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Lo shopping di Trump


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Gaetanoalberto
Inviato
25 minuti fa, wow ha scritto:

anche a costo di votare Renzi.

Sempre stata opzione numero uno dalla piega PD/Pentas. Non mi piace la vicinanza ad Israele ma lui e Calenda restano alcune spanne sopra gli altri.

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PL-L1000
Inviato
3 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Calenda

Gaetanoalberto, qui serve un esorcismo!

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Inviato
25 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

ma lui e Calenda restano alcune spanne sopra gli altri.

E basta!

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Inviato
57 minuti fa, wow ha scritto:

Il giochetto di chi sabota giorno per giorno la UE (ovvero la nostra unica e ultima speranza di non diventare vassalli di usa o ex URSS) per poi lamentarsi dei suoi limiti, ha sinceramente stufato.

Per quanto mi riguarda alle prossime elezioni starò accuratamente lontano da quest'area di pensiero (si fa per dire) che a sx individuo nei 5* (che si sono rallegrati nientepopodimeno della rielezione dello scimmione cowboy) e, se si alleeranno con questi, anche dal PD, anche a costo di votare Renzi.

 

Segnalare l'inadeguatezza delle classi dirigenti europee non è "sabotare", ma l'unico modo per pretendere un'Europa forte.
Una UE  che subisce le scelte energetiche di Washington senza un'autonomia strategica o difensiva è già, nei fatti, in una posizione di subalternità.

Quando gli USA concedono deroghe per importare carburante russo e calmare i propri prezzi interni, dimostrano mero pragmatismo geoeconomico.
L'UE, al contrario, ha sacrificato settori industriali cruciali per poi ritrovarsi raggirata e senza voce in capitolo.

Ridurre problemi geopolitici ed energetici di portata globale a regolamenti di conti tra M5S, PD o Renzi significa spostare la discussione dai dati di fatto al piccolo cabotaggio politico nostrano.


L'Europa si salva pretendendo realismo e autonomia, non nascondendo la testa sotto la sabbia di fronte ai propri fallimenti.

 

  • Melius 1
Gaetanoalberto
Inviato

@UpTo11 @PL-L1000

Ve bene, mi pento, ho esagerato e poi assieme non stanno. Scambio eliminazione di Calenda con eliminazione Fratoianni

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Inviato

@claravox devi leggere il mio intervento con la premessa di @Gaetanoalberto che condivido e ho espresso frequentemente nel bar.

La UE è espressione della politica dei capi di governo che la compongono, in questo frangente a forte orientamento comservatore. Non è una entità aliena come pare di capire da quanto propalato da chi, per un ventaglio di motivi, ne vuole la distruzione o un forte ridimensionamento.

La UE è attualmente ostaggio di partiti e movimenti nazionalisti, sovranisti, para fascisti e filorussi e questo elemento incide significativamente sulle sue politiche.

È inutile ripetere la tiritera della UE subalterna degli USA.

Per non diventare il cortile di casa di yankee e russi, la UE deve essere forte, federata e possibilmente dotata di un convincente deterrente militare comune. Tutti principi questi che, assieme a meccanismi che impediscono il potere di veto da parte di staterelli, sono malvisti non solo dai movimenti sopra citati, ma fatalmente anche dai populismi di dx e sedicenti di sx.

Ecco qual è il cortocircuito che non promette nulla di buono.

  • Melius 1
appecundria
Inviato
11 ore fa, loureediano ha scritto:

sognavo la chiusura di tutti i parlamenti ed un solo Parlamento Europeo Con un governo comune Europeo

Non potevi sognare Edvige Fenech?

mariovalvola
Inviato

 

Trovo francamente singolare attribuire ai sovranisti, ai populisti e alle destre nazionaliste la responsabilità dei limiti strutturali dell'Unione Europea.

Ma chi ha scritto i Trattati? Chi ha concepito Maastricht, il Patto di stabilità, l'architettura dell'euro e una BCE modellata sull'ossessione tedesca per l'inflazione? Certamente non Salvini, Orbán, Le Pen o i Cinque Stelle.

L'Unione Europea è stata costruita attorno a un'impostazione economica fortemente influenzata dall'ordoliberismo tedesco e dagli interessi dei paesi cosiddetti frugali. Un sistema che ha privilegiato disciplina fiscale, stabilità monetaria e competitività attraverso il contenimento dei costi, lasciando in secondo piano investimenti pubblici, domanda interna e convergenza economica reale.

