pfrullo Inviato 21 ore fa Condividi Inviato 21 ore fa Dalla seconda metà degli anni Sessanta fino ai primi anni Settanta sono stati prodotti alcuni dei migliori amplificatori nella storia dell’Hi-Fi. Quel periodo ha infatti “rappresentato una irripetibile convergenza tra rivoluzione tecnologica, benessere economico della classe media, cura costruttiva senza compromessi" e una grande esplosione culturale della musica ascoltata sia dal vivo che su impianti audio. Gli anni 1965-1974 coincidono con la pubblicazione di pietre miliari del rock, del pop e del jazz (dai Beatles ai Pink Floyd, da Led Zeppelin a Miles Davis), album complessi registrati nei migliori studi analogici del mondo che richiedevano sistemi stereo ad alta fedeltà per poter essere apprezzati in tutte le loro sfumature, tridimensionalità e dinamica. Già nel 1956 la RCA progetta il primo circuito quasi-complementare ad accoppiamento diretto che elimina i pesanti e costosi trasformatori d'uscita dei sistemi valvolari. Questo schema diventa il punto di riferimento dell'industria, ma a causa soprattutto della difficoltà finanziaria di far fronte all’instabilità termica dei primi transistor al germanio (tra cui il fantastico primo receiver a transistor di Sansui: TR707A), i progettisti sviluppano una tecnologia di accoppiamento al condensatore. In essa il punto centrale del circuito si trova a metà del voltaggio totale, dove, per evitare che la corrente continua bruci l'altoparlante, si inserisce un grande condensatore elettrolitico in serie sul percorso d'uscita. Il componente agisce come una barriera protettiva, lasciando transitare il segnale musicale sotto forma di corrente alternata. Una soluzione applicata a modelli celebri per un suono caldo e pastoso, come il Sony TA 1120 (primo formidabile amplificatore a silicio mai costruito; da non confondere con il 1120 A, decisamente inferiore), il Leak Stereo 30, il Quad 303 o il Sugden A21 (primo amplificatore a stato solido in Classe A). Un’altra categoria progettuale importante e resa possibile dalla stabilità termica del silicio è la configurazione ad accoppiamento diretto puro, senza condensatore d'uscita. Tra tutti ricordo il circuito JBL T-Circuit (https://www.diyaudio.com/community/threads/some-early-power-amps.296848/). Evoluzione che permette al segnale audio di viaggiare senza ostacoli dai transistor direttamente ai morsetti dei diffusori. In questo caso la risposta in frequenza può scendere ancora, mentre la dinamica si abbina a un controllo rigoroso dei woofer. Questa scelta segue anche la riduzione dimensionale dei diffusori acustici, come i primi Acoustic Research a sospensione pneumatica, che però suonano male con gli amplificatori a valvole poiché richiedono sospensioni particolarmente morbide. Alla categoria degli amplificatori senza condensatore appartengono alcuni Pioneer serie SX e questo National Panasonic SA65 del 1967 (non 1969 come scritto qua e là sul web). Il National Panasonic SA65 è un receiver che emette un'onda sinusoidale pulita a 26V di picco, erogando una corrente di circa 42 Watt a 8ohm e 84 a 4ohm. Non sono molti gli amplificatori dell’epoca a vantare questa potenza. Ma ciò che interessa oggi è che parecchi di essi risultano equipaggiati da un ingresso main-in per poterli usare con un preamplificatore esterno. https://sgerasimuk.blogspot.com/2020/07/national-panasonic-sa-65-stereo.html Siccome gran parte dei problemi che affliggono un oggetto così vecchio risiede spesso nella pre-amplificazione interna e nei vari potenziometri, mentre i trasformatori mantengono una qualità eccezionale e i condensatori principali anche, eliminare la parte del pre risolve numerosi problemi di fruscii, scricchiolii e invecchiamenti. Questo significa che si può usare un apparecchio del genere come amplificatore di potenza abbinandolo a qualunque preamplificatore. Suono. Nella maggior parte dei casi i receiver e gli amplificatori di fascia alta o medio alta di quel