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Il braccio di ferro USA - Venezuela


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La "Via della Seta Digitale del Ghiaccio": la strategia artica della Cina e il risveglio americano
KOMMANDER61
GEN 04, 2026
L'analisi della crisi venezuelana ha dimostrato come la posizione degli Stati Uniti si sia evoluta verso una dottrina di interdizione preventiva, volta a smantellare le catene di approvvigionamento della Repubblica Popolare Cinese (RPC) nelle regioni a bassa stabilità del Sud del mondo. Tuttavia, per comprendere appieno l'integrità del disegno egemonico di Washington e la risposta asimmetrica di Pechino, questo quadro analitico deve essere trasposto al teatro artico.

Paralisi energetica: la scacchiera nascosta dietro la crisi venezuelana
KOMMANDER61
·
4 GEN
 

In questa regione, la competizione si estende oltre la dimensione cinetica; è una guerra di posizione per la sovranità infrastrutturale. Il conflitto è intrinsecamente tridimensionale, in cui il controllo delle risorse (terre rare e idrocarburi) si interseca con la gestione dei flussi di dati e delle rotte logistiche alternative.

In questo contesto, la Federazione Russa emerge come un attore fondamentale ma subordinato, fungendo di fatto da "serva di due padroni" all'interno di una dialettica forzata:

Un vettore di resilienza per la Cina: Mosca funge da hub logistico e fornitore di profondità strategica. Attraverso la Rotta del Mare del Nord, offre a Pechino una soluzione al "Dilemma di Malacca", garantendo un corridoio di trasporto protetto dalla proiezione di potenza della Marina statunitense.
Una risorsa reattiva per gli Stati Uniti: la posizione militare della Russia nell'Estremo Nord fornisce a Washington il pretesto dottrinale per rafforzare l'apparato NATO (il nuovo fianco settentrionale) e colmare il divario GIUK. Ciò consente agli Stati Uniti di giustificare l'occupazione di spazi economici e infrastrutturali in Groenlandia, precludendo l'accesso al capitale cinese sotto l'egida della sicurezza nazionale. Di conseguenza, se il Venezuela rappresenta il tentativo americano di soffocare le fonti energetiche convenzionali della Cina, la Groenlandia e l'Artico costituiscono il teatro in cui si deciderà il controllo sulle tecnologie a duplice uso e sulla connettività transcontinentale. Il seguente articolo analizza come la "Via della Seta Digitale" rispecchi le vulnerabilità osservate nei Caraibi, spostando al contempo il confronto verso l'egemonia informatica e mineraria.

 

L'Artico non è più solo una frontiera climatica, ma il nuovo baricentro di una competizione multidimensionale in cui convergono infrastrutture critiche, dati e geopolitica. Con il ritiro dei ghiacci, emerge una complessa rete di interessi: Pechino avanza e Washington risponde con un atteggiamento sempre più assertivo, trasformando l'Estremo Nord in un teatro primario di competizione tra Grandi Potenze.

Un attore esterno con ambizioni da protagonista

Dall'ottenimento dello status di osservatore nel Consiglio Artico nel 2013, la Cina ha perseguito una politica di integrazione sistematica nelle istituzioni regionali. Pechino non si considera un semplice osservatore, ma uno "Stato vicino-artico", legittimato da interessi economici, ricerca scientifica e diritto allo sviluppo delle risorse. Dietro la retorica della cooperazione scientifica, tuttavia, si cela una strategia di proiezione di potenza basata su tre pilastri: infrastrutture digitali, una partnership strategica con la Russia e il controllo dei flussi di dati.

Il nesso delle infrastrutture a duplice uso

La strategia artica 2024 del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti e i recenti documenti di difesa canadesi evidenziano una preoccupazione comune: la natura a duplice uso delle infrastrutture cinesi. Stazioni di ricerca polare, sensori ottici, cavi in fibra ottica e reti satellitari servono a scopi che vanno ben oltre la climatologia. In un contesto militare moderno, queste tecnologie sono essenziali per:

Sorveglianza strategica: monitoraggio dei flussi marittimi e delle attività sottomarine.
Intelligence: intercettazione dei flussi di dati globali tramite cavi sottomarini.
Navigazione satellitare: ottimizzazione dei sistemi di puntamento in ambienti estremi.
Il caso della Groenlandia: un bastione atlantico

In questo calcolo strategico, la Groenlandia è il tassello fondamentale necessario per completare il puzzle. L'isola si è evoluta da remoto territorio danese al fulcro della strategia di contenimento americana. Le ambizioni statunitensi riguardo alla Groenlandia, rese manifeste dalla proposta di acquisto del 2019, rispondono a imperativi geostrategici ed economici cruciali:

Difesa del GIUK Gap: la Groenlandia è il pilastro settentrionale del corridoio Groenlandia-Islanda-Regno Unito, vitale per impedire l'accesso della flotta russa all'Atlantico. La base aerea di Pituffik (Thule) rimane una sentinella indispensabile per i sistemi missilistici di allerta precoce americani.

