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Il braccio di ferro USA - Venezuela


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AngeloJasparro
13 ore fa, Velvet ha scritto:

Prima invece era come la Svizzera, paro paro

Ci sei andato molto vicino. Il Venezuela, per un certo periodo nella seconda metà del secolo scorso, è stato definito "la Svizzera" del Sudamerica.

 

Torno a leggervi, ma non posterò altri interventi, che la politica non è il mio mestiere. 

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widemediaphotography

Gli avvenimenti riportati fanno emergere una realtà in cui faziosità e ideologie si rivelano profondamente contraddittorie, mentre opportunismo politico e la  coerenza risultano entrambi sconfitti. In questo scenario, l’unica vittoria  è quella del popolo venezuelano, finalmente libero da una "prima" dittatura, poi si vedrà...
La mia posizione critica verso lo storiico  operato degli Stati Uniti è arcinota, ma ciò nonostante, riconosco che Trump non ha agito oltre quello che già rientrava nelle facoltà possibili all’amministrazione Biden. Le giustificazioni addotte dall'attuale Presidente Americano le trovo piuttosto ridicole,  deboli e strumentali, per  ritrovarci di fronte a uno di quei casi in cui il diritto internazionale si scontra con il buon senso del fine che giustifica i mezzi.

 

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Adesso, AngeloJasparro ha scritto:

Il Venezuela, per un certo periodo nella seconda metà del secolo scorso,

Ciao Angelo, so che c'è un certo rischio nell'essere sintetici ma il concetto era piuttosto chiaro ovvero intendevo "prima di Maduro". Non 60 anni fa.

Anche il Libano nei '60 era la svizzera prima che qualcuno decidesse fosse più interessante e conveniente gettarlo nel caos.

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maurodg65
14 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Vista così, nessuno da solo lo sarebbe, i problemi sono sempre ben altri…

Fino a ieri, nonostante le criticità, si poteva essere “filoatlantici” sapendo di cosa si stava parlando, che non è la stessa cosa di essere “filoamericani”.

Gli USA hanno sempre perseguito propri fini, come del resto ogni paese, ma sono riusciti ad apparire alleati abbastanza affidabili, condizionanti magari, ma affidabili.

Gli USA di Trump rappresentano bene la descrizione che ne facevano gli avversari. 
Ad ogni modo, di fatto siamo in una strana guerra mondiale ibrida.

Sarebbe opportuno attrezzarsi per evitare di diventare davvero una colonia.

Ok Gaetano ma siamo alla forma e non alla sostanza, Trump è un testiculus ma è il POTUS, sulle armi non sta facendo nulla di diverso rispetto a quanto fecero altri presidenti democratici prima di lui, vuole disimpegnare gli USA nella NATO nei territori non di suo interesse strategico e la UE oggi lo è sul piano geopolitico ma non su quello economico, dice agli europei per la difesa arrangiatevi, ma mantiene rapporti commerciali forti con la UE che è il primo mercato per l’export USA, vorrebbe una UE commercialmente divisa nei singoli Stati sovrani perché commercialmente è più facile trattare con soggetti più deboli, stigmatizzabile quando vuoi sono d’accordo, ma siamo noi il problema, siamo noi che non abbiamo portato a termine l’unione politica, siamo noi che ci siamo appoggiati militarmente sugli USA nella NATO beandoci del fatto che tanto le armi le avevano gli USA, oggi che avremmo dovuto essere adulti e poterci “emancipare” da europei non sappiamo che pesci pigliare e, per carità di patria, sorvolo su qualsiasi considerazione sulle scelte economiche fatte nel recente passato dalla UE a trazione rosso verde che ha posto le basi della crisi dell’economia continentale…

Ora pragmaticamente tocca decidere la migliore strategia per il futuro, ma non possiamo prescindere da una collaborazione con gli USA, da una chiusura politica ed economica verso la Russia ed, aggiungerei io, una stretta economica verso la Cina, poi vedremo ma intanto tocca riarmarsi con velocità e creare una unione reale politica e militare oltre che economica, ci possiamo riuscire? 

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Sì, certo che uno dei problemi principali è del bullo Trump.

Mi ricorda i teppistelli di strada che il più forte ,se la prende con i più deboli.

Ma per alcuni ,non è un problema .

Maurodg65 hai un concetto moto svilente del concetto della legalità.

Ma credo che ormai te lo hanno detto diversi forumer

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gibraltar
17 minuti fa, AngeloJasparro ha scritto:

No.

Posso permettermi? 

Qui abbiamo un sacco di gente, me compreso, che parla per sentito dire o, al massimo, per ciò che legge è apprende da siti e testate giornalistiche varie. 

