di McBride, The Q sessions, segnalato da @Taniflex e molto lodato anche da me per qualità artistica e qualità audio.

davvero molto bello e qualità spaventosa, è la prima volta che ascolto qualcosa in streaming che mi ha lasciato a bocca aperta... mi da l'impressione di avere un impianto hi end 😉

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Ho ascoltato oggi questo bell’album, uscito in quasi contemporanea con il film, Respect, sulla vita di Aretha Franklin.

Certo la voce della pur bravissima Hudson non è quella di Aretha.... ma è pur vero che la Hudson è stata scelta dalla Franklin personalmente per interpretare...lei stessa! Quindi...

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E... molto “estivo” e orecchiabile questo nuovo album Plastic Wave  del bassista norvegese Ole Morten Vågan, già celebrato come il Mingus del Nord!

A capo della straordinaria Trondheim Jazz Orchestra in questo album

, che è il sequel del  grande successo del 2018 “Happy Endlings”, Vågan ripete la magia del susseguirsi di idee, innovazioni jazzistiche, riprese classiche....

Bello! Da ascoltare con piacere...

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  • 3 settimane dopo...

 

Che album questo Sounds from the Ancestors! Certo affatto particolare per la ricchezza di idiomi utilizzati e per la proteiforme armonia data da strumenti musicali così diversi e numerosi.

Ma...attenti! Anche i “puristi” del Jazz non avranno di che storcere la bocca! Perché? 

Perché  il Compositore (nonché sassofonista)  Kenny Garrett è un musicista che ha collaborato con nomi quali  Woody Shaw, Freddie Hubbard, Art Blakey e  Miles Davis.

E tanto basti. Ma in questo album ci sono omaggi, anche ingenuamente spontanei alla musica di Aretha Franklin, Marvin Gaye e James Brown, che rendono orecchiabilissima la musica, anche quando accenna a melodie alla Jimi Hendrix
Bella la registrazione in 24/96.....bellissimo il Sax in particolare e le percussioni..

 

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Kenny Garrett, alto saxophone

Lenny White, drums

Johnny Mercier, piano, Fender Rhodes, Hammond organ

Maurice Brown, trumpet

Pedrito Martinez, congas, percussion

Dreiser Durruthy, batá

Dwight Trible, vocals

Jean Baylor, vocals

Linny Smith, vocals

Chris Ashley Anthony, vocals

Sheherazade Holman, vocals

 

  • Thanks 2
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È un album di Jazz contemporaneo assolutamente da ascoltare. Certamente non è un ascolto “facile”, o almeno non è facile il primo ascolto. Ma è un ascolto intrigante per le melodiche nuove armonie sonore e per i ritmi, spiazzanti ma coinvolgenti. Un debutto notevole questo del Windisch Trio con lavori scritti dal fondatore, Julius Windisch al pianoforte, ma eseguiti con estrema fantasia e grande virtuosismo tecnico da Merlo, al basso e da Spallati alla batteria.

Molto molto bela la registrazione in formato 24/96  

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Windisch Trio:

Julius Windisch, piano

Fermin Merlo, bass

Igor Spallati, drums

 

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  • 2 settimane dopo...

È già stato segnalato in un Thread a parte....ma del resto Pat Metheny se lo merita un Thread tutto suo..

In fondo un musicista che nella sua carriera vince 20 Grammy Awards, di cui 12 in 12 categorie diverse, è di certo un musicista poliedrico, di quelli che non si lascia facilmente mettere “etichette”.

Forse è anche per questo che certi “puristi” del Jazz storcono un po’ la bocca quando si parla bene di Metheny.

Quanto suo ultimo album è una registrazione live, con due brani, quello di apertura e di chiusura, nuovi ed interessanti. Ma di grande interesse sono anche le elaborazioni di brani composti tempo fa e arcinoti.

La filosofia che anima Metheny, negli ultimi anni, è quella di “restituire” quelle perle di saggezza che lui aveva avuto da giovane dai “grandi vecchi” del Jazz.... insomma scoprire nuovi e giovani musicisti e lavorarci insieme.

