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La socialdemocrazia e la crescita del neofascismo


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best_music
56 minuti fa, lello64 ha scritto:


fammi capire.... uno che guida un'istituzione non dovrebbe difendere un valore come l'antifascismo che è alla base della nostra costituzione?

che disegno sovversivo ci vedi tu?
 

Tranquillo non sono paranoico, non ci vedo nessun complotto.

Come purtroppo non hai colto "al volo" (si che non ci voleva molto) è che "ESSERE DI SINISTRA" non è più essere contro il sistema ma farne parte.

Il che se ci pensi non è poi così "rivoluzionario" non trovi?

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@otellox

Ritengo opportuna una distinzione se il tema del thread è storico e sociale, ovvero non considerare le posizioni espresse da alcuni che intervengono in questo forum.

Il fascismo in Italia fu un'alleanza tra piccola e media borghesia e grande borghesia. Le squadre fasciste ebbero ampia libertà di azione anche per la connivenza degli apparati dello Stato. Nei liberali, Giolitti compreso, vi era la convinzione che le squadre potessero essere lo strumento con cui fermare l’avanzate delle organizzazioni operaie e che poi fosse possibile ricondurre il fascismo all’interno del sistema liberale.

Sopra ho postato l'osservazione di Daunton sul "populismo plutocratico", dei poveri che votano per l'estrema destra, ossia per politiche che avvantaggiano i ricchi. Per usare una metafora gli operai sono come tacchini che votano per il giorno del Ringraziamento. Il punto è comprendere perché ciò avviene.

Quanto agli interventi di alcuni forumisti a favore della destra-destra, non sono posizioni di carattere generale. Non sono sicuramente operai, cosa più volte verificata. Sono posizioni che riflettono un vissuto personale. Si percepisce, anche in considerazione dell'età media del forum, un senso di frustrazione per un percorso personale che non ha avuto corrispondenza con le proprie ambizioni.

 

 

 

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Sarebbe una grande cosa che ci si occupasse dei propri personali percorsi invece di giudicare quelli degli altri… il rischio di “effetto pulpito alto quanto una casetta di frutta” è dietro l’angolo.

Ca va sans dire che è un suggerimento di carattere generale, giacché è abitudine poco praticata

  • Melius 1
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best_music
5 ore fa, appecundria ha scritto:

Non capisco il nesso col topic,

Non avevo dubbi in merito.

 

5 ore fa, appecundria ha scritto:

Ma non si vede il nesso col topic

Lo so che non lo vedi, se fossi in grado di vederlo non ti porresti domande come quella nell' o.p..

:

Vedi, per molti storicamente essere di sinistra significava "essere contro".

:

Poi un giorno si sono svegliati in un modo in cui per "essere contro" non si poteva non essere di destra e ne hanno tratto le logiche conseguenze.

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2 ore fa, best_music ha scritto:

Come purtroppo non hai colto "al volo" (si che non ci voleva molto) è che "ESSERE DI SINISTRA" non è più essere contro il sistema ma farne parte.

Il che se ci pensi non è poi così "rivoluzionario" non trovi?


sei tu che non hai colto una cosa ancora più importante
essere di sinistra oggi non significa avere riferimenti più o meno antichi
la gente che sbava oggi su leader degli anni 40 o su terroristi degli anni 70/80 sono dall'altre parte della barricata
rivoluzionario... ma mi faccia il piacere... ma quale rivoluzionario...

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4 minuti fa, lello64 ha scritto:


sei tu che non hai colto una cosa ancora più importante
essere di sinistra oggi non significa avere riferimenti più o meno antichi
la gente che sbava oggi su leader degli anni 40 o su terroristi degli anni 70/80 sono dall'altre parte della barricata
rivoluzionario... ma mi faccia il piacere... ma quale rivoluzionario...

Mi indichi quali sono le politiche di sx che si differenziano da quelli di dx sul fronte dei flussi migratori p.e.?

Il blocco navale dell'epoca Prodi era di sx o di dx?

