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Melius Club

Un paese ci vuole...


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Gaetanoalberto
Inviato

Grazie @mom per aver riproposto versi che rappresentano uno dei mille tratti della nostra umanità vagante.

Il sentimento disegnato da Pavese, di fronte ad uomini che spesso si muovono alla ricerca della propria realizzazione, in un mondo che fa della velocità un pregio, è parte, credo, della nostra natura.

Certo può essere più forte in taluni, meno in altri, ma credo la gran parte di noi provi la sensazione del ritrovare la parte di noi stessi dalla quale siamo partiti, rimasta nascosta sotto i mille rivoli del nostro successivo percorso.

Ho sentito a lungo un certo struggimento per un bellissimo agrumeto che per anni avevo seguito anche io, e che mio padre volle vendere.

Poi mi sono abituato, alla fine l'ho fatto anche io.

Tuttavia, ad intervalli ormai molto lunghi, mi piace proprio ripercorrere i miei luoghi, con la serenità finalmente di chi non deve inseguire l'impegno successivo.

Credo però che siano sensazioni che si provano solo perchè quei luoghi si sono lasciati.

Quindi anche il distacco assume un significato "romantico", facendoci apprezzare la vita da diverse angolazioni.

Un legame che, diluito, ne esce  valorizzato.

  • Melius 1
Inviato
55 minuti fa, mozarteum ha scritto:

una bella dimora decentrata.

Il mio è un normale appartamento ma per il silenzio, il verde ed un affaccio su ampi spazi non mi lamento.

 

Inviato
50 minuti fa, permar ha scritto:

non avete mai piantato un ulivo e raccolto i suoi frutti

Quand' ero ragazzo mio padre aveva acquistato un fazzoletto di terra (meno di 1000mq) e piantato alberi da frutta, un ciliegio fruttificava nonostante la mancanza di cure e qualche volta ci sono salito su per mangiare le ciliege senza nemmeno scendere, sono stati bei momenti ma non mi dispiace affatto che poi si sia liberato di quel terreno prima che l'inciviltà dei vicini prendesse il sopravvento (ci si andava poche volte l'anno e per poche ore ogni volta).

Inviato
1 ora fa, mozarteum ha scritto:

Devo dire che sono una persona votata alle gioie edonistiche che mi paiono piu’ succose proprio in ragione di questo tipo di sentimenti che affiorano di tanto in tanto e che collaudano l’esattezza, anche filosofica, dell’impostazione di vita che spontaneamente mi sono dato

L'importante è non affannarsi a rincorrerle  ma fermarsi ad assaporarle, dosarle e metabolizzarle con calma. Il rischio di un'overdose o di un'improvvisa astinenza può portare alla depressione. 

Ciò  che per te può essere "lo struggimento per la vita che scorre coi suoi detriti dolorosi" per me è un sereno scrigno di ricordi senza tempo.

  • Melius 1
Inviato

Si sono cose molto personali, ciascuno le vive in modo diverso. Quanto all’” affannarsi” i ritmi sono dettati anche dagli interessi. C’e’ tempo per tutto: per vivere le esperienze, per metabolizzarle ecc.  chi ad esempio viaggia molto per musica (siamo tanti) non lo considera neanche viaggio. E’ andare a teatro o al concerto altrove, ci sono cose strepitose in giro che un grande appassionato segue con piacere, curiosita’ scambio e senza sensazione di overdose come puo’ apparire a chi non condivide quella passione (cio’ vale per qualsiasi passione che e’ cosa diversa da un normale interesse). 

Sono cose personali, ciascuno di noi sa il fatto suo e sa in cuor suo quale e’ il gradiente di contentezza per il modo in cui vive, indipendemente da quale sia. 
Quanto ai ricordi purtroppo io non ricordo molto. Ogni tanto affiora uno scoglio perduto del passato, ma tendo a non ricordare. Ci sono svantaggi (appena esco sul sagrato d’una chiesa non ricordo piu’ cardinali artisti letti due minuti prima sulla guida) e vantaggi: ricordando poco sembra tutto nuovo ogni volta. 

Bel thread comunque mom

 

 

Inviato

Vivere nel presente è una gran fortuna. Io non ci riesco proprio e sono vittima dei ricordi.

