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Le conseguenze di spargere i semi del male


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8 minuti fa, Velvet ha scritto:

A tuo parere le (mancate) reazioni di stampa, politica e società sarebbero state le stesse?

A mio parere Del Debbio e Giordano ci sarebbero andati a nozze,  con almeno un paio di anni  di trasmissioni giornaliere. 

3 minuti fa, Dufay ha scritto:

Eh?

Non farci caso,  parlava dell'Inter

 

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1 ora fa, Velvet ha scritto:

Ripropongo il gioco (gioco si fa per dire): 4 ragazzi di colore aggrediscono ed uccidono un ragazzo bianco di famiglia italiana.

 

A tuo parere le (mancate) reazioni di stampa, politica e società sarebbero state le stesse?

A tuo parere gli animali del bar si sarebbero uniti al branco degli aggressori per finire a pugni il malcapitato?

 

Ribadisco che la componente profondamente razzista è fondamentale in tutto ciò. 

 

 

Se per componente razziale intendi che se tu sei nero, o fortemente abbronzato, la mia empatia scende a livelli sotto al minimo, hai perfettamente ragione. Tant'è che a nessuno frega niente di tutti quelli che annegano nel mediterraneo o, più in generale, non frega niente di chi italiano non è.

Ma è più xenofobia in purezza.

Se invece che nero fosse stato pakistano, rumeno era lo stesso: è la condizione di straniero, più che la razza propriamente detta.

Poi sciuramente un nero, anche se fosse di origini italiane da 5 generazioni, sarebbe comunque guardato con sospetto.

E' il solito mistone di ignoranza, violenza, stupidità, contorno sociale densamente criminale.

Se c'è chi ancora si fa dei problemi (grossi) perché uno è gay o di una religione diversa dalla tua, figuriamoci se è pure straniero.

In tutto questo ovviamente le destre ci sguazzano alla grande......

 

  • Melius 2
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Bakari Sako ucciso dalla baby gang: i messaggi choc sui social tra armi, razzismo e solidarietà. E la firma: «Taranto Vecchia»

di Luca Pernice

 

Spuntano dimostrazioni di solidarietà per i minorenni fermati dalla polizia per l'omicidio del 35enne maliano, che secondo gli investigatori è stata una vera e propria «caccia al nero»

«Sei mio fratello e lo sarai per sempre, nel bene e nel male». E ancora: «Sang mij», «Cori mij», «Vita mia sempre con te». Sui profili social di alcuni dei ragazzi coinvolti nell’omicidio del bracciante maliano di 35 anni, Bakari Sako, compaiono decine di messaggi di sostegno, cuori e promesse di fedeltà assoluta. Commenti che, accanto allo sconcerto per una morte brutale, restituiscono anche il ritratto inquietante di una parte del mondo giovanile cresciuta tra culto del branco, linguaggi di strada e ricerca di appartenenza a ogni costo.

A Taranto, dopo il fermo di cinque giovani – quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni e un ventenne – accusati dell’assassinio di Bakari Sako, il dibattito si sposta anche sul clima che emerge dai social network. Nessun riferimento esplicito ai nomi degli indagati, ma i messaggi pubblicati online appaiono inequivocabili. «Presto libertà fratelli miei», scrive qualcuno accanto alla foto di quattro ragazzi con i volti oscurati. E c’è chi rilancia frasi che parlano di strada, carcere e sopravvivenza: «Siamo cresciuti nel buio, il carcere non ci dividerà». Sotto la firma «Taranto Vecchia».

Gli investigatori stanno cercando di ricostruire non solo la dinamica dell’aggressione, ma anche il contesto in cui sarebbe maturata. Un universo fatto di scooter lanciati tra i vicoli di Taranto Vecchia, selfie ostentati, video con armi e slogan condivisi su TikTok. In uno dei filmati acquisiti dalle telecamere, uno dei minorenni fermati compare mentre impugna due pistole all’interno di una sala slot poche ore prima del delitto. Secondo l’accusa, sarebbe stato proprio lui a colpire mortalmente il bracciante con alcune coltellate al torace e all’addome.

