wiking Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa Introduzione Il piccolo MC7150 appartiene alla stirpe "7xxx" che a fine anni ’80 rappresentò un netto cambio di marcia in casa McIntosh, argomento di cui abbiamo già parlato ampiamente. Parliamo di elettroniche entrate in produzione nella seconda metà degli anni '80 (a partire dal finale MC7270) e proseguite fino alla fine degli anni '90. A quella medesima serie appartennero sia finali dotati di autotrasformatori d'uscita (AF) — come l'MC7270, il successivo MC7300 e il piccolo MC7150 — sia finali privi di AF (direct coupled), ovvero l'MC7200 e l'MC7100 (quest'ultimo più compatto e privo di VuMeter), oltre a tutti i finali multicanale derivati da quest'ultimo. Per me ha anche un profondo valore affettivo: poco meno di trent'anni fa fu in assoluto il mio primissimo finale McIntosh. All'epoca mi incantò letteralmente; lo pilotavo con uno dei miei primi preamplificatori Audio Research, creando un'accoppiata dal fascino unico. Successivamente lo permutai per passare all'integrato MA6800 — che condivideva la medesima sezione finale del 7150 — ma da allora mi è sempre rimasto nel cuore come l'esempio perfetto di una "piccola chicca" straordinariamente ben riuscita. Ecco il mio primissimo esemplare di MC7150, in una foto di 25 anni fa, lo vedete in basso a destra, con appoggiato sopra il baby MC2505. Furono i miei pirmissimi finali Mc, ma il 7150 arrivò prima (insieme ad un sinto MR7083)
wiking Inviato 1 ora fa Autore Inviato 1 ora fa Inquadramento storico e caratteristiche costruttive L'MC7150 venne prodotto dal 1990 al 1995. Nel 1992 si verificò il passaggio storico della larghezza dei pannelli frontali McIntosh (passati dalle classiche dimensioni "narrow" da 16", a circa 17" e ½). Per questo motivo l'MC7150 si trova in due versioni: Prima versione (1990-1992): pannello frontale stretto (16") con sistema Panloc (seriali con prefisso FZ), qui sotto: Seconda versione (1992-1996): pannello frontale largo (17.5") con o senza Panloc (seriali con prefisso GM), qui sotto: Tutte le versioni condividono il cavo di alimentazione fisso, gli ingressi RCA e una morsettiera per i diffusori robusta e ben progettata, sulla quale è possibile utilizzare banane da 4 mm previa interposizione dei classici adattatori spade/banana comunemente usati sui McIntosh vintage. L'MC7150 è uno degli ultimi finali McIntosh a mantenere la comodissima possibilità di regolare il guadagno in maniera continua tramite i potenziometri frontali (dotati di scatto centrale). Sul successivo MC7100 questi potenziometri vennero spostati sul retro in versione miniaturizzata (scelta mantenuta per pochi altri modelli come l'MC162) per poi scomparire definitivamente. Il retro del mio, appartenente alla ultima serie "GM", col forntale "wide". Dal seriale direi uno degli ultimi 7150 prodotti, a ridosso della fine produzione (1995). Morsetti di uscita e connettori di entrata di eccellente qualità, dorati.
wiking Inviato 1 ora fa Autore Inviato 1 ora fa Architettura circuitale Circuitalmente, l'MC7150 mantiene la classica architettura con autotrasformatori d'uscita, un'alimentazione molto generosa per la potenza dichiarata (150W per canale su 2, 4 e 8 Ohm) e uno stadio finale ben dimensionato dotato di 6 transistor per canale. Presenta un dynamic headroom di 1.8 dB (più che discreto per un Mc con AF di oltre trent'anni fa) e un fattore di smorzamento pari a 40. Ancor più del fratello maggiore MC7300, l'MC7150 marcò un distacco netto rispetto al precedente modello di pari potenza, l'MC2155 (poco diffuso in Italia). Si trattò di un progetto e di un layout radicalmente nuovi: e questo si vede e si sente. Il buon suono e la spiccata liquidità della gamma media — che a tratti ricorda da vicino i piccoli Accuphase in classe A del medesimo periodo (come i classici A-20 e A-20V) — sono in parte dovuti a un circuito di automatic tracking bias che già trent'anni fa anticipava la filosofia degli attuali sistemi Thermaltrak (“…these characteristics and the automatic tracking bias system eliminates crossover distortion…”). L'MC7150 venne poi seguito dal più raro MC150 che, analogamente a quanto fece l'MC300 rispetto all'MC7300, ne riprese pressoché integralmente la circuitazione introducendo gli ingressi bilanciati XLR.