In questo album sorprende il giovane tastierista che .... non fa sentire l’assenza del bassista nel trio!

Un bell’album, piacevolissimo da ascoltare e registrato benissimo in formato 24/96...

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  • Melius 1
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D’altra parte, e lo ricordo qui perché probabilmente il post di cui se ne parlava è andato perduto nel “rogo” del vecchio Forum, Metheny è uno dei pochi ad essere stati capaci di fondere il Jazz con la Classica, e di scrivere anche per la grande orchestra come se fosse un fatto naturale e non “forzando” le regole.

Ecco che una “riascoltatina” di From This Place aiuta a capire il talento proteiforme di Metheny.... certamente assecondato da tecnica di registrazione sopraffina, come in questo splendido album!

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Non me ne vogliate, amici appassionati di Jazz, se segnalo qui sopra un album a me molto caro, appena rimasterizzato in HiRes 24/96: Jazz a casa di Ida Rubinstein.

Sì lo so il titolo mi autorizza a segnalarlo qui sopra, ma l’album di Giuni è atipico e mal classificabile. In fondo si tratta di diversi brani classici, aire famose di Bellini, Donizetti, Verdi, rielaborate in chiave vagamente Jazz e  magari con una coda Jazz (per l’appunto, magari, del Pat Metheny Group...scoprite voi a quale brano di questo album mi riferisco).

Vorrei con questa segnalazione fare un omaggio a Giuni Russo, artista così “atipica” e così conosciuta, per paradosso estremo, solo per i suoi successi commerciali enormi come Un’Estate al Mare....

Giuni non amava il genere “facile”, anche se con Battiato ha avuto un rapporto splendido di amicizia e “mutuo soccorso”.

Ed è proprio Battiato che produce quest’album, assolutamente un flop alla sua uscita, ma che davvero fa apprezzare la voce della Russo che si estendeva per oltre 3 ottave ed era capace di imitare il verso dei Gabbiani...

Mi sono sempre chiesto se un certo “ostracismo” nei confronti di questa grande artista (musicista, compositrice, cantante...) sia stato legato al fatto che convivesse con la sua compagna, Maria Antonietta Sisini, un fatto oggi accettato con naturalezza, ma che solo pochi anni fa destava sospetti e maldicenze...

In onore di Giuni, morta troppo presto a poco più di cinquanta anni per un cancro, suggerisco di ascoltare questo album, seppure atipico per il Jazz.

La sua voce è bellissima, nonostante la registrazione “non straordinaria ma godibile”, specie adesso appena rimasterizzato ma che in formato HiRes che la migliora non di poco...

 

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Mi faccio perdonare, almeno dagli amanti del Jazz vocale, segnalando questo bellissimo e piacevolissimo e “classicissimo” album Jazz.

La voce splendida di Michael Stepenson è sostenuta dal trio di Alexanderplatz Claffy, con un risultato artistico a mio avviso davvero di rilievo. Da ascoltare ad occhi chiusi...e con un vago sorriso sulle labbra..

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Aspettavo con una certa curiosità di ascoltare il secondo album della progettata Trilogia Kinfolk, Kinfolk 2: See the Birds.

Perché il primo album,  “Kinfolk: Postcards From Everywhere” mi aveva fatto conoscere ed apprezzare molto il batterista, compositore e band-leader Nate Smith.

Comprendo che, come spesso accade, molti puristi del Jazz storceranno la bocca davanti a questa ennesima mia presentazione di Jazz contemporaneo e “contaminato”. Di sicuro questa musica composta da Nate Smith è contaminata da ritmi e melodie degli anni ‘80, in particolare da richiami ai due geni Pop di quegli anni (e di sempre) Prince e Michael Jackson, ma si avvertono anche eco dei Police di Sting, e di altre “perle” che hanno accompagnato la “crescita” musicale del ragazzino Nate.

