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Esplose le auto di Ranucci e figlia davanti alla loro abitazione


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Adesso, Velvet ha scritto:

Ma che sia di tempra molto diversa da Gabanelli (e anche marcatamente più votato al protagonismo) mi pare evidente, non percepirlo vuol dire esserne innamorati persi. 

Non lo so se sono stati così diversi nella conduzione. In fondo loro presentano i servizi e durante questi fanno dei veloci riepiloghi del punto quindi è difficile fare i protagonisti.

Comunque condividono le stesse sorti a livello di fango e merdaccia ricevute e non è che a Ranucci sia andata meglio.

Ho pensato ti stesse sulle balle per le varie precisazioni e confronti che fai tra i due.

Alla fine vince Ranucci per due autobomba a zero? Uno è stato in guerra, l'altro un pochino meno? No ovviamente, poi siccome con Milena ci sono praticamente cresciuto non so come dirlo ma sono ancora "innamorato" di lei e quindi cerco di essere fintamente equidistante.

appecundria
43 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:
1 ora fa, appecundria ha scritto:

Chissà, ormai Report ha chiuso

Dico dall'indagine.

Appunto. Ormai lo scopo è raggiunto, per me finisce così, non emergeranno fatti nuovi. Insistendo troppo si rischia di fare di Ranucci un martire della libertà di stampa. 

 

Leggendo il ponderoso provvedimento sine ira ac studio, due punti fermi possono trarsi.

 

Primo: non c’è stato alcun attentato.

Il gip è categorico sia nell’escludere ogni intento di nuocere alle persone sia sull’idoneità della collocazione della bomba ad arrecare danni alle persone: (...) Era una farsa, punto e basta.

 

Secondo: Ranucci non era consapevole del finto attentato.

Spiace per i retequattristi assortiti, ma Ranucci non aveva concordato la messinscena con Lavitola. Lo si desume pacificamente dalle intercettazioni di Lavitola successive al fatto, in cui egli sottopone al vanitoso Ranucci, oltre ai sondaggi, anche i più improbabili scenari spionistico-criminali alla base dell’esplosione.

È evidente che Ranucci ci credesse e, dunque, nulla avesse a che fare con la farsa di Lavitola.

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È invece un capitolo aperto la natura del rapporto tra un vecchio attrezzo come il neo-ristoratore e Ranucci. Il tema è interessante anche perché i rapporti tra l’ex direttore de L’Avanti! e la stampa non si limitano a quello con l’ex aedo del giornalismo d’inchiesta, ma investono anche altre autorevoli figure del giornalismo italiano che pure, sulle loro frequentazioni del bistrot lavitoliano, fanno i vaghi. 

Ciò che colpisce del legame tra i protagonisti di questa farsaccia di infimo ordine è la condizione di assoggettamento psicologico, ai limiti del plagio, di Ranucci.

Egli non solo si beve le fesserie sul suo futuro politico come leader della pur scalcagnata sinistra attuale, ma, quando apprende dell’avviso di garanzia al mefistofelico amico, si indigna coi magistrati della pur benevola Procura di Roma, definendoli dei matti e adoperandosi subito per trovare giustificazione adeguata al grave indizio della presenza di Lavitola e del suo complice Gomes Clesio Tavares vicino alla sua casa un mese prima del finto attentato. Come il povero professor Unrat de “L’angelo azzurro”, perso tra le gambe della sua Lola, Ranucci si smarrisce tra le ciance di Lavitola e nega a sé stesso la verità. Egli non può ammettere di essere come Unrat, il bigotto moralista alla fine irresistibilmente attratto dal peccato in cui si perde.

 

C. Intrieri/Linkiesta 

 

 

  • Melius 1

Ma quindi per voi, e con celerità che Garlasco attende.., tutta 'sta manfrina a cosa sarebbe servita? 

 

Io penso solo a eliminare Ranucci e Report.

Per cui basta chiedersi a chi dava (maggiormente) fastidio.

 

(Lavitola è un fantoccio, abilissimo nel doppio gioco elevato a potenza, ma è un fantoccio)

9 minuti fa, Velvet ha scritto:

Lo penso pure io.

Ranucci ha solo peccato di fessaggine aggravata da vanità abbracciando mortalmente il fantoccio. 

Si e in certe professioni è cosa non accettabile.

Però se lo confrontiamo con i politici.....altro che fare un passo indietro. Una discreta percentuale dovrebbee.esser in galera.

 




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