wiking Inviato 1 ora fa Autore Inviato 1 ora fa Le impressioni d'ascolto e la prova sul campo Il mio MC7150 è arrivato da poche ore: un magnifico esemplare uniproprietario in condizioni realmente mint (10/10 per: vetro splendido, illuminazione ad 11 lampadine a incandescenza, serigrafie intonse, e assoluta simmetria di funzionamento dei due Vu), completo di manuale originale. Ne cercavo uno da tempo e un simpaticissimo negoziante veronese ne ha proposti due nello stesso istante (un 1ª serie stretto e un 2ª serie largo, da me acquistato; anche il primo ha trovato subito casa, viste le condizioni pari al nuovo). I potenziometri frontali sono silenziosissimi e comodissimi nella gestione delle regolazioni. L'ho provato in varie configurazioni: Sulle Tannoy 215 DMT: a gamma intera non ce l'avrebbe mai fatta da solo, ma inserito in bi-amplificazione regala ottime soddisfazioni. Sulle B&W Matrix 805 (coeve): sia in mono-amplificazione sia in bi-amplificazione passiva. In quest'ultima configurazione, collegare l'MC7150 sui mid-woofer e far lavorare il vecchio MC2505 sui tweeter al di sopra dei 3 kHz — sfruttando la regolazione fine del guadagno continuo da entrambi i frontali — ha dato risultati davvero notevoli. Timbrica La timbrica dell'MC7150 è neutra, tendente al caldo. Non raggiunge la marcata eufonia tubey dei McIntosh di prima generazione (come l'MC2505 o l'MC2105), ma offre una sonorità piacevolmente calda che garantisce la consueta assenza di fatica d'ascolto e zero asprezze. La gamma media e la resa delle voci sono bellissime: da questo punto di vista l'MC7150 rappresentò un deciso passo in avanti, in termini di trasparenza, rispetto ai modelli precedenti.
wiking Inviato 1 ora fa Autore Inviato 1 ora fa Corrente e capacità di pilotaggio È l'unico reale tallone d'Achille. Dal punto di vista della dinamica pura e della velocità sui transienti, l'MC7150 viene staccato dal fratellino MC7100 direct coupled (avendoli entrambi a disposizione uno di fianco all'altro, il confronto A/B diretto è chiaro sotto questo aspetto). L'MC7150 trova quindi la sua collocazione ideale: 1) Con sistemi ad alta efficienza (il classico "guanto di velluto", perfetto con Klipsch & Co., anche a gamma intera); 2) In bi-amplificazione / multi-amplificazione sulle vie medie ed alte, dove grazie al suo assoluto silenzio infrastrutturale (elevatissimo rapporto S/N) sa comportarsi persino meglio di molti finali a valvole di pari o inferiore potenza. Ecco i protagonisti, con le B&W 805 Matrix biamplificate dall'MC7150 (midwoofer) e dall'MC2505 (tweeter) In sintesi L'MC7150 resta ancora oggi un delizioso finale di piccola potenza con indicazioni d'uso precise: è bene evitare l'accoppiamento a gamma intera con diffusori diffiicili. Non eviterei a priori sistemi con un modulo d'impedenza ostico, gestibili, quanto quelli particolarmente insaziabili (di corrente). Insomma, il 7150 è bello, robusto, assai ben costruito, ed estremamente piacevole da usare. Il suo valore collezionistico è in continua salita e non è facile trovarne sul mercato dell'usato, specie in condizioni perfette. Le dimensioni contenute lo rendono facilissimo da collocare in ambiente. Da movimentare pure, nonostante i suoi quasi 30 kili. Come spesso accade con i primi amori, dopo averlo ceduto anni fa per l'MA6800 ho accarezzato a lungo l'idea di riprenderne uno... finché non si è presentata l'occasione giusta per chiudere il cerchio!
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