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Un sorta di "crossover intelligente" che però separa gli strumenti di una registrazione, e generato con l'AI. Rimarrebbe nella sfera HI-FI? E tra quanto tempo potremmo vederlo?


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checilascialozampino
3 ore fa, ilmisuratore ha scritto:

studiare il pattern di emissione dello strumento musicale e adeguarlo alla tipologia del diffusore 

È proprio quello che mi piacerebbe!

Per gli archi dei cabinet con anima in abete rosso, per gli ottoni con delle trombe in ottone!

 

Forse questo si potrebbe fare in ogni caso mantenendo però volumi giusti -non alti- per le inevitabili risonanze..

 

Forse anche senza il crossover intelligente, avendo dei diffusori così suddivisi, naturalmente verrebbero smorzati certi suoni ed enfatizzati altri..

checilascialozampino

@checilascialozampino c'è da dire che la tua osservazione iniziale non tiene conto del lavoro del.potente elaboratore biologico di segnali audio che abbiamo in testa.

In altre parole, la membrana del microfono (prima) e quella dell'altoparlante (poi) vibrano per creare un'onda complessa che contiene le frequenze di tutti gli strumenti, e questa combinazione di vibrazioni viene percepita come suoni distinti e simultanei dal cervello che la "decodifica" distinguendo i singoli strumenti che nella "realtà eletttronica" già non esistono più da quando il microfono li ha catturati. Non so se mi sono spiegato. 

È sufficiente che al singolo altoparlante sia assegnato un ventaglio di frequenze che lui può riprodurre bene. Per ottenere questo è importante (imho) azzeccare la giusta combinazione rigidità Vs smorzamento della membrana.

  • Melius 1
checilascialozampino

Certo, ti sei spiegato benissimo!

Ed è interessante la tua osservazione.

Questo processo in ogni caso avviene anche in una radiolina a transistor di fine anni '60, per dire.

 

Io invece ho provato a fare un ragionamento "oltre" se in tal modo ci potesse essere  un guadagno nel "rendimento" globale..

 

Interessante la critica sul palcoscenico più sopra, c'è da tenerne conto, non essendo pensata la riproduzione per uno spazio "live music".

 

Però l'ulteriore interrogativo che mi pongo è se l'eventuale digitalizzazione nella separazione e riproduzione dei vari strumenti, possa -un giorno magari in futuro- essere cmq definita di qualità "audiofilo" ovvero eccelsa, o se non potrà mai competere con uno dei giradischi da 250 k di cui ho visto pubblicità in rete.. per dire -in eccesso-!

 

Oppure se in realtà appunto in un futuro una tale tecnologia possa addirittura superare quella qualità, in quanto i diffusori suddivisi così per "unità di suono" hanno un potenziale di pulizia delle risonanze e interferenze di timbro tra i vari strumenti..

 

Diciamo che è una questione "ideale" quello che mi pongo.. a cui però magari la realtà in un non lontano futuro si potrà avvicinare, e forse non poco..

 

Cmq grazie, è molto interessante conversare con tutti voi su questi temi

@checilascialozampinoMi sembra ci sia un po' di confusione tra concetto di "crossover" e "gamma di frequenze coperta da uno strumento".

Cmq... è senz'altro fattibile isolare strumenti all'interno di una registrazione stereo (anche mono).

E' posssibile da decenni a dire il vero.

l minimo (in grande estrema sintesi) potrebbe essere sufficiente un analizzatore di spettro per visualizzare le frequenze e la durata della esecuzione chessò di un ottavino, poi con un equalizzatore si lavora in sottrazione togliendo tutto quello che c'è sotto e sopra quelle frequenze e si registra il risultato.

Poi si fa lo stesso con un altro strumento.

E via così.

Si otterranno tante tracce quante ci servono e possiamo farle suonare, con idonee macchine, col "volume" che vogliamo.
Oppure senza registrare e si ascolta in rea time, dopo aver equalizzato.


In epoca digitale dove puoi visualizzare in  real time praticamente tutto a partire dalla dorma d'ionda, è quasi, un gioco da ragazzi.

La difficoltà si ha, in ogni caso, quando vuoi "isolare" strumenti con frequenze vicine, come violino e viola, o quando molti strumenti stanno suonando su frequenze simili.

In ogni caso è fattibile.

Il risultato finale va dall'isolare completamente uno strumento al metterlo in evidenza ma non isolarlo completamente.

Dipende dai fattori detti prima, dalla strumentazione a disposizione, e sopratutto dal "manico".

