hfasci Inviato ieri alle 11:42 Inviato ieri alle 11:42 36 minuti fa, appecundria ha scritto: Magari un versamento Iva potremmo pretenderlo noi. IRPEF è chiedere troppo. Non credo che siano solo i cinesi a "risparmiare" sulle imposte. In cambio lavorano a più non posso, non si lamentano e soprattutto non fanno danni. 1
Bentley Boy Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa 36 minuti fa, criMan ha scritto: Riguardo all'operato del governo sulla gestione di questi delinquenti nella piazza che rompono e saccheggiano negozi se la sono giocata al meglio. Hanno lasciato correre i casini così da evidenziare il problema e non sono stati tacciati di essere fascisti manganellatori. Ennesimo decreto sicurezza condito con annunci da campagna elettorale e il prossimo giro manganellate vere. Esattamente esatto: fanno fare ai maranza un altro paio di show del sabato sera, e poi li spianano a manganellate come manco se lo sognano. La maggioranza silenziosa applaudirà (silenziosa), ed il pieno alle prossime elezioni è assicurato. Un saluto, BB 2
Savgal Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa Comunque il significato più rilevante di questi mutamenti fu che, implicitamente o esplicitamente, essi rifiutavano l'ordine delle relazioni umane nella società, stabilito da una lunga tradizione storica e sanzionato ed espresso dalle convenzioni e dalle proibizioni sociali. Ancor più significativo è il fatto che questo rifiuto non avvenne in nome di altri modelli di ordinamento sociale ... bensì in nome dell'autonomia illimitata del desiderio individuale. Sì presupponeva un mondo di individualismo egocentrico spinto ai suoi estremi limiti. Paradossalmente, i ribelli contro le convenzioni e le restrizioni sociali condividevano i presupposti sui quali era costruita la società dei consumi di massa o almeno le motivazioni psicologiche sulle quali facevano leva con più efficacia coloro che vendevano beni e servizi ai consumatori. Si presupponeva tacitamente che il mondo consistesse di parecchi miliardi di esseri umani, la cui identità consisteva nel perseguimento del proprio desiderio individuale, compresi i desideri un tempo proibiti o malvisti, ma ora permessi, non già perché fossero divenuti moralmente accettabili, ma perché erano nutriti da così tanti individui. Ma a essere colpiti dalla rivoluzione culturale furono proprio questi legami e queste solidarietà di gruppo di carattere non economico, come lo furono i codici morali a essi associati. Tali codici morali erano certo più vecchi della società industriale borghese, ma erano stati adattati a quella società e ne formavano parte integrante. Il vecchio vocabolario morale dei diritti e dei doveri, delle obbligazioni reciproche, del peccato e della virtù, del sacrificio, della coscienza, dei premi e delle pene, non