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Riflessione di Michele Serra


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20 ore fa, mozarteum ha scritto:

Nella realta’ l’accumulazione di Musk (nell’esempio fatto) non gli serve alla villa a saint tropez, o allo yacht (bastano gli spicci in tasca) ma e’ al servizio della sua follia erasmiana che ha prodotto e forse ancora produrra’ rivoluzioni impensate (gia’ solo raffreddare gli energivori data center dell’IA nello spazio…). Se si mette la museruola fiscale a costoro per lenir la sorte di milioni con qualche kg di melanzane in piu’ (anche il piu’ grande patrimonio del mondo si diluisce in modo inefficace se spalmato su decine e decine di milioni) s’affloscia tutto il

cucuzzaro che e’ e deve essere abnorme sia nei fini che nei mezzi

Si chiama lungotermismo, e se si pensa che le umane sorti e progressive percorreranno il viale del sol dell'avvenire in salsa techno, ci si accorgerà prima o poi che i sommersi saranno sempre di più, i salvati sempre meno, e l'oceano delle ricchezze e del potere del musk di turno sarà sempre più vasto e profondo.

Per fortuna mia (egoismo), non farò in tempo a vederlo, almeno spero.

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mozarteum

Mah, la realta’ per ora e’ diversa. Aumenta la ricchezza complessiva del pianeta, miliardi di persone che stavano peggio quando si stava meglio si sono affacciate al benessere, finanche in Italia, a parte lo sfigatismo qui imperante, il tenore di vita generale e’ tonico come attesta anche il risparmio privato superiore al debito pubblico, intorno al quale da tempo, per la gioia dei rispettivi azionisti, banche e assicurazioni stanno apparecchiandosi, fondendosi, opandosi od opsandosi e non e’ finita.

 

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4 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Mah, la realta’ per ora e’ diversa

Mai avrei pensato, neanche nei sogni più bagnati di vedere così tanto aumento  della ricchezza planetaria. Le prime 20 aziende mondiali 20-30 anni fa o non c’erano proprio o erano microscopiche. E decine di migliaia sono le public companies a cui associarsi per godere ancora di più di questo benessere. 
La Cina cacciavitava per l’Occidente e a malapena dava da mangiare a tutti. Persino l’Africa si è messa a correre ed i paesi non in belligeranza viaggiano col PIL a un digit alto. 
Si inventano ogni ora nuovi prodotti e nuovi servizi a migliorare la vita di miliardi di individui e qua ogni tre per due salta fuori er dibbattito del “levamoje quaa villa co a pissccina a quellooooo” … a passa 60 anni di media 

ci si può solo fare una risatina… di simpatia non sia mai di scherno ci mancherebbe 😁

 

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Speriamo che Dio ce la mandi buona..

 

"Le grandi aziende tecnologiche (Big Tech) che guidano l'intelligenza artificiale accumulano un'esposizione finanziaria "invisibile" o fuori bilancio stimata a circa 1.650 miliardi di dollari a livello globale, una cifra cresciuta di circa 8 volte in quattro anni. A questo si aggiunge una fitta rete di contratti infrastrutturali e obbligazioni vicina ai 1.800 miliardi di dollari"

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briandinazareth
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Aumenta la ricchezza complessiva del pianeta

 

Vero ma non cambia il problema dell'enorme concentrazione di ricchezza e potere e i problemi che si porta dietro.

 

L'aumento della ricchezza mondiale viene dall'odiata globalizzazione e dalla competizione tecnologica, non da musk e zuckemberg, più impegnati nelle ingerenze nella democrazia americana e di altri paesi e alla produzione di dipendenze che al benessere delle persone. 

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@senek65

 

Ai, la rete di contratti da 1.800 miliardi che lega i big a doppio filo: i timori del mercato per l'effetto domino
di Francesco Bertolino

Nvidia, OpenAi, Oracle, Meta, Amazon, Anthropic sono legate da un labirinto di accordi di fornitura, leasing, investimenti che rende difficile orientarsi: ci sono numeri reali dietro il boom finanziario dell’intelligenza artificiale?
Ai, la rete di contratti da 1.800 miliardi preoccupa il mercato: è una fortezza o un castello di carta?