Non mi pare che siano stati i populisti a imporre le politiche di austerità durante la crisi dei debiti sovrani. E neppure a negoziare il nuovo Patto di stabilità del 2024, che conserva buona parte dell'impostazione precedente.

Quanto alla subordinazione agli Stati Uniti, liquidarla come una tiritera è piuttosto curioso. Decenni di governi dichiaratamente europeisti e atlantisti ci hanno consegnato un continente militarmente dipendente dagli USA, sempre più legato al loro GNL e largamente dipendente dalla Cina per le tecnologie della transizione energetica.

Sarebbe interessante capire in quale momento i sovranisti abbiano governato l'Europa abbastanza a lungo da determinare tutto questo.

E attenzione: non sto sostenendo che i nazionalismi offrano soluzioni credibili. Sto contestando una ricostruzione storica che attribuisce loro responsabilità appartenenti in larga misura alle classi dirigenti che hanno costruito e governato l'Unione.

Il punto è proprio questo: si può essere favorevoli all'integrazione europea e considerare profondamente sbagliata la sua architettura economica. Le due posizioni non sono affatto incompatibili.

Invocare un'Europa federale senza interrogarsi sulle regole economiche che dovrebbe adottare significa eludere il problema. Una federazione che riproducesse gli stessi vincoli e gli stessi squilibri non diventerebbe magicamente più prospera o autonoma.

Trovo infine paradossale che chi denuncia il rischio di trasformarci in vassalli degli Stati Uniti consideri quasi sacrilega qualsiasi critica alle scelte economiche e geopolitiche che hanno contribuito a renderci tali.

La distinzione fra Europa e Unione Europea dovrebbe essere elementare. Criticare la seconda non significa voler distruggere la prima.

Altrimenti siamo di fronte a un ragionamento circolare: se l'Unione funziona male, è colpa di chi la critica; se le sue politiche producono risultati deludenti, occorre semplicemente più integrazione. Mai che si possa discutere seriamente della bontà delle regole su cui è stata costruita.

E magari chiedersi se l'euroscetticismo sia soltanto la causa dei problemi europei o, almeno in parte, anche il prodotto di trent'anni di scelte politiche ed economiche.

Perché attribuire ai contestatori i fallimenti di chi ha governato è certamente comodo. Ma non è un'analisi politica. È un'assoluzione preventiva.

 

  • Melius 1
Inviato
15 minuti fa, wow ha scritto:

@claravox devi leggere il mio intervento con la premessa di @Gaetanoalberto che condivido e ho espresso frequentemente nel bar.

La UE è espressione della politica dei capi di governo che la compongono, in questo frangente a forte orientamento comservatore. Non è una entità aliena come pare di capire da quanto propalato da chi, per un ventaglio di motivi, ne vuole la distruzione o un forte ridimensionamento.

La UE è attualmente ostaggio di partiti e movimenti nazionalisti, sovranisti, para fascisti e filorussi e questo elemento incide significativamente sulle sue politiche.

È inutile ripetere la tiritera della UE subalterna degli USA.

Per non diventare il cortile di casa di yankee e russi, la UE deve essere forte, federata e possibilmente dotata di un convincente deterrente militare comune. Tutti principi questi che, assieme a meccanismi che impediscono il potere di veto da parte di staterelli, sono malvisti non solo dai movimenti sopra citati, ma fatalmente anche dai populismi di dx e sedicenti di sx.

Ecco qual è il cortocircuito che non promette nulla di buono.

 

Il punto non è sognare o meno un'Europa federata e con un esercito comune, ma prendere atto della realtà attuale: oggi l'UE non è autonoma e continua a subire le decisioni altrui.

Chiamare "tiritera" la subalternità agli USA significa chiudere gli occhi di fronte a quello che è appena successo: gli Stati Uniti concedono deroghe al diesel russo e trattano per gli asset di Lukoil* per proteggere la propria economia, mentre le nostre imprese pagano l'energia a prezzi fuori mercato per aver seguito fedelmente la linea sanzionatoria. Questo non è "populismo", è un fatto economico.

Scaricare la colpa della debolezza europea sui "sovranisti" o sui "filorussi" è un comodo alibi che copre i fallimenti delle classi dirigenti "europeiste" di questi anni, che non hanno costruito né un'autonomia energetica né una difesa comune, lasciandoci esposti alle decisioni di Washington e Mosca.

 

*https://www.ilsole24ore.com/art/ucraina-nyt-negoziati-usa-russia-entra-affare-miliardario-petrolio-lukoil-AJQgd2XB

  • Melius 1



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