In pratica, a mio modo di vedere la questio andrebbe posta così: a partire da un programma stereo è possibile operare all'indietro e "ricostruire" la registrazione multitraccia  da cui è stato ricavato?

(nel caso che lo sia stato ovviamente)

  • Moderatori
7 minuti fa, scroodge ha scritto:

è possibile operare all'indietro e "ricostruire" la registrazione multitraccia  da cui è stato ricavato?

Perchè questa "problematica"non ha formato oggetto dell'attenzione dei musicisti/fonici, e viene attenzionata oggi dagli ascoltatori?

Dobbiamo pensare forse d'essere più realisti del Re?

checilascialozampino

#scroodge

Grazie!

Hai precisato molto bene eh si.. innanzitutto con "crossover" ho messo quello che nella mia testa era il concetto a me più vicino ed ho approssito.

 

Immaginavo si potesse già fare -ma non sapevo come-..

Ricordo che per tivù vidi un processo simile per trovare la voce di Osama bin Laden all'interno di una conversazione, o qualcosa del genere, più di 20 anni fa, se poi la cosa era reale e non una cosa data in pasto all'opinione pubblica.

 

L'interrogativo, o collo di bottiglia, che ti domando.. ma quando vado ad equalizzare nel processo che hai spiegato, non riesco di tagliare o risaltare anche gamme di frequenza che magari appunto non è appartengono all'ottavino, ma magari ad un flauto traverso? Che sarebbe ancora accettabile.. oppure non all'ottavino ma che so, ad uno xilofono nelle sue note alte?

 

Perché appunto la differenza tra spettro d'onda (timbro?) dello strumento, e frequenza del suono (e frequenze dei suoni dell'insieme) in questo caso è determinante.

 

Perciò pensavo all'AI (faccio delle riflessioni simili in un certo senso anche in altra recente conversazione, ora chiusa, sulle "tracce di strumenti o voci nascoste", poi andata per la tangente, dove senza dubbio le tue conoscenze sarebbero state preziose!), ovvero pensando di lasciare il lavoro di "cut" all'AI, domandandomi se riuscisse a tagliare quel particolare strumento, e solo lui, col suo timbro, senza dover tagliare altro.

Perché allora usciremo direttamente dall'Hi-Fi, credo.

Ma non lo so per certo.

Per cui, ti ripasso la palla!

E grazie!

 

checilascialozampino
11 minuti fa, paolosances ha scritto:

Perchè questa "problematica"non ha formato oggetto dell'attenzione dei musicisti/fonici, e viene attenzionata oggi dagli ascoltatori?

Dobbiamo pensare forse d'essere più realisti del Re?

Interessante interrogativo.

Forse perché in quelle fasi il fonico è il "Deus ex machina", sente tantissimo la sua responsabilità, ma si innalza in un certo senso, e forse a ragione, come ultimo giudice ed operatore del processo inappellabile, una sorta di divinità, che infine si riposa dopo i suoi 7 giorni, o 7 ore, di lavoro.

E di lì in poi tutto rimane immodificabile.

Venerato dagli audiofili che non potranno che ascoltarlo senza poterlo mettere in discussione.

 

Poi la storia deciderà quali saranno veramente le registrazioni degne di nota, ma il suo nome resterà, cmq, per la maggioranza purtroppo ignorato.

 

E così da dio si ritrova allo stesso tempo e perlopiù, a lavorare nell'ombra..

 

Quindi la sua ultima gloria, diventa infine la consapevolezza di aver appunto messo quella firma, che egli, ha bisogno di ritenere, e farà di tutto perché essa rimanga, nel bene e nel male, immodificabile!

 

checilascialozampino

Ora io non voglio tagliare le gambe a quell'unica gloria del fonico, non me ne vogliano..

Ma voglio solo riflettere su quali potrebbero essere i futuri sviluppi del campo hi-fi legati all'AI.

E l'AI di persona sé non mi interessa troppo in generale, ma da alcuni esempi che ho avuto, alcuni anche inquietanti, è vero che probabilmente cambierà le nostre vite, e se non le nostre, quelle delle generazioni che ora stanno crescendo -e forse più nel male che nel bene, quindi mi sforzo di trovarci qualcosa di positivo, in un campo di cui, con le mie limitate ma varie ed eterogenee esperienze, sono appassionato-.

52 minuti fa, paolosances ha scritto:

Perchè questa "problematica"non ha formato oggetto dell'attenzione dei musicisti/fonici,

Eh...

Perché "loro" non ragionano come noi, non hanno le nostre "motivazioni".

E dunque:

Perché mai dovrebbero farlo? 

Cioè, per quale motivo "tecnico"?