La guerra per le terre rare: l'isola ospita alcuni dei più grandi giacimenti al mondo di minerali essenziali, necessari per la transizione energetica e la tecnologia militare. Gli Stati Uniti sono intervenuti sistematicamente per bloccare gli investimenti minerari cinesi (come il progetto Kvanefjeld), temendo un monopolio di Pechino sulle risorse groenlandesi.

Diplomazia del dollaro: Washington ha riattivato il suo consolato a Nuuk, cercando di fornire al governo locale alternative economiche al capitale cinese, legando così il futuro dell'isola alla sfera di influenza nordamericana. Sovranità informatica e asse Mosca-Pechino

L'elemento più critico rimane l'applicazione del concetto cinese di "Sovranità informatica" al contesto polare. Pechino promuove un modello in cui lo Stato esercita il controllo totale sulle infrastrutture digitali. Nell'Artico, questo si traduce in una "diplomazia dei dati" in cui chi controlla l'hardware di connettività controlla l'integrità delle informazioni tra Asia, Europa e Nord America.

La crescente sinergia tra Cina e Russia non è solo economica, ma ideologica. L'Artico è diventato un laboratorio per una strategia di divergenza occidentale, alimentando la retorica di un "mondo multipolare" in cui le due nazioni collaborano per sfidare l'egemonia della NATO.

Vulnerabilità critiche e lacune normative

L'evoluzione della regione presenta sfide urgenti:

L'ignoto antartico (2048): le attuali manovre artiche costituiscono un precedente per la rinegoziazione del Trattato Antartico nel 2048, in cui la Cina mira a un accesso privilegiato alle risorse.
Il divario normativo: esiste un vuoto normativo per quanto riguarda la supervisione delle infrastrutture digitali artiche. Senza istituzioni in grado di monitorare l'implementazione dei sensori, la regione rischia una "militarizzazione silenziosa".
Conclusione

L'Artico non è più una zona di "eccezionalismo" pacifico. La digitalizzazione della regione, guidata dalla Cina, e la decisa risposta americana in Groenlandia richiedono una revisione dei paradigmi di sicurezza. La sfida per l'Occidente sarà colmare il divario normativo e tecnologico prima che le infrastrutture dominanti di questo quadrante vitale cadano sotto il controllo di potenze antagoniste.

 

 

  • Melius 2
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@appecundria quella qui sopra ti sembra un’analisi superficiale da troll? 
Capisco che pensare che Trump sia un semplice cretino ed un bullo arrogante che ami fare il cow-boy, cosa che personalmente probabilmente è, ed agisca di conseguenza possa fare gioco alla propaganda di una parte politica, ma pensare che ricoprendo il ruolo di POTUS possa agire da solo e come tale e non farsi neppure sfiorare dal pensiero che dietro di lui ci sia una staff di professionisti preparati, della difesa, dell’economia e della politica, che potrebbero essere impegnati a mettere in atto una precisa strategia negli equilibri strategici dei blocchi, occidentale e non, con azioni mirate ad un preciso scopo che va oltre il bullismo ti sembra logico e sensato?

L’intervento in Venezuela è stato “venduto” da Trump al Congresso come operazione di polizia e tale è stata pur forzandone il concetto, gli USA restano una democrazia e il Presidente pur avendo poteri rilevanti non può invadere un Paese sovrano senza l’autorizzazione del Congresso, ne consegue che “scaricare” la Machado diventava inevitabile e necessario come diventa inevitabile e necessario lasciare la vicepresidente a gestire la transizione di Governo.

La Corte Costituzionale venezuelana inoltre ha scelto consapevolmente di offrire alla vicepresidente il ruolo di “Presidente ad interim” perché nominarla presidente l’avrebbe costretta ad indire le elezioni entro sei mesi in base alla Costituzione del Paese, cosa che spiega anche la “voce grossa” fatta dal POTUS “minacciando” là nei Presidente, gli effetti concreti di quell’atteggiamento li vedremo a tempo

debito.
Nel frattempo parte la questione Groenlandia per la quale il precedente post da una lettura geopolitica che ad oggi non mi pare di aver letto da parte di alcun media ma che sembra articolata, reale ed interessante e che va oltre la propaganda. 