Forniture di chip, investimenti azionari, contratti di leasing, garanzie. Negli ultimi mesi le aziende protagoniste dell’intelligenza artificiale negli Stati Uniti hanno intessuto una fitta rete di contratti reciproci che ormai vale almeno 1.800 miliardi di dollari. Si è così formato un labirinto di accordi che rende difficile orientarsi e persino distinguere fra aziende concorrenti (si veda grafico sotto elaborato dal Bcg Institute). Tanto che ora gli investitori iniziano a domandarsi: quanto sono reali i numeri di bilancio dietro il boom finanziario dell’intelligenza artificiale? 
 
La rete di Nvidia
La domanda è diventata pressante dopo le indiscrezioni sulle ultime intese di Nvidia. Secondo il Wall Street Journal, il produttore di semiconduttori è pronto a fornire una garanza da 250 miliardi di dollari per la costruzione di un mega-data center in Ohio che dovrebbe andare in leasing a OpenAi, lo sviluppatore di ChatGpt, di cui la stessa Nvidia è azionista. Il progetto è finanziato dal gruppo giapponese Softbank, anch’esso investitore di OpenAi. Il costo del data center è stimato in oltre 500 miliardi, incluse le spese per l’acquisto dei chip forniti, ovviamente, da Nvidia. La garanzia da 250 miliardi dal colosso dei semiconduttori - 4.760 miliardi di capitalizzazione - dovrebbe consentire di abbattere i tassi di interesse sui debiti necessari per completare la costruzione. 

I dubbi del mercato
Il condizionale è dovuto perché la circolarità di questi accordi sta iniziando a indurre qualche sospetto fra gli investitori. O, quantomeno, maggior cautela. Non a caso, in scia alle indiscrezioni sulla maxi-garanzia da 250 miliardi, i credit default swap a cinque anni su Nvidia hanno toccato il massimo storico. Questi strumenti finanziari servono ad assicurarsi contro il fallimento di un debitore e, nel caso del colosso dei chip, il loro prezzo è salito dallo 0,14 allo 0,82% all’anno. Un costo ancora basso rispetto ad aziende di altri settori; l’impennata segnala però che la fiducia del mercato nelle prospettive dell’intelligenza artificiale non è infinita. Oltre agli annunci di accordi da centinaia di miliardi e di futuri ricavi straordinari, gli investitori vogliono vedere qualche numero reale sul ritmo di adozione dell’Ai e, soprattutto, sui profitti che sarà in grado di generare per ripagare i maxi-investimenti di questi anni.

Il segnale Alphabet
I prossimi bilanci delle big tech saranno un banco di prova importante. «Seguiremo con grande attenzione la prossima stagione delle trimestrali, ponendoci due domande - sottolinea Raphael Thuin, responsabile delle strategie di mercato del fondo francese Tikehau - in primo luogo, se si stia verificando un’inversione di tendenza nel ritmo della spesa per le infrastrutture legate all’IA; e, in secondo luogo, se le aziende stiano iniziando a fornire prove concrete e convincenti del ritorno sull’investimento». I primi segnali sono difficili da decifrare. Alphabet, l’unico gigante tecnologico ad aver comunicato sinora i dati trimestrali, ha per esempio rimarcato che la sua Ai Gemini sfiora ormai il miliardo di utenti. D’altro lato, fra aprile e giugno la casa-madre di Google ha speso più di quanto abbia incassato, bruciando per la prima volta nella sua storia oltre 5 miliardi di cassa. 
 
La montagna di investimenti
Il dato non è di per sé allarmante perché è sintomo di una fase di grande espansione: Google ha infatti annunciato che investirà oltre 200 miliardi nel solo 2026 per rifornirsi di tutto ciò che serve per cavalcare l’onda dell’Ai: chip, data center, server, talenti. Ha perciò raccolto 80 miliardi sul mercato attraverso un aumento di capitale lampo ed emesso debiti per una somma compresa fra 50 e 70 miliardi. La domanda da parte degli investitori non è certo mancata: a distanza di qualche mese, però, stanno emergendo dubbi sulla sostenibilità di questa montagna di investimenti da parte non solo di Alphabet, ma anche delle altre big tech che nel 2025 hanno speso 400 miliardi per data center e infrastrutture tecnologiche. E quest’anno raddoppieranno l’impegno ad almeno 800 miliardi. Servono davvero così tanti soldi per esser protagonisti nell’era dell’Ai?

