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Le nuove uscite di jazz in HiRes


SimoTocca
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  • 2 weeks later...
SimoTocca

Come dicevo in breve nel Thread dedicato alle novità della Classica, mi concedo sempre il lusso di iniziare bene l’anno ascoltando un album che regala emozioni positive.

Ecco, questo pomeriggio ho ascoltato davvero con grande piacere l’album Mosaics, piacere sulla carta non scontato, almeno non così scontato per i non addetti ai lavori che magari conoscono già bene questi due nomi impronunciabili...

Quando infatti un ungherese incontra un polacco, ecco...non è scontato che nasca del grande Jazz. Ed invece questo è un grande album di Jazz, dove il pianista e il trombettista si intendono alla perfezione e ....

ma dai...ascoltate e poi mi dite anche voi! Un album registrato negli ultimi mesi del 2021 con...Qualità audio sorprendentemente buona in 24/192!

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Buon 2022!!!

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@SimoTocca  Scusa ma come mai non si vedono le immagini che alleghi?

 

edit ho appena scoperto che non le vedevo per un problema al browser che utilizzavo

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  • 3 weeks later...
SimoTocca

 

Lo inserisco qui, alla voce Jazz, ma è musica contemporanea che potrebbe benissimo anche essere etichettata come classica.

È un album che mi ha lasciato stupito questo “Riddles” (enigmi, in inglese) per diversi motivi.

Il primo è che in pratica io ignoravo che ci fosse una giovane generazione russa che sta facendo meraviglie nel Jazz e nella musica contemporanea. E Anton Kotikov è davvero un giovane musicista pieno di talento.

La seconda è che questo è un “album fatto da improvvisazioni Jazz” di un Trio (Anton Kotikov, Alexey Nadzharov e Petr Ivshin) che è assolutamente affiatato, anche se fatto da giovani, tanto da potersi permettere improvvisazioni di questo livello artistico così elevato.

il terzo motivo di stupore è ascoltare suoni, misteriosi ed evocativi, da parte di strumenti mai ascoltati prima: il flauto giapponese shakuhachi , il didgeridoo australiano, il flauto indiano  bansuri, il  whistle flute irlandese, il fischietto  clay whistle Russo, il  duduk armeno, il  calabash africano.

Strumenti dai suoni esotici che contribuiscono a creare una atmosfera che più che mistica è appunto “enigmatica” (riddle, appunto).

Un album che appunto stupisce non solo al primo ascolto, ma continua a stupire agli ascolti successivi,  perché Anton Kotikov  & Co. hanno composto e improvvisato una musica evocativa, insieme complicata, perché rappresenta evoluzioni musicali “studiate” di motivi popolari, e semplice proprio perché parte da motivi musicali folk.

Una bella registrazione in qualità 24/48, che mi sarei aspettato di trovare nel catalogo ECM, e non in questa etichetta Fancy Music... da tenere d’occhio! Così come Anton Kolikov e il suo Trio....

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Anton Kotikov: soprano saxophone [1, 2, 8], alto saxophone [1, 6, 11], duduk [3, 7, 8], didgeridoo [2, 8], bansuri [6, 9], Russian whistle [1, 10], Irish whistle [5], alto flute [2, 4, 8], shakuhachi [1, 8] 
Alexey Nadzharov: piano, prepared piano, percussion 
Petr Ivshin: drums, percussion 

 

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SimoTocca

Se poi vi sembra che l’ultimo album suggerito sia davvero un ascolto troppo “impegnativo”, o comunque non trovate che l’album sia “nelle vostre corde”, potete sempre “rifarvi la bocca” con un ascolto più semplice e immediato.

Come quest’album che racchiude le migliori registrazioni di David Manley (un ingegnere del suono...sopraffino!) per il SigrorRicci.... un ascolto facile facile, di musica quasi easy listening... ma molto ben registrata ed adesso disponibile per l’ascolto in formato 24/88...

 

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  • Melius 1
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SimoTocca

Sempre parlando di grandi rimasterizzazioni recenti di grandi classici, ascolto stamani il famoso album Moanin’ di Art Blakey And the Jazz Messengers.

Un album mitico anche per la qualità di registrazione audio, con una versione pubblicata in Mono (siamo a fine anni ‘50) e una in Stereo, e diverse rimasterizzazioni e riedizioni, sia in vinile che in CD.... con millanta discussioni aperte per stabilire la migliore edizione....

Eppure ascoltata in streaming, in formato 24/192, con la cuffia “non-cuffia” RAAL sr1 A (una cuffia usata negli Studi di registrazione più raffinati in fase di mixing...proprio per la sua capacità di rivelare una buona registrazione e di non perdonare una di cattiva qualità...), questa versione su Qobuz, versione “ufficiale” della casa discografica originale, ecco... per me potrebbe essere la versione definitiva anche per qualità audio...

E tutto compreso nell’abbonamento....😉 

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  • 3 weeks later...
SimoTocca

Due bellissimi ascolti....

Il primo, riservato a chi ama le percussioni e la batteria in particolare, è un album di improvvisazione di.... tre batteristi tre! Nessun altro strumento se non tre batterie! Però... che ritmo! E che qualità audio in 24/192...