 

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@lello64

Ho citato Rawls, oltre una sintesi per punti. Ritengo l'opera dell'autore fondamentale conciliando le garanzie liberali con il tema dell'uguaglianza, centrale per chi si dichiara di sinistra. Consiglio caldamente la lettura di “Una teoria della giustizia”

 

JOHN RAWLS (1921-2002) docente presso l’università di Harvard

 

“Una teoria della giustizia” edito nel 1971

 

L’opera, per ammissione dell’autore, è la generalizzazione e l’astrazione delle tesi di LOCKE, KANT, ROUSSEAU

 

1.      Primo punto: si ipotizza che la società politica si fondi per via contrattualistica in ragione della necessità e dei vantaggi della “cooperazione sociale”

 

2.      L’organizzazione della società politica si basa su una serie di presupposti:

a)      gli uomini non sono una comunità di santi (se fossimo tali non avemmo bisogno dello stato e di forme di coercizione)

b)      i beni sociali non sono disponibili in quantità illimitata (scarsità relativa)

c)      è indispensabile definire delle regole per distribuire fra gli associati i diritti ed i doveri e suddividere i benefici del vivere sociale

d)     i contraenti sono soggetti liberi, uguali e razionali

e)      la razionalità è intesa nel senso della teoria economica, ossia l’utilizzo dei mezzi più efficaci in vista di determinati fini

 

3.      La qualità fondamentale che devono possedere le regole sociali è la giustizia

 

4.      I principi della giustizia che dovranno regolare tutti gli accordi successivi della società devono possedere il carattere della equità

 

5.      Per “equità” si intende una serie di obblighi reciproci che soggetti autonomi, liberi ed uguali accetterebbero quali regole auto-imposte

 

6.      La limitatezza dei beni, la scarsità relativa, solleva il problema delle ragioni per cui un associato debba ricevere di più ed un altro meno, l’equità risolverebbe questo problema  

 

7.      I termini dell’accordo saranno equi nel momento in cui nella loro definizione nessuno dei contraenti ne sia avvantaggiato dal caso naturale o dalle circostanze sociali o per nascita

 

8.      Per rimuovere i pregiudizi conseguenti dal caso naturale o dalle circostanze sociali o per nascita si introducono le ipotesi euristiche della posizione originaria e del velo di ignoranza

 

9.      La posizione originaria è un’ipotesi euristica che consente di definire le condizioni in cui soggetti liberi e razionali, in una situazione di perfetta uguaglianza, definirebbero un accordo che regoli la loro associazione e contestualmente promuova i propri interessi

 

10.  Il velo di ignoranza è la seconda ipotesi euristica, in cui si parte dall’assunto che nessuno sappia quale sarà il suo posto nella società, la sua collocazione di classe o il suo status sociale, le sue doti naturali, la collocazione di classe o lo status sociale della famiglia in cui sarebbe nato.

 

11.  I principi di giustizia sono scelti nella condizione del velo di ignoranza e la scelta diviene quindi conseguenza della razionalità della stessa

 

12.  La giustizia è la soluzione alle pretese conflittuali degli associati sulla divisione dei benefici sociali

 

13.  Dall’ipotetica posizione originaria scaturiscono dei principi che:

a)      devono essere di carattere generale (il velo di ignoranza impedisce che prevalgano interessi particolari) e servano da statuto pubblico di una società bene-ordinata

b)      universali per quanto concerne la loro applicazione

c)      pubblici e riconosciuti quali base della vita sociale di persone “morali”  

d)     impongano un ordine a pretese conflittuali

e)      siano definitivi, al di sopra delle leggi, della consuetudine, delle norme sociali

 

14.  Dalla posizione originaria e dal velo di ignoranza partono una serie di considerazioni attraverso cui acquista concretezza la concezione della giustizia

 

15.  Definire compiutamente il concetto di giustizia implica fare delle valutazioni e individuare delle priorità

 

16.  Prima priorità: il concetto di uguale libertà è prioritario rispetto a quelli che regolano le ineguaglianze economiche e sociali e non è negoziabile, per cui è impossibile scambiare la libertà con altri beni sociali

 

17.  Seconda priorità: le ineguaglianze economiche e sociali devono essere valutate e regolate secondo la prospettiva dei soggetti svantaggiati dal caso naturale o dalle circostanze sociali o per nascita

 

18.  L’obiettivo dei principi di giustizia è di definire, attraverso l’assetto delle istituzioni politiche, l’assegnazione dei diritti e dei doveri e la distribuzione dei vantaggi e degli oneri della vita associata

 

19.  La moralità è estranea alla definizione degli assetti istituzionali, in una organizzazione ideale delle istituzioni politiche definite con i principi di equità e di giustizia gli interessi individuali dovrebbero condurre verso fini socialmente desiderabili

 

20.  La presenza di istituzioni giuste, ossia razionali, è la condizione per una giustizia sostanziale

 

