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Iran. Si comincia


Panurge

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29 minuti fa, Ivo Antonio ha scritto:
8 ore fa, analogico_09 ha scritto:

replicando con spiegazioni ponderate e ragionevoli 

Una volta si parlava di agggressore e aggredito.  

 

Una riforma da fare sarebbe invece quella di moderare certe forme di linguaggio politico. 

 

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7 ore fa, Ivo Antonio ha scritto:

Una volta si parlava

quelli che parlavano di quelle cose li spariti tutti servognino il riotto in c. cazzillo ecc ecc

tra parentesi gli accordi di abramo cancellati per sempre, avremo quindi il piacere di non

dover più sentire la vescica umana alias sambuca continuare a propagandarli.

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L’islamologo Gilles Kepel ha aspettato, ha analizzato, ha incrociato i dati di oggi con quelli di ieri. Lo studioso vede le contraddizioni nascoste, laddove lo stratega militare cerca i target più vunerabili.

.

Entriamo nella quarta settimana di guerra: quanto può durare e come può finire, al di là dell’ultimatum di Trump?

«Fare un pronostico è ancora difficile perché ci sono troppe incognite, tanto sulla capacità iraniana di colpire Israele e i Paesi del Golfo quanto sulla possibilità che Netanyahu e Trump riescano a distruggere il regime di Theran. Ma siamo al parossismo, ci avviciniamo cioè in modo pericoloso all’uso dell’arma nucleare. L’attacco reciproco su Natanz e su Dimona, con la teocrazia sciita sorprendentemente in grado di infliggere danni seri al sito dov’è localizzata la bomba israeliana, apre a un’escalation imprevedibile. Trump non può più uscire dal conflitto dichiarando di aver messo a tappeto la repubblica islamica perché la risposta militare ricevuta era ed è potente».

È stato sottovalutato l’Iran?

«Il regime si era evidentemente preparato a questo attacco. E usando le armi del povero, come i droni Shahed da 35 mila dollari l’uno prodotti in tutto il Paese su scala industriale, è riuscito, per ora, a mettere in trappola i nemici. È un’eredità della guerra contro l’Iraq, quando l’Iran dimostrò una cultura di resistenza basata su mezzi non convenzionali. Così, pur non avendo la stessa capacità offensiva di Stati Uniti e Israele, come non ne aveva rispetto a un Saddam Hussein aiutato dall’occidente, sta infliggendo al nemico perdite notevoli, a partire dalla presa in ostaggio dei Paesi del Golfo. Si chiama “guerra orizzontale” e fino a questo momento è stata catastrofica per chi l’ha dichiarata. A ciò va aggiunto il sistema organizzativo a mosaico costruito dal regime per ovviare alla portentosa capacità d’infiltrazione israeliana grazie al quale, per quanto decapitata, la teocrazia non cade e risponde colpo su colpo».

Si parla molto dei diversi obiettivi strategici di Benjamin Netanyahu e Donald Trump. È la guerra di Israele?

«Lo sospettano la maggioranza di Trump e la base MAGA, dove cresce l’avversione alla guerra ma anche al presidente “schiavo degli ebrei”, un mood che a livello nazionale combina l’antisemitismo di destra con l’antisionismo di sinistra. Trump è nei guai, deve recuperare prima di Midterm i consensi popolari che, secondo i sondaggi, non ha più. Ha fretta di annunciare la fine della guerra ma se lo fa adesso, con la paralisi del Golfo e di Hormuz, parrebbe una vittoria dell’Iran. Anche per Israele le cose non vanno bene. Nessuno poteva prevedere che dopo il colpo assestato a Hezbollah con l’”operazione biper” i pasdaran tornassero in Libano per attaccare Israele da vicino costringendo Netanyahu a spostare al nord una grossa fetta di forze armate. Se non è ancora un vicolo cieco è un vicolo buio, la prospettiva di Hiroshima si avvicina: Israele ricorrerà all’atomica? Sarà l’Iran a colpire Dimona?».

In passato ha sostenuto che, decapitando Hezbollah e pasdaran, Israele avesse fatto il lavoro sporco per tutti. Vale anche stavolta o l’Iran non era una minaccia concreta?

«Non lo era. Di sicuro, a sentire l’antiterrorismo americano, non lo era per gli Stati Uniti. È una guerra di Israele. Anche l’Unione europea si tiene alla larga, con Macron ed altri leader disponibili a riattivare il commercio mondiale senza però schierare alcuna forza a Hormuz. Il blocco dello stretto è un grosso successo iraniano, con i droni marini che vanificano Patriot e portaerei quasi fossero la versione elettronica delle ondate di martiri spediti in trincea contro l’Iraq armati solo della piccola chiave del paradiso appesa al collo».

Eliminati Ali Khamenei e tutti gli altri, il regime sembra essersi riorganizzato. È ancora in controllo del Paese?

