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Il capitale nell'Antropocene


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appecundria

Il modello capitalistico persegue l'accumulazione di capitale e la crescita economica infinita. Poiché le risorse del pianeta sono finite, il sistema ha storicamente funzionato sfruttando l'ambiente e trattandolo come una fonte inesauribile e gratuita di materie prime, nonché come discarica per i rifiuti.

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appecundria
21 minuti fa, dariob ha scritto:

senso di deja vu...la 'decrescita felice' non aveva già inventata quel partito

 

Decrescere o morire?

 

Calma. Tanuro ci tiene a smarcarsi da teorie molto in voga negli ultimi tempi, in special modo Oltralpe, cui pure riconosce dei meriti. L’ubriacatura antisviluppista o, per ricorrere ad un orribile neologismo, “decrescentista”, che affligge alcune componenti della sinistra italiana e francese da circa un decennio, gli è in realtà del tutto aliena. Ce ne accorgiamo se passiamo a considerare la prima formulazione del nostro rompicapo: che rapporto c’è fra il riscaldamento climatico e le leggi che regolano il funzionamento del capitalismo? Tanuro non ha dubbi: “Se per ‘capitalismo verde’ si intende un sistema in cui i parametri qualitativi, sociali ed ecologici sarebbero tenuti spontaneamente in considerazione dai tanti capitali concorrenti […] allora si naviga nella più completa illusione. Dovrebbe, infatti, trattarsi di un capitalismo nel quale non avrebbe più corso la legge del valore, cosa che è una contraddizione in termini. Immaginare che un sistema di produzione basato su questa legge possa cessare di saccheggiare le risorse naturali è altrettanto assurdo che immaginare che possa smettere di sfruttare la forza lavoro. Del resto, al di là del suo entrare in gioco in determinati contesti storici, questa forza altro non è, in ultima analisi, che una risorsa naturale fra le altre”.

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Consiglierei una lettera attenta dell'odierna omelia papale, ci si ritrovano molti spunti di riflessione circa l'argomento del thread; se devo esser sincero, mi piace molto Leone XIV, un papa in perfetta continuità di contenuti col precedente (che cita spessissimo), seppur con altro e personale stile.

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11 minuti fa, appecundria ha scritto:

la crescita economica infinita. Poiché le risorse del pianeta sono finite,

Non è necessariamente vera questa dicotomia, imho un po' semplicistica e d'effetto.

 

Ad esempio il legno: da ignorante spesso mi chiedevo come fosse possiile avern sempre a disposizione,

pensando a quanto impiega un albero a crescere.

Eppure è così, se lo sfruttamento (io vivo in Trentino dove se tagli un albero ti fucilano) è "oculato".

Altrimenti mille esempi di disastri causati dall'eliminazione delle foreste:

fino alla distruzione di civiltà come nell'Isola di Pasqua.

 

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ascoltoebasta

Temo che si confonda il prendere atto di una realtà inconfutabile, con la possibilità o riuscita,di convincere chicchessia di rinunciare a quello che pare essere il cammino migliore che l'umanità,forse senza avere alternativa,ha intrapreso.I nodi,probabilmente verranno al pettine quando noi forumers non ci saremo,queste nostre son solo riflessioni.Poi certo,Io e mia moglie oggi non siamo a far kayak perchè i luoghi belli e turistici sono affollati,ma questo poco c'entra con la consapevolezza che questa tendenza alla crescita infinita chiederà un conto salato.

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mariovalvola
4 ore fa, appecundria ha scritto:

 

Il libro di economia piú eversivo del decennio.Il capitalismo non ci guiderà fuori dalla crisi. Qualsiasi ricetta economica basata su una crescita continua porta alla distruzione del pianeta. L'unica possibilità è tirare il freno. E Marx, al riguardo, ha qualcosa da insegnarci. 

 

"Il capitale nell'Antropocene" di Kohei Saito (Einaudi, 2024) propone una critica radicale al capitalismo, sostenendo che la crescita economica continua è incompatibile con la sostenibilità ambientale. L'autore invoca un "comunismo della decrescita" basato sugli ultimi scritti di Marx, proponendo di superare il capitalismo tramite una riduzione pianificata della produzione. 

Punti chiave del libro:

Critica all'ecologismo di facciata: Saito rifiuta le soluzioni tecno-utopistiche e il Green New Deal, considerandoli tentativi superficiali di salvare il capitalismo senza affrontare la causa strutturale della crisi ecologica.

Marx "ecologista": Attraverso l'analisi dei manoscritti inediti di Marx, Saito sostiene che l'ultimo Marx fosse giunto a una critica ecologica, comprendendo come il capitalismo distrugga la fertilità del suolo e la natura (la "frattura metabolica").