21.  Nella posizione originaria e coperti dal velo di ignoranza l’accordo cadrebbe sui due principi di giustizia

 

22.  Il primo principio è prioritario e non è soggetto a scambi con vantaggi economici o sociali, esso prevede che ogni persona ha identico diritto alla più estesa libertà, compatibilmente con una simile libertà degli altri

 

23.  Il secondo principio è che le ineguaglianze sociali ed economiche devono essere tali da poter essere a vantaggio di tutti e collegate a posizioni e cariche realmente accessibili a tutti

 

24.  Il principio fondante è l’egualitarismo, ma che non intende eliminare le differenze sociali, ma vuole porre dei rimedi alle “ingiustizie” determinate dalla casualità sociale o naturale

 

25.  L’elemento fondamentale di una società giusta è la equa eguaglianza di opportunità e l’ingiustizia corrisponde al fatto che le ineguaglianze di libertà, opportunità, ricchezza, reddito non vanno a beneficio dell’intera comunità

 

26.  Le aspettative di coloro che sono in una situazione migliore sono giuste esclusivamente se migliorano le aspettative dei meno avvantaggiati

 

27.  Posti i criteri fondamentali, si deve conseguentemente progettare un sistema sociale, un assetto delle istituzioni politiche che conduca all’obiettivo previsto ossia alla giustizia

 

28.  Primo punto che deve essere garantito per soddisfare l’equa eguaglianza delle opportunità è l’accesso ai beni sociali primari (libertà, diritti, reddito, opportunità, rispetto di sé)  

 

29.  Secondo punto, le disuguaglianze di nascita e di doti naturali sono immeritate (non vi è alcun merito nel nascere in una famigli ricca o di essere particolarmente intelligente o con doti particolari) e quindi sono necessarie misure sociali che le “compensino”

 

30.  Ne consegue che color che sono stati favoriti per nascita o per doti possano sì trarre vantaggio dalle loro doti o situazione sociale a condizione che ne traggano vantaggio anche coloro che sono sfavoriti; è una interpretazione della idea di fraternità

 

31.  Gli uomini non sono dei “santi” e i patti devono essere rispettati, le persone sono sì libere, uguali e razionali, ma deve essere previsto il ricorso ad un sistema di sanzioni collettive, un efficace sistema di sanzioni penali a garanzia reciproca  

 

32.  Persone libere, razionali e uguali convergeranno verso un accordo su principi che assicureranno per il futuro il massimo vantaggio con il rischio più basso, la giustizia diviene conseguenza di una scelta razionale

 

33.  Una società razionale, ossia giusta, conduce al reciproco riconoscimento della libertà e della razionalità altrui e a rapportarsi agli altri come fini in sé, non come mezzi

 

 

  • Thanks 1
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2 ore fa, tigre ha scritto:

Mi indichi quali sono le politiche di sx che si differenziano da quelli di dx sul fronte dei flussi migratori p.e.?

Il blocco navale dell'epoca Prodi era di sx o di dx?

 


una sinistra moderna non ha dogmi di questo tipo
può andare bene qualsiasi soluzione che sia razionale e che non ci faccia perdere quel poco di umanità che ci è rimasta

una soluzione che si adatti ai tempi e alle situazioni

ci sono destre in giro per il mondo con le quali io conviverei senza problemi
destre che non si sognano di toccare conquiste come l'aborto o la suicidio assistito
destre che legalizzano la cannabis
è questa destra che stiamo vivendo, figlia del fascismo in modo diretto, che è uno schifo totale a 360°

ed episodi come quello di delmastro ti fanno capire quale sia lo spessore e l'ipocrisia di questa gente bigotta
se mi nonno teneva tre palle... ehmm... mumble mumble... va vaff@nculo... che vergogna... che schifo... a me nu me 'ndaghi... sarà la prima pdc donna... ma ha anche il primato di essere il pdc più grezzo mai visto 

 

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5 minuti fa, lello64 ha scritto:

una sinistra moderna non ha dogmi di questo tipo
può andare bene qualsiasi soluzione che sia razionale e che non ci faccia perdere quel poco di umanità che ci è rimasta

Il blocco navale di Prodi era umano?

É stato fatto dalla sinistra neh..

 

Poi dire che l'aborto é una conquista... forse bisognerebbe fare qualche distinguo, non credi?

 

A me pare proprio questo un approccio dogmatico

 

Un aborto dopo un atto di stupro é una cosa.

