Gaetanoalberto Inviato 51 minuti fa Condividi Inviato 51 minuti fa 16 minuti fa, audio2 ha scritto: la pec obbligatoria Io ammazzerei tutti questi che mettono spid e pec, e poi ci smollano nelle segreterie gli analfabeti funzionali italiani e stranieri, regolari e non. Già compilavamo noi le domande perché nessuno capisce più in tubo... Mo' ci tocca di fargli lo spid, compilarci le domande e mandarcele. Peraltro i miei impiegati sanno, quasi, compilare le domande solo perché glielo spiego io... (Ellosó, sembro presuntuoso ma in realtà maschero bene la superbia con una vasta competenza ed inesorabile intelligenza...) Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818961 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
audio2 Inviato 41 minuti fa Condividi Inviato 41 minuti fa tenete duro, lo spid tra poco va fuori corso legale. Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818965 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 41 minuti fa Condividi Inviato 41 minuti fa Il 12 dicembre l’Istat ha pubblicato i dati sulla produttività del lavoro italiana, con la serie storica degli ultimi trent’anni. Dopo la discesa del 2,7 per cento nel 2023, nel 2024 la produttività è calata ancora dell’1,9 per cento. Un dato negativo, soprattutto se pensiamo anche all’apporto della mole di soldi del Pnrr che avrebbe dovuto rivoluzionare la nostra economia. In ogni caso, al di là delle scelte stilistiche dell’Istat, di questo segno meno si è parlato pochissimo, nonostante sia uno degli indicatori principali che spiegano la debolezza della nostra economia e dei nostri salari. Tutti dicono di voler aumentare gli stipendi, pochi parlano della produttività. Ma le due cose, come sappiamo, si muovono insieme. Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818966 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
indifd Inviato 40 minuti fa Condividi Inviato 40 minuti fa Presi per il **** persino dai cugini francesi Domanda da quale universo parallelo avranno preso gli spunti gli autori di Asterix? @audio2 il piccolo Asterix potresti essere tu https://www.youtube.com/watch?v=aHKcncLiCCM Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818968 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
extermination Inviato 38 minuti fa Condividi Inviato 38 minuti fa Si però, quello della Spid, della Pec e via dicendo non è definibile @burocrazia digitale” bensì un passaggio obbligatorio per un futuro digitale efficace ed efficiente ( legalità e sicurezza in primis). Lo volete o non lo volete modernizzare sto caxxo di paese!? 1 Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818971 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 38 minuti fa Condividi Inviato 38 minuti fa Un mito che rischia di cadere Roger Abravanel | 6 giugno 2026 I professionisti italiani non sono troppi: sono intrappolati in un ecosistema che li impoverisce. Quando piccolo non è più bello L’Italia ha circa 1,5 milioni di professionisti. La Francia ne ha 2,5 milioni, la Germania 3,9 milioni, il Regno Unito 4 milioni. Non siamo affatto il Paese dei professionisti: siamo il Paese dove mancano i professionisti di grandi organizzazioni, quelli che in Europa generano valore, carriera e salari alti. Il 70% dei 255 mila avvocati italiani lavora in micro studi — da soli o in due. In Europa, chi lavora in grandi studi è tre volte tanto in proporzione. Tra i 320 mila tecnici dell’edilizia (architetti, ingegneri, geometri), solo l’8% opera in grandi strutture. In Europa siamo al 20%. Anche tra i commercialisti la situazione è analoga: lavorano in grandi studi nel 25% dei casi, contro il 50% europeo. Risultato? Le retribuzioni mediane degli avvocati, architetti e commercialisti italiani sono inferiori del 30-40% rispetto alle controparti europee, a parità di potere d’acquisto. Non è un problema di ore lavorate o di dedizione. È un problema strutturale: il nanismo delle organizzazioni professionali italiane produce salari da economia emergente in un Paese che si vuole avanzato. La causa non è un Dna imprenditoriale italico. Sono gli ecosistemi economici e istituzionali dentro cui le professioni operano che le mantengono piccole. La maggioranza dei 180 mila avvocati italiani vive di contenziosi minori, recupero crediti, diritto di famiglia, rapporti con i tribunali più lenti d’Europa. Tengono in vita per anni piccole vertenze da poche migliaia di euro che nessun grande studio toccherebbe mai. Il risultato è una massa di professionisti impegnata in un lavoro a basso valore aggiunto, impossibile da scalare in strutture efficienti. I colleghi europei — e i pochi grandi studi italiani — si occupano di operazioni societarie, diritto internazionale. Settori che pagano. Settori che crescono. Lo