Questo è un messaggio popolare. Gaetanoalberto Inviato 13 ore fa Questo è un messaggio popolare. Inviato 13 ore fa Si chiamano pregiudiziali le posizioni che si concentrano su alcuni aspetti trascurandone costantemente altri. L'Unione Europea è un miracolo, che ha consentito all'idea di 6 paesi partiti da una collaborazione meno competitiva su materie prime, per giungere ad una cooperazione di 28 stati, poi 27 (nei sondaggi inglesi i 2/3 vorrebbero rientrare), che hanno integrato economie e mercati, per giungere ad una moneta comune sulla quale tutti i detrattori puntavano per la catastrofe, entrata in competizione col dollaro quale valuta di riferimento mondiale. Nell'uniformare le norme, ha esteso tutele, protezioni e diritti di tutti i suoi cittadini, che restano nell'universo mondo quelli con una migliore e più equa distribuzione della ricchezza, fatte salve minime eccezioni. Gli eserciti sono stati trascurati su precisa richiesta e consenso dei cittadini, ben lieti di sbarazzarsi di servizio militare e caserme, nei primi 80 anni di pace della storia di un continente sempre litigioso. Qui, i nostri Einstein del sopracciglio alzato, lamentano che si sarebbe potuto fare meglio, assumendo come modello Brics e contestualmente criticando gli USA, senza accorgersi che siamo riusciti a rimanerne sufficientemente autonomi, in un mondo sottoposto al ricatto. Siamo quelli del referendum contro l'energia nucleare, che però vorrebbero l'indipendenza energetica in paesi senza materie prime. Quelli dei paesi manifatturieri che non vorrebbero però la concorrenza e l'immigrazione. Del welfare che non vorrebbe le tasse. Dei venditori d'armi che non vorrebbero guerre. Della rivoluzione cubana solo per i sigari. Deeeeeer capitalismo che però nuncevoleva. I nostri Einstein sicuramente avrebbero fatto meglio: per questo sono pronti a ributtarci nel mare del carcadè. 5 1
claravox Inviato 13 ore fa Inviato 13 ore fa 1 ora fa, Velvet ha scritto: Sono della stessa idea. Francamente mi stupisce come persone brillanti e di mondo siano tanto impegnate qui a guardare ogni giorno le pagliuzze nell'occhio della UE mentre sembrano non considerare affatto il bersaglio grosso. Ovvero un presidente USA nella melma elettorale che incolpa Zelensky dei propri fallimenti globali (col risultato di rafforzarlo agli occhi degli ucraini), che si gioca la carta farlocca del petrolio russo utile -forse- per riempire gli accendini degli americani (col risultato di dare un ruolo legittimo ad un criminale acclarato) e infine la deflagrazione in corso tutto intorno all' Iran innescata dallo stesso Trump le cui conseguenze oltre a ritorcersi contro gli USA arrivano fin dentro casa nostra. E di fronte a tutto ciò dovremmo stare qui ad elencare le presunte colpe passate presenti e future della UE? Lo trovo davvero puerile. Dipingere la critica alle scelte europee come un esercizio "puerile" significa eludere la questione centrale: Puntare il dito su Washington non risolve i nostri problemi: Possiamo indignarci quanto vogliamo per le manovre di Trump sul diesel o sulle presidenziali, ma le sue decisioni rispondono a logiche americane. Continuare a commentare la politica estera USA come spettatori indignati non migliora di un millimetro la posizione dell'Europa. Perdere competitività industriale, pagare l'energia il triplo dei concorrenti globali e non avere una voce in capitolo nei negoziati di pace non sono "pagliuzze", sono le fondamenta della nostra sopravvivenza economica e politica. Difendere acriticamente l'operato dell'UE bollando ogni analisi dei suoi fallimenti come "benaltrismo" o tifo anti-europeo è ciò che ci ha portati a questa dipendenza. L'Europa non si protegge nascondendo i difetti sotto il tappeto ogni volta che la geostrategia mondiale si fa tempestosa, ma costruendo una vera sovranità che ci renda immuni dai colpi di testa di chiunque sieda alla Casa Bianca o al Cremlino. 1
Velvet Inviato 6 ore fa Inviato 6 ore fa 7 ore fa, claravox ha scritto: L'Europa non si protegge nascondendo i difetti sotto il tappeto ogni volta che la geostrategia mondiale si fa tempestosa, ma costruendo una vera sovranità che ci renda immuni dai colpi di testa di chiunque sieda alla Casa Bianca o al Cremlino. Molto ragionevole e ovviamente concordo con te. Ma qui più che proposte per aumentare e perfezionare la sovranità europea io legga quasi esclusivamente il contrario. Un campionario variopinto di gente che vorrebbe andare a vivere in Russia o negli USA perchè la UE è cattiva per definizione (cosa aspettino non è dato sapere). Perciò resta inalterato il mio giudizio sull'infantilismo di chi sta sempre lì col dito puntato sulla UE senza formulare nulla che sia costruttivo. Anzi, pure inseguendo certe idee strampalate delle destre -nostrane ed estere- che vorrebbero un' accozzaglia di staterelli insignificanti circondati da muri.