Perché, pur con queste influenze Pop, è certo che Nate Smith ha poi avuto una sua evoluzione musicale di tutto rispetto suonando con le maggiori personalità del Jazz, dal chitarrista Pat Metheny, di cui si parlava pochi posts fa, al bassista Dave Holland, da Ravi Coltrane a Chris Potter....e insomma i nomi più in vista del Jazz degli ultimi vent’anni.

 

È del tutto ovvio che al centro dei pensieri musicali di Nate Smith stanno le percussioni e il ritmo, ma è interessante poi ascoltare l’esito melodico ed armonico di ciascun brano, peraltro caratterizzato da profonda diversità individuale.

Collaborano al progetto diverse “stelle musicali” i cui nomi sono riportati più in basso.

Eccellente la registrazione in HiRes 24/96, con l’eccezione dell’ultimo brano dell’album, Fly, che sembra registrato ad un livello “più alto”, ma sopratutto in cui la bella voce di  Brittany Howard è registrata ad un livello troppo elevato rispetto agli strumenti: effetto voluto? imperfezione tecnica? svista? mia sensazione personale sbagliata? A voi la parola...

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Nate Smith, drums, keyboards, percussion

Brad Allen Williams, guitar

Fima Ephron, bass

Jaleel Shaw, saxophone

Jon Cowherd, piano, Fender Rhodes, Hammond B-3 organ

Guest personnel:

Brittany Howard, vocals on “Fly (for Mike)”

Amma Whatt, vocals on “I Burn For You”

Joel Ross, vibraphone on “Altitude” and “See The Birds”

Kokayi, vocals on “Square Wheel” and “Band Room Freestyle”

Michael Mayo, vocals on “Square Wheel”, “Altitude” and “See The Birds”

Regina Carter, violin on “Collision”

Stokley, vocals on “Don’t Let Me Get Away”

Vernon Reid, guitar on “Rambo: The Vigilante”

 

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E per un amante della classica, qual’io mi vanto, apprezzare le “mani sante” di Omer Klein all’opera sul suo pianoforte, è fonte di emozioni forti.

Perché si intuisce facilmente che il background tecnico, solidissimo, di Klein affonda nella musica classica.

Ma al contempo ci viene svelata la cultura multietnica, dalle radici molteplici ma perfettamente armonizzate fra loro, del musicista Klein, nato in Israele ma permeato di cultura orientale, oriente che si fonde come del famoso “Divano” di Goethe, con l’occidente, tedesco in particolare.

Questi Personal Belongings sono davvero effetti personali, riflessioni intime, con al centro il pianoforte, ma spesso immerso in un dialogo serrato con il basso di Haggai Cohen-Milo e la batteria di Amir Bresler, amici e sodali musicali di lunga data.

Brani che occhieggiano esplicitamente all’oriente, come “Kavana” e “Baghdad Blues” si alternano a brani come “The Magnets” dove si apprezza un ritmo quasi di Samba e la brezza di Rio de Janeiro... 

 

 

Bella e ben riuscita tecnicamente la registrazione in HiRes 24/96..

 

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Pasquale Grasso è "il più significativo nuovo chitarrista che abbia ascoltato in molti, molti anni... " ehm...ehm... no, non l’ho dico io, che non valgo un fico secco, ma l’ha detto nel 2016 il qui pluricitato Pat Matheny!!

Suona un po’ come la presentazione che Liszt, il più virtuoso e famoso pianista del tempo e forse di sempre, fece presentando Chopin nei salotti di Parigi.... il più grande pianista che io abbia mai sentito...

Insomma... dopo questa “presentazione” Pasquale Grasso ha raggiunto fama internazionale così vasta da.... essere spesso lontano dall’Italia!

E ha scelto New York per vivere e suonare.... spesso di lunedì sera al  Greenwich Village ...

E dalla Grande Mela (New York... non la Apple!) giunge il suo nuovo album che è anche omaggio al grandeJazz classico, quello di Duke Ellington.

Bella la registrazione in HiRes, 24/96 ça va sans dire....

 

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