stesso vale per i tecnici dell’edilizia. Il sottobosco edilizio italiano — committenti privati singoli, piccoli palazzinari, processi autorizzativi che variano da comune a comune, bonus e sanatorie continue — produce un lavoro professionale che non può essere standardizzato, digitalizzato, scalato. All’estero ci sono grandi developer istituzionali, fondi immobiliari, general contractor strutturati. I BIM (sistemi digitali di progettazione) in Europa sono la norma nel privato; in Italia sono ancora appannaggio quasi esclusivo del settore pubblico. I commercialisti, infine, sono vittime del «piccolo è brutto» delle imprese italiane. L’Italia ha circa 150 aziende con più di un miliardo di fatturato — la metà rispetto alla media europea e molte meno grandi imprese quotate. Con pochi clienti complessi, il commercialista italiano si occupa di dichiarazioni fiscali, contabilità ordinaria, adempimenti burocratici. I colleghi nelle Big Four globali lavorano su fiscalità internazionale, audit complessi, acquisizioni. È un altro pianeta. Non basta: siamo carenti proprio nelle professioni del futuro. I professionisti ICT, AI, marketing, business services rappresentano in Europa una quota doppia rispetto all’Italia sul totale dei professionisti. E anche tra loro, il nanismo imperversa: i professionisti ICT italiani operano prevalentemente in piccoli studi o da soli, occupandosi di siti web basilari e assistenza tecnica. Quelli stranieri — e le poche grandi strutture italiane — lavorano su cloud, cybersecurity, intelligenza artificiale. L’AI: questa è la vera grande ironia. Perché è una minaccia per chi è grande e uno scudo temporaneo per chi è piccolo. Le grandi società professionali occidentali — McKinsey, PwC, Clifford Chance — stanno già riducendo le schiere di junior. L’intelligenza artificiale sta erodendo il lavoro di ricerca, redazione, analisi preliminare che un tempo era appannaggio dei neoassunti. Chi dei grandi userà meglio AI vincerà la sfida dei prossimi anni. Il professionista italiano medio? Per ora è al sicuro dall’AI. È difficile immaginare ChatGPT che si presenta a un’udienza rinviata in un tribunale del Sud, o che va in Comune a chiedere una variante catastale per un seminterrato abusivo. L’AI fatica a operare dentro ecosistemi fondati sulla relazione personale, sulla burocrazia discrezionale, sull’opacità dei processi. Ma attenzione: questo non è un vantaggio. È una protezione che nasce dall’arretratezza, non dall’eccellenza. È come dire che i lavoratori della manifattura tessile italiana erano al sicuro dalla concorrenza cinese negli anni 80 perché facevano prodotti di nicchia a basso costo. La protezione era temporanea; il trauma, quando è arrivato, è stato violento. Quando quegli ecosistemi si modernizzeranno davvero, il professionista italiano si troverà davanti a una doppia sfida: concorrenza dall’alto (le grandi strutture internazionali che entrano nel mercato) e dall’AI (che erode i servizi a basso valore aggiunto). Schiacciato nel mezzo, senza le competenze né la struttura per rispondere. Che fare? La risposta non è semplice, ma alcune direzioni sono chiare. Primo, smettere di celebrare la «libertà» come un valore in sé. I migliori professionisti italiani non hanno bisogno di essere «liberi» ma di organizzazioni che valorizzino il merito, paghino bene e offrano lavoro complesso e stimolante. Secondo, capire che il problema delle professioni nane è specchio del problema delle imprese nane. Finché l’Italia avrà poche grandi imprese, pochi grandi developer, una giustizia civile inefficiente e una burocrazia discrezionale, le professioni resteranno frammentate. La riforma delle professioni non si fa con i regolamenti degli ordini: si fa riformando l’ecosistema. Terzo, investire nelle professioni del futuro. I professionisti ICT, AI e business services sono già in ritardo rispetto all’Europa. Colmare quel gap richiede formazione, apertura alle grandi organizzazioni internazionali. Infine, prepararsi all’AI — non subirla. Chi lavora in strutture grandi e sofisticate sta già imparando a usare l’AI come moltiplicatore di produttività. Chi lavora da solo, in micro studi, su lavoro a basso valore aggiunto, non ha le risorse né il contesto per farlo. La forbice si allargherà. 1 Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818972 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 36 minuti fa Condividi Inviato 36 minuti fa @extermination Sono reazionari, ogni novità è vista con sospetto, senza alcuna valutazione sul valore della stessa. Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818975 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 35 minuti fa Condividi Inviato 35 minuti fa 3 minuti fa, extermination ha scritto: Lo volete o non lo volete modernizzare sto caxxo di paese!? Io (quasi) sgherzavo neh... Mi innervosisce che mentre noi compiliamo le domande cartacee e i moduli per chiedere lo Spid, questi elaborano raffinate teorie macroeconomiche. Ecchecaxxo! 2 Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818977 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 31 minuti fa Condividi Inviato 31 minuti fa Le cause della bassa produttività del lavoro dell’Italia: inefficienza organizzativa o modello di specializzazione? L’indicatore di produttività del lavoro dell’Italia mostra ampi differenziali negativi, in livello e in dinamica, attribuiti “contabilmente” a scarse innovazioni di processo e/o organizzative. Tuttavia, ridotta dimensione di impresa, specializzazione settoriale tradizionale e la loro interazione sono caratteristiche strutturali che spiegano gran parte del gap. di Fabio Pengo, Vice Presidente Fasi Nel 2021 il Fasi ha istituito un proprio Centro Studi che supporta con analisi empiriche e metodo scientifico la governance nelle decisioni strategiche, quantificandone l’impatto a medio-lungo termine sulla sostenibilità economico-finanziaria del Fondo. La ricerca qui presentata è un esempio delle attività svolte dal Centro Studi Fasi. La produttività, definita come il rapporto tra la produzione (output) e i fattori produttivi (input) entrambi espressi in quantità, serve a misurare la capacità di utilizzare in maniera efficiente le risorse. Le molteplici misure disponibili possono essere distinte in due gruppi: rispetto ad un singolo fattore produttivo (produttività parziale del lavoro e capitale); rispetto ad un sotto-insieme o alla totalità dei fattori della produzione (produttività multifattoriale o totale). Il livello e la dinamica sono gli aspetti più rilevanti. Quanto al livello, la produttività del lavoro reale misurata dal Pil per ora lavorata è risultata pari nel 2022 a 54,2 dollari a fronte di un valore medio dei G7 di 65,4. Il differenziale dell’Italia in termini di livello della produttività rispetto alla media G7 ammonta a 11 dollari per ora lavorata. Il divario in termini di dinamica nel periodo 1995-2022 ammonta a 1 punto percentuale, essendo il ritmo medio annuo dello 0,4% a fronte dell’1,4% nei G7. I gap in termini di livello e dinamica, chiariscono il perché il nostro paese abbia registrato negli ultimi 27 anni il tasso medio di crescita più basso in assoluto in ambito UE27 (0,7% a fronte dell’1,7% nella media europea). Il consuntivo del 2023, caratterizzato da un’occupazione da record (2,1% la variazione rispetto al 2022) e da un Pil piuttosto fiacco (0,9%) ha riproposto prepotentemente il problema della bassa produttività del lavoro dell’Italia con un decremento nel 2023 di -1,2% a seguito di un incremento del numero di occupati più intenso di quello del valore aggiunto. La produttività del lavoro è un fattore determinante non solo per la crescita economica ma anche per la competitività paese. Nel calcolo del CLUP (Costo del Lavoro per Unità di Prodotto) entra in gioco proprio la produttività: più alta (più bassa) la produttività del lavoro più basso (alto) il CLUP ovvero il costo del lavoro per unità di prodotto. Nel periodo 1995-2022 l’Italia ha perso competitività ad un ritmo medio annuo del -1,9%, a sintesi di un costo del lavoro per persona occupata cresciuto mediamente del 1,9% annuo e di una produttività del lavoro per persona occupata stagnante (0% in media a fronte di 0,9% in UE27). L’approccio di contabilità della crescita (growth accounting) consente di scomporre il tasso di crescita della produttività nelle sue componenti chiave: l’intensità di capitale, ICT e non ICT, la total factor productivity (TFP). A chi attribuire dunque la responsabilità della bassa crescita della produttività italiana? Secondo i risultati contabili è il mancato il contributo del “residuo” che include progresso tecnico, innovazioni nei processi produttivi, nell’organizzazione del lavoro, nelle tecniche manageriali, nell’esperienza e nel livello di istruzione della forza lavoro, ma anche errori di misurazione (Grafico X). Tuttavia, un’analisi comparata approfondita dovrebbe considerare le caratteristiche peculiari del sistema produttivo italiano[1]: specializzazione settoriale in segmenti di mercato a basso valore aggiunto e a più lenta espansione; ridotta dimensione; interazione specializzazione/dimensione. Per recuperare il differenziale di produttività (72 mila euro contro 81 Francia, 93 Germania) le nostre imprese dovrebbero fare un salto dimensionale (11 addetti per impresa, 39 in Germania) e, contemporaneamente, riposizionarsi su prodotti e segmenti di mercato più elevati nella catena del valore. Ma siamo sicuri che questa trasformazione non impatti negativamente sul Made in Italy? E comunque è importante evidenziare che, nonostante l’impatto della bassa produttività, restiamo saldamente tra le sette maggiori economie mondiali. [1] Secondo Istat, l’effetto della minore dimensione media delle imprese italiane spiega circa il 50% del differenziale e la specializzazione il 10%, il 30% deriva dall’interazione tra le due e il restante 10 dall’”effetto Paese”. https://www.fasi.it/blog/le-cause-della-bassa-produttivita-del-lavoro-dellitalia-inefficienza-organizzativa-o-modello-di-specializzazione/#_ftnref1 Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818979 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