E poi, magari lo hanno fatto, e non lo hanno pubblicato.

Anche qui, perché per quale motivo avrebbero dovuto farlo?

In ogni caso se un professionista impegna il suo tempo per fare un lavoro (che in alcune situazioni può raggiungere un alto grado di complessià), lo farebbe solo per 2 motivi: o perché viene pagato per farlo,  per passatempo, in questo ultimo caso lo vedo poco probabile.

E si torna al punto si partenza su rendere noto un lavoro del genere, a meno che il committente non glielo commissioni proprio a scopo divulgativo.

C'è poi un altro motivo.

Un tecnico di professione e di esperienza (sì in questo caso, conterebbe moltissimo),  a "capire", magari non nei minimi dettagli, come è stata fatta una ripresa multitraccia ci arriva anche solo ascoltando il prodotto finito stereo.

Ma, dunque ancora, chi (letteralmente) glielo fa fare?

Ammesso che io abbia compreso la domanda.
 

Perchè se la domanda è secca, tipo: è possibile da un filemaster stereo, risalire esattamente alle tracce che componevano il filamster multitraccia?

Risposta corretta: NO

Con un lavoro come descritto, si può arrivare a "intuirla", "conoscerla" meglio rispetto a quanto si può ottenere col solo ascolto in stereo?

Risposta, per quanto ne so io: da abbastanza, a difficile, a impossibile, in altri.

  • Melius 1
checilascialozampino

Bene grazie scroodge.. molto chiaro.

Per quanto mi riguarda, hai afferrato e risposto almeno ai miei interrogativi.

Resta da vedere cosa si riuscirà a fare in un lontano -o vicino- futuro, se mai qualcosa cambierà rispetto alla risposta che hai dato qui sopra.

Grazie.

appecundria
2 ore fa, paolosances ha scritto:

Perchè questa "problematica"non ha formato oggetto dell'attenzione dei musicisti/fonici,

Perché bisogna realizzare roba che si venda. La volgare realtà. 

appecundria
1 ora fa, checilascialozampino ha scritto:

Resta da vedere cosa si riuscirà a fare in un lontano -o vicino- futuro,

A mio giudizio sarà difficile. La tendenza attuale è verso il minimal, tu prevedi impianti a 24 o 48 canali con muri di altoparlanti e consumo elettrico spropositato 🙂

  • Haha 1
loureediano

Senza l'aiuto della IA è gia possibile quanto richiesto in modo più semplice.

L'uso di tanti altoparlanti diversi per ogni diffusore 

Il problema come sempre è che la coperta è corta e se la tiri da una parte resti scoperto dall'altra 

Il compromesso migliore è un 4 vie, il crossover non è ancora diventato troppo complicato e gli incroci si riescono a gestire ancora bene.

Attualmente il collo di bottiglia è il crossover, porta sempre e comunque ad un degrado 

Forse la soluzione, che nessuno adotta, è il crossover attivo esterno.

Per questo, se non avessimo il bias consolidato e difficile da scalfire, l'ideale sarebbe usare diffusori attivi.

jakob1965

@loureediano  credo che tutto quello che dici tu , è presente in questi diffusori: (Beolab 90)

 

image.png.60e453c33328645a43854c2f436bbe5e.png

 

Qualche forumer li ha anche ascoltati ma non so se hanno avuto successo

  • Moderatori
paolosances

@appecundria Su scala globale,quanti potrebbero permettersi installazioni audio mastodontiche e costose in termini d'acquisto e gestionali,gestionali come manutenzioni e consumi energetici?

Siamo nei tempi del LED piuttosto che delle lampade ad incandescenza,dei classe D piuttosto che delle valvole: in estrema sintesi, nessun brand investirebbe su determinati prodotti. 

Onestamente non sento questa necessità per quello che riguarda  la mia piccola esperienza di ascolto (soprattutto trio Jazz o comunque piccoli gruppi ) .

Trovo che la riproduzione domestica con diffusori a due vie e l’ampli che avevo prima era molte volte nella separazione e dettaglio quasi più precisa dell’evento reale il Jazz era nato in locali quasi mai studiati acusticamente ed ancor oggi molti eventi si tengono in ristoranti e bar la musica nel complesso deve armonizzarsi e focalizzerei la mia attenzione più su un emissione naturale dei vari strumenti.

Ritengo che già l’Hi-Fi di un certo livello abbia superato la realtà di una buona parte degli eventi reali andando verso un iperrealismo che alle volte per me stona comunque la coperta è sempre corta se la tiri troppo da una parte resti con i piedi all’aria 😂😂.

 

 

 

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