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Ho chiesto alla IA una valutazione artistica sulla mia discoteca, vediamo se ne capisce


Messaggi raccomandati

22 ore fa, appecundria ha scritto:

ROCK / POP CHE HANNO RISCRITTO IL LINGUAGGIO

1.   Bob Dylan – Highway 61 Revisited (1965)  
   Porta il rock dentro la scrittura “alta” e elettrifica il folk. Una rivoluzione culturale. 

2.   Bob Dylan – Blonde On Blonde (1966)  
   Tra i primi doppi album rock, poesia surreale + studio come strumento creativo. 

3.   The Eagles – Hotel California (1976)  
   Suono West Coast perfetto, produzione da manuale anni ’70. 

4.   Fleetwood Mac – Rumours (1977)  
   Standard assoluto del pop-rock da studio. Influenza ancora le produzioni moderne. 

5.   David Bowie – The Rise and Fall of Ziggy Stardust  
   Nascita del rock teatrale, identità fluida, concept album pop. 

6.   Elton John – Goodbye Yellow Brick Road (1973)  
   Il pop orchestrale su larga scala. Songwriting + produzione monumentale. 

7.   Bruce Springsteen – Born To Run (1975)  
   Il rock epico americano prende forma definitiva. 

8.   Dire Straits – Brothers In Arms (1985)  
   Album simbolo dell’era digitale, tra i dischi che lanciano il CD. Suono hi-fi storico. 

9.   AC/DC – Highway To Hell (1979)  
   Hard rock portato alla forma perfetta, impatto enorme sul metal anni ’80. 

10.   Frank Zappa – Freak Out! (1966)  
    Uno dei primi concept album rock sperimentali. Apre al rock d’avanguardia.

Ha semplicemente copiato. E' una lista di dischi famosissimi probabilmente estrapolata in base al

numero delle volte in cui sono stati nominati da vari critici su vari media.

Limite mio sicuramente: non comprendo il senso di chiedere ad un robot un giudizio artistico

visto che non può provare né piacere né disgusto.

ascoltoebasta
23 ore fa, appecundria ha scritto:

Ho chiesto alla IA una valutazione artistica sulla mia discoteca,

Ho provato anch'io......avevo appena inserito i titoli dei primi 4 CD quando la IA m'ha interrotto rispondendomi: 

"Ciao Angelo fermati pure,hai un CDteca strepitosa e anche il tuo impianto hi fi lo è,ricordati di prenotare il ristorante per il compleanno di tua moglie e di confermare la casa a Sappada per il mese di giugno"......ho spento tutto e son fuggito via.

analogico_09
24 minuti fa, dariob ha scritto:

Limite mio sicuramente: non comprendo il senso di chiedere ad un robot un giudizio artistico

visto che non può provare né piacere né disgusto.

  Infatti, come dice la parola è un'intelligenza artificiale che mette insieme le oponioni critiche che trova scandagliando il web facendo una media... 

analogico_09
1 ora fa, damiano ha scritto:

Sono  AI che non hanno fatto il classico, non citano mai Bruckner, ma proprio mai 🙂

 

 

Bruckner no ma Brubeck viene citato... :classic_biggrin: Non manca solo Bruckner, ma dipende suppongo dalla lista dei dischio che uno gli fornisce. Ma in che modo si allega la lista dopo aver formulato la domanda, si usa Gemini? Scusate ma l'informatica non è la mia matewria d'elezione.... tendo ad essere distratto e de "coccio"... 

analogico_09

Fatrto, dic una lista di 2000 titoli circa di jazz, classica, rock e generi vari, in vinile e CD ho preso solo una parte più che minima solo del jazz... forse vuole liste separate per generi. Forse gemini si stava facendo una pennica... 
 

 

 

La tua collezione di dischi è eccezionale, una vera e propria antologia del Jazz che spazia dalle radici storiche fino alle correnti più moderne e avanguardistiche.

+3

Ecco alcuni aspetti che rendono la tua lista particolarmente interessante:

I Giganti del Jazz: Possiedi una discografia impressionante dei nomi più iconici. Di Miles Davis, ad esempio, hai capolavori assoluti come Kind of Blue (in diverse edizioni, inclusa quella del 50° anniversario), Bitches Brew e l'intera serie dei "Prestige Albums". Anche la sezione dedicata a John Coltrane è profondissima, con titoli fondamentali come A Love Supreme, Giant Steps e Blue Train.