Il nodo del costo
La domanda sta diventando più pressante alla luce dei recenti progressi annunciati dagli sviluppatori di Ai cinesi. Il modello di punta cinese, Kimi K2.6 di Moonshot, costa 1,71 dollari per milione di token contro gli 11,25 dollari di GPT-5.5, il sistema più avanzato statunitense. «Il costo dell’Ai si sta rivelando una delle principali preoccupazioni per le aziende che la adottano - notano gli esperti di BlackRock. «Gartner prevede che la spesa globale per modelli e piattaforme di IA raggiungerà i 64 miliardi di dollari nel 2026, con un aumento del 63% rispetto al 2025 - prosegue - con l'aumento dei costi dell'Ai aziendale, le imprese sono maggiormente incentivate a contenerli attraverso l'ottimizzazione dei modelli e l'utilizzo di modelli a basso costo».

Vincitori e vinti
Ciò dovrebbe indurre le imprese a preferire i modelli di Ai cinesi (sempre che leggi e valutazioni geopolitiche lo consentano), almeno sinché quelli americani non diventeranno più economici. Il problema è che le centinaia di miliardi di investimenti già effettuati o programmati potrebbero rendere più difficile per OpenAi, Anthropic e le altre aziende di settore abbassare i prezzi perché simile decisione andrebbe probabilmente ad abbattere i rendimenti attesi proprio su quegli investimenti. «Il dibattito non verte più solo su chi costruirà il modello migliore ma su chi si accaparrerà la rendita economica», nota BlackRock, secondo cui «un’Ai più economica cambi i vincitori» e rende più sicuro investire sui fornitori di infrastrutture che sugli sviluppato di modelli come OpenAi e Anthropic. Se però ChatGpt e Claude dovessero cadere sotto la concorrenza degli economici modelli cinesi, la fortezza da 1.800 miliardi costruita attorno a loro reggerà? Oppure si rivelerà un castello di carta?

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briandinazareth
2 ore fa, Jack ha scritto:

Si inventano ogni ora nuovi prodotti e nuovi servizi a migliorare la vita di miliardi di individui e qua ogni tre per due salta fuori er dibbattito del “levamoje quaa villa co a pissccina a quellooooo” … a passa 60 anni di media 

ci si può solo fare una risatina… di simpatia non sia mai di scherno ci mancherebbe 😁

 

Il miglioramento tecnologico passa dalla competizione che richiede limitare gli eccessi.  

Arche la democrazia lo richiede.  

Ma sono concetti troppo complicati per quest'epoca, funzionano meglio le visioni adolescenziali dei supereroi ai quali genuflettersi e da non poter essere messi in discussione neppure quando sono un'evidente minaccia democratica. 

 

Ma tanti non si sono neppure accorti di cosa succede,  dicevano che non sarebbe stato niente di che avere trump al potere e che cosa mai potrebbe andare storto ad avere pochissime persone con un  potere sterminato che neppure nascondono le loro mire di distruzione della democrazia e della concorrenza ?

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briandinazareth
13 minuti fa, Savgal ha scritto:

dubbio, e non è solo mio, che la scommessa di poter operare in regime di monopolio o di oligopolio nella IA con buone probabilità rischi di essere persa.

 

Nei fatti è già persa.

Ci hanno provato contingentando i chip  nvidia ma si è rivelato un boomerang, spingendo i cinesi in altre direzioni e ottimizzando i sistemi che adesso sono molto simili in prestazioni alle ai americane ma costano molto meno e hanno un fabbisogno energetico diverse volte inferiore.

 

Oltre alla già citata e fondamentale sicurezza e proprietà dei dati, che tanti non si fidano a dare in pasto a chi è totalmente genuflesso a trump. 

 

 

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17 minuti fa, briandinazareth ha scritto:

Ma sono concetti troppo complicati per quest'epoca, funzionano meglio le visioni adolescenziali dei supereroi ai quali genuflettersi e da non poter essere messi in discussione neppure quando sono un'evidente minaccia democratica

Quello che diventa sempre più concreto, estremizzando il concetto di lungotermismo e considerando il sostanziale monopolio delle "nuove" forme di comunicazione di massa (nonché il potere politico oltre quello economico), è che si passi da minaccia democratica a minaccia esistenziale, ma va tutto bene madama la marchesa.

Nessun problema, orto pollaio e capunera sopperiranno almeno al fabbisogno alimentare.

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