periodo possiedono caratteristiche abbastanza confrontabili: gamma dinamica piena, distorsioni contenute, naturalezza abbinata però a velocità e grinta. Peraltro l’uso come finale evita la penalizzazione del filtro che alcuni costruttori inserivano nell’intento di deprimere le basse frequenze provenienti dai giradischi coevi (un anti-rumble incorporato, che purtroppo penalizzava la qualità dei bassi). Si tratta di un approccio che non costituisce affatto una sorta di ripiego. Anzi. Per trovare rivali capaci di tenere testa a una configurazione simile dovrete spendere cifre abbastanza importanti e scegliere con estrema cura un finale alternativo. 2 Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/ Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
pfrullo Inviato 18 ore fa Autore Condividi Inviato 18 ore fa Ah. E al contrario di tanti amplificatori, questo ha l'uscita cuffie. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1813736 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
spersanti276 Inviato 5 ore fa Condividi Inviato 5 ore fa 16 ore fa, pfrullo ha scritto: Dalla seconda metà degli anni Sessanta fino ai primi anni Settanta sono stati prodotti alcuni dei migliori amplificatori nella storia dell’Hi-Fi. Quel periodo ha infatti “rappresentato una irripetibile convergenza tra rivoluzione tecnologica, benessere economico della classe media, cura costruttiva senza compromessi" e una grande esplosione culturale della musica ascoltata sia dal vivo che su impianti audio. Gli anni 1965-1974 coincidono con la pubblicazione di pietre miliari del rock, del pop e del jazz (dai Beatles ai Pink Floyd, da Led Zeppelin a Miles Davis), album complessi registrati nei migliori studi analogici del mondo che richiedevano sistemi stereo ad alta fedeltà per poter essere apprezzati in tutte le loro sfumature, tridimensionalità e dinamica. Già nel 1956 la RCA progetta il primo circuito quasi-complementare ad accoppiamento diretto che elimina i pesanti e costosi trasformatori d'uscita dei sistemi valvolari. Questo schema diventa il punto di riferimento dell'industria, ma a causa soprattutto della difficoltà finanziaria di far fronte all’instabilità termica dei primi transistor al germanio (tra cui il fantastico primo receiver a transistor di Sansui: TR707A), i progettisti sviluppano una tecnologia di accoppiamento al condensatore. In essa il punto centrale del circuito si trova a metà del voltaggio totale, dove, per evitare che la corrente continua bruci l'altoparlante, si inserisce un grande condensatore elettrolitico in serie sul percorso d'uscita. Il componente agisce come una barriera protettiva, lasciando transitare il segnale musicale sotto forma di corrente alternata. Una soluzione applicata a modelli celebri per un suono caldo e pastoso, come il Sony TA 1120 (primo formidabile amplificatore a silicio mai costruito; da non confondere con il 1120 A, decisamente inferiore), il Leak Stereo 30, il Quad 303 o il Sugden A21 (primo amplificatore a stato solido in Classe A). Un’altra categoria progettuale importante e resa possibile dalla stabilità termica del silicio è la configurazione ad accoppiamento diretto puro, senza condensatore d'uscita. Tra tutti ricordo il circuito JBL T-Circuit (https://www.diyaudio.com/community/threads/some-early-power-amps.296848/). Evoluzione che permette al segnale audio di viaggiare senza ostacoli dai transistor direttamente ai morsetti dei diffusori. In questo caso la risposta in frequenza può scendere ancora, mentre la dinamica si abbina a un controllo rigoroso dei woofer. Questa scelta segue anche la riduzione dimensionale dei diffusori acustici, come i primi Acoustic Research a sospensione pneumatica, che però suonano male con gli amplificatori a valvole poiché richiedono sospensioni particolarmente morbide. Alla categoria degli amplificatori senza condensatore appartengono alcuni Pioneer serie SX e questo National Panasonic SA65 del 1967 (non 1969 come scritto