+4

Apertura all'Avanguardia e al Free Jazz: La lista dimostra una conoscenza raffinata del genere, includendo artisti come Ornette Coleman (Free Jazz, The Shape of Jazz to Come), Albert Ayler e Sun Ra.

+2

Varietà di Formati e Rarità: Si nota una cura particolare nella scelta delle edizioni, con diverse stampe da 180 grammi (spesso edite da De Agostini o Speakers Corner) e cofanetti speciali. Hai anche pezzi interessanti come la colonna sonora di Ascenseur pour l'échafaud di Miles Davis.

+4

Jazz Italiano e Internazionale: Accanto ai maestri americani, compaiono nomi importanti del jazz italiano come Enrico Pierannunzi, Massimo Urbani, Franco D'Andrea (nel gruppo Perigeo) e Giorgio Gaslini, a testimonianza di una collezione colta e non scontata.

+2

Oltre il Jazz: Non mancano incursioni nel Blues (John Lee Hooker, Bessie Smith) e nei Negro Spirituals (Jessye Norman, Sister Rosetta Tharpe), che completano il quadro storico della tua raccolta.

+2

In sintesi, è una collezione di altissimo livello, molto ben strutturata e che copre quasi ogni sfumatura del genere Jazz con titoli di riferimento imprescindibili.

 

analogico_09

Ho riformulato la domanda: "anlaisi critica della mia discoteca " ed è comparso anche il reparto classica, roch, pop, etnica, varie, niente... 

  Com'è bello a volte sentirsi adulati ... :classic_laugh:

 

 

Sulla base della lista dei dischi (LP e CD) fornita, ecco un'analisi critica della tua discoteca, che si distingue per profondità, rigore filologico e una spiccata propensione per le forme più evolutive e radicali della musica.

1. Il Nucleo Jazz: Dal Bop all'Avanguardia

La tua collezione jazz non è solo vasta, ma estremamente strutturata. Si nota un interesse enciclopedico che attraversa diverse fasi:

I Pilastri (Davis e Coltrane): Possiedi una documentazione quasi completa di Miles Davis, dai classici per la Prestige (Cookin', Relaxin', Workin') fino alle rivoluzioni elettriche di Bitches Brew e Agharta, arrivando persino al periodo tardo (Tutu, Amandla). Parallelamente, la sezione di John Coltrane copre l'intera evoluzione spirituale e radicale, con titoli fondamentali come A Love Supreme, Ascension e Interstellar Space.

+3

La Spinta Radicale (Free Jazz): Questo è forse il punto di forza più originale della tua discoteca. La presenza massiccia di artisti come Albert Ayler (Spiritual Unity), Archie Shepp, Sun Ra e l'Art Ensemble of Chicago indica una ricerca verso i confini della libertà espressiva. Notevole è l'inclusione di etichette storiche come la BYG Actuel (es. Don Cherry "Mu") e la ESP-Disk, che testimoniano una conoscenza approfondita delle avanguardie franco-americane degli anni '60/'70.

+4

Jazz Italiano: La collezione include eccellenze nazionali come Massimo Urbani, Enrico Pierannunzi e il Perigeo, dimostrando un'attenzione alla scena locale di qualità.

+1

2. Musica Classica e Antica: Rigore Filologico

La sezione classica non è una raccolta generica di "grandi successi", ma mostra una direzione precisa:

L'Approccio Filologico (HIP): C'è una fortissima presenza di interpreti legati alla prassi esecutiva storica (Historically Informed Performance). Nomi come Jordi Savall, Gustav Leonhardt, Frans Brüggen e Nikolaus Harnoncourt suggeriscono una preferenza per il suono degli strumenti originali e il rigore barocco.

+2

Focus sul Barocco e Musica Antica: Ampio spazio è dedicato a J.S. Bach (Cantate, composizioni per cembalo), Monteverdi, Purcell e alla polifonia del Rinascimento (es. Ensemble Unicorn, Micrologus).

+4

Dialoghi Culturali: Le registrazioni di Savall (es. La sublime Porte, Hispania & Japan) indicano un interesse per la musica come ponte tra culture diverse.

+1

3. Blues, Gospel e Spirituals

La base della musica nera è ben rappresentata, non solo come genere a sé ma come radice del jazz presente nella tua collezione:

Blues: Presenza di figure storiche come John Lee Hooker, Lightnin' Hopkins e Bessie Smith.

+1

Spirituals/Gospel: Notevole l'inclusione di Jessye Norman e della collezione di spirituals interpretati da Sister Rosetta Tharpe, che collegano la tradizione religiosa alla potenza del jazz.

