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L’Evoluzione della Specie: Guida ragionata ai finali McIntosh a stato solido con Autoformers (dal 1967 al 2000)


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Introduzione 

Ogni tanto sento accomunare finali McIntosh che appartengono ad epoche e progetti molto distanti tra loro. Avendo avuto la fortuna e la pervicacia di collezionare, nei decenni passati, buona parte della produzione pre-2000 (dagli MC30 in avanti), vorrei soffermarmi sulla produzione esclusivamente a stato solido e dotata di autoformers (AF) precedente al 2000.

Mi baserò sulla mia diretta esperienza sul campo, avendo inserito questi finali in molteplici catene ed ambienti. Non parlerò dei finali iperpotenti nati per uso pro (MC2300, MC2500 e MC2600), né dei valvolari, e neppure dei finali ad accoppiamento diretto (tra cui spiccano gli eccellenti MC7100 ed MC7200).

 

Prima generazione di Mc a stato solido con AF (1967-1977)

Siamo a metà degli anni ’60: quasi tutte le aziende stanno a fatica abbandonando i tubi, con risultati per lo più scoraggianti sotto il profilo musicale. Si dovette arrivare alla seconda metà degli anni ’70 per trovare le prime amplificazioni a stato solido davvero ben suonanti (Threshold, Mark Levinson e poche altre). Prima di allora, salvo eccezioni, solo i progettisti in grado di percorrere strade alternative proposero finali innovativi e musicali: Stax in classe A, Peter Walker con il Quad 303, e pochissimi altri.

Ed esattamente come Quad cercò di creare un'alternativa ai magici Quad II con il 303, a Binghamton provarono a ricreare il suono dell’MC275 con il piccolo MC2505, il primo finale a stato solido dotato di autoformers. Dopo qualche mese introdussero il fratello maggiore MC2105, di potenza doppia, molto più pesante ed ingombrante. Costruirono attorno ad essi una veste estetica altrettanto innovativa e preziosa (cristallo di altissima qualità retroilluminato con scritte verdi e VU meter color acquamarina): fu subito un instant cult.

Il suono è decisamente "tubey" dal punto di vista del timbro; questo impone la scelta di diffusori obbligatoriamente brillanti (Klipsch, JBL con tweeter 077/2405, ecc.), con cui spesso facevano accoppiata fissa. Sono due finali rari, ricercati, e hanno raggiunto quotazioni decisamente elevate, soprattutto se con restauro documentato e/o verificabile. 

Esistono le versioni "solo telaio" sia dell'MC2505 (MC50 mono e MC250 stereo) e dell'MC2105 (MC100 mono e MC2100 stereo), più abbordabili.

 

 

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Seconda generazione di Mc a stato solido con AF (1976-1981)

Con questa serie viene introdotto il Power Guard (PG), circuito che non ho mai amato particolarmente — soprattutto se applicato a finali di piccola potenza — e che spiega perché l'MC2105, a confronto diretto, sembri suonare più forte dell'MC2125 e persino dell'MC2205.

Con l'MC2205 ed il più piccolo MC2125 si apportano modifiche estetiche importanti: i VU meter diventano azzurri e non più acquamarina, le manopole diventano bicolore, si perdono i fianchetti sagomati in favore di linee dritte. Nel complesso, a mio avviso, si perde un po’ del fascino originale e, forse, un pizzico di qualità costruttiva a livello di vetro e serigrafie.

Inizia qui la rincorsa alle potenze elevate, resa obbligatoria dalla copresenza di AF e Power Guard. Solo il piccolo MC502 (1978-1989), privo di AF, si potè permettere una potenza contenuta grazie all’accoppiamento diretto, garantendo, rispetto ai soli 50 W per canale, buone caratteristiche di erogazione e una curva di carico limite più verticale (scontando però una minor appetibilità sul mercato per l'assenza di VU meter ed AF).

MC2125 e MC2205 sono due buoni finali: si trovano facilmente a prezzi ancora interessanti, ma a mio personalissimo avviso risultano inferiori (costruttivamente, esteticamente e musicalmente) alla prima generazione. In compenso il loro timbro è decisamente neutro, facilitandone l’abbinamento con i diffusori dell’epoca, che stavano cambiando rapidamente per efficienza e impostazione sonora.

Esistono le versioni non vetrate e prive di Vu denominate MC2120 ed MC2200.