appecundria Inviato 30 minuti fa Autore Condividi Inviato 30 minuti fa 29 minuti fa, audio2 ha scritto: chi è quel genio di piddino che sta al governo che vuole mettere la pec obbligatoria per fare i passaggi e revisioni Si fa chiamare Matteo Salvini Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818981 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
audio2 Inviato 29 minuti fa Condividi Inviato 29 minuti fa 4 minuti fa, Savgal ha scritto: Sono reazionari casomai siamo neo positivisti logici, perchè la modernizzazione non viene dal sostituire il cartaceo con una pec, ma dal far venir meno una serie di passaggi inutili o ridondanti o pleonastici. il che lo puoi fare solo semplificando il sistema. Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818982 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
extermination Inviato 27 minuti fa Condividi Inviato 27 minuti fa 12 minuti fa, Savgal ha scritto: Il risultato è una massa di professionisti impegnata in un lavoro a basso valore aggiunto, impossibile da scalare in strutture efficienti 12 minuti fa, Savgal ha scritto: Chi lavora da solo, in micro studi, su lavoro a basso valore aggiunto, non ha le risorse né il contesto per farlo. La forbice si allargherà. 12 minuti fa, Savgal ha scritto: Quando quegli ecosistemi si modernizzeranno davvero, il professionista italiano si troverà davanti a una doppia sfida: concorrenza dall’alto (le grandi strutture internazionali che entrano nel mercato) e dall’AI (che erode i servizi a basso valore aggiunto). Schiacciato nel mezzo, senza le competenze né la struttura per rispondere. Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818983 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
indifd Inviato 26 minuti fa Condividi Inviato 26 minuti fa Questo argomento per la qualità degli interventi sta diventando IMHO Best 2026 Oltre ogni più rosea aspettativa o pregiudizio che dir si voglia 2 Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818984 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Savgal Inviato 24 minuti fa Condividi Inviato 24 minuti fa Di fronte alle sfide di una globalizzazione dominata dalle multinazionali e dalla finanza internazionale – che rischia di divorare il made in Italy, il nostro tessuto produttivo e il valore del nostro lavoro – è necessario rimettere in campo, come stanno facendo tutte le Nazioni del mondo, la sovranità dello Stato e delle istituzioni pubbliche in campo economico e sociale. Ad una sinistra che vuole “tutti proletari” (ormai privati persino della “prole”), Futuro Nazionale contrappone una visione di Italia in cui tutti siano proprietari, la dipendenza dai sussidi pubblici sia quanto più possibile ridotta e la proprietà sia favorita per tutte le famiglie. Mentre altri sognano come unico modello le grandi concentrazioni finanziarie, per Futuro Nazionale la proprietà diffusa è, quale dato storico che ha caratterizzato l’Italia, la via per affrontare anche il futuro. La proprietà diffusa è, infatti, uno dei pilastri della stabilità economica e della libertà delle famiglie. Una società è tanto più solida quanto più ampio è il numero dei cittadini che possono essere proprietari, risparmiatori, imprenditori, professionisti e lavoratori partecipi dei risultati dell’attività economica (Base Ideologica e Programmatica di Futuro Nazionale per l’Italia del futuro (2027-2037) Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818986 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
audio2 Inviato 23 minuti fa Condividi Inviato 23 minuti fa 17 minuti fa, indifd ha scritto: il piccolo Asterix potresti essere tu ma infatti, però ormai ho mollato, il primo blocco è andato un mese fa, seguirà il resto. se ripenso al mare di fogna in cui mi è toccato navigare in tutti questi anni, ma chi me lo ha fatto fare. Link al commento https://melius.club/topic/30107-i-prigionieri-del-paradosso-quantistico/page/7/#findComment-1818987 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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