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Receiver (1967) usato come eccellente finale di potenza


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Dalla seconda metà degli anni Sessanta fino ai primi anni Settanta sono stati prodotti alcuni dei migliori amplificatori nella storia dell’Hi-Fi. Quel periodo ha infatti “rappresentato una irripetibile convergenza tra rivoluzione tecnologica, benessere economico della classe media, cura costruttiva senza compromessi" e una grande esplosione culturale della musica ascoltata sia dal vivo che su impianti audio.

Gli anni 1965-1974 coincidono con la pubblicazione di pietre miliari del rock, del pop e del jazz (dai Beatles ai Pink Floyd, da Led Zeppelin a Miles Davis), album complessi registrati nei migliori studi analogici del mondo che richiedevano sistemi stereo ad alta fedeltà per poter essere apprezzati in tutte le loro sfumature, tridimensionalità e dinamica.

 

Già nel 1956 la RCA progetta il primo circuito quasi-complementare ad accoppiamento diretto che elimina i pesanti e costosi trasformatori d'uscita dei sistemi valvolari. Questo schema diventa il punto di riferimento dell'industria, ma a causa soprattutto della difficoltà finanziaria di far fronte all’instabilità termica dei primi transistor al germanio (tra cui il fantastico primo receiver a transistor di Sansui: TR707A), i progettisti sviluppano una tecnologia di accoppiamento al condensatore. In essa il punto centrale del circuito si trova a metà del voltaggio totale, dove, per evitare che la corrente continua bruci l'altoparlante, si inserisce un grande condensatore elettrolitico in serie sul percorso d'uscita. Il componente agisce come una barriera protettiva, lasciando transitare il segnale musicale sotto forma di corrente alternata. Una soluzione applicata a modelli celebri per un suono caldo e pastoso, come il Sony TA 1120 (primo formidabile amplificatore a silicio mai costruito; da non confondere con il 1120 A, decisamente inferiore), il Leak Stereo 30, il Quad 303 o il Sugden A21 (primo amplificatore a stato solido in Classe A).

 

Un’altra categoria progettuale importante e resa possibile dalla stabilità termica del silicio è la configurazione ad accoppiamento diretto puro, senza condensatore d'uscita. Tra tutti ricordo il circuito JBL T-Circuit (https://www.diyaudio.com/community/threads/some-early-power-amps.296848/). Evoluzione che permette al segnale audio di viaggiare senza ostacoli dai transistor direttamente ai morsetti dei diffusori. In questo caso la risposta in frequenza può scendere ancora, mentre la dinamica si abbina a un controllo rigoroso dei woofer. Questa scelta segue anche la riduzione dimensionale dei diffusori acustici, come i primi Acoustic Research a sospensione pneumatica, che però suonano male con gli amplificatori a valvole poiché richiedono sospensioni particolarmente morbide.

Alla categoria degli amplificatori senza condensatore appartengono alcuni Pioneer serie SX e questo National Panasonic SA65 del 1967 (non 1969 come scritto qua e là sul web).

Il National Panasonic SA65 è un receiver che emette un'onda sinusoidale pulita a 26V di picco, erogando una corrente di circa 42 Watt a 8ohm e 84 a 4ohm.

Non sono molti gli amplificatori dell’epoca a vantare questa potenza. Ma ciò che interessa oggi è che parecchi di essi risultano equipaggiati da un ingresso main-in per poterli usare con un preamplificatore esterno. 

 

https://sgerasimuk.blogspot.com/2020/07/national-panasonic-sa-65-stereo.html

 

Siccome gran parte dei problemi che affliggono un oggetto così vecchio risiede spesso nella pre-amplificazione interna e nei vari potenziometri, mentre i trasformatori mantengono una qualità eccezionale e i condensatori principali anche, eliminare la parte del pre risolve numerosi problemi di fruscii, scricchiolii e invecchiamenti.

Questo significa che si può usare un apparecchio del genere come amplificatore di potenza abbinandolo a qualunque preamplificatore.

 

Suono. Nella maggior parte dei casi i receiver e gli amplificatori di fascia alta o medio alta di quel periodo possiedono caratteristiche abbastanza confrontabili: gamma dinamica piena, distorsioni contenute, naturalezza abbinata però a velocità e grinta. Peraltro l’uso come finale evita la penalizzazione del filtro che alcuni costruttori inserivano nell’intento di deprimere le basse frequenze provenienti dai giradischi coevi (un anti-rumble incorporato, che purtroppo penalizzava la qualità dei bassi).

 

Si tratta di un approccio che non costituisce affatto una sorta di ripiego. Anzi. Per trovare rivali capaci di tenere testa a una configurazione simile dovrete spendere cifre abbastanza importanti e scegliere con estrema cura un finale alternativo.

 

National SA65.jpg

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