 

 

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Terza generazione di Mc a stato solido con AF (1981-1986)

L'MC2155 e l'MC2255 possono considerarsi un'evoluzione potenziata dei precedenti 2125 e 2205, piuttosto che modelli realmente innovativi.

Va considerato che nei primi anni ’80 questi pur buoni finali si trovavano, nei negozi, ad affrontare temibili ed innovativi concorrenti a stato solido (Mark Levinson, Krell, Sumo, GAS, ecc.), caratterizzati da doti di erogazione e soprattutto di trasparenza sconosciute ai coevi prodotti di Binghamton. Si rese pertanto necessario un cambio di passo, sostanziale e decisivo, che portò alla nascita della generazione successiva.

Di questa terza generazione esistono le versioni non vetrate e prive di Vu denominate MC2150 ed MC2250.

 

 

Quarta generazione di Mc a stato solido con AF (1985-1991) - La "svolta" della serie "7"

Bebo Moroni ed io, entrambi amanti dei finali di Binghamton, non andavamo necessariamente d’accordo su tutto, ma sulla valutazione di alcuni apparecchi la sintonia fu totale: tra questi ricordo il possente MC7270, “IL” finale della svolta in casa Binghamton, a metà anni '80

Nonostante i dati di targa fossero sovrapponibili a quelli dell'MC2255, l'MC7270 esibiva ben altre doti di erogazione, una trasparenza superiore ed una piacevolezza d'ascolto a tutto tondo: esattamente ciò che il pubblico più maturo ormai pretendeva. Con l'MC7270 cambiò anche il layout del frontale, diventando simmetrico (mentre prima era asimmetrico, con i VU meter a sinistra, ed il logo più le spie a destra).

Non va dimenticato che, a parte il fratello maggiore “pro” MC2600 (che di lì a poco avrebbe sostituito l'MC2500), il 7270 fu presto affiancato da finali altrettanto eccellenti ma privi di AF, con curve di carico limite verticali (come quelle dei coevi Mark Levinson 29, 27, 23) e una voce forse meno ammaliante ma più asciutta: l'MC7200 e, successivamente, il piccolo MC7100.

Tutti questi erano finali decisamente moderni per l'epoca e molto più facili da abbinare agli ostici grandi diffusori che iniziavano a dominare il mercato top di gamma a cavallo tra gli anni '80 e '90.

 

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Quinta generazione di Mc a stato solido con AF (1991-1995)

L'MC7270 lasciò il posto all'MC7300, e venne contestualmente introdotto un interessantissimo finale compatto da “soli” 150W per canale: l'MC7150.

Ne ho posseduto uno, di MC7150, per diverso tempo: l’erogazione pura su carichi difficili non era il suo forte, ma in compenso si abbinava perfettamente a Klipsch ed Electro-Voice, pilotandole con una grazia ed un equilibrio come poche altre amplificazioni (sia a tubi che a stato solido) sanno fare. Ho avuto anche un integrato MA6800 che ne riprendeva pari pari la sezione finale, e con cui pilotavo delle Regency a tromba, in un ambiente piccolo: una delizia. Voce calda, lievemente eufonica, ma con una trasparenza sconosciuta ai finali delle generazioni precedenti.

 

Sesta generazione di Mc a stato solido con AF (1995-1997)

Arriviamo alle soglie degli anni 2000 con l'evoluzione dei 7150 e 7300, denominati semplicemente MC150 ed MC300, le cui caratteristiche e note d'ascolto sono sostanzialmente sovrapponibili ai modelli da cui derivano.

A quest’epoca appartengono anche i mastodontici monofonici MC1000 e MC500, oltre all’ottimo MC352, che sostituì degnamente l'MC300 aprendo la strada all'era moderna del marchio.

 

 

Nei prossimi interventi magari entreremo più nel dettaglio delle singole macchine, valutandone il comportamento sul campo e l’appetibilità dal punto di vista collezionistico e di mercato, le difficoltà di restauro e manutenzione, ecc.

Quali sono state le vostre esperienze con queste diverse edizioni dei finali Mc vintage a stato solido dotati di trasformatori d'uscita?