mozarteum Inviato 6 ore fa Inviato 6 ore fa Nell’esempio che facevo, il divieto di prestare aiuto, in tema di costi energetici, alle imprese “in difficolta’” da’ un po’ l’idea del disallineamento fra legislazione europea e realta’ con risultati paradossali che pero’ piacciono a chi li ha combattuti. E’ evidente che all’orgine di quel divieto vi e’ l’idea che il mercato deve far piazza pulita delle imprese inefficienti e pazienza se stanno cercando di rimettersi in sesto. E questo anche quando non producono biscotti ma niente meno acciaio: l’occupazione, i salari ecc? Sti catzi. Quindi e’ una misura turboliberista. si puo’ correggere? Certo, con tempistiche da chiusura di stalla quando i buoi sono scappati. Non parliamo di vongole ne’ di melanzane ma di sistema macchinoso e rigido ij tempo di velocita’ e adeguatezza di soluzioni 1
Velvet Inviato 6 ore fa Inviato 6 ore fa Però ci dobbiamo anche mettere d'accordo su un punto: il turboliberismo ci piace o no? Perchè a sentire molti, anche qui, qualsiasi intervento dello stato equivale ai piani quinquennali dell'URSS. Perciò a destra (visto che da destra arriverà buona parte dei governi prossimi venturi) ci si decida anche su questo punto. Oltre che su molti altri punti di confusione, compresa la stessa ragion d'essere della UE. Altrimenti tanto vale rivalutare le Signorie che tanti castelli c'hanno dato e tornare dentro le mura col ponte levatoio alzato. Ho fatto pure la rima, tiè 1
Gaetanoalberto Inviato 5 ore fa Inviato 5 ore fa Il fatto è che ci si confonde un po' con le critiche all'"assistenzialismo" ed all'intervento dello Stato nell'economia. La sinistra ha dovuto piegarsi alla spinta delle privatizzazioni seguita agli anni settanta, per non rispondere dell'accusa di bolscevismo ed aprirsi al "mercato", su richiesta del mondo liberale, che una volta stava a destra, e Silvio aleggiante come protettore della libertà (..a,a,a!) d'impresa. Il motto "Roma Ladrona" ha fatto pensare che quando si contestava l'"assistenzialismo", ci si riferisse anche a quello rivolto alle imprese sostenute dallo Shtato. Adesso viene comodo girare alla UE una posizione che la UE ha, che non sempre è condivisibile, ma che arriva su spinta del mondo economico conservatore. Allora viene da pensare sospettosamente che quando le vacche sono magre torna utile la vecchia massima: profitti privati, costi pubblici, su cui si è stretta la ferrea alleanza tra le masse operaie e i carrozzoni pubblici. Preciso che a me sta anche bene, gradirei non essere sballottato a destra e sinistra.
mozarteum Inviato 5 ore fa Inviato 5 ore fa A me piace eccome, i redditi degli avvocati mai alti come oggi, e senza numero chiuso e senza tariffe obbligatorie. Volevo dire una cosa di sx ma mi riescono male, non e’ il mio campo largo
mozarteum Inviato 5 ore fa Inviato 5 ore fa Adesso, Gaetanoalberto ha scritto: Adesso viene comodo girare alla UE una posizione che la UE ha, che non sempre è condivisibile, ma che arriva su spinta del mondo economico conservatore. Sono vecchie norme adottate quando il mood europeo era socialdemocratico niente affatto conservatore con occhio al mercato
Gaetanoalberto Inviato 5 ore fa Inviato 5 ore fa 2 minuti fa, mozarteum ha scritto: vecchie norme adottate quando il mood europeo era socialdemocratico niente affatto conservatore Hai ragione, ma sai che viviamo nel paradosso che la sinistra fa le cose chieste dalla destra, e viceversa. Credo che si segua l'onda del vento, vale anche per la ola degli elettori. Hai presente quando l'avversario ti fa gol mentre lo stadio esulta ondeggiando ?