Tu, a quanto dici, hai un'esperienza diretta che, a mio avviso, potrebbe arricchire molto questa discussione ed aiutare tanti a capire meglio la situazione.

Rispetto assolutamente la tua decisione di non voler entrare nella discussione, che è solo tua. Ma mi piacerebbe molto, lo dico sinceramente, che tu vincessi questa ritrosia.

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1 ora fa, gibraltar ha scritto:

e dotati di cultura di diverse grandezze superiore alla mia e che dai quali non mi sarei mai aspettato un'eccitazione simile di fronte a questa piega che la Storia sta nuovamente prendendo

Finito i melius.

Credo che forse  sia una fiducia di fondo del nostro sistema. C'è ancora spazio per scherzarci su. Speriamo sia vero.

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Com’è che Trump ha graziato un noto condannato per narcotraffico

L’ex presidente dell’Honduras stava scontando 45 anni di carcere perché coinvolto nel traffico di enormi quantità di cocaina negli Stati Uniti

 

Martedì (2 dicembre 2025) Donald Trump ha concesso la grazia a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere con accuse di traffico di cocaina. È stata una decisione sorprendente, soprattutto perché in contraddizione con l’atteggiamento molto aggressivo di Trump verso il narcotraffico. Da mesi sta promuovendo azioni militari e bombardamenti contro barche di presunti narcotrafficanti nel mar dei Caraibi, ma allo stesso tempo ha liberato Hernández, che era in carcere negli Stati Uniti per aver contribuito a portare oltre 400 tonnellate di cocaina nel paese ed è stato ritenuto dai giudici statunitensi al centro di «una delle più grandi e violente cospirazioni al mondo per favorire il traffico di droga».

 

La grazia è il risultato di una lunga opera di influenza da parte di collaboratori di Trump a cui Hernández è legato da vari interessi, principalmente economici. Nemmeno le tempistiche sono state casuali, ma rientravano nel tentativo di Trump di influenzare le elezioni presidenziali in Honduras del 30 novembre: Trump ha annunciato la grazia appena due giorni prima, e ha sostenuto il candidato conservatore del partito di Hernández (non sono ancora stati annunciati i risultati).

 

L’Honduras ha circa 10 milioni di abitanti ed è il paese più povero e corrotto dell’America Centrale, con tassi di omicidi fra i più alti al mondo, effetto dell’enorme potere di gruppi criminali che si occupano prevalentemente di gestire il traffico di droga dal Messico verso gli Stati Uniti. Hernández, conosciuto anche con le sue iniziali JOH, ha 57 anni ed è un esponente del Partito Nazionale. È stato molto influente nella politica dell’Honduras degli ultimi 15 anni e presidente per due mandati, fra il 2014 e il 2022.

 

Intanto, gli Stati Uniti stavano indagando sul coinvolgimento di Hernández nel traffico internazionale di droga. Nel 2022 la presidente Xiomara Castro (di sinistra) lo estradò negli Stati Uniti, e nel processo che seguì la procura dimostrò che i legami di Hernández con i gruppi criminali erano cominciati già nel 2009, quando lui era deputato. A differenza di molti politici honduregni, Hernández non arriva da una famiglia dell’alta borghesia ma è figlio di coltivatori di caffè: la sua ascesa è stata veloce, favorita proprio dal sostegno di gruppi di narcotrafficanti.

 

Nel processo emerse che Hernández usava la polizia e l’esercito per favorire i gruppi a lui vicini e bloccare quelli rivali, che i proventi del narcotraffico furono utilizzati per finanziare le sue campagne elettorali, e che un membro di un gruppo criminale fu ucciso in carcere perché considerato pericoloso per lui. Testimoni appartenenti a vari gruppi criminali ammisero di avere offerto grandi somme di denaro per corrompere e ottenere favori da Hernández: pagò una tangente da un milione di dollari anche il noto narcotrafficante messicano Joaquín “El Chapo” Guzmán.

Hernández si è sempre dichiarato innocente e vittima di una cospirazione motivata politicamente.

 

Prima del processo, Hernández aveva avuto ottimi rapporti con varie amministrazioni statunitensi: Barack Obama lo aveva definito uno degli «eccellenti partner» degli Stati Uniti, e Trump aveva riconosciuto la sua vittoria nelle contestate elezioni presidenziali honduregne del 2017 e poi lo aveva lodato proprio per l’impegno e l’efficacia nel contrasto al narcotraffico. Prima della chiusura delle indagini, l’amministrazione di Joe Biden lo considerava un alleato nel limitare i flussi migratori.

