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Un paese ci vuole...


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spersanti276
Inviato

Meraviglioso, umanissimo ed intimo Pavese.

Grazie.

  • Thanks 1
Inviato

Ohimé sono animale urbano, mi nutro dell' essere "solo" tra la folla, vedo la vita di paese come quella di un condominio più grande, stare in mezzo a gente con cui, certo, ci può essere solidarietà reciproca ma temo ci siano soprattutto conflitti di interesse di ogni genere con contrasti e rancori più o meno repressi dietro una cortesia di facciata, una società molto più gerarchizzata che in città, dove ciascun singolo sa di non contare nulla, certo ci saranno dei notabili ma è più facile vederli in tv che non incrociarli per la via.

 

Di Pavese leggo su wikipedia che era di famiglia benestante e che al paese la famiglia andava a passare le estati, non vorrei che avesse la visione bucolica del cittadino stressato che tornando nel luogo "quattro case e un forno" gli sembra di stare in paradiso, tanto le beghe tra i villici non lo sfiorano minimamente o, al limite, conoscendole, gli sembrano folkloristiche.

Inviato

Come avrai capito ho esposto un tema che in qualche modo sento mio, mi sembrava attinente e l' ho condiviso.

 

Quanto a Pavese, che sicuramente conosci meglio, per non dire che ne sono completamente ignorante, mi sono agganciato alla citazione dove leggo parole come "terra" e "piante (ma anche gente, se vogliamo) da cui non mi è sembrato che si riferisse a Torino. Ci sta comunque che il mio intervento non c' entri nulla.

Inviato
1 ora fa, best_music ha scritto:

Ohimé sono animale urbano, mi nutro dell' essere "solo" tra la folla, vedo la vita di paese come quella di un condominio più grande, stare in mezzo a gente con cui, certo, ci può essere solidarietà reciproca ma temo ci siano soprattutto conflitti di interesse di ogni genere con contrasti e rancori più o meno repressi dietro una cortesia di facciata, una società molto più gerarchizzata che in città, dove ciascun singolo sa di non contare nulla, certo ci saranno dei notabili ma è più facile vederli in tv che non incrociarli per la via.

 

Di Pavese leggo su wikipedia che era di famiglia benestante e che al paese la famiglia andava a passare le estati, non vorrei che avesse la visione bucolica del cittadino stressato che tornando nel luogo "quattro case e un forno" gli sembra di stare in paradiso, tanto le beghe tra i villici non lo sfiorano minimamente o, al limite, conoscendole, gli sembrano folkloristiche.

Capisco che quelli che come te si definiscono animali urbani possano non cogliere il vero pensiero di Pavese. Ciò  che desumi dalle note di Wikipedia però sono molto lontane dal concetto espresso nella Luna e i falò. Il sentimento della propria radice, del sentirsi parte di un pezzetto di mondo composto da aria, luce, profumi, terra, alberi, fiori, animali e persone, vive o già defunte, non appartiene a una casta, non è pettegolezzo, è  una filosofia quasi panteistica che dispensa serenità e tranquilla accettazione del transito terreno.

Un albero ideato, scelto e piantato da noi ci sopravviverà e trasmetterà una parte di noi : lo ritroviamo, come un vecchio amico, sempre lì, che ci aspetta, mostrando con orgoglio la sua crescita e la sua forza con il trascorrere degli anni e forse dei secoli.  Noi siamo anche questo.  E il paese intero, la sua silhouette, le botteghe, la chiesa il campo sportivo  e il cimitero sono anche molto altro: anche loro sono amici che un po' ci appartengono e contengono un po' di noi e, quando arriviamo, ci fanno sentire finalmente a casa e mai soli.

  • Melius 1
Inviato
3 ore fa, mom ha scritto:

Il sentimento della propria radice, del sentirsi parte di un pezzetto di mondo composto da aria, luce, profumi, terra, alberi, fiori, animali e persone, vive o già defunte, non appartiene a una casta, non è pettegolezzo, è  una filosofia quasi panteistica che dispensa serenità e tranquilla accettazione del transito terreno.