Gaetanoalberto Inviato 5 ore fa Inviato 5 ore fa Non avendo tempo, ho chiesto un ripassino express a Gemini: Il processo di privatizzazione e di riduzione dell'intervento statale nell'economia si è avviato, a livello internazionale, su spinta dell'ideologia neoliberista, associata politicamente alla destra conservatrice. A livello globale, i pionieri di questa svolta economica tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 sono stati due leader politici di spicco: Margaret Thatcher (Regno Unito): Alla guida del Partito Conservatore, ha avviato un massiccio piano di privatizzazioni di settori chiave (telecomunicazioni, gas, acqua, ferrovie) e di deregolamentazione finanziaria, ridimensionando fortemente il potere dei sindacati. Ronald Reagan (Stati Uniti): Alla guida del Partito Repubblicano, ha promosso la cosiddetta "Reaganomics", un insieme di politiche basate su deregolamentazione, forti tagli alle tasse sui redditi più alti e alle imprese, e una riduzione dei programmi di spesa sociale statale. La particolarità del caso italiano In Italia la dinamica ha assunto contorni politici apparentemente paradossali. Sebbene il clima ideologico internazionale di riduzione dello Stato fosse una bandiera del centro-destra liberale e conservatore, la grande stagione delle privatizzazioni italiane degli anni '90 (lo smantellamento dell'IRI, la privatizzazione di Telecom, ENI, ENEL e delle grandi banche pubbliche) è stata avviata e gestita in gran parte da governi tecnici o di centro-sinistra (come i governi Amato, Ciampi, Prodi e D'Alema). Questa dinamica italiana si spiega attraverso due fattori principali: I vincoli europei: L'Italia aveva un bisogno vitale e urgente di "fare cassa" e abbattere il gigantesco debito pubblico per rientrare nei rigidi parametri del Trattato di Maastricht (1992) e garantirsi l'ingresso nella nascente moneta unica (l'Euro). La crisi di sistema: Dopo lo scoppio dell'inchiesta "Mani Pulite" e la drammatica crisi valutaria della lira nel 1992, il colossale sistema delle partecipazioni statali italiano (spspesso utilizzato come bacino di clientelismo partitico e afflitto da gravi inefficienze) era di fatto collassato e non più sostenibile finanziariamente, costringendo anche le forze progressiste e tecniche ad abbracciare le riforme di mercato richieste dalle istituzioni internazionali.
Velvet Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa 41 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Allora viene da pensare sospettosamente che quando le vacche sono magre torna utile la vecchia massima: profitti privati, costi pubblici, su cui si è stretta la ferrea alleanza tra le masse operaie e i carrozzoni pubblici. Esattamente. Il turboliberismo va bene in genere con il deretano altrui, quando tocca il proprio scattano le lamentazioni. D'altronde in italia abbiamo l'esempio lampante nei tassisti, solidamente arroccati a destra e per questo protetti come gioielli dalla stessa destra contro ogni possibile intervento di apertura al mercato. E qui l'europa non c'entra proprio niente, è proprio la visione strabica del liberismo che ha la destra (infatti le tracce di destra sociale sono più che evidenti in tutti i i partiti sovranisti europei e pure in FdI). Facessero pace con sè stessi.