La violenza sarebbe esplosa all’alba in piazza Fontana. Prima le provocazioni nei confronti di un altro cittadino africano in bicicletta, poi l’arrivo di Bakari Sako. Il gruppo lo avrebbe circondato, insultato e aggredito senza un reale motivo. Per la procura si sarebbe trattato di una spedizione punitiva nata dalla volontà di sopraffare persone considerate più deboli e indifese.

Dopo il delitto, mentre la città cercava di elaborare quanto accaduto, sui social continuavano a comparire fotografie e messaggi.

Sotto i selfie dei ragazzi, i commenti erano sempre gli stessi: «Sei il mio sangue», «Fratello per sempre». Frasi che oggi, alla luce dell’inchiesta, assumono un peso diverso. Tra i post riemersi anche immagini e scritte dai toni aggressivi, slogan motivazionali sulla durezza della vita di strada e messaggi che parlano di rispetto conquistato con la forza.

Gli indagati, ascoltati dagli investigatori, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Il 15enne accusato di aver inflitto le coltellate avrebbe però indicato agli investigatori dove recuperare il coltello a serramanico, utilizzato durante l’aggressione.

La procuratrice del Tribunale per i minorenni, Daniela Putignano, ha parlato di ragazzi provenienti da contesti sociali difficili e di segnali di disagio già emersi in passato ma mai realmente risolti. «Non basta inasprire le pene – ha spiegato – serve una nuova educazione civile».

Restano intanto molte domande anche sul tentativo disperato della vittima di salvarsi. Bakari Sako avrebbe cercato rifugio in un bar durante l’aggressione, ma sarebbe stato invitato ad allontanarsi senza che venissero chiamate immediatamente le forze dell’ordine. Un dettaglio su cui la procura sta cercando di fare piena luce.

 

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5 minuti fa, Savgal ha scritto:

La procuratrice del Tribunale per i minorenni, Daniela Putignano, ha parlato di ragazzi provenienti da contesti sociali difficili e di segnali di disagio già emersi in passato ma mai realmente risolti. «Non basta inasprire le pene – ha spiegato – serve una nuova educazione civile».

Ecco, le dimostrazioni di solidarietà nei confronti di quelle 4 bestie non provengono solo dai profili social.

Che schifo. 

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Supertramp
17 minuti fa, Savgal ha scritto:

 

La procuratrice del Tribunale per i minorenni ha parlato di ragazzi provenienti da contesti sociali difficili e di segnali di disagio già emersi in passato ma mai realmente risolti. «Non basta inasprire le pene – ha spiegato – serve una nuova educazione civile».

 

Sbagliato.

Il male non si giustifica MAI.

Ma che ti vuoi educare?

Un giorno liberi questi (e i loro sodali) continueranno a sfasciare la società.

Pene certe, attenuanti inesistenti, giustificazioni ZERO.

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gibraltar

No, manca il cervello, altrimenti non si spiega...

Per quanto riguarda il resto, quelle della procuratrice (che non sta giustificando nessuno, zucconi!) sono parole di buon senso. È ampiamente dimostrato che con il solo inasprimento (teorico) delle pene non si affronta né si risolve nessuna questione. 

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3 minuti fa, gibraltar ha scritto:

È ampiamente dimostrato che con il solo inasprimento (teorico) delle pene non si affronta né si risolve nessuna questione. 

D'accordo al 200%.

Altrimenti gli stati dove si ricorre alle punture letali (vedi USA) avrebbero criminalità a zero e invece siccome investono più nelle punture che in educazione e servizi sociali l'hanno dieci volte più alta di noi.

E' giusto che si paghi ma è anche giusto capire perchè avvengono le cose e tentare di andare alla radice dei problemi per cercare se non di risolverli (a volte proprio non si può), almeno prevenirli e contenerli.

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1 ora fa, LeoCleo ha scritto:

Ecco, le dimostrazioni di solidarietà nei confronti di quelle 4 bestie non provengono solo dai profili social.

Che schifo. 

E' perché tu non riesci ad uscire dalla logica reato - punizione, tanto cara alle scenografie autoritarie. Per te, interrogarsi sulle cause ed evitare che si verifichino i presupposti che causano certi atti di violenza, cioè prevenire, è una cosa che non esiste. Addirittura per i culturalmente egemoni, significa giustificare ....

  • Haha 1
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