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Bologna,2 Agosto 1980: bomba neofascista alla stazione


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16 ore fa, tapeman ha scritto:

 

95 omicidi (comunque 10 anche senza Bologna).

134 anni e 8 mesi di pena.

E sta a zonzo.

 

QUESTO PAESE È UNA BARZELLETTA !

Si sono sposati, hanno avuto un figlio, lavorano.... una vita quasi normale, con la sola seccatura di andare a dormire fuori casa. Il minimo che si potesse fare per due specchiati patrioti.

La realtà è che in questo paese gli underdog, specie se bombaroli, sono da sempre coccolati, a cominciare dal giorno in cui è finita la guerra. Basta vedere il trattamento nei confronti di quel santo di almirante.

 

In relazione a quanto si sta' scrivendo: ricordo che il primo  "a indicare la strada sbagliata" fu' proprio il caro Cossiga,presidente del consiglio in carica quel 2 agosto ,poi futuro presidente della Repubblica e sempre orgogliosamente in "quota gladio".Dobbiamo a lui la famigerata pista della "esplosione delle caldaie".. Gli addetti,i"fuochisti modello" ebbero anche prole estremamente precoce . Sembra che : oltre a fare i ruttini di ordinanza,ad anni uno gia' avessero accumulato q.b per l' acquisto della prima casa.

Il ptoblema della vostra cara presidente del consiglio,che a differenza di La Russa ( strano no?) ,a detto genericamente che bisogna colpire le stragi terroristiche  in maniera generale.

Prprio le difetta riconoscere che le sentenze hanno confermato che era mi matrice nettamente fascista .

E “ cara” Meloni ,sei capace a fare promesse da marinaio che ci  abboccano tutti i gonzi ,ma no rimane sempre quell’ alone di nero che non riesce proprio a toglierlo.

Io ho avuto un padre partigiano ,e questo fa capire chi nasce storto ,non diventa dritto 

appecundria

Martirio, rito, memoria

 

Di Alessandra Rapetti

 

I fatti

L’8 agosto 1944 un attentato in viale Abruzzi contro un camion tedesco - mai rivendicato ma attribuito ai GAP - provoca la morte di 6 cittadini milanesi e una decina di feriti. Per rappresaglia, il comando tedesco ordina la fucilazione di 15 partigiani detenuti nel carcere di San Vittore. Ad eseguire l’ordine, alle 5.30 del mattino, sono militi della Muti al comando del capitano Pasquale Cardella. Sul luogo della fucilazione, in piazzale Loreto, viene affisso un cartello che definisce i caduti appartenenti alle GAP colpevoli di assassinio, rapina e sabotaggio. I corpi rimangono sul piazzale tutto il giorno, di certo fino alle 18,00. Poi, su pressione del cardinale Ildefonso Schuster, i cadaveri vengono trasferiti all’obitorio di via Ponzio. In data imprecisata, ma sicuramente pochissimi giorni dopo, i corpi sono portati al Cimitero Maggiore di Milano dove gli viene data frettolosa sepoltura.

 

Il fatto suscita profonda indignazione nella popolazione e approfondisce il solco che separa i milanesi dall’occupazione nazifascista della città. Focolai di scioperi di protesta si hanno in varie fabbriche di Milano e dintorni, numerosi sono gli uomini e le donne che passano sul luogo dell’eccidio per rendere, come possono, omaggio alle vittime.

 

La costruzione della memoria

La celebrazione dei morti, il ricordo dell’eccidio, si avviano nei giorni immediatamente successivi al 10 agosto. Il 16 agosto un gruppo di garibaldini deposita un mazzo di fiori in piazzale Loreto rinominandolo Piazza Quindici Martiri, e con questa denominazione verrà popolarmente indicato nei mesi successivi. Volantini a firma della Federazione milanese del Partito comunista vengono diffusi in città invitando la popolazione a partecipare alla lotta armata contro gli occupanti nazifascisti per rendere giustizia ai martiri partigiani.




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