 

MaurilioMc

Innanzi tutto, permettetemi di ringraziare, a nome di tutti gli appassionati degli "Occhioni Blu" il caro amico @wiking che con la sua passione, disponibilità e competenza continua a guidarci nella riproposizione della storia evolutiva e della evoluzione tecnica, estetica e sonora dei nostri amatissimi McIntosh. Detto questo, dopo il doveroso preambolo comunque più che mai necessario, non posso fare altro che apprezzare e fare tesoro, ditutte le "chicche" e le notizie così chiaramente esposte ed evidenziate dal nostro "grandissimo e disponibilissimo esperto personale". Non credo ci sia niente altro da aggiungere alle parole di Wiking, se non aspettare, con impazienza, le prossime "puntate" che il nostro amico vorrà proporci. Nel frattempo, io, continuerò, con amore ancora maggiore rispetto a prima, a coccolarmi i miei McIntosh Mc2105, Mc2125, e C 32.Devo comunque citare anche il pre perché, se non lo nomino, permaloso come è, si offende e mette il broncio. 

  • Thanks 1

L'unica cosa che mi permetto di dire, a mio modesto parere, riguarda, per esperienza diretta, il suono dell'Mc 2105 rispetto all'Mc 2125. Il primo presenta una gamma bassa che io continuo a considerare, nonostante il progetto sia ormai datato, di grandissimo impatto e presenza e completamente scevra da aloni e rimbombi. Non è un caso, infatti che io lo usi sulla gamma bassa nella biamplificazione delle JBL 4343. L'Mc2125, invece, secondo me, ha un suono più aperto sui medi, medio alti e acuti pur rimanendo sempre morbido e vellutato, ma la gamma bassa non è paragonabile a quella dell'Mc2105, forse anche a causa della presenza del "Power Guard". Proprio per questo motivo uso L'Mc2125 sulla gamma alta delle JBL 4343.E, comunque, nonostante l'età di tutto l'insieme, secondo me, è sempre un bel sentire. 

 

17 minuti fa, MaurilioMc ha scritto:

L'unica cosa che mi permetto di dire, a mio modesto parere, riguarda, per esperienza diretta, il suono dell'Mc 2105 rispetto all'Mc 2125. Il primo presenta una gamma bassa che io continuo a considerare, nonostante il progetto sia ormai datato, di grandissimo impatto e presenza e completamente scevra da aloni e rimbombi. Non è un caso, infatti che io lo usi sulla gamma bassa nella biamplificazione delle JBL 4343. L'Mc2125, invece, secondo me, ha un suono più aperto sui medi, medio alti e acuti pur rimanendo sempre morbido e vellutato, ma la gamma bassa non è paragonabile a quella dell'Mc2105, forse anche a causa della presenza del "Power Guard". Proprio per questo motivo uso L'Mc2125 sulla gamma alta delle JBL 4343.E, comunque, nonostante l'età di tutto l'insieme, secondo me, è sempre un bel sentire. 

 

Grazie @MaurilioMc del tuo esaustivo feedback.

Tu, che hai fianco a fianco MC2105 ed il suo immediato successore MC2125, confermi le differenze estetico-costruttive, che io a lungo notai (ho avuto per anni un MC2125 nella sala d'attesa del mio ambulatorio, pilotava delle JBL L-65 Jubal)? Il buon vecchio MC2105 non ti sembra un po' più...dimensionato? Cristallo, retroilluminazione e serigrafie appaiono anche a te un po' diversi, o sono miei ricordi, magari imperfetti?

Mentre non posso che confermare al 100% le diversità all'ascolto, che perfettamente descrivi. E li, certamente, preferisco in cuor mio il 2105 (o il piccolo MC2505, che ha la medesima voce, ne ho uno ancora, come sai), anche se il 2125 è certamente più....universale, nonchè esteso in gamma alta :classic_wink:.

Ti ringrazio @wiking per questi interessantissimi post, purtroppo non sono mai stato possessore di un McIntosh ma in impianti altrui ho avuto modo di apprezzare i "vecchi" 7270 e 7300 e in dimostrazioni pubbliche gli enormi Mc1000 , che se mai avessi la disponibilità per acquistarli porterei immediatamente a casa, senza più farmi dubbi e tarli da cambiamento.

Peccato in epoche recenti tante demo pubbliche con diffusori probabilmente non proprio ottimali per loro, poco ho apprezzato anche i diffusori dello storico marchio comunque.

Come sempre, hai ragione tu caro @wiking . Come sempre, e la storia insegna, le cose più sono antiche e meglio sono costruite. Magari la tecnologia si evolve, ma la cura è l'attenzione del "costruito a mano" di una volta, non esiste più. 

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