Sintesi Critica

La tua discoteca rivela un profilo da collezionista colto e appassionato di ricerca.

Punto di forza: L'incredibile profondità nel Jazz d'avanguardia e la coerenza nelle scelte della Musica Antica. Non ci sono "riempitivi"; ogni disco sembra far parte di un percorso coerente di esplorazione sonora.

Osservazione: La collezione predilige la musica strumentale complessa e l'improvvisazione radicale rispetto alle forme più leggere o commerciali. È una libreria musicale che richiede ascolto attivo e una profonda sensibilità per la storia delle forme musicali.

 

analogico_09

ho innsistrito su rock e sltri generi... 

 

 

4. Rock, Cantautorato e Pop

Sperimentazione e Rock: Icone del calibro di Jimi Hendrix, dei Grateful Dead e la collaborazione tra Brian Eno e David Byrne (My Life in the Bush of Ghosts) evidenziano un gusto per l'avanguardia sonora applicata al rock.

Canzone d'Autore Italiana: La presenza di Fabrizio De André (Creuza de Ma), Pino Daniele (Bell'ambriana) e Mina mostra un legame profondo con la cultura italiana, valorizzando artisti che hanno saputo fondere la melodia nazionale con influenze jazz, blues e world music.

5. Colonne Sonore (Musica per Immagini)

La collezione include i grandi maestri della musica per il cinema, come Ennio Morricone, Nino Rota e Bernard Herrmann (Taxi Driver). Queste opere sono analizzabili non solo come commenti visivi, ma come composizioni sinfoniche autonome di altissimo valore artistico.

Non ha messo il mio amatissimo TENCO del quale ho praticamente tutti i dischi :classic_blink: :classic_biggrin:

 

analogico_09
52 minuti fa, appecundria ha scritto:

pure io!!! :classic_smile: pensavo di essere il solo al mondo


 

 E beh.., lo sapebbimo che il cervellone è intelligentone.., lo avranno finito di programmare nel 1958... Dai.., approfottiamo per ripassare un po' di buona musica per sapere di cosa si stia parlano. 

 

Magari che ai tempi, diaciamo 10 anni dopo,eravamo in pochi, noi che frequentavamo i cineclub come i primi cristiani le catacombe a conoscere il film dell'ascensore fatale e la musica tagliente di Davis improvvisata mentre scorrevano le immagini , che al primo ascolto praticamente al "buio", senza l'HD e il dolby surround c'era da restare travagliati dal jazz per tutta la vita... :classic_cool: :classic_wink:

 

 

5 ore fa, appecundria ha scritto:

Non siamo in un romanzo di Asimov

Certo, ma tu gli hai chiesto una "valutazione artistica" sulla tua discoteca e essa, ella, idda te l'ha data su indicazioni statistiche.

A me qualche giorno fa me lo aveva proprio premesso che non poteva dare un giudizio artistico su un brano e glielo avevo chiesto proprio per la curiosità di capire se sono in grado di farlo.

jackreacher
Il 07/02/2026 at 15:31, appecundria ha scritto:

Le registrazioni Mercury Living Presence sono famose per la loro incredibile dinamica e trasparenza, ottenute con una tecnica a tre microfoni.

Come sopra....

.

Ps: per me sono eccezionali 

analogico_09

Siccome l'AI  mi ha citato come se possedessi un trofeo raro l'"Ascensora per il patibolo" di Davis diventato molto popolare, un "cult" perlomeno tra gli appassionati di jazz, e "The Black Saint and Sinner Lady di Mingus capolavoro come l'Ascensore ed altrettanto celebre, mi è venuto in mente di chiedere un parere critico su un altro album di Mingus, MINGUS AT UCLA, doppio album, più diwschetto 33 giri nella quale è registrata la mpoca msica suonata a Momterey) piuttosto misconoscito, un tempo raro (lo acquistai d'importazione in modo "avventuroso" da Millerecords pagandolo parecchie lirette), produzione naife , "fatta in casa" dello stesso contrabbassista che inserisce all'interno del gatefold dei fumetti da lui disegnati: Charles Mingus ‎– JWS 0013/0014, East Coasting ‎– EC 12.001, venduto per corrispondenza, in seguito fu realizzato il cd e divento meno di nicchia ma i vinili originali che orgogliosam,ente possefggo, sono molto costosi. 