Savgal Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa IL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA Generalità e composizione Il Consiglio dell'Unione europea, composto da un rappresentante di ciascuno Stato membro a livello ministeriale, è organo decisionale della Comunità. Dispone infatti l'art. 202 che: “Per assicurare il raggiungimento degli scopi stabiliti dal presente trattato e alle condizioni da questo previste, il Consiglio: — provvede al coordinamento delle politiche economiche generali degli Stati membri; — dispone di un potere di decisione» — conferisce alla Commissione, negli atti che esso adotta, le competenze di esecuzione delle norme che stabilisce. …” Il Consiglio è un organo composto di Stati: titolare del seggio è infatti lo Stato membro delle Comunità, che designa il proprio rappresentante scegliendolo tra i componenti il proprio governo nazionale (ministri e sottosegretari). È composto da un membro per ogni Stato che fa parte della Comunità. I rappresentanti degli Stati in seno al Consiglio non devono necessariamente rivestire la qualifica di ministri, ma è essenziale che facciano parte della compagine governativa e che siano abilitati ad impegnare il proprio governo. Normalmente siede in Consiglio il ministro nazionale designato in relazione all'oggetto delle questioni all'ordine del giorno. Trattandosi di un'istituzione composta di Stati, in cui ciascuno di essi dispone sovranamente del proprio vota, è lecito che il governo nazionale conferisca un mandato imperativo senza durata prestabilita ad un membro che andrà a partecipare alla riunione del Consiglio, vincolandone il voto a precise e rigide istruzioni. Organizzazione interna del Consiglio L'organizzazione interna del Consiglio è disciplinata dal regolamento interno. La presidenza spetta, a turno, per sei mesi, a ciascuno degli Stati membri sulla base di un ordine fissato dal Consiglio stesso con una votazione all’unanimità. Il paese che per turno presiede il Consiglio dell’Unione: § rappresenta il Consiglio in tutte le sedi in cui ciò sia necessario; § convoca il Consiglio o di propria iniziativa (in quanto Stato membro) o su formale richiesta da parte di un altro Stato membro o della Commissione; § risponde alle interrogazioni del Parlamento Europeo per conto del Consiglio; § cura le relazioni internazionali della Comunità (accreditamento di rappresentanti di Stati terzi, firma di accordi a nome della Comunità etc.). Nell'esercizio delle sue funzioni, il Consiglio è assistito da un Segretariato generale posto sotto la responsabilità del Segretario generale che, ai sensi dell'articolo 18 TUE, riveste il ruolo di Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune. L'articolo 207 del trattato prevede anche la figura di un vice-segretario al quale è delegata la gestione amministrativa del segretariato. Il Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati (COREPER) L'accrescersi col tempo della mole del lavoro comunitario, insieme alla sempre più sentita esigenza di un più costante contatto tra Consiglio e Commissione, ha fatto sì che con il Trattato di fusione degli esecutivi del 1965 venisse istituito un Comitato dei rappresentanti permanenti degli Stati membri (COREPER), costituito dalle rappresentanze diplomatiche presso le Comunità; la disciplina essenziale di tale organismo è ora contenuta nel 1° paragrafo dell’art. 207 del Trattato CE. Tale Comitato «è responsabile della preparazione del lavoro del Consiglio e dell'esecuzione dei compiti che il Consiglio gli assegna» (art. 207). Più precisamente il COREPER si riunisce a due livelli: o di ambasciatori rappresentanti permanenti (COREPER II) per trattare gli affari di rilievo politico e quelli concernenti le relazioni esterne; o di ministri plenipotenziari rappresentanti permanenti aggiunti (COREPER I) per trattare gli affari correnti, di procedura o essenzialmente tecnici. I due livelli non sono in un rapporto di subordinazione bensì operano in modo indipendente. La distribuzione degli affari è operata dal Presidente, eventualmente su richiesta della Commissione o di un rappresentante permanente. Sistemi di votazione del consiglio I sistemi di votazione in seno al Consiglio variano in funzione delle materie oggetto di discussione. L'unanimità, che in passato costituiva la regola per le deliberazioni, oggi è prevista solo per alcune materie. Dall'articolo 205, par. 3, TCE si evince che unanimità significa assenza di voti negativi e non convergenza di voti tutti positivi; si legge, infatti, che «le astensioni dei membri presenti o rappresentati non ostano all'adozione delle deliberazioni del Consiglio per le quali è richiesta l'unanimità». La votazione a maggioranza semplice, rappresenta la regola generale seguita dal Consiglio per le sue votazioni a meno che (articolo 205 