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@maurodg65

I militari in carriera di solito non sono menti raffinate,  infatti vista la attuale produzione di petrolio Venezuelano a dir poco piuttosto scarsa non credo proprio che la Cina ne subirà un vero danno. Sempre che Trump non si prepari ad invadere un altra mezza dozzina di paesi per lo scopo. Per cui il tipo è un quaquaraqua che dice bla bla bla, cioè un testiculus come te e me. 

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1 minuto fa, keres ha scritto:

@maurodg65

I militari in carriera di solito non sono menti raffinate,  infatti vista la attuale produzione di petrolio Venezuelano a dir poco piuttosto scarsa non credo proprio che la Cina ne subirà un vero danno. Sempre che Trump non si prepari ad invadere un altra mezza dozzina di paesi per lo scopo. Quindi il tipo è un quaquaraqua che dice bla bla bla, cioè un testiculus come te e me. 

La Cina era presente in Venezuela con una delegazione pronta a firmare accordi commerciali con il Presidente Maduro, cosa prevedessero quei trattati io non sono in grado di dirlo ma di sicuro gli USA ne sono a conoscenza, quello che è certo che i cinesi non avevano e non hanno alcun problema ad intervenire direttamente nel Paese ed operare per estrarre direttamente la quantità di petrolio che potrebbe servirgli, oggi il Venezuela estrae poco per sue inefficienze. Il resto di quella che potrebbe essere la strategia americana relativamente al Sud America ed al Venezuela è esposta nel precedente articolo-post che analizza il fabbisogno energetico cinese anche in relazione a possibili interventi militari contro Taiwan con il possibile corollario successivo di sanzioni che renderebbe necessario per la Cina forniture energetiche da paesi che possano bypassare il problema dello SWIFT.

In questo articolo si affronta invece il problema Groenlandia e mi pare che, a quanto riportato, la questione Groenlandia per gli USA non sia una novità di questa legislatura, nell’articolo vien riportata una “proposta di acquisto” americana alla Danimarca datata 2019 sempre con Trump alla presidenza che personalmente non conoscevo, ma che mette la questione sotto una luce diversa alla luce di quanto precedentemente scritto.

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Si a rifletterci ammetto potresti aver ragione, c'è un tempismo sospetto. E' vero sappiamo degli incontri con i cinesi di Maduro di un paio  di giorni prima, magari i cinesi si erano offerti di fornire infrastrutture per l'estrazione di petrolio e questo a dato il via a tutto. 

Ciò detto non è che la Cina ci piazzava bombe atomiche in Venezuela, quello che ha fatto Trump è e resta una carognata. 

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6 minuti fa, keres ha scritto:

Ciò detto non è che la Cina ci piazzava bombe atomiche in Venezuela,

Il punto è che quando la Cina entra in un paese poi lo mette sotto scacco sul piano finanziario, poi entra con proprio personale nelle infrastrutture quando proprio non le costruisce direttamente per poi gestirle, ma il punto trattato nelle riflessioni postate ha un respiro più ampio e va oltre queste “semplici” considerazioni sul Venezuela. 

 

8 minuti fa, keres ha scritto:

quello che ha fatto Trump è e resta una carognata. 


Resta formalmente una violazione del diritto internazionale, per quel che questo può voler dire, ma è esattamente quello che fanno i paesi come Russia e Cina, seppur in modalità diverse, da decenni e che nel passato remoto facevano anche gli americani che sembrano intenzionati a ricominciare, giustamente aggiungerei. 

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13 minuti fa, loureediano ha scritto:

ciò che dice Trump di bocca sua non conta un cippa?

Se dice che è intervenuto per arrestare un narcotrafficante, no, non conta nulla. Gli interessava che le risorse petrolifere del Venezuela fossero a sua disposizione, punto. 

Forse volevi dire altro? Non sono sicuro di averti capito. 

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5 minuti fa, audio2 ha scritto:

mò anche il substack di kommander61 ci tocca sentire, a questo punto meglio

la delta force di chuck norris.