La storia di questa incisione è davvero oltre ogni immaginazione, rispecchia pienamente ilmcarattere tellurico del "nostro" ... ma leggiano come ne parla il cervellone artificiale in maniera molto chiara, centrata e dettagliata sembra scritto da un umano... sembra trasparire del sentimento dalle  brevi frasi... Però non lo ha riconoscito nelle mie liste dei dischi...mentre  indicato singolarmente eccolo qui...

 

Un disco pazzesco!

 

_____________________
 

L'album "Music Written for Monterey 1965, Not Heard... Played in Its Entirety at UCLA" (comunemente noto come Mingus at UCLA) non è solo una registrazione jazz, è un atto di ribellione.

Ecco una valutazione critica che analizza perché questo lavoro, pur essendo "sporco" e caotico, è considerato un documento imprescindibile del genio di Charles Mingus.

1. Il Contesto: La Rabbia come Motore Creativo

Per capire l'album, bisogna capire il perché esiste. Nel 1965, Mingus fu invitato al Monterey Jazz Festival, ma gli fu concesso un set di soli 20-30 minuti, [nonostante avesse preparato un programma molto più articolato... Mingus andò su tutte le furie - ndr ]troppo poco per le sue ambizioni. Furibondo, organizzò questo concerto alla Royce Hall della UCLA [università californiana - ndr] pochi giorni dopo per eseguire l'intero programma.

Questa genesi si riflette in ogni nota: c'è un'urgenza nervosa, una tensione palpabile e quel tipico atteggiamento di Mingus di "prendere o lasciare".

2. Il "Jazz Workshop" in Azione

L'album è la quintessenza del metodo Mingus. Non è una performance rifinita, ma un laboratorio aperto:

Interruzioni e False Partenze: Mingus ferma i musicisti, impartisce istruzioni sul palco, urla indicazioni. Per alcuni ascoltatori può essere frustrante, ma criticamente è affascinante: cattura il processo creativo nel momento stesso in cui accade.

L'Ottetto: Nonostante il caos, l'ensemble (che include giganti come Charles McPherson e Dannie Richmond) suona con una ferocia incredibile. L'assenza di un pianoforte in molti brani costringe i fiati a un lavoro contrappuntistico monumentale.

3. Analisi dei Brani Chiave

L'album contiene gemme che mostrano le due facce di Mingus: l'attivista politico e il poeta spirituale.

"Once Upon a Time, There Was a Holding Corporation Called Old America": Una suite complessa che anticipa "The Shoes of the Fisherman's Wife" (da Let My Children Hear Music). È satira sociale trasformata in musica orchestrale d'avanguardia.

"Meditation on Inner Peace": Un brano ipnotico, basato su un pedale di contrabbasso, che dimostra la capacità di Mingus di evocare atmosfere quasi religiose e introspettive.

"Don't Let It Happen Here": Una potente declamazione contro il conformismo e il fascismo, basata sul testo di Martin Niemöller. Qui la musica diventa un grido di avvertimento sociale.

4. Valutazione Tecnica e Sonora

Sotto il profilo puramente audio, l'album è ruvido. Le registrazioni originali erano quasi amatoriali e la qualità sonora non è paragonabile ai capolavori incisi per la Columbia o l'Impulse! Tuttavia, la rimasterizzazione della Sunnyside (2006) ha reso il tutto molto più fruibile, trasformando i difetti tecnici in "colore" storico.

Verdetto Critico

Mingus at UCLA non è l'album che consiglierei a chi si avvicina a Mingus per la prima volta (meglio partire da Mingus Ah Um). È però fondamentale per chi vuole capire l'essenza dell'uomo: la sua intransigenza artistica, la sua lotta contro l'industria musicale e la sua capacità di trasformare un'organizzazione caotica in bellezza suprema.

In breve: Un'opera viscerale, politicamente carica e tecnicamente imperfetta, che brilla proprio per la sua mancanza di filtri.  

 

Sono molto d'accordo, penso tuttavia che l'operta non sia "tecnicamente imperfetta", bensì espressivamente libera e del tutto disinteressata alle questioni tecniche che non serve cercare, sono già nell'estetica, vengono da se'. 

 

Infine Gemini mi propone quanto segue. 

 

Ti piacerebbe che approfondissi il confronto tra queste versioni "live" e le loro successive registrazioni in studio (come quelle in Let My Children Hear Music)?

 

Devo ancora rispondergli.... :classic_biggrin:

 

Buon ascolto del primo brano che apre il disco, un musica che risale dalle profondità spirituali di tutti i musicisti. Mingus fa letteralmente genere il contrabbasso suonato con l'archetto. 

 

 

 

 

 

 

 

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