 

Hernández aveva costruito legami forti negli Stati Uniti soprattutto durante il primo mandato di Trump (2017-2021). Si era avvicinato alla destra statunitense proponendosi come un alleato per bloccare i migranti, e si era introdotto negli ambienti della finanza e dell’imprenditoria. Questo gli permise di lanciare il progetto delle zone di libero commercio (ZEDE), delle specie di città futuristiche che sarebbero dovute sorgere sulla costa dell’Honduras. In quelle aree i finanziatori statunitensi avrebbero potuto contare su tasse minori o nulle, ma anche su leggi sul lavoro meno rigide e garanzie legali, da definire insieme agli investitori.

 

Alcune di queste zone sono state parzialmente costruite, presentate come una versione caraibica di Hong Kong e finanziate da imprenditori tecnologici vicini a Trump, come Peter Thiel e Marc Andreessen. Dopo la fine del secondo mandato di Hernández però i progetti furono bloccati e le ZEDE furono dichiarate anticostituzionali: gli investitori statunitensi hanno presentato una causa da 11 miliardi di dollari, quasi un terzo del PIL dell’Honduras.

 

Negli Stati Uniti uno dei più convinti sostenitori delle ZEDE è Roger Stone, lobbista e attivista di destra sin dagli anni Settanta, e consigliere di Trump di lungo corso. Stone è stato anche uno dei più attivi nel sostenere la grazia per Hernández. Lui e il deputato Matt Gaetz, esponente dell’ala più estremista del Partito Repubblicano, hanno portato la questione all’attenzione di Trump e descritto la condanna come il risultato di un complotto fra la sinistra statunitense e il nuovo governo honduregno, definito «comunista».

 

Hernández ha chiesto formalmente a Trump di graziarlo con una lettera in cui ha messo in risalto le presunte somiglianze fra la sua situazione e quella del presidente statunitense. A suo dire entrambi sarebbero vittime del «deep state» (lo “stato profondo”, un’entità oscura di burocrati e funzionari che cospirano contro qualcuno o qualcosa), di un «complotto legale» e di una «persecuzione politica». Trump ha accolto l’istanza, senza fornire spiegazioni o prove del presunto complotto contro Hernández.

 

Non è chiaro al momento se Hernández intenda ritornare in Honduras: quando fu estradato la notizia era stata accolta positivamente da gran parte della popolazione e c’erano stati anche festeggiamenti per le strade. Tre anni dopo, grazie anche a una pressante ed efficace campagna del suo partito per sostenerne l’innocenza, l’opinione pubblica è molto divisa fra chi lo considera una delle principali cause dei molti problemi del paese e chi è meno critico e sostiene che la sicurezza sia diminuita dopo il cambio di governo.

 

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maurodg65
5 minuti fa, Savgal ha scritto:

Com’è che Trump ha graziato un noto condannato per narcotraffico

L’ex presidente dell’Honduras stava scontando 45 anni di carcere perché coinvolto nel traffico di enormi quantità di cocaina negli Stati Uniti

Martedì (2 dicembre 2025) Donald Trump ha concesso la grazia a Juan Orlando Hernández, ex presidente dell’Honduras condannato negli Stati Uniti a 45 anni di carcere con accuse di traffico di cocaina. È stata una decisione sorprendente, soprattutto perché in contraddizione con l’atteggiamento molto aggressivo di Trump verso il narcotraffico. Da mesi sta promuovendo azioni militari e bombardamenti contro barche di presunti narcotrafficanti nel mar dei Caraibi, ma allo stesso tempo ha liberato Hernández, che era in carcere negli Stati Uniti per aver contribuito a portare oltre 400 tonnellate di cocaina nel paese ed è stato ritenuto dai giudici statunitensi al centro di «una delle più grandi e violente cospirazioni al mondo per favorire il traffico di droga».

La grazia è il risultato di una lunga opera di influenza da parte di collaboratori di Trump a cui Hernández è legato da vari interessi, principalmente economici. Nemmeno le tempistiche sono state casuali, ma rientravano nel tentativo di Trump di influenzare le elezioni presidenziali in Honduras del 30 novembre: Trump ha annunciato la grazia appena due giorni prima, e ha sostenuto il candidato conservatore del partito di Hernández (non sono ancora stati annunciati i risultati).

L’Honduras ha circa 10 milioni di abitanti ed è il paese più povero e corrotto dell’America Centrale, con tassi di omicidi fra i più alti al mondo, effetto dell’enorme potere di gruppi criminali che si occupano prevalentemente di gestire il traffico di droga dal Messico verso gli Stati Uniti. Hernández, conosciuto anche con le sue iniziali JOH, ha 57 anni ed è un esponente del Partito Nazionale. È stato molto influente nella politica dell’Honduras degli ultimi 15 anni e presidente per due mandati, fra il 2014 e il 2022.