  • Melius 1
Inviato
32 minuti fa, senek65 ha scritto:

Vivere nel presente è una gran fortuna. Io non ci riesco proprio e sono vittima dei ricordi

È una sensazione profondamente umana e a volte dolorosa, essere prigionieri del proprio passato rende il presente un luogo trasparente, quasi invisibile. I ricordi hanno un peso enorme, e quando diventano una trappola, la mente continua a riavvolgere il nastro, togliendo spazio al qui ed ora. Vivere nel presente non è una dote innata o una questione di fortuna, è più un esercizio quotidiano da praticare con cura e attenzione. Non si tratta di cancellare i ricordi, ma di togliere loro il potere di bloccarti nel passato. Anch'io a volte rivivo momenti dolorosi, cerco  allora di confinarli nel tempo e nello spazio per poi passare ad altro.

Inviato
1 ora fa, senek65 ha scritto:

Vivere nel presente è una gran fortuna. Io non ci riesco proprio e sono vittima dei ricordi.

Piacevolmente vittima tutto sommato, mi strugge ma mi fa sentire di averne goduto, anche quando, per paradosso, non sono ricordi molto piacevoli. 

Non ricordare, rimuovere, non tener conto del vissuto passato è come non aver vissuto.

Il passato conforma il presente e prepara al futuro… finché c’è… e non ce n’è più molto.

  • Melius 1
extermination
Inviato

Focalizzarsi troppo sul proprio futuro può trasformarsi in un'ossessione capace di portar via ossigeno al presente; e non c’è paese che tenga.

Inviato
10 minuti fa, Jack ha scritto:

Piacevolmente vittima tutto sommato, mi strugge ma mi fa sentire di averne goduto, anche quando, per paradosso, non sono ricordi molto piacevoli. 

Non ricordare, rimuovere, non tener conto del vissuto passato è come non aver vissuto.

Il passato conforma il presente e prepara al futuro… finché c’è… e non ce n’è più molto.

Come dissi: il mondo si fa piccolo. 

Inviato
1 ora fa, extermination ha scritto:

Focalizzarsi troppo sul proprio futuro

Il futuro da respiro  al presente e il passato lo sostanzia, in un continuum nel quale non vi sono cesure.

Mai capito certe filosofie orientali che invitano a concentrarsi sul presente, declassando le altre dimensioni del tempo a fantasmi inattuali.

Trovo che vi sia dentro questa concezione anche una forma di egocentrismo, perche’ nel passato possono esserci affetti non piu’ presenti che sarebbe ingratitudine verso la vita e verso gli stessi cancellare. D’altra parte il futuro e’ il luogo del desiderio, potente motore delle azioni umane e della piacevole vitalita’ cui tendono

  • Thanks 1
Gaetanoalberto
Inviato

Come avete detto, dipende dalla personalità di ciascuno.

Se a prevalere fosse il dolore magari seppellirei il ricordo, ma anche il luogo. Non saprei.

Io sono fortunato, non perché siano mancati i dolori, ma perché restano sfumati e superati dal ricordo affettivo di luoghi e persone, che mi concede sensazioni buone.

Inviato
3 ore fa, Jack ha scritto:

Non ricordare, rimuovere, non tener conto del vissuto passato è come non aver vissuto.

Il passato conforma il presente e prepara al futuro… finché c’è… e non ce n’è più molto

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Inviato
2 ore fa, mozarteum ha scritto:

, perche’ nel passato possono esserci affetti non piu’ presenti che sarebbe ingratitudine verso la vita e verso gli stessi cancellare. D’altra parte il futuro e’ il luogo del desiderio, potente motore delle azioni umane e della piacevole vitalita’ cui tendono

Sono d'accordo, per questo ho scritto che i miei ricordi sono conservati in uno scrigno senza tempo. Non è obbligatorio vincolarli in uno spazio temporale. Io, ad esempio, non ricordo quando è stata l'ultima volta che sono stata in camporella però  ricordo bene quanto era bello e quanto sono stata felice. Ieri o cent'anni fa non cambiano le sensazioni provate: sono sempre ricordi piacevoli e freschi che inneggiano alla positività. Ciò che importa è averle conosciute e apprezzate. Quando non importa. 




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