«Filtrano poche notizie dall’Iran, circolano dei video ma vanno scremate propaganda e intelligenza aritificiale. Il regime sostiene di controllare la popolazione, io non ne sono convinto. Siamo al bivio della verità. Il metodo immobiliarista di Trump, che terrorizza la vittima per trattare e che a Caracas ha funzionato, stavolta vacilla. Anche Israele è spiazzato ma, diversamente da Washington, combatte una guerra esistenziale che non prevede indugi. E poi c’è il Golfo, trascinato in un conflitto che voleva evitare ma che non può perdere, pena l’asservimento all’egemonia iraniana».

Perché non sono ancora comparsi gli houthi, la longa manus di Theran nel mar Rosso?

«Ritengo che per ora non serva il loro apporto, la crisi di Hormuz è più che sufficiente e bloccare anche lo stretto di Bab el-Mandeb, ossia il mar Rosso, vorrebbe dire alienarsi il resto del mondo che ancora resta neutrale. Ma è una risorsa supplementare: aprire un nuovo fronte se necessario»

Quanto possono reggere le monarchie del Golfo?

«Sebbene tacciano, i Paesi arabi sono arrabbiati con quel Trump che, neo eletto, andò nel Golfo a incassare mille miliardi in cambio di protezione. Invece l’impianto di Ras Laffan in Qatar non è più operativo e le esportazioni sono ferme, la legittimità interna di Bin Salman vacilla davanti a 35 milioni di sauditi da sfamare, la bolla degli influencer è esplosa con tanto di progetti futuri appaltati agli investitori stranieri e sogni di una nuova era post petrolio. È la guerra orizzontante, dove non conta più neppure la dimensione religiosa: con piccoli droni l’Iran ha seminato il panico nel Golfo dissolvendo l’opulenza costruita dopo la crisi petrolifera del 1973 al riparo dell’ombrello militare americano».

Trump finirà per mandare i soldati, boots on the ground?

«Sarebbe una catastrofe: l’America non può neppure ipotizzarlo. Il tema è il rischio nucleare, il momento Hiroshima: i missili caduti su Dimona che fino a ieri venivano intercettati nei cieli d’Israele».

In attesa della fine, perde l’Europa e avanza la Russia?

«Non è detto che l’Europa sia destinata a perdere. Intanto, non partecipa direttamente ma c’è: la Francia, per dire, collabora alla difesa del Golfo dai droni. Bisogna porsi nella prospettiva nel dopoguerra, qual che sia. Quando ci sarà da ricostruire l’Europa potrebbe avere un ruolo importante di appoggio e garanzia presso chi si è sentito tradito dall’America. Il caso della Russia è diverso, perché oggi beneficia del rincaro di gas e petrolio. Per il domani invece Putin, come Xi, aspetta: sperano in un epilogo sfavorevole per l’occidente che apra a Pechino la via per Taiwan e a Mosca quella per l’offensiva decisiva in Ucraina. La guerra è una prova della verità per i rapporti mondiali in balia della follia immobiliarista e miope di Trump»

 

 

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ascoltoebasta
6 ore fa, audio2 ha scritto:

quelli che parlavano di quelle cose li spariti tutti servognino il riotto in c. cazzillo ecc ecc

Eh già, quelli si che son giornalai con la schiena dritta,anche il furbini e il mieloso.

Ora il G7 non solo non difende più l'aggredito, ma in una nota ufficiale,in cui pone la firma anche la pericolosa kallas, l'aggredito lo condannano pure.E pensare che anche in questa aggressione senza alcun motivo all'Iran,sapevano per filo e per segno quali sarebbero state le reazioni iraniane,così come erano stati messi al corrente da diversi anni su quale sarebbe stato l'epilogo del folle "progetto Ucraina",quante volte l'abbiam scritto.

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appecundria
Il 23/03/2026 at 14:45, Viandante ha scritto:

Sono un pò deluso, mi aspettavo una discussione tra adulti ragionevoli. Ora capisco lo scoramento di alcuni commentatori.

Io non capisco cosa vuoi dire. Esprimiti in maniera lineare, enuncia la tua tesi e lascia perdere i link.

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Viandante
2 minuti fa, appecundria ha scritto:

Io non capisco cosa vuoi dire. Esprimiti in maniera lineare, enuncia la tua tesi e lascia perdere i link.


Io mi esprimo sempre in modo lineare, chiaro ed educato.

 

Chiedili agli altri gli enunciati, magari hai più fortuna di me.

 

I link mi hai consigliato tu di metterli...

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Welcome in Oman:

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Sultano dell’Oman vede Di Maio: “Porre fine alla guerra ora”

"Sono lieto di aver incontrato oggi il Rappresentante Speciale dell'UE per il Golfo Luigi Di Maio. Condivido la profonda preoccupazione dell'Oman per il raggiungimento della pace nella regione. Qualsiasi valutazione ragionevole dei fatti porta alla chiara conclusione che gli Stati Uniti e l'Iran hanno un forte interesse comune a porre fine a questa guerra immediatamente". Lo scrive su X il Sultano dell'Oman, Badr Albusaidi

 

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