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"Senza fine..." R.I.P. Gino Paoli


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Morenik

Oggi ho sentito alla radio "Il Manichino" e davvero mi sono sentito tristemente vecchio, fuori da questo mondo di media che non è più il mio, incapace di relazionarmi con gli altri che tanto parliamo linguaggi diversi, ascolto musica che non è la loro, abbraccio la fantasia e sogno di non morire infelice.

Addio Gino. Mi sono innamorato di mia moglie cantando con lei Il Cielo In Una Stanza.

Grazie.

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Paoli, cantautore della "scuola genovese" (Bindi, Lauzi, Tenco, Martelli, i Reverberi, un po' "distaccati" De André, Endrigo), un movimento culturale (degli anni 60) che continuò poi con altri sodali in vari ambiti (Renzo Piano, Paolo Villaggio, Ivano Fossati, Antonio Ricci, Beppe Grillo) che si conoscevano e frequentavano.

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analogico_09

un caposaldo, tra i primissimi, del cantautorismo italiano.  

Il Cielo in una Stanza esoplose con la sua sensuale, intima e luminosa immagine musicale di un paradiso in una stanza. 

 

Non dimentico - mi sembra ieri chudendo gli occhi - la prima volta che venni favorevolmente attratto dalla  personalità musicale di Gino Paoli. Si era nel 1964, accadde mentre guardavo l'edizione sanremese che venne "scandalizzata" da una canzone con testo e musica alieni per l'epoca (cantante di nero vestito, affatto stranito: erano cose dell'esistenzialismo francese, al netto di certi arrangiamenti sviolinanti tipici del melodismo stucchevole del belpaese - eravamo già allora indietro). Una canzone "coraggiosa" che gettò un sasso nello stagno e divise pubblico e critica. L'intero popolo televisivo. Certe discussioni  a scuola il giorno dopo con gli amici.
Apprezzai molto la surrealità della non storia cantata, il fatto che nel testo non vi fossero finalmente le parole amore e cuore che si sbattevano in rima tra di loro.
Un espediente effettato, banale e volgare, lungamente usato che andò avanti per alcuni anni ancora (ancora oggi presente) fino a quando nell'edizione festivaliera del 1968 Luigi Tenco non si suicidò inutilmente per protestare (secondo le vulgate più superficiali e prudorose) contro tale ossessivo espediente testual-canoro.

Grazie ad entrambi. Paoli non se ne avrebbe a male dell'associazione, fu tra i primi, insieme a Bruno Lauzi ad "occuparsi" della trgedia dell'amico Luigi immediatamente dopo la scoperta del corpo senza vita nell'anonimo albergo.

 

RIP 🌹🌹

 

 

 

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analogico_09
3 ore fa, dariob ha scritto:

Sicuramente! Solo li trovo immensamente più belli  quando cantati da

Mina o Ornella Vanoni.

 

Fuor di polemica, molto sommessamente mi permetto di dire che a tali alti livelli dell'espressione ogni interpretazione è valore aggiunto illuminato dal valore irripetibile della diversi(varie)tà. 

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