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Soldi, soldi, soldi


Gaetanoalberto

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mozarteum
46 minuti fa, mom ha scritto:

Lo si guadagna a poco a poco crescendo anche con tante speranze

Vero. Dipende anche dal carattere pero’. Ci sono caratteri che sono istintivamente ed intimamente allegri e portati a star bene in qualsiasi situazione. Ed altri scontenti perennemente. Lo si vede anche nei bambini, fra fratelli e sorelle stessi. Per oggettivizzare la felicita’ e sottrarla all’alea del carattere, a mio avviso soccorre la cultura, o meglio il filtraggio della propria esperienza attraverso la cultura. Essa, soprattutto merce’ la letteratura, la filosofia, la storia, consente di riportare i propri contrattempi e le proprie noie all’affresco generale della condizione umana, in modo da eliminare o attenuare il fondamento dell’insoddisfazione, che pone l’Io al centro del mondo come se tutte le cose capitassero a lui solo, in modo selettivo e punitivo. Sicche’ si possa poi cantar con Mozart e Da Ponte:

Fortunato l'uom che prende
Ogni cosa per buon verso
E tra i casi e le vicende
Da ragion guidar si fa.
Quel che suole altrui far piangere
Fia per lui cagion di riso
E del mondo in mezzo ai turbini
Bella calma troverà.

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3 ore fa, Panurge ha scritto:

La felicità è alquanto sopravvalutata

 

Ovunque, nel mondo, si continuerà a essere prigionieri di una realtà di fenomeni compositi e fabbricati, nella speranza di realizzare una felicità duratura. Augurarsi di “vivere felici e contenti” è un semplice desiderio di permanenza, anche se forse non esplicito. Ed è un'altra dimostrazione del bisogno di permanenza la creazione di concetti come “amore eterno”, “felicità senza fine” e “redenzione”. Intenzioni e risultato sono in contraddizione. Desideriamo installarci e rendere stabile il nostro universo, eppure dimentichiamo che i primi segni di erosione sono presenti già al momento della creazione. Il declino, ovviamente, non è il nostro scopo, ma ogni nostro gesto inevitabilmente lo provoca.

Per lo meno dovremmo aver chiaro il concetto di impermanenza, invece di negarlo deliberatamente, ammonisce Buddha. Se siamo consapevoli della continua aggregazione dei fenomeni, ne comprendiamo l'interdipendenza. Una volta accettata l'interdipendenza, riconosciamo l'impermanenza. E se ricordiamo che tutto è impermanente, siamo meno disposti ad aderire a posizioni inflessibili, rigide convinzioni (religiose e secolari), sistemi di valore vincolanti o a una fede cieca. La consapevolezza ci permette di non coinvolgerci in drammi personali, politici e relazionali. Accettiamo che le cose non siano e non saranno mai interamente sotto il nostro controllo e viene meno l'aspettativa che tutto possa avvenire in base alle nostre speranze e alle nostre paure.

Khyentse Norbu (Sei sicuro di non essere buddhista?)

Scusate la parentesi buddhista :classic_biggrin:

 

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Gaetanoalberto
4 ore fa, nullo ha scritto:

qualcuno crede che si compri qualcosa o ci comporti in un determinato modo solo per gli altri e non esclusivamente per sé stessi?

Immagino che la genitorialità, la consenguineità o la donazione siano esclusi dall'osservazione

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ascoltoebasta
5 ore fa, nullo ha scritto:

ma davvero qualcuno crede che si compri qualcosa o ci comporti in un determinato modo solo per gli altri e non esclusivamente per sé stessi?

Queste frasi e tipo di considerazioni spesso son tipiche di chi non ha mai fatto nulla solo per altri,io ho avuto la fortuna di averne conosciute molte di persone che hanno compiuto e compiono molte azioni esclusivamente per chi ha necessità.

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1 ora fa, Gaetanoalberto ha scritto:

mmagino che la genitorialità, la consenguineità o la donazione siano esclusi dall'osservazione

Si rispondeva a chi parla del possesso del denaro solo come una manifestazione deleteria dell'ego.

Chi, come me vive in famiglia e per la famiglia, pianificando per il futuro (breve) dei vecchi, come quello ( aupicabilmente più lungo) dell'ultimo arrivato, direi che la cosa sia scontata.

Quelli arrivati dopo poggeranno su uno scalino un po' più alto rispetto a quello da cui sono partito io ( lo ritengo doveroso) e prima di me, ancora pìù  basso, quello dei miei genitori.

Piu giù di loro è difficile scendere.

Più su c'è ancora tanto spazio, percorrerlo, e cosa ricavarne o meno, dipenderà da chi è arrivato dopo di me e dalla loro disposizione in tal senso.

Si spera senza preconcetti.

 

 

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