Un aborto dopo n'avvenutura é un'altra cosa.

Che dici?

 

Abbiamo normalizzato l'omicidio a forza di storture su storture.

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@extermination

Erano i punti per su seminario di filosofia dal titolo "Le ragioni della politica".

La sequenza era logica ed si argomentava a braccio sui punti.

Ma non mi dispiace che sia intesa come lo statuto di una cooperativa, dove vi è pur sempre una gerarchia, un consiglio di amministrazione, ma tutti sono liberi, uguali ed autonomi.

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loureediano

Parlare di aborto in un luogo di soli maschi è semplicemte da idioti patentati

L'aborto è una cosa che riguarda solo le donne e gli uomini non dovrebbero metterci becco alcuno

Ma questa società del piffero pretende di decidere per te per ogni cosa, ma andatevene a fare in c.....

  • Melius 1
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1 ora fa, loureediano ha scritto:

Parlare di aborto in un luogo di soli maschi è semplicemte da idioti patentati

L'aborto è una cosa che riguarda solo le donne e gli uomini non dovrebbero metterci becco alcuno

Ma questa società del piffero pretende di decidere per te per ogni cosa, ma andatevene a fare in c.....

Qui scopriamo che l'aborto é una questione di cui può parlare solo la donna.

Robe da matti.

E mandi pure a fare in c.

Complimenti!

 

Un aborto é un omicidio nei fatti..solo legalizzato. E togliere la vita é una questione che dovrebbe interessare tutti.

Le persone, uomini e donne, dovrebbero prenderne coscienza.

Proporre l'aborto come fosse la scappatoia che si può usare alla bisogna non é né educativo, né tanto meno umano.

La vita é un dono.. e ci caghiamo sopra sghignazzando pure, ben contenti di farlo.

E contemporaneamente ci scandalizziamo per na serie di amenità assurde.

Ormai é a gara a chi tira i rutti piú sgradevoli con aliti spinti sempre piú verso il fetido!

 

 

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@loureediano

Negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso le donne medico erano una rarità, oggi oltre il 60% dei medici sotto i 50 anni sono donne.

Le donne avvocato nello stesso periodo erano ben poche, oggi quasi il 55% degli iscritti all’albo professionale sono donne. Le donne magistrato si contavano in unità negli anni Sessanta, oggi sono il 57% del totale.

Le ragazze iscritte ad ingegneria negli anni Settanta erano una vera rarità, nel 2024 si contavano 340.000 donne laureate in discipline ingegneristiche, poco meno del 28% del totale. Infine, le donne presidi oggi sono il 70% del totale.

Non solo, i numeri mostrano un distacco sensibile nell’ambito dell’istruzione a favore della componente femminile. Il 26% delle italiane possiede almeno una laurea, a fronte del 19% degli uomini. Nella fascia d’età tra i 30 e i 34 anni, il divario è ancora più ampio, il 38% delle donne ha conseguito una laurea contro il 24% degli uomini.  

In pochi decenni vi è stata una trasformazione epocale, anche se ci vorrà ancora tempo prima di una vera uguaglianza tra i sessi nella classe dirigente e la scomparsa del divario retributivo di genere.

 

I mutamenti sociali hanno inevitabilmente conseguenze politiche. Nei movimenti autoritari di estrema destra il richiamo ad una imprecisata tradizione e l’ostilità verso la c.d. “ideologia woke” sono un sottile paravento per cercare di occultare che il rifiuto vero è nei confronti del cambiamento in corso della struttura sociale ed economica verso una effettiva eguaglianza dei sessi. Non è per nulla un caso che i movimenti di estrema destra mostrano una forte prevalenza maschile, hanno un culto della virilità, sono apertamente sessisti e rifiutano l'emancipazione femminile. Il conflitto sociale in corso non è più solo tra classi o ceti, è strisciante, non manifesto, ed è fra sessi. Lo dimostrano le analisi dei dati delle recenti elezioni nei paesi occidentali, le giovani elettrici votano tendenzialmente a sinistra. I giovani elettori sono più attratti dalle destre e le parole delle destre reazionarie sono destinate nella gran parte dei casi ad alimentare la frustrazione e la rabbia dell'esercito dei giovani maschi (e non solo dei giovani), che vivono il mutamento verso un’effettiva uguaglianza fra i sessi come un torto. Per coloro che sono stati sempre privilegiati, l’uguaglianza assume sembianze oppressive, è vissuta come un’ingiustizia subita.

 

 

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