qua e là sul web). Il National Panasonic SA65 è un receiver che emette un'onda sinusoidale pulita a 26V di picco, erogando una corrente di circa 42 Watt a 8ohm e 84 a 4ohm. Non sono molti gli amplificatori dell’epoca a vantare questa potenza. Ma ciò che interessa oggi è che parecchi di essi risultano equipaggiati da un ingresso main-in per poterli usare con un preamplificatore esterno. https://sgerasimuk.blogspot.com/2020/07/national-panasonic-sa-65-stereo.html Siccome gran parte dei problemi che affliggono un oggetto così vecchio risiede spesso nella pre-amplificazione interna e nei vari potenziometri, mentre i trasformatori mantengono una qualità eccezionale e i condensatori principali anche, eliminare la parte del pre risolve numerosi problemi di fruscii, scricchiolii e invecchiamenti. Questo significa che si può usare un apparecchio del genere come amplificatore di potenza abbinandolo a qualunque preamplificatore. Suono. Nella maggior parte dei casi i receiver e gli amplificatori di fascia alta o medio alta di quel periodo possiedono caratteristiche abbastanza confrontabili: gamma dinamica piena, distorsioni contenute, naturalezza abbinata però a velocità e grinta. Peraltro l’uso come finale evita la penalizzazione del filtro che alcuni costruttori inserivano nell’intento di deprimere le basse frequenze provenienti dai giradischi coevi (un anti-rumble incorporato, che purtroppo penalizzava la qualità dei bassi). Si tratta di un approccio che non costituisce affatto una sorta di ripiego. Anzi. Per trovare rivali capaci di tenere testa a una configurazione simile dovrete spendere cifre abbastanza importanti e scegliere con estrema cura un finale alternativo. Bravissimo. Ottima idea. 1 Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1813878 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Bazza Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa @pfrullo leggendo la discussione mi è venuta voglia di riaccendere il mio Pioneer SX 626. Anche se dallo schema mi par di capire che ha i condensatori di uscita, suona maledettamente bene.. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1813980 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
bic196060 Inviato 2 ore fa Condividi Inviato 2 ore fa 19 ore fa, pfrullo ha scritto: Siccome gran parte dei problemi che affliggono un oggetto così vecchio risiede spesso nella pre-amplificazione interna e nei vari potenziometri, mentre i trasformatori mantengono una qualità eccezionale e i condensatori principali anche, eliminare la parte del pre risolve numerosi problemi di fruscii, scricchiolii e invecchiamenti. Questo significa che si può usare un apparecchio del genere come amplificatore di potenza abbinandolo a qualunque preamplificatore. Suono. Nella maggior parte dei casi i receiver e gli amplificatori di fascia alta o medio alta di quel periodo possiedono caratteristiche abbastanza confrontabili: gamma dinamica piena, distorsioni contenute, naturalezza abbinata però a velocità e grinta. Peraltro l’uso come finale evita la penalizzazione del filtro che alcuni costruttori inserivano nell’intento di deprimere le basse frequenze provenienti dai giradischi coevi (un anti-rumble incorporato, che purtroppo penalizzava la qualità dei bassi). Concordo e dico di più. Allargo questo concetto agli amplificatori integrati a valvole degli anni '50 e '60, anche se gli integrati non erano dotati di una separazione pre-finale. Non parlo necessariamente di integrati già ben considerati in quanto tali, come Fisher o Scott, ma di marchi meno blasonati e non considerati. Nel momento in cui si fa una revisione (NECESSARIA in oggetti così vecchi) di tali elettroniche è facile per un tecnico preparato individuare il punto d'ingresso dell'amplificatore finale e "saltare" la parte pre che in quegli anni era piena di selettori, commutatori, filtri etc. In molti casi invece la parte finale era di eccellente qualità, sia perchè i circuiti ben suonanti erano già disponibili sia perchè i trasformatori di uscita erano spesso di qualità oggi difficilmente eguagliabile se non inarrivabile, senza parlare dei costi. Personalmente ho sperimentato già un paio di amplificazioni valvolari usandone la sola parte finale con grandissima soddisfazione e costi risibili rispetto anche a finali vintage, non parliamo poi delle realizzazioni moderne. Pilotati da un ottimo pre, vintage o moderno, si ottengono prestazioni eccellenti! Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1813991 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
