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Bus elettrici in difficoltà (a Roma) per il condizionatore a palla, ma non è questa la "notizia"...


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1 ora fa, Ulmerino ha scritto:

@Jack io abito nello Stato Della Chiesa...i Marchigiani erano gli esattori delle tasse (da qui il detto: meglio un ladro in casa che un Marchigiano alla porta), le colline all'orizzonte sono il Regno Di Napoli. (Abruzzo)...😁

dove sono nato io, nei possedimenti dei D’avalos e per poco tempo degli Angioini.

Poi fino alla repubblica, tutta roba dei Caracciolo di Santo Bono.

Non sapevo questa cosa dei Marchigiani esattori e del detto conseguente 🙏😁

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21 ore fa, Enrico VIII ha scritto:

aumento delle auto, reti inchiodate. 

Questi discorsi non li capisco. Si è passati dal motore a vapore a quello a scoppio anche se non esistevano ancora le autostrade. Si investe per potenziare la rete (invece di disperdere risorse in sagre del cotechino) perché non è possibile continuare a bruciare fossili per muoversi.

Enrico VIII
11 minuti fa, wow ha scritto:

Le società concessionarie

Non sono concessionarie, sono proprietarie e quindi non puoi obbligarle.

Nella mia zona è una società detenuta dal Gruppo A2A, di proprietà del Comune di Milano, Comune di Brescia, altri comuni e investitori vari.

Ci pensi tu a convincerli ad investire nell'ammodernamento della rete?

Per ora, lavori non se ne vedono, e il problema non è certo una novità di quest'anno.

Allo scopo c'è ARERA che utilizza un meccanismo chiamato Bastone e Carota: lo Stato riconosce al distributore una percentuale di guadagno garantito su ogni euro investito per migliorare la rete. Se il distributore riduce i blackout e ammoderna le linee, riceve dei "premi" economici; se la qualità del servizio peggiora e aumentano le interruzioni, subisce pesanti sanzioni.

widemediaphotography

 

Ricominciamo da qui:

Infatti bisognerebbe smetterla di guardare alla transizione elettrica solo dal lato della produzione energetica nazionale, perché il vero collo di bottiglia in Italia è, come più volte spiegato, è la distribuzione capillare, che nessun PNRR o ARERA può  risolevere nell'immediato. Il problema non è quanta energia abbiamo a monte, ma quanta ne possiamo effettivamente consegnare a valle'all'utente finale. Parlo della rete di media e bassa tensione, delle cabine secondarie, dei trasformatori e dei cavi che corrono sotto le nostre strade. Infrastrutture spesso datate e dimensionate per carichi che non prevedevano la ricarica di massa di veicoli elettrici o l'elettrificazione totale del riscaldamento.

C’è un equivoco di fondo quando si parla di Smart Grid, perchè molti pensano che l’automazione e il telecontrollo risolvano tutto, ma la digitalizzazione della rete non coincide affatto con il suo rifacimento fisico. Possiamo avere tutti i sensori del mondo, ma se un cavo o un trasformatore sono sottodimensionati, il rischio di sovraccarichi, cadute di tensione e blackout locali resta concreto. Nonostante i 3,6 miliardi del PNRR e i pur validi incentivi di ARERA per ridurre i disservizi, l’adeguamento strutturale della rete locale è un’opera titanica che, nelle stime più realistiche, richiederà dai 15 ai 20 anni per essere omogenea, specialmente nelle aree periferiche o più vecchie del Paese.

La narrazione che è stata costruita attorno all'auto elettrica è figlia di una visione truffaldina, se non di un vero e proprio indottrinamento basato su esemplificazioni di comodo.
Prendiamo il caso di Polestar, che va lodata per la trasparenza con cui pubblica le analisi LCA (Life Cycle Assessment). Se analizziamo i dati reali, emerge una verità molto diversa dal "senza emissioni":classic_laugh:.
Per un modello come la Polestar 3, utilizzata con il mix elettrico italiano e su percorsi prevalentemente extraurbani, il punto di pareggio climatico, rispetto a un’auto a combustione omologa, si colloca solo tra i 130.000 e i 160.000 km.

Questo è un dato pesantissimo, perché coincide quasi perfettamente con il limite della garanzia standard sulle batterie (8 anni o 160.000 km). Non significa che la batteria smetta di funzionare allo scoccare del chilometro successivo, ma significa che entriamo in una zona di incertezza economica e ambientale. Se per uso gravoso, degrado precoce o ricariche rapide costanti il pacco batteria dovesse essere sostituito prima di aver raggiutno quella soglia di percorrenza, il bilancio ambientale dell’intero veicolo diventerebbe molto peggiore di quello di un’auto a benzina.

La reale sostenibilità del passaggio all'elettrico, ha una definizione complessa che dipende dalla qualità della produzione, dalla stabilità della rete locale, dal mix energetico reale e dalla durata effettiva del mezzo nel tempo. Continuare a ignorare il peso della rete di distribuzione e l’impatto della produzione delle batterie per vendere l’idea dell’elettrico come panacea immediata a "impatto zero" non è solo tecnicamente errato, è un’ipocrisia intellettuale promossa solamente a suon di slogan.

 

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