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Dinamica e volume giusto.


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45 minuti fa, senek65 ha scritto:

E' perchè mai, visto che si tratta di due eventi del tutto diversi tra loro?

Un impianto, un buon impianto, dovrebbe dare soddisfazione al suo proprietario: fargli ascoltare musica nel modo in cui lui l'apprezza di più. Tutto il resto, direbbe il buon Califano, è noia.

Da Alta fedeltà ad Alta soddisfazione.

Ci sono eventi irriproducibili da un impianto, anche il migliore del mondo, e eventi che, al contrario, sono molto più godibili con un buon impianto.

Uso la parola eventi perché non riesco a trovarne un'altra che renda meglio l'idea.

A mio modesto, e di fatto inutile, parere l'impianto ideale è quello che appaga di più il suo proprietario. Che nella riproduzione gli regali tutta quella componente emotiva che , in fondo, è l'unica ragione per cui s'ascolta musica.

 

Ripeto perché dovrebbero essere diverse? 

Più ci si avvicina ad un'esperienza vicina quelle che si possono avere dal vivo delle migliori condizioni almeno per parecchi versi diciamo più versi possibile.

Pensare la riproduzione musicale come un mondo a parte dove tutto è possibile a me è sempre sembrata una cavolata

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ilmisuratore
3 minuti fa, Dufay ha scritto:

Ripeto perché dovrebbero essere diverse? 

Più ci si avvicina ad un'esperienza vicina quelle che si possono avere dal vivo delle migliori condizioni almeno per parecchi versi diciamo più versi possibile.

Pensare la riproduzione musicale come un mondo a parte dove tutto è possibile a me è sempre sembrata una cavolata

...ma tra un concerto di classica dal vivo e la relativa riproduzione dall'impianto non trovi che tutto sia striminzito e ridotto in scala ?.... diciamo un giocattolo balbettante?

Un impianto ben messo può riprodurre una vaga verosimiglianza con al massimo un quartetto...e se trio, duo o a solo meglio ancora 

Il resto è una questione psicoacustica di immaginare che siamo davanti all'evento 

Un pianoforte a solo e ben "replicabile" a livello di verosimiglianza...un concerto di classica non entra né dentro la registrazione...men che meno nella prospettiva delle mura di casa

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11 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

...ma tra un concerto di classica dal vivo e la relativa riproduzione dall'impianto non trovi che tutto sia striminzito e ridotto in scala ?.... diciamo un giocattolo balbettante?

Un impianto ben messo può riprodurre una vaga verosimiglianza con al massimo un quartetto...e se trio, duo o a solo meglio ancora 

Il resto è una questione psicoacustica di immaginare che siamo davanti all'evento 

Un pianoforte a solo e ben "replicabile" a livello di verosimiglianza...un concerto di classica non entra né dentro la registrazione...men che meno nella prospettiva delle mura di casa

L'idea di fondo è sempre quella di avvicinarsi il più possibile.

Per questo esiste la tecnologia.

Le varie tecniche di registrazione, il multicanale che ovviamente serve anche rendere l'evento riprodotto più ricco e veritiero .

Certo che se uno parte dall'assunto che le due cose sono diverse e che posso crearmi un mondo mio separato partiamo male veramente.

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10 minuti fa, Dufay ha scritto:

Ripeto perché dovrebbero essere diverse? 

Perché lo sono. 

Ciò che ascolto a casa è la registrazione dell'evento, non l'evento. Ovvero una ripresa microfonica, un missaggio, un mastering dell'evento. Tutti passaggi che modificano in modo irreversibile il codice sorgente dell'evento.

14 minuti fa, Dufay ha scritto:

Pensare la riproduzione musicale come un mondo a parte dove tutto è possibile a me è sempre sembrata una cavolata

Legittimo.

Però anche tu, nell'allestire il tuo sistema di riproduzione non credo abbia usato solo grafici e misure. Così come credo tu faccia quando costruisci un diffusore.

Del resto i componenti per la riproduzione sono talmenti tanti e talmente differenti tra loro, alle volte quasi all'opposto uno dell'altro, che non esiste un riferimento assoluto.

Ma questa incolmabile diversità non deve essere considerata un limite o un difetto: semplicemente sono cose differenti.

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mozarteum

Secondo me la pace dei sensi si trova accettando che il suono riprodotto abbia una estetica sua propria seppur ispirata a criteri di verosimiglianza.

La grande orchestra e la lirica soprattutto, poi, sono totalmente irriproducibili in vera fedelta’.

Se poi si ascolta con attenzione un quartetto o un pianoforte in prima fila come andrebbero ascoltati si scopre che non possono essere anch’essi riprodotti allo stesso modo cosi’ ricco.