pfrullo Inviato 1 ora fa Autore Condividi Inviato 1 ora fa 50 minutes ago, bic196060 said: Concordo e dico di più. Allargo questo concetto agli amplificatori integrati a valvole degli anni '50 e '60, anche se gli integrati non erano dotati di una separazione pre-finale. Non parlo necessariamente di integrati già ben considerati in quanto tali, come Fisher o Scott, ma di marchi meno blasonati e non considerati. Nel momento in cui si fa una revisione (NECESSARIA in oggetti così vecchi) di tali elettroniche è facile per un tecnico preparato individuare il punto d'ingresso dell'amplificatore finale e "saltare" la parte pre che in quegli anni era piena di selettori, commutatori, filtri etc. In molti casi invece la parte finale era di eccellente qualità, sia perchè i circuiti ben suonanti erano già disponibili sia perchè i trasformatori di uscita erano spesso di qualità oggi difficilmente eguagliabile se non inarrivabile, senza parlare dei costi. Personalmente ho sperimentato già un paio di amplificazioni valvolari usandone la sola parte finale con grandissima soddisfazione e costi risibili rispetto anche a finali vintage, non parliamo poi delle realizzazioni moderne. Pilotati da un ottimo pre, vintage o moderno, si ottengono prestazioni eccellenti! Verissimo! Quegli apparecchi poi avevano dei trasformatori che oggi sono difficilmente replicabili. Sarebbe interessante ripercorrerne storicamente le tecniche di produzione. Per i valvolari magari hai in mente qualche ditta italiana? Perché se togliamo quelli che hai citato e il Dynaco... Chissà. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1814024 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
pfrullo Inviato 1 ora fa Autore Condividi Inviato 1 ora fa 55 minutes ago, Bazza said: @pfrullo leggendo la discussione mi è venuta voglia di riaccendere il mio Pioneer SX 626. Anche se dallo schema mi par di capire che ha i condensatori di uscita, suona maledettamente bene.. Ah, ma senti, nessuno dirà che quelli a condensatore suonano meno bene! Non io di certo. Alcuni dei miei preferiti hanno il condensatore di uscita. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1814025 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
pfrullo Inviato 1 ora fa Autore Condividi Inviato 1 ora fa Mannaggia Lo so che certi modelli vanno "protetti", ma un nome o due si possono anche fare. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1814032 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
bic196060 Inviato 1 ora fa Condividi Inviato 1 ora fa 13 minuti fa, pfrullo ha scritto: Verissimo! Quegli apparecchi poi avevano dei trasformatori che oggi sono difficilmente replicabili. Sarebbe interessante ripercorrerne storicamente le tecniche di produzione. Per i valvolari magari hai in mente qualche ditta italiana? Perché se togliamo quelli che hai citato e il Dynaco... Chissà. ciao, ho esperienza diretta con dei rari amplificatori monofonici Allocchio Bacchini anni '50 che usavano la 6V6, erano montati in costose consolle giradischi. E poi modelli dell'americana EICO. L'EICO ST70 per esempio monta le 7591 come il McIntosh MC225, per circa 25-30w per canale. Link al commento https://melius.club/topic/30133-receiver-1967-usato-come-eccellente-finale-di-potenza/#findComment-1814036 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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