Comunismo della decrescita: La proposta politica consiste in una società post-capitalista che privilegi il valore d'uso rispetto al valore di scambio, riducendo la produzione, condividendo le risorse e democratizzando l'economia.

Antropocene o Capitalocene? Il libro sottolinea come non sia l'intera umanità a essere responsabile della crisi (Antropocene), ma il sistema capitalistico stesso (Capitalocene), che sfrutta le risorse del Sud del mondo per sostenere i consumi del Nord. 

In sintesi, il libro è un manifesto per una radicale trasformazione ecologica e sociale, che vede nella fine della ricerca del profitto illimitato l'unica via per la sopravvivenza del pianeta. 

 

il libro che anch'io avevo segnalato su questi lidi, evidenzia proprio il paradosso del capitalismo che essendo la causa del problema, non può essere la soluzione. Ovviamente, l'autore si riferisce al capitalismo giapponese ma indirettamente mette in discussione le politiche europee.

Il bersaglio principale è il "capitalismo verde"

Saitō attacca l'idea che la crisi climatica possa essere risolta restando all'interno della logica capitalista della crescita. Le politiche green europee, Green Deal, mercato delle emissioni (ETS), incentivi alle auto elettriche, economia circolare,  rientrano esattamente in questa categoria: tentano di decarbonizzare la crescita, non di mettere in discussione la crescita stessa.

I punti critici specifici applicabili all'Europa:

Il "greenwashing sistemico" : strumenti come il mercato delle quote di CO₂ trasformano la natura in merce, perpetuando la logica estrattivista e la logica del "mercato delle indulgenze" che, come Lutero notò, non salvavano le anime ma finanziavano la costruzione di San Pietro. Si potrebbe notare che l'ETS non salva il clima ma genera profitti finanziari.

La contraddizione del PIL verde: l'Europa vuole crescita e sostenibilità insieme; per Saitō è una contraddizione interna irrisolvibile.

Il trasferimento dei costi al Sud globale: le politiche verdi europee esternalizzano l'impatto ambientale (estrazione di litio, rare earth per le rinnovabili) verso paesi più poveri.

La tecnocrazia climatica: soluzioni dall'alto, tecnocratiche e di mercato, invece di una trasformazione democratica e dal basso dei modi di produzione.

Non sono solo i destri ad avere perplessità sul tema. Da noi, di solito, scattano le solite  polarizzazioni: se si alza il ditino si è negazionisti, no vax e anche putiniani ( che non guasta), maniscalchi, ecc.

 

 

 

 

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briandinazareth

Dare limiti e vincoli al capitalismo è o divrebbe essere compito della politica. 

Il capitalismo verde non sarebbe mai un vero capitalismo come quello che vediamo oggi,  sarebbe invece l'affermazione anticapitalista che non tutto è negoziabile in nome della ricchezza,  ma che certe cose,  compresa la sopravvivenza di noi umani,  siano superiori in importanza al mercantilismo totale e assoluto. 

 

Ma è possibile solo con una politica non legata al qui ed ora e stradominata da pochissimi superpotenti e dalla ricchezza sterminata che hanno vinto la battaglia culturale,  soprattutto grazie alle armi della propaganda che sono diventate talmente potenti da sembrare irresistibili. 

 

anche i paventati forconi sono sempre più spuntati e rivolti costantemente agli ultimi degli ultimi,  mai al potere reale.  Si è anche persa quella sacrosanta e calmierante ribellione verso i dominanti.  

 

Penso che anche in caso di catastrofe l'orientamento sia ormai dirottato verso inutili questioni di principio,  le altre nazioni colpevoli di tutti i nostri problemi e la polarizzazione di tipo calcistico.  

 

è un limite pesante nelle democrazie basate sul consenso immediato e non mediato,  dove la parte meno razionale è quella che prende le decisioni e pochissimo è "data-driven".

 

È vero però che il mondo sta cambiando con una velocità e una profondità tale da rendere le previsioni ancora meno sensate del solito.  

la speranza è che questo cambiamento faccia saltare alcuni dei paradigmi e meccanismi che vediamo adesso e che spingono verso plutocrazie sempre più legate alle figure che alle idee, più alla ricerca di un imperatore che ci sollevi dall'ansia che ad un'organizzazione che abbia tra i compiti importanti il bene comune e che abbia un orizzonte temporale più lungo di una settimana. 

 

 

 

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4 ore fa, appecundria ha scritto:

Non penso che sia necessario il turbo capitalismo per portare acqua nei villaggi. Anzi.

Certo! Anzi anche questa (brutta) definizione mi pare superata dalla consapevolezza generale

delle problematiche ambientali.

Volevo solo far presente che per noi è facile fare qualche sacrificio, ma vai a dire all'indiano o

indonesiano che comincia a migliorare la propria condizione, che non deve comprarsi l'auto

perchè inquina.

 

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