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La socialdemocrazia e la crescita del neofascismo


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neroacustico

in tutta europa, itaglia compresa, ma anche in usa (loro hanno avuto anche il vietnam) le generazioni che avevano vissuto la guerra e quella del dopoguerra erano "vaccinate" e avevano gli anticorpi. ma si stanno estinguendo. le generazioni successive ormai hanno solo il virus social che li guida uno ad uno (come zombie) 

  • Melius 2
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appecundria
10 ore fa, Roberto M ha scritto:

l’altro sulla rivista dell’ANPI. 
Si, proprio l’ANPI

Ogni volta che, anche di sguincio, si nomina il nazifascismo accorrono affardellati quei quattro o cinque anti-antifascisti sempre all'erta. Ancora si muove l'anguilla che hanno preso dai partigiani?

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appecundria
10 ore fa, indifd ha scritto:

I contributi di tutti sono sempre utili, soprattutto se differenti, spero che anche altri vogliano scrivere quello che pensano a riguardo

Sei troppo buonista, i contributi non sono tutti utili. Ma che almeno siano in topic! In realtà molti o sono finalizzati a deviare la discussione lontano dal topic oppure sono espressioni di quelle  piccole fissazioni che tutti abbiamo.

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32 minuti fa, appecundria ha scritto:

Sei troppo buonista,

Non conosci la mia vera natura :classic_biggrin:, poi non è buonismo, ma semplicemente l'aver provato nella vita vissuta che quando si ha una comunità dentro alcuni limiti* é sovente conveniente che ci siano dinamiche di valorizzazione delle diversità a livello di gestione delle dinamiche di gruppo, nel nostro caso (almeno per me) non mi interessa:

a) affermare di avere ragione (non ho queste esigenze/problemi di ego :classic_biggrin:)

b) promuovere o propagandare la mia visione politica (legittimo ovviamente, ma non mi interessa)

al contrario sono veramente molto interessato a come pensano gli altri diversi da me perché comprendere come pensano gli altri é il primo passo fondamentale di analisi politica sulla cui base si deve innestare la mia personale visione politica della mia comunità (visione politica democratica, contraria alla violenza fisica e verbale, ma per nulla buonista)

32 minuti fa, appecundria ha scritto:

i contributi non sono tutti utili

Per te sicuramente, per me no abbiano finalità differenti ovviamente, tutte legittime ovviamente

32 minuti fa, appecundria ha scritto:

sono espressioni di quelle  piccole fissazioni che tutti abbiamo

Le nostre fissazioni se interpreto bene (potrei sbagliarmi) sono la nostra visione dell'oggetto della discussione

*limiti:

1) quando un gruppo é un dato fisso e non lo puoi modificare, con il gruppo ti devi confrontare per farlo funzionare al meglio a prescindere dalle simpatie/antipatie personali IMHO

2) il gruppo/comunità può essere visto anche in ottica dinamica e se possibile a volte si possono determinare ingressi e soprattutto uscite (facile sarebbe fare esempi :classic_biggrin:) IMHO

3) gruppi totalmente omogenei non producono quasi mai elaborati o sviluppi interessanti, ma ripropongono la stessa tesi già conosciuta in partenza da tutti)

  • Melius 1
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@loureediano

Consentimi, sbagli, nel 1992 il Pese era prossimo al default, gli interessi del debito pubblico giunsero a quasi il 12% del PIL (ora siamo intorno al 4%). Se vai alle cronache dell'epoca troverai le dichiarazioni dei diversamente intelligenti leghisti (lo erano e a mio parere lo sono ancora) che invitavano a non acquistare i nostri titoli di Stato perché quel denaro non sarebbe stato restituito ed invitavano ad acquistare titoli di Stato tedeschi ed olandesi.

Se il default non avvenne fu in parte per la benevolenza dei nostri partner, in parte perché eravamo "too big to fail".