Intanto, gli Stati Uniti stavano indagando sul coinvolgimento di Hernández nel traffico internazionale di droga. Nel 2022 la presidente Xiomara Castro (di sinistra) lo estradò negli Stati Uniti, e nel processo che seguì la procura dimostrò che i legami di Hernández con i gruppi criminali erano cominciati già nel 2009, quando lui era deputato. A differenza di molti politici honduregni, Hernández non arriva da una famiglia dell’alta borghesia ma è figlio di coltivatori di caffè: la sua ascesa è stata veloce, favorita proprio dal sostegno di gruppi di narcotrafficanti.

Nel processo emerse che Hernández usava la polizia e l’esercito per favorire i gruppi a lui vicini e bloccare quelli rivali, che i proventi del narcotraffico furono utilizzati per finanziare le sue campagne elettorali, e che un membro di un gruppo criminale fu ucciso in carcere perché considerato pericoloso per lui. Testimoni appartenenti a vari gruppi criminali ammisero di avere offerto grandi somme di denaro per corrompere e ottenere favori da Hernández: pagò una tangente da un milione di dollari anche il noto narcotrafficante messicano Joaquín “El Chapo” Guzmán.

Hernández si è sempre dichiarato innocente e vittima di una cospirazione motivata politicamente.

Prima del processo, Hernández aveva avuto ottimi rapporti con varie amministrazioni statunitensi: Barack Obama lo aveva definito uno degli «eccellenti partner» degli Stati Uniti, e Trump aveva riconosciuto la sua vittoria nelle contestate elezioni presidenziali honduregne del 2017 e poi lo aveva lodato proprio per l’impegno e l’efficacia nel contrasto al narcotraffico. Prima della chiusura delle indagini, l’amministrazione di Joe Biden lo considerava un alleato nel limitare i flussi migratori.

Hernández aveva costruito legami forti negli Stati Uniti soprattutto durante il primo mandato di Trump (2017-2021). Si era avvicinato alla destra statunitense proponendosi come un alleato per bloccare i migranti, e si era introdotto negli ambienti della finanza e dell’imprenditoria. Questo gli permise di lanciare il progetto delle zone di libero commercio (ZEDE), delle specie di città futuristiche che sarebbero dovute sorgere sulla costa dell’Honduras. In quelle aree i finanziatori statunitensi avrebbero potuto contare su tasse minori o nulle, ma anche su leggi sul lavoro meno rigide e garanzie legali, da definire insieme agli investitori.

Alcune di queste zone sono state parzialmente costruite, presentate come una versione caraibica di Hong Kong e finanziate da imprenditori tecnologici vicini a Trump, come Peter Thiel e Marc Andreessen. Dopo la fine del secondo mandato di Hernández però i progetti furono bloccati e le ZEDE furono dichiarate anticostituzionali: gli investitori statunitensi hanno presentato una causa da 11 miliardi di dollari, quasi un terzo del PIL dell’Honduras.

Negli Stati Uniti uno dei più convinti sostenitori delle ZEDE è Roger Stone, lobbista e attivista di destra sin dagli anni Settanta, e consigliere di Trump di lungo corso. Stone è stato anche uno dei più attivi nel sostenere la grazia per Hernández. Lui e il deputato Matt Gaetz, esponente dell’ala più estremista del Partito Repubblicano, hanno portato la questione all’attenzione di Trump e descritto la condanna come il risultato di un complotto fra la sinistra statunitense e il nuovo governo honduregno, definito «comunista».

Hernández ha chiesto formalmente a Trump di graziarlo con una lettera in cui ha messo in risalto le presunte somiglianze fra la sua situazione e quella del presidente statunitense. A suo dire entrambi sarebbero vittime del «deep state» (lo “stato profondo”, un’entità oscura di burocrati e funzionari che cospirano contro qualcuno o qualcosa), di un «complotto legale» e di una «persecuzione politica». Trump ha accolto l’istanza, senza fornire spiegazioni o prove del presunto complotto contro Hernández.

Non è chiaro al momento se Hernández intenda ritornare in Honduras: quando fu estradato la notizia era stata accolta positivamente da gran parte della popolazione e c’erano stati anche festeggiamenti per le strade. Tre anni dopo, grazie anche a una pressante ed efficace campagna del suo partito per sostenerne l’innocenza, l’opinione pubblica è molto divisa fra chi lo considera una delle principali cause dei molti problemi del paese e chi è meno critico e sostiene che la sicurezza sia diminuita dopo il cambio di governo.

Quindi?

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