Savgal Inviato 22 ore fa Inviato 22 ore fa 19 minuti fa, Coltr@ne ha scritto: Mannaggia a te, ho dato un occhiata a qualcosa più contemporaneo e mi son tremate le ginocchia. Il filosofo italo-coreano Byung-Chul Han affronta il tema dell'individualismo contemporaneo partendo esattamente da dove si chiudeva l'analisi di storici come Hobsbawm: la transizione da un mondo basato sulla proibizione e il dovere a uno basato sul potere e sulla realizzazione personale. Il suo saggio più celebre, La società della stanchezza (Müdigkeitsgesellschaft, 2010), sviluppa una diagnosi spietata di cosa sia diventata l'autonomia individuale nel XXI secolo. 1. Dal "Soggetto dell'Obbedienza" al "Soggetto della Prestazione" Han mette a confronto la struttura sociale del Novecento analizzata da Michel Foucault con quella odierna: * La Società Disciplinare (Novecento): Basata su istituzioni di reclusione e controllo (fabbriche, ospedali, prigioni, scuole rigidamente strutturate). Il suo verbo guida è "Dovere" (Sollen). La dinamica dominante è la proibizione, la norma e il divieto. Produce individui obbedienti, devianti o nevrotici. * La Società della Prestazione (Oggi): Le pareti delle istituzioni disciplinari sono crollate in nome della libertà e della flessibilità. Il suo verbo guida è "Potere" (Können - inteso come "possibilità/capacità"). La dinamica dominante non è il divieto, ma lo slogan "Yes, we can", l'iniziativa personale e la motivazione. Società Disciplinare (Dovere / Divieto) ──► Società della Prestazione (Potere / Iniziativa) │ │ ▼ ▼ Soggetto Obbediente Soggetto Imprenditore di sé (Genera: Nevrosi/Colpa) (Genera: Depressivo/Burnout) 2. Il paradosso dell'Auto-sfruttamento Il nucleo della tesi di Han risiede in un rovesciamento dialettico del concetto di libertà: * L'illusione dell'emancipazione: L'individuo moderno si sente finalmente libero perché svincolato dai padroni, dalla morale tradizionale e dai vincoli comunitari. Diventa un "imprenditore di se stesso". * L'assenza di un oppressore esterno: Non essendoci più un padrone o un'autorità esterna che impone il lavoro con la coercizione, la pressione si sposta interamente all'interno dell'individuo. * L'auto-sfruttamento: L'individuo sfrutta se stesso credendo di autorealizzarsi. Poiché la motivazione parte dall'interno ("voglio migliorare", "voglio performare", "devo ottimizzare il mio tempo"), il rendimento estratto è immensamente maggiore rispetto a quello che un padrone esterno potrebbe mai ottenere con la forza. > L'individuo è al tempo stesso carnefice e vittima, oppresso e oppressore. > 3. Le conseguenze patologiche: Burnout e Depressione Mentre la società disciplinare produceva nevrotici (chi infrangeva il divieto provava senso di colpa), la società della prestazione produce depressivi e soggetti in burnout: * Il limite incallito del "Potere": Nel momento in cui la regola non è più "Non devi", ma "Puoi tutto", l'incapacità di raggiungere un obiettivo o il fallimento personale non vengono attribuiti a barriere sociali, ma a una mancanza personale di impegno o talento. * L'effetto "Excess of Positivity": Han parla di "eccesso di positività". Non siamo più malati per via di un virus o di un divieto (negatività), ma per un sovraccarico di stimoli, performance, progetti e comunicazione positiva. * La stanchezza isolante: La stanchezza della società della prestazione non è la stanchezza serena che unisce le persone dopo un lavoro condiviso, ma una stanchezza atomizzante che separa le persone, esauste dalla corsa solitaria verso l'auto-ottimizzazione. 4. Il legame con l'individualismo e il mercato In continuità con l'analisi di Hobsbawm, Han dimostra come l'autonomia del desiderio individuale non sia un'alternativa al capitalismo, ma la sua forma più avanzata: * Scomparsa dell'azione collettiva: Se l'oppressione fosse esterna (il capitale contro il lavoro), gli individui potrebbero unirsi e ribellarsi. Ma quando l'oppressione coincide con l'Io, la protesta diventa impossibile. La frustrazione non si dirige contro il sistema, ma si trasforma in autodistruzione psicologica (depressione, ansia prestazionale). * Iper-individualismo atomizzato: La competizione non è più solo con gli altri, ma primariamente con una versione idealizzata di se stessi, alimentata continuamente dalla cultura dell'immagine e dai social media. In sintesi Se per Hobsbawm l'individualismo degli anni '60-'70 si alleava con la società dei consumi rompendo le proibizioni sociali, per Byung-Chul Han quell'individualismo è arrivato al suo punto d'arrivo: la libertà apparente si è trasformata in un dovere prestazionale permanente, dove il vincolo non viene più dall'esterno, ma dalla nostra stessa interiorità. Sto leggendo "Retrotopia" di Bauman, gli argomenti sono simili. Sì è fatto un deserto e lo hanno chiamato "libertà". 2