  • Melius 1
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Per le tante eterogenesi dei fini della storia l’effetto più grande del c.d. “comunismo reale” si manifestò dopo il 1945. Come osservava Hobsbawm ne “Il secolo breve” la presenza di un’alternativa all’economia capitalistica indusse i governi del secondo dopoguerra ad edificare il sistema dello stato sociale europeo e ad un incremento dei salari congiunta con la crescita della produttività.

Il potenziale politico ed ideologico del comunismo reale consentì ai partiti socialisti e comunisti dell’Europa occidentale di giungere al punto più alto di pressione politica anche se erano collocati all’opposizione. Ciò rese possibile l’accoglimento delle loro richieste anche da parte dei governi liberali o conservatori di redistribuzione della ricchezza e dell’edificazione dello stato sociale.

I partiti che rappresentavano i lavoratori dipendenti e i sindacati occidentali ebbero il massimo ascolto per via di una minaccia indiretta di lotta di classe, che riuscirono a fare fruttare nei rapporti con le controparti, anche senza bisogno di giungere allo scontro aperto. Era sufficiente far notare quanto avveniva oltre la “cortina di ferro” per far comprendere alla parte imprenditoriale che anche in Occidente la pace sociale aveva il suo prezzo. 

I costi della pace sociale in Occidente furono rivisti nel momento in cui la potenziale di minaccia dei partiti di sinistra e dei sindacati si attenuò in modo inarrestabile in ragione del fatto che l'Unione Sovietica, il “comunismo reale”, era sempre meno credibile. Si era perso il fattore di poter far leva sulla paura del comunismo.

Per il campo conservatore divenne evidente che il contraente che sedeva ai tavoli delle trattative salariali era fortemente indebolito.

Le conseguenze di ciò determinarono un nuovo clima politico già dai primi anni Ottanta. Non è un caso che i salari operai negli USA sono fermi da quel momento. Il neo-liberismo è stato nei fatti un ricalcolo dei costi della pace sociale interna ad iniziare dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna, con la Thatcher e Regan, per poi passare all’Europa occidentale causata dalla temporanea pressione politica e ideologica del “comunismo reale”. Negli stessi anni si assisteva al diffondersi di un “individualismo popolare” che toglieva il terreno sotto i piedi alla solidarietà di classe del proletariato.

In pochi anni si passò dalla priorità della piena occupazione a quella della dinamica imprenditoriale. Questa nuova situazione ha condotto a salari stagnanti da 40 anni, congiunti con il tentativo di ridurre lo stato sociale, tollerati senza reazioni e senza che ciò accendesse nuovamente il conflitto di classe.

I rapporti di forza erano cambiati. Le organizzazioni del lavoro dipendente non possedevano più strumenti con cui fare pressioni e, in ultima istanza, minacce. Anzi, il privilegio di poter fare minacce era passato quasi unilateralmente nelle mani delle imprese, che possono prospettare scenari peggiori nel momento in cui la controparte rifiutasse di condividere le nuove regole del gioco.

Non è del tutto infondato il timore che si sia in presenza di una svolta neo-autoritaria del capitalismo, con l’appoggio della stessa classe operaia sua antagonista nell’immediato secondo dopoguerra.

(riposto delle osservazioni fatte circa un anno fa)

 

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loureediano

Nel 1992 ci fu Mani Pulite che mandò a donne allegre governo e parlamento

Prima di Mani Pulite le migliori aste di prodotti di estra lusso erano in Italia, quadi di altissimo valore e macchine d'epoca erano roba nostra.

Giravano soldi a palate, la Milano da Bere

Altro che defolt

Mai stati problemi a collocare il nostro debito. gli italiani ancora oggi hanno i forzieri pieni, vedi soldi in banca

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Società e politica al tempo della morte di Dio

 

Scriveva Nietzsche: "Dove se n'è andato Dio? - gridò - ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad ucciderlo: voi e io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? Come potemmo vuotare il mare bevendolo fino all'ultima goccia? Chi ci dette la spugna per strusciar via l'intero orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa terra dalla catena del suo sole? Dov'è che si muove ora? Dov'è che ci muoviamo noi? Via da tutti i soli? Non è il nostro un eterno precipitare? E all'indietro, di fianco, in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un alto e un basso? Non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla? Non alita su di noi lo spazio vuoto? Non si è fatto più freddo? Non seguita a venire notte, sempre più notte? Non dobbiamo accendere lanterne la mattina? Dello strepito che fanno i becchini mentre seppelliscono Dio, non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo ancora il lezzo della divina putrefazione?