" impedire l' accesso dell' atlantico ( = acque internazionali ) alla flotta russa "

ma questo è veramente scemo duro

Grazie per averci reso consapevoli del tuo livello intellettivo, prima di dare dello scemo duro a qualcuno sarebbe sempre il caso di interrogarsi sulle proprie competenze specifiche e verificare di non dire stupidaggini e, nello specifico, mi sembra che lo scemo duro non sia di certo l’autore dello scritto:
 

https://it.wikipedia.org/wiki/GIUK_gap

 


GIUK gap

 

Il GIUK gap (dall'inglese: varco GIUK) è un termine utilizzato in ambito militare, a partire dagli anni quaranta, per indicare un'area dell'oceano Atlantico settentrionale che forma un punto di sbarramento per la guerra navale. GIUK è un acronimo inglese per Greenland, Iceland, United Kingdom e il varco è costituito dall'oceano aperto posto tra queste tre masse di terra.

Rilevanza strategica

Il varco GIUK è particolarmente importante per la Royal Navy, poiché ogni tentativo da parte di forze nord europee di entrare nell'oceano Atlantico deve essere compiuto o attraverso il facilmente difendibile stretto della Manica o attraverso una delle uscite sui due lati dell'Islanda. Solo Francia, Spagna, Portogallo e Irlanda hanno accesso diretto all'oceano in un modo che non potrebbe essere bloccato facilmente con uno sbarramento della Royal Navy.

 

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…e nel frattempo in Iran (la notizia è riportata da The Times e ripresa da Times of Israel) :

 

https://www.timesofisrael.com/liveblog_entry/khamenei-plans-to-flee-to-moscow-if-security-forces-fail-to-quell-protests-report/

 

 

Khamenei prevede di fuggire a Mosca se le forze di sicurezza non riescono a sedare le proteste — rapporto

Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei fuggirà a Mosca se il suo regime crolla, dice un rapporto di intelligence condiviso con The Times.

Khamenei, 86 anni, fuggirà da Teheran con i suoi aiutanti e i membri della famiglia se le sue forze di sicurezza non riusciranno a fermare le crescenti manifestazioni o ad abbandonare il suo fianco in mezzo ai disordini, dice il rapporto.

"Il 'piano B' è per Khamenei e la sua cerchia molto ristretta di soci e familiari, tra cui suo figlio ed erede nominato, Mojtaba", dice una fonte di intelligence al giornale britannico.

Nel dicembre 2024, l'allora presidente siriano Bashar al-Assad, alleato sia del presidente russo Vladimir Putin che di Khamenei, fuggì da una presa di controllo ribelle a Mosca.

 

 

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…ed Egitto, Qatar e Turchia “lavorano” per disarmare Hezbollah, la longa manus terrorista iraniana creata dagli ayatollah per colpire Israele:
 

https://www.jpost.com/middle-east/article-882016

 

 

Hezbollah ha dato "ultima possibilità" di disarmare da Qatar, Turchia ed Egitto - rapporto

Il disarmo "risparmierebbe il Libano da un attacco israeliano" che "approfondirebbe il divario" tra Hezbollah e il popolo libanese, ha osservato un rapporto di Asharq Al-Awsat.

 

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Stiamo andando OT, ma... quando Hezbollah sarà disarmata e resa incapace di fare danno, quando Hamas sarà sconfitta e definitivamente sciolta, quando in Iran sarà sconfitto il regime degli Ayatollah in favore di un governo democratico, insomma, poi rimarrà sempre il problema dei Palestinesi: che ne facciamo?

Perché i "coloni" israeliani anche allora non la pianteranno di fare i terroristi in Cisgiordania; Il governo di Israele anche allora non accetterà che esiste un altro popolo che, pur se non "scelto" da Dio, ha diritto di vivere in pace e con pieni diritti in una terra che sia sua. Dunque, se per grazia divina venissero improvvisamente a mancare tutti questi nemici di Israele, che si fa, ripeto, coi Palestinesi?

Ah già! Stupido che sono: c'è il Somaliland!

  • Melius 1
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6 ore fa, maurodg65 ha scritto:

alla propaganda, accusando gli altri di farla

Usi con leggerezza il termine propaganda e, secondo me, poco appropriatamente. Magari ne riparliamo. 

 

6 ore fa, maurodg65 ha scritto:

nel merito non discuti più nulla

Come ho già detto, sull'argomento Maduro non sono preparato. Mi piacerebbe che venisse rispettato il diritto internazionale.

Mi fanno sorridere le immagini (sempre le stesse) di quattro sedicenti venezuelani all'estero che festeggiano il passaggio del potere dal numero uno al numero due del regime, immagini prese come prova della legalità dell'operazione. 

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14 ore fa, briandinazareth ha scritto:

Trump è pericoloso oltre ogni limite. 

Ma non eravate voi a giudicare sempre malamente i vari "complottisti-novax-terrapiattisti"?

Anche in questo caso il complottismo è accettabile a seconda delle convenienze?

Suvvia, dai ...

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