 

  • Melius 2
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2 minuti fa, senek65 ha scritto:

Perché lo sono. 

Ciò che ascolto a casa è la registrazione dell'evento, non l'evento. Ovvero una ripresa microfonica, un missaggio, un mastering dell'evento. Tutti passaggi che modificano in modo irreversibile il codice sorgente dell'evento.

Legittimo.

Però anche tu, nell'allestire il tuo sistema di riproduzione non credo abbia usato solo grafici e misure. Così come credo tu faccia quando costruisci un diffusore.

Del resto i componenti per la riproduzione sono talmenti tanti e talmente differenti tra loro, alle volte quasi all'opposto uno dell'altro, che non esiste un riferimento assoluto.

Ma questa incolmabile diversità non deve essere considerata un limite o un difetto: semplicemente sono cose differenti.

Chiaramente una parte del risultato è dovuto anche al mio gusto e al mio modo di intendere la riproduzione musicale e il realismo e non potrebbe essere altro che così.

In generalel risultato è apprezzato .

Ma certamente c'è lo sforzo di provare a rendere certi momenti il più veri possibile.

 

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ilmisuratore
8 minuti fa, Dufay ha scritto:

c'è lo sforzo di provare a rendere certi momenti il più veri possibile

Tali "sforzi" li fanno anche quelli dietro il bancone...i sound engineer...

Cercano di "introdurre" dentro la registrazione qualcosa di credibile, insomma alla fine si ascolta quello "che passa il convento" e se l'impianto è ad alta fedeltà (fedeltà a quello che passa il convento) quantomeno verremo stimolati a sognare meglio...quindi stimolare il cervello ad immaginare un evento (l'importante è non ascoltare l'evento reale subito dopo :classic_biggrin:)

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40 minuti fa, mozarteum ha scritto:

non possono essere anch’essi riprodotti allo stesso modo cosi’ ricco.

Perché non possono essere ripresi in modo così ricco.

Per assurdo un microfono è, da un lato in grado di catturare un livello di dettaglio inarivvabile da qualsiasi orecchio umano, dall'altro limitato dalla sua stessa natura di mezzo elettromeccanico privo di elaborazione.

Chissà: forse con l'AI si riusciranno ad introdurre, nelle riprese di eventi dal vivo, la componente di percezione umana.

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jackreacher
16 minuti fa, senek65 ha scritto:

Per assurdo un microfono è, da un lato in grado di catturare un livello di dettaglio inarivvabile da qualsiasi orecchio umano, dall'altro limitato dalla sua stessa natura di mezzo elettromeccanico privo di elaborazione.

Il limite più grande è "la prospettiva del suono", i microfoni usati vicino alle sorgenti sonore cattureranno il suono di quel piccolo spazio ed è un suono chiamato dry cioè con apporto dell' ambiente ch'è quasi zero.

Provate ad ascoltare una traccia di sola voce registrata in studio con un solo microfono a 5 cm dalla bocca, senza nessun processamento e poi ne riparliamo, sicuramente la troverete spiazzante.

Per questo dico che pochi microfoni in un buon ambiente (teatro ad esempio) ad una ragionevole distanza riprendono il suono in modo molto più naturale.

Per chi fosse interessato può trovare multitracce al seguente link, se ne scarica qualcuna e poi ascolta una sola traccia (un microfono) alla volta, soprattutto le voci :

 

https://cambridge-mt.com/ms3/mtk/

.

Ps: chi lavora al mixaggio deve ridurre tutte quelle tracce in un' unica traccia stereo credibile...

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58 minuti fa, Dufay ha scritto:

L'idea di fondo è sempre quella di avvicinarsi il più possibile.

Per questo esiste la tecnologia.

 

L’idea di “avvicinarsi il più possibile” è comprensibile, ma in realtà si tratta di due mondi diversi.

La riproduzione sonora domestica si basa inevitabilmente sulla psicoacustica: il campo sonoro è completamente diverso, con sorgenti ricostruite (“phantom images”) tra due diffusori. Non sono vere sorgenti energetiche nello spazio.

Nel caso del vivo, invece, parliamo di un campo sonoro reale: l’energia arriva effettivamente da dove la percepiamo, con molte sorgenti distribuite nello spazio e un’interazione naturale con la sala.

La tecnologia può essere sempre più sofisticata e dare una sensazione anche molto convincente di “vicinanza al vivo”, ma il principio resta diverso: non si cerca di ricreare la situazione fisica reale, si sfrutta al massimo il funzionamento del nostro sistema uditivo per costruire una percezione credibile. Nella nostra percezione poi ci sono tanti componenti che non hanno niente a che fare con le onde sonore veramente presenti.

In questo senso non è una copia del reale, ma un mondo a sé.

 

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