djansia Inviato 21 ore fa Inviato 21 ore fa 3 ore fa, hfasci ha scritto: Fortunatamente i 40.000 cinesi residenti a Milano, si "accontentano" di lavorare Ecco un altro che vede sfruttati come schiavi "grandi lavoratori" e i loro aguzzini conterranei "onesti imprenditori". 1
Savgal Inviato 20 ore fa Inviato 20 ore fa (riprongo) La pienezza della gioia del consumo equivale alla pienezza della vita. Compro, dunque sono. Comprare o non comprare, questo è il problema. Per i consumatori senza accesso al mercato, i veri poveri di oggi, il non poter acquistare è lo stigma odioso e doloroso di una vita incompiuta, la conferma della propria nullità e incapacità. Non semplicemente l'assenza di ogni piacere, bensì l'assenza della dignità umana, l'impossibilità di dare un senso alla propria vita e, da ultimo, la privazione stessa di umanità, autostima e rispetto per gli altri. (Z. Bauman) 1 1
Coltr@ne Inviato 20 ore fa Inviato 20 ore fa 29 minuti fa, djansia ha scritto: Ecco un altro che vede sfruttati come schiavi "grandi lavoratori" e i loro aguzzini conterranei "onesti imprenditori". Grazie
piergiorgio Inviato 20 ore fa Inviato 20 ore fa 2 ore fa, garmax1 ha scritto: Su cosa? Sulle manganellate che neanche si sognano o sul risultato alle prossime elezioni Su entrambe 1
audio2 Inviato 20 ore fa Inviato 20 ore fa nel mentre del quantum delle more che se dice, ce sta aa guera ibrida, ha stato putin o che.
permar Inviato 20 ore fa Inviato 20 ore fa 13 minuti fa, audio2 ha scritto: nel mentre del quantum delle more che se dice, ce sta aa guera ibrida, ha stato putin o che. Intervieni al mattino presto che forse hai meno fumi per la testa 2
salvatore66 Inviato 4 ore fa Inviato 4 ore fa Il 18/10/2026 at 08:53, LeoCleo ha scritto: Nessuno dei due: sono talmente ignoranti che non riuscirebbero a dare una spiegazione nemmeno a loro stessi. C’erano tanti maranza, hanno provato l’adrenalina dello scontro, della prova di forza, come quando si danno appuntamento con quelli del quartiere o comune vicino, e si menano finché ce n’è. Manco si conoscono, manco hanno qualcosa da contendersi, chessó una piazza di spaccio come i fratelli maggiori. Si menano e basta, puro istinto animalesco. Questa volta erano uniti contro la polizia, e hanno pure fatto incetta di Nike saccheggiando un Footlocker. Si ma devi dire alla tua presidente del consiglio che quei ragazzi avranno pure sbagliato nei modi ma hanno perfettamente ragione che in Italia con gli stipendi e pensioni medi non si può vivere più e che vanno pur sempre ascoltati e risolvere i problemi e non fare come gli struzzi. D'altronde anche in Francia sta succedendo lo stesso. Facile chi ha il portafoglio pieno criticare i modi dei più bisognosi
Questo è un messaggio popolare. Savgal Inviato 2 ore fa Questo è un messaggio popolare. Inviato 2 ore fa Milano, i racconti degli scontri: «C'era una chat come esca, ci hanno detto: venite, noi spacchiamo le vetrine e voi avrete felpe e scarpe» di Elisabetta Andreis e Gianni Santucci Il racconto di alcuni ragazzi minorenni, stranieri e italiani: «Ci hanno aggiunto a un gruppo su Telegram e poi l'hanno cancellato. Sembrava un evento: non c'era la paura di rubare» «Tra sabato e domenica ci hanno aggiunto a una chat Telegram. Si chiamava 17 ottobre qualcosa...». Chi vi ha aggiunto? «Non ho idea». Cosa dicevano? «Di andare in manifestazione perché costa tutto troppo. Poi hanno iniziato a postare altri messaggi. Dovevamo solo andare in Duomo perché loro rompevano le vetrine e noi potevamo prendere le scarpe Nike e le felpe, e anche le biciclette da Decathlon». È un reato, lo sai? «Io sì. Ma la presentavano come una cosa tranquilla. Come se il reato fosse solo di chi spaccava le vetrine e non di chi prendeva la roba». Ci fai leggere la chat? «Scomparsa domenica sera. Ci hanno eliminato e non la vediamo più nei telefoni». Vent’anni, egiziano, a Milano fin da bambino, di giorno muratore, iscritto al Politecnico per costruirsi una vita migliore, famiglia di lavoratori, abitava a Baggio, ora vive fuori città. La chat di Telegram è stata un’esca. Una miccia. Arraffare, fare casino. Essere protagonisti d’un evento. Dietro la Milano saccheggiata c’è anche quel richiamo piovuto sabato sera nei telefonini. Non vuol dire che quelli che hanno spaccato e rubato siano innocenti. Non implica che siano giustificabili. Il loro racconto però spiega. Che si definiscano maranza o teppisti, o semplicemente ragazzi poveri di periferie milanesi povere, sono massa da social. Carne da fake. Zero strumenti critici. Vita