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Melius Club

"Senza fine..." R.I.P. Gino Paoli


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Ulmerino
Inviato

Se ne va uno degli ultimi baluardi della Musica d'autore italiana...r.i.p.

Inviato

Ha scritto delle canzoni bellissime, che resteranno in eterno.

 

Inviato
3 ore fa, minollo63 ha scritto:

Bene o male le sue canzoni resteranno un inno multigenerazionale.

Un grande cantautore che ha scritto alcuni dei brani d’amore più belli della nostra storia pop...

Sicuramente! Solo li trovo immensamente più belli  quando cantati da

Mina o Ornella Vanoni.

Inviato

Oggi ho sentito alla radio "Il Manichino" e davvero mi sono sentito tristemente vecchio, fuori da questo mondo di media che non è più il mio, incapace di relazionarmi con gli altri che tanto parliamo linguaggi diversi, ascolto musica che non è la loro, abbraccio la fantasia e sogno di non morire infelice.

Addio Gino. Mi sono innamorato di mia moglie cantando con lei Il Cielo In Una Stanza.

Grazie.

Inviato

Paoli, cantautore della "scuola genovese" (Bindi, Lauzi, Tenco, Martelli, i Reverberi, un po' "distaccati" De André, Endrigo), un movimento culturale (degli anni 60) che continuò poi con altri sodali in vari ambiti (Renzo Piano, Paolo Villaggio, Ivano Fossati, Antonio Ricci, Beppe Grillo) che si conoscevano e frequentavano.

analogico_09
Inviato

un caposaldo, tra i primissimi, del cantautorismo italiano.  

Il Cielo in una Stanza esoplose con la sua sensuale, intima e luminosa immagine musicale di un paradiso in una stanza. 

 

Non dimentico - mi sembra ieri chudendo gli occhi - la prima volta che venni favorevolmente attratto dalla  personalità musicale di Gino Paoli. Si era nel 1964, accadde mentre guardavo l'edizione sanremese che venne "scandalizzata" da una canzone con testo e musica alieni per l'epoca (cantante di nero vestito, affatto stranito: erano cose dell'esistenzialismo francese, al netto di certi arrangiamenti sviolinanti tipici del melodismo stucchevole del belpaese - eravamo già allora indietro). Una canzone "coraggiosa" che gettò un sasso nello stagno e divise pubblico e critica. L'intero popolo televisivo. Certe discussioni  a scuola il giorno dopo con gli amici.
Apprezzai molto la surrealità della non storia cantata, il fatto che nel testo non vi fossero finalmente le parole amore e cuore che si sbattevano in rima tra di loro.
Un espediente effettato, banale e volgare, lungamente usato che andò avanti per alcuni anni ancora (ancora oggi presente) fino a quando nell'edizione festivaliera del 1968 Luigi Tenco non si suicidò inutilmente per protestare (secondo le vulgate più superficiali e prudorose) contro tale ossessivo espediente testual-canoro.

Grazie ad entrambi. Paoli non se ne avrebbe a male dell'associazione, fu tra i primi, insieme a Bruno Lauzi ad "occuparsi" della trgedia dell'amico Luigi immediatamente dopo la scoperta del corpo senza vita nell'anonimo albergo.

 

RIP 🌹🌹

 

 

 

analogico_09
Inviato
3 ore fa, dariob ha scritto:

Sicuramente! Solo li trovo immensamente più belli  quando cantati da

Mina o Ornella Vanoni.

 

Fuor di polemica, molto sommessamente mi permetto di dire che a tali alti livelli dell'espressione ogni interpretazione è valore aggiunto illuminato dal valore irripetibile della diversi(varie)tà. 

Inviato

Se n'è andato uno dei grandi della canzone d'autore italiana. R.I.P.

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