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Il secondo ascolto è invece più classico: ho approfittato della rimasterizzazione a 24/96 per riascoltare un album che già amavo...un album che però ha acquistato in HiRes una qualità audio che non pensavo!

La voce di Natalie Cole e l’orchestra Jazz hanno acquistato un respiro spaziale, un senso di realtà sonora incredibile...

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  • Melius 1
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  • 2 weeks later...
SimoTocca

Ecco un album assolutamente suggestivo, perché il Trio di Karl Ivar Refseth ha al centro il suo vibrafono. E quindi il suono di questo suo nuovo lavoro,  Devotion, è peculiare e in qualche modo magico ed evocativo.

Il Trio è completato dal basso e dal sassofono, in un mix di sonorità accattivamente

Belle le composizioni originali d Refseth, in un album che, pure pensato in epoca di pandemia, non parla di questo, ma degli affetti personali...

Bella la registrazione in 24/96...

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  • Melius 2
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  • 2 weeks later...
SimoTocca

Ecco un bell’omaggio a quella mitica era del Jazz che sono stati gli anni ‘50 del ‘900 e ad un gigante come Louis Armstrong.

Erano quegli anni sotto il segno del “trionfo del sogno americano”, sancito dalla vittoria nelle due guerre mondiali e caratterizzato da musicisti solisti straordinari e ancor più da band che erano dei veri e propri “dream teams”.

Quesro nella classica (il Trio da One Million Dollars era formato dal pianista Rubinstein, dal violinista Heifetz e dal violoncellista Piatigorsky, ciascuno dall’immensomvalore di un milione di dollari in quanto ritenuto il migliore nel suo strumento...), ma sopratutto nel Jazz. Ed eccoci a Louis Armstrong che negli anni ‘50 si esibiva con una piccola band di musicisti di tale livello che aveva chiamato All Stars, tutte stelle di prima grandezza!

Come sempre, anche in periodi di Massimo splendore, ad Armstrong venivano mosse diverse critiche, e in particolare di ripercorrere sempre “sentirei musicali” sicuri e ben battuti e di sperimentare abbastanza cose nuove.

Ebbene, sarebbe bastato aspettare una decina di anni per avere le “cose nuove” da parte di Miles Davis & Co. e nel frattempo godersi il genio di Armstrong.... ma questo è detto col senno di poi...

E allora godiamoci questo nuovo gruppo di All Stars (basta scorrere i nomi per capire che la band di oggi è formata dalla crema della crema dei musicisti Jazz di oggi...che non temono di confrontarsi con la vecchia Band a cui fanno aprire l’album con una registrazione live di fine anno ‘50 rimasterizzata.

Questo album omaggio ripercorre in 12 brani la parabola gloriosa di Louis Armstrong  e si chiude con le sue stesse parole "I've always loved everybody, still do....”

Bella la registrazione in 24/96 e bella la copertina ... che ci fa fare un tuffo retrò nella Verve di 70 anni fa!

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SimoTocca

E dalle All Stars che celebrano vecchie glorie alle 12 Stars, un album di esordio di una nuova stella, ecco... il passo sembra breve ma...dura 70 anni!

 

L’album è il debutto per l’etichetta Blue Note della sassofonista cilena Melissa Aldana, nata a Santiago ma di casa a Brooklyn.

La Aldana si rivela compositrice di notevole talento nonché band leader dal polso elasticissimo (nelle improvvisazioni) ma al contempo fermissimo nel mantenere un suono che sia il risultato di “una sola anima” e non un quintetto di musicisti.

A proposito di anima, Soul, se avete visto quel delizioso film della Disney (e se siete amanti del Jazz e non lo avete visto, dopo esservi costarsi il capo di cenere, correte a vederlo!) mi è venuto da pensare che forse il personaggio della Band Leader sia ispirato proprio a Melissa Aldana

The Brooklyn-based tenor player from Santiago, Chile has garnered international recognition for her visionary work as a band leader, as well as her deeply meditative interpretation of language and vocabulary. 12 Stars 

 

L’album presenta sette brani originali scritti dalla Aldana, con il contributo nell’arrangiamento del chitarrista Lund Lage

Un bell’ascoto di un album nuovo di zecca che farà felici sia i “tradizionalisti” del Jazz che gli amanti del “nuovo”....

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Melissa Aldana, tenor sax

Lage Lund, guitar

Sullivan Fortner, keyboards

Pablo Menares, bass

Kush Abadey, drums

 

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  • 3 weeks later...
SimoTocca

È un album “particolare”, questo ultimo del sassofonista californiano Mark Turner. No, non è per il titolo (Turner è un appassionato di fantascienza e intitola i suoi album col nome di vecchi romanzi o racconti di S.F.), ma per il fatto che, una volta tanto, il quartetto non prevede un pianoforte o una chitarra. 

Il sassofono di Turner si intreccia in dialoghi serrati con la tromba di Palmer, dialoghi musicali ben sostenuti dal contrabbasso di Martin e dalle percussione di Pinson.

Un album moderno, con brani di Jazz contemporaneo che non hanno bisogno di fare l’occhiolino ai grandi classici per essere apprezzati...

bell’asolto anche grazie alla bella registrazione ECM in 24/96

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