La metafora del filosofo coglie il fatto che la fede in Dio è le fondamenta dell’Occidente e l’architrave della coesione sociale.

Alla fede in Dio sono connessi inestricabilmente due elementi che ne sono parte sostanziale.

Il primo è la fede nella provvidenza. Dinanzi al male, alle ingiustizie, alla violenza, alle sofferenze, della ragione di queste in un mondo creato da Dio la fede richiamava la provvidenza, intesa come il governo del mondo e della storia degli uomini per opera della divinità, che opera secondo fini che trascendono i singoli e possono restare incomprensibili alla ragione umana.

Il secondo è la fede nella vita dopo la morte. Il Credo termina con “Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.”

La fede nell’aldilà, di una vita del mondo che verrà, è debole già nei cattolici praticanti, dalle ricerche emerge che solo un quinto di loro vi crede, e quasi assente in coloro che non sono praticanti.

La fede nella “vita del mondo che verrà” è indisgiungibile dalla provvidenza, è tramite essa che diviene comprensibile l’intervento del divino nel mondo e nella storia. Essa ha due aspetti, una prima è la consolazione per le sofferenze, le privazioni e il male del presente, ma ve ne è una seconda complementare alla prime, che Nietzsche coglie quando scrive della “morale del risentimento”.

In questi giorni sto leggendo un saggio dal titolo "Ira e tempo: Saggio politico-psicologico" di Peter Sloterdijk (di cui consiglio la lettura e da cui hanno preso spunto le considerazioni che seguono). Scrive l’autore: “Con tutto quello che si sa oggi a proposito di ciò che accadde in seguito, bisogna ipotizzare che anche la prima metà del secolo XXI sarà segnata da immensi conflitti, orditi senza eccezioni da collettivi d'ira e da «civilizzazioni» offese. Questo stato di cose fornisce un motivo in più per andare a riprendere il lavoro cui Nietzsche aveva messo mano, e per porre all'ordine del giorno una riflessione ancora più profondamente calzante sulla semina e sul raccolto dell'ira nel Moderno.

Di contro agli impetuosi riassunti di Nietzsche, oggi si deve prestare attenzione soprattutto al fatto che l'era cristiana, presa nel suo complesso, non fu propriamente l'epoca dell'esercizio della vendetta. Rappresentò piuttosto un'epoca in cui si affermò con grande serietà un'etica della procrastinazione della vendetta. Non è necessario cercare a lungo la ragione di tutto ciò: ci è fornita dalla fede cristiana per la quale, un giorno, alla fine dei tempi, Dio riporterà la bilancia morale in equilibrio. Nella sfera cristiana delle idee la prospettiva di una vita dopo la morte fu sempre collegata con l'aspettativa di un pareggiamento metastorico dei mali. Per quest'etica della rinuncia alla vendetta nel presente a favore di una ricompensa da guadagnare nell'Aldilà, il prezzo fu alto e qui Nietzsche ha giudicato con chiarezza. Esso è consistito nella generalizzazione di un risentimento latente che proiettò lo stesso desiderio di vendetta conservato e il suo contrario, la paura della dannazione, nel cuore della fede, la dottrina delle cose ultime. In questo modo l'eterna punizione degli spavaldi divenne condizione per l'ambiguo arrangement degli uomini di buona volontà in circostanze cattive.”