TCE) il trattato non disponga altrimenti. In realtà, i casi in cui il Consiglio usa questo sistema non sono molto numerosi; in genere si vota a maggioranza qualificata. Si ha votazione a maggioranza qualificata, allorché è necessario un certo numero di voti per l'adozione di un atto. I voti di ciascuno Stato membro non hanno però uguale peso, perché le votazioni avvengono con il sistema del voto ponderato, che attribuisce un valore diverso a ciascuno Stato, a seconda della sua importanza demografica e politica all’interno della Comunità. Per quanto riguarda la ripartizione dei voti tra i vari Stati occorre far riferimento all’art. 205, paragrafo 2, TCE, nel testo sostituito dall'art. 10 dell’atto di adesione della Romania e della Bulgaria. Tale disposizione prevede che: — le deliberazioni per le quali è prevista la proposta della Commissione sono valide se hanno ottenuto almeno 255 voti che esprimano il voto favorevole della maggioranza dei membri; — negli altri casi le deliberazioni sono valide se hanno ottenuto almeno 255 voti che esprimano il voto favorevole di almeno due terzi dei membri. Attribuzioni e poteri. Le competenze attribuite al Consiglio investono tutti i settori di attività delle Comunità e dell’Unione. Questa istituzione, infatti, in virtù della sua posizione di rappresentante degli interessi degli Stati membri svolge un ruolo rilevante sia nell'ambito delle procedure comunitarie sia nell’ambito delle politiche intergovernative. In sintesi le funzioni attribuite al Consiglio sono: 1. adottare gli atti normativi comunitari, una funzione ampiamente condivisa con il Parlamento europeo; 2. coordinare le politiche economiche generali degli Stati membri; 3. concludere accordi internazionali tra la Comunità europea e uno o più Stati o organizzazioni internazionali; 4. approvare il bilancio dell’Unione insieme al Parlamento europeo; 5. elaborare la politica estera e di sicurezza comune (PESC) dell’Unione europea, sulla base degli orientamenti generali definiti dal Consiglio europeo; 6. coordinare la cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale tra le varie autorità competenti in materia dei diversi Stati membri. 1
Savgal Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa 22 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto: Non avendo tempo, ho chiesto un ripassino express a Gemini: Il processo di privatizzazione e di riduzione dell'intervento statale nell'economia si è avviato, a livello internazionale, su spinta dell'ideologia neoliberista, associata politicamente alla destra conservatrice. A livello globale, i pionieri di questa svolta economica tra la fine degli anni '70 e gli anni '80 sono stati due leader politici di spicco: Margaret Thatcher (Regno Unito): Alla guida del Partito Conservatore, ha avviato un massiccio piano di privatizzazioni di settori chiave (telecomunicazioni, gas, acqua, ferrovie) e di deregolamentazione finanziaria, ridimensionando fortemente il potere dei sindacati. Ronald Reagan (Stati Uniti): Alla guida del Partito Repubblicano, ha promosso la cosiddetta "Reaganomics", un insieme di politiche basate su deregolamentazione, forti tagli alle tasse sui redditi più alti e alle imprese, e una riduzione dei programmi di spesa sociale statale. La particolarità del caso italiano In Italia la dinamica ha assunto contorni politici apparentemente paradossali. Sebbene il clima ideologico internazionale di riduzione dello Stato fosse una bandiera del centro-destra liberale e conservatore, la grande stagione delle privatizzazioni italiane degli anni '90 (lo smantellamento dell'IRI, la privatizzazione di Telecom, ENI, ENEL e delle grandi banche pubbliche) è stata avviata e gestita in gran parte da governi tecnici o di centro-sinistra (come i governi Amato, Ciampi, Prodi e D'Alema). Questa dinamica italiana si spiega attraverso due fattori principali: I vincoli europei: L'Italia aveva un bisogno vitale e urgente di "fare cassa" e abbattere il gigantesco debito pubblico per rientrare nei rigidi parametri del Trattato di Maastricht (1992) e garantirsi l'ingresso nella nascente moneta unica (l'Euro). La crisi di sistema: Dopo lo scoppio dell'inchiesta "Mani Pulite" e la drammatica crisi valutaria della lira nel 1992, il colossale sistema delle partecipazioni statali italiano (spspesso utilizzato come bacino di clientelismo partitico e afflitto da gravi inefficienze) era di fatto collassato e non più sostenibile finanziariamente, costringendo anche le forze progressiste e tecniche ad abbracciare le riforme di mercato richieste dalle istituzioni internazionali. Si discetta di diritto costituzionale e il 99% (ad essere ottimisti) la Costituzione non l'ha mai letta. Si passa al diritto del'Unione Europe ed il 99,9999999999999% (ad essere ottimisti) non ha mai letto una riga dei trattati dell'UE.