privata chiusa nel quartiere. Vita pubblica ridotta allo scrollo di TikTok. Manipolabili. Eccitabili. Anche colpevoli (chi ha rubato). Non sono scuse. È realtà. Vita di strada: quartieri Baggio, San Siro, Figino. La storia della chat-esca ritorna in voci di ragazzi che non si conoscono tra loro. Egiziano, 18 anni, madre che quasi non parla italiano, famiglia sgomberata da una casa popolare di San Siro: «Mi hanno messo nella chat Telegram, non so come. C’erano tantissimi altri, forse mille. Dicevano di andare in Duomo, che c’era da fare casino e prendere tanta roba perché i negozi mettono i prezzi troppo alti. Su TikTok iniziavo a vedere la gente in metropolitana che scriveva “Nike arriviamo”, “Foot locker arriviamo”, noi non avevamo niente da fare, allora con altri sono andato in via Torino e al Decathlon. C’era troppo casino, la gente correva, sembrava come un gioco della Play». Per ascoltare la voce di questi ragazzi bisogna dismettere concetti che a loro non appartengono. Qualche lettore potrebbe dire che questo articolo racconta senza condannare. Si può invece condannare e raccontare. Condannare e provare ad analizzare cosa accade, cosa sia accaduto. S’è parlato di bambini casseur, di teenagers guastatori. Senza filtri, dicono: «Noi volevamo fare casino e basta — origine del Marocco, 14 anni, quartiere Figino, un posto che a Milano si nomina di solito per l’inceneritore — ma nei negozi entravano tutti e noi non riuscivamo perché siamo piccoli, come quando andiamo alle feste e non ci fanno entrare, perché siamo vestiti male. Abbiamo fatto una cosa insieme agli italiani». Ecco, gli italiani. Il bilancio del Tribunale per i minorenni di Milano racconta chi ci fosse dietro i cappucci e le felpe nere: 35 minori arrestati, 31 senza precedenti, età media 15/16 anni, 25 nati in Italia, 17 cognomi italiani e 18 stranieri. La «parità» mostra soprattutto un’evidenza: subiscono tutti gli stessi richiami. Il rimbombo delle dirette social attrae. Il branco in strada eccita. Classe 2009, casa della famiglia (italiana) a Lambrate, periferia Est: «Vedevamo i TikTok e sembravamo tutti noi, tutti vestiti come noi, una macchia nera, come un film, tutti in metrò, ma poi era strano. Di solito se rubi non ti vuoi far vedere, qui invece era un gioco a chi si faceva filmare di più. Non c’era la paura di fare un furto». Non ha avuto paura neppure il 15enne che vive con la famiglia a Vimodrone (hinterland milanese), studente di seconda superiore, calcio e fidanzata, fermato in piazza del Duomo e poi rilasciato «solo» con ricettazione: «Ero a casa, continuavo a vedere i TikTok, sembrava un grande evento come i video musicali, quando i cantanti lanciano gli appelli per fare la comparsa, dicevano anche “Vestitevi di nero”, ma tanto io avevo già la felpa e le scarpe nere, a quel punto mi sono messo anche la tuta. Volevo vedere e fare qualcosa di diverso, fuori da un negozio uno mi ha dato in mano una giacca e correva via, un mio amico è ai domiciliari con l’accusa di devastazione e non aveva preso niente. Ho avuto paura, correvano tutti tirando le cose. Mi sono vergognato quando mi hanno messo nella macchina della polizia, in casa mia queste cose non si fanno. I miei genitori non sapevano neanche che fossi andato lì». Non era a una manifestazione, né a una protesta: partecipava a un evento. 2 1
salvatore66 Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa La verità e' una sola la destra e' brava a fare repressione e usare i manganelli e fare propaganda ma scarsa a risolvere i problemi veri della gente
wow Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 50 minuti fa, Savgal ha scritto: C'era una chat come esca Un meccanismo analogo si era evidenziato con i fatti di Ceuta questa estate
Martin Inviato 1 ora fa Inviato 1 ora fa 20 minuti fa, salvatore66 ha scritto: La verità e' una sola la destra e' brava a fare repressione e usare i manganelli e fare propaganda ma scarsa a risolvere i problemi veri della gente Saranno polverizzati alle urne.
Savgal Inviato 10 minuti fa Inviato 10 minuti fa 1 ora fa, wow ha scritto: Un meccanismo analogo si era evidenziato con i fatti di Ceuta questa estate Dubito che Crosetto si sia esposto al punto di dire "I fatti di Milano frutto della guerra ibrida" in assenza di informazioni certe. I social hanno messo a disposizione di soggetti con cattive intenzioni strumenti di manipolazione estremamente potenti a bassissimo costo. La relica di Salvini, che esclude una regia russa dietro le violenze dicendo: “Ho letto cose strambe, i russi. No, basta“, merita più di una riflessione. Crosetto non ha detto che siano stati i russi.
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