La giustizia divina nell’aldilà diviene sotto questo aspetto la proiezione del desiderio di vendetta per le ingiustizie e rinunce subite nella vita terrena. Osservato sotto questo aspetto la fede nella giustizia divina dopo la morte contiene il risentimento, il rancore per quanto subito nella vita terrena e contestualmente diviene strumento di coesione sociale, che ha consentito di accettare le disparità e le ingiustizie nonché la collocazione dei singoli nella società.

Ma in una società si è secolarizzata, che ha perso la fiducia nella provvidenza e nella giustizia divina, ha ceduto l’architrave che regge la coesione sociale, per la quale è fondamentale che la “che maggior parte degli uomini si accontenti della propria sorte; ma ciò che è necessario perché se ne accontentino non è che posseggano più o meno, ma che siano convinti di non avere diritto ad avere di più." E. Durkheim.

In un mondo perfettamente giusto, un paradiso in terra, il risentimento per le offese, le ingiustizie, le privazioni (vere o presunte che siano) non esisterebbero. Questo paradiso in terra è lontano dall’essere edificato, quindi il risentimento, e con esso lo spirito di vendetta, non trova più nella giustizia divina dell’aldilà una ragione per placarsi. Esso cerca lo strumento con cui manifestarsi e sfogarsi attraverso ciò che più è vicino in Terra al potere divino. Hobbes ha rappresentato questa divinità terrena nel Leviatano, il dio mortale, dotato di potere totale, assoluto, un qualcosa di molto lontano dai limiti e vincoli delle democrazie liberali. A questo dio mortale sarà affidato lo spirito di vendetta, di cui osserviamo le prime manifestazioni.

(altro posto che riposto)

 

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2 minuti fa, Savgal ha scritto:

Se vai alle cronache dell'epoca troverai le dichiarazioni dei diversamente intelligenti leghisti (lo erano e a mio parere lo sono ancora) che invitavano a non acquistare i nostri titoli di Stato perché quel denaro non sarebbe stato restituito ed invitavano ad acquistare titoli di Stato tedeschi ed olandesi.

una delle rare volte che - probabilmente di chiurlo e senza saperlo - ebbero ragione.

Vendetti a termine - in marginazione quindi - lire contro franco svizzero da 740 (ben prima della crisi ‘92… era già così tutto chiaro) fino a 1000… tirai i remi in barca tra 1400 e 1470. Arrivò, nel frangente, anche fino a 1530.

Oggi, ci fosse la lira sarebbe a 2070-2120 lire per 1chf

Il Marco passo da 850 fino a 1270 nel primo semestre 1995.

Costruii la mia casa in Italia e comperai anche una Citroen XM break (non si rivelò un granché purtroppo). Considerata la mia piuttosto giovane età probabilmente la mia migliore operazione. 

La mala amministrazione ad un certo punto si paga. E la buona viene premiata.

La faccenda è semplice se la si legge con occhio e mente “depoliticanzata” 

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20 minuti fa, Savgal ha scritto:

@loureediano

Consentimi, sbagli, nel 1992 il Pese era prossimo al default, gli interessi del debito pubblico giunsero a quasi il 12% del PIL (ora siamo intorno al 4%). Se vai alle cronache dell'epoca troverai le dichiarazioni dei diversamente intelligenti leghisti (lo erano e a mio parere lo sono ancora) che invitavano a non acquistare i nostri titoli di Stato perché quel denaro non sarebbe stato restituito ed invitavano ad acquistare titoli di Stato tedeschi ed olandesi.

Se il default non avvenne fu in parte per la benevolenza dei nostri partner, in parte perché eravamo "too big to fail".

Booooooooom.

Mamma mia cosa vi inventate..

 

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5 ore fa, best_music ha scritto:

Non ti fa riflettere il fatto che la bandiera dell' antifascismo che veniva alzata dai movimenti studenteschi contro i vecchi "baroni" delle cattedre universitarie oggi sia innalzata da uno che di mestiere fa il rettore universitario?


fammi capire.... uno che guida un'istituzione non dovrebbe difendere un valore come l'antifascismo che è alla base della nostra costituzione?

che disegno sovversivo ci vedi tu?
 

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