Gaetanoalberto Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa 10 minuti fa, Savgal ha scritto: non ha mai letto D'altra parte a scuola non sono neppure adesso argomenti molto in voga, e si perpetua il grande errore di non far leggere i testi. Ma penso che per la gran parte il problema non sia questo, ma il bias di fondo, molto comune, che si possa usare un metro individuale per misurare e comprendere le scelte generali. Un umanesimo mancante.
wow Inviato 3 ore fa Inviato 3 ore fa 10 ore fa, claravox ha scritto: Dipingere la critica alle scelte europee come un esercizio "puerile" significa eludere la questione centrale: Puntare il dito su Washington non risolve i nostri problemi: Possiamo indignarci quanto vogliamo per le manovre di Trump sul diesel o sulle presidenziali, ma le sue decisioni rispondono a logiche americane. Continuare a commentare la politica estera USA come spettatori indignati non migliora di un millimetro la posizione dell'Europa. Perdere competitività industriale, pagare l'energia il triplo dei concorrenti globali e non avere una voce in capitolo nei negoziati di pace non sono "pagliuzze", sono le fondamenta della nostra sopravvivenza economica e politica. Difendere acriticamente l'operato dell'UE bollando ogni analisi dei suoi fallimenti come "benaltrismo" o tifo anti-europeo è ciò che ci ha portati a questa dipendenza. L'Europa non si protegge nascondendo i difetti sotto il tappeto ogni volta che la geostrategia mondiale si fa tempestosa, ma costruendo una vera sovranità che ci renda immuni dai colpi di testa di chiunque sieda alla Casa Bianca o al Cremlino. @claravox La manovra di Trump di derogare unilateralmente alla politica di sanzioni, andando a finanziare direttamente la guerra russa, non risponde a logiche americane, ma risponde alle logiche di un governo che ha dato il maggiore contribuito a portare il mondo nel caos. (Lasciamo perdere per il momento il discorso della mancata estensione delle sanzioni ad altri Paesi). Ti ricordo anche che l'impazzimento dei prezzi dei carburanti è avvenuto a causa della ennesima e improvvida guerra in Iran che ha destabilizzato una sconfinata regione chiave dal pdv politico ed economico, strategia che, evidentemente, faresti rientrare anch'essa in una non meglio definita logica americana. "Criticare la politica estera USA come spettatori indignati non migliora di un millimetro la posizione dell'Europa", ma quanto meno dovrebbe farci correre come dei razzi a rafforzarci per non continuare ad essere il classico vaso di coccio. E, invece, dimmi cosa sarebbe successo in campo sovranista, suprematista, nazionalista e quindi filo russo se la UE fosse andata a trattare con i russi con le attuali posizioni politiche (che ti ricordo non sono state decise da una congiura aliena ma sono espressione dei governi attualmente in carica in Europa). Ammesso e non concesso che i russi, continuamente ringalluzziti da queste quinte colonne politiche intra europee, avessero voglia di trattare. Ovvero chiedo se avesse senso trattare, molto probabilmente, come auspicato da queste posizioni, una resa mal camuffata da pace, che equivarrebbe, senza bisogno, spero, di spiegare perché, la resa della UE come istituzione nei loro confronti e del loro alleato americano (o viceversa). Dal punto di vista energetico, le grosse crisi, connesse alle guerre, sono iniziate da quattro e più passa anni: cosa propongono e hanno proposto i movimenti populisti e nazionalisti (e il nostro governo) oltre a sperimentazioni su fantomatici carburanti sintetici e, udite udite, il nucleare (che non funziona a sputo, ma con "carburante" importato pressappoco dagli stessi produttori che attualmente ci tengono dalle pelotas con il petrolio), nucleare che non risolverebbe la nostra autonomia energetica e sicuramente andrebbe a scontrarsi con fenomeni di micro nazionalismi e micro sovranismi nimby all'interno delle nostre regioni. Vedi, c'è una grossa differenza tra prendere consapevolezza dei difetti della ue ed esercitare una critica e fare questo criticare ma poi ostacolare, come linea politica saldamente adottata, tutti quei provvedimenti tendenti a risolverli. Per non parlare di dare spallate, o peggio ancora, muoversi in modo tale che le spallate arrivino da fuori UE. 1
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