Un albero ideato, scelto e piantato da noi ci sopravviverà e trasmetterà una parte di noi : lo ritroviamo, come un vecchio amico, sempre lì, che ci aspetta, mostrando con orgoglio la sua crescita e la sua forza con il trascorrere degli anni e forse dei secoli.  Noi siamo anche questo.  E il paese intero, la sua silhouette, le botteghe, la chiesa il campo sportivo  e il cimitero sono anche molto altro: anche loro sono amici che un po' ci appartengono e contengono un po' di noi e, quando arriviamo, ci fanno sentire finalmente a casa e mai soli.

Lasciando da parte Pavese - potrei anche scusarmi per averlo nominato senza averlo prima approfondito - sui concetti da te espressi, assumendoli come pensiero / sentimento autonomo, attenendomi cioè strettamente alle parole scritte nel post, continuo a non condividere questo feeling.

 

Ancorché "animale urbano" ho le mie radici, ho abitato in due soli luoghi della mia città, anche qui gli alberi non mancano, li ho visti crescere ed in qualche caso morire, amo le fioriture ed i cicli della natura, passeggio spesso per i boschi delle nostre colline e montagne e mi ci trovo perfettamente a mio agio, ma a parte il non avere, in quanto laico, alcun sentimento panteistico, considero il "transito terreno" un mero incidente del caso, non sento l'urgenza di lasciarne traccia, né piantando un albero né, tantomeno, tagliandolo. La campagna mi ispira solo empatia per il duro lavoro di chi ancora ci vive ma anche di chi ci ha lasciato, quando passeggiando sui monti vedo terrazzamenti abbandonati degli antichi fittavoli più miseri a cui non restavano che terre scoscese raggiungibili dal paese con ore a dorso di asino o di mulo, o quando vedo i lavabi pubblici dove le donne andavano anche d' inverno ad immergere le mani nell' acqua gelata per garantire alla famiglia la dignità di abiti puliti.

 

Ero e resto convinto che quel mondo non è come lo vede il cittadino che lo frequenta senza realmente rinunciare alle comodità più essenziali magari solo nelle giornate di bel tempo o per assaggiare i frutti della fatica altrui.

Inviato

Abbiamo una casa di famiglia in paese nel beneventano, abbiamo avuto olivi e tanti. Un casino se non gli stai appresso, li abbiamo tolti ora c’e’ un bel giardino.

Quanto alle memorie, qualche volta vado al cimitero (sempre li’ dove sono mia madre e i nonni), non ho sentimenti “speciali” per la mia schiatta, ma un senso generale e onnicomprensivo di pietas per tutti coloro che lo abitano. Constato che con gli anni si affievolisce anche il culto e la cura floreale finanche nelle cappelle gentilizie. 

Per fortuna,

varcata la soglia e tornato fra i vivi i conforti e le illusioni di vario conio riprendono il sopravvento. Devo dire che sono una persona votata alle gioie edonistiche che mi paiono piu’ succose proprio in ragione di questo tipo di sentimenti che affiorano di tanto in tanto e che collaudano l’esattezza, anche filosofica, dell’impostazione di vita che spontaneamente mi sono dato

  • Melius 2
Inviato
31 minuti fa, Panurge ha scritto:

Pare un libro stampato.

Mi vengono cosi’ di getto, al mattino davanti al mare, in attesa di convogliare la prosa in un parere che mi tocca scrivere nei prossimi quarti d’ora. Mi alleno insomma usando il forum pel riscaldamento

 

  • Haha 2
spersanti276
Inviato
6 minuti fa, mozarteum ha scritto:

Mi vengono cosi’ di getto, al mattino davanti al mare, in attesa di convogliare la prosa in un parere che mi tocca scrivere nei prossimi quarti d’ora

 

 

.

Inviato

Io sto infiocchettando un bilancio, devo usare molta fantasia.

  • Haha 1
Inviato

Coi numeri e’ piu’ difficile, anche se pure li’ di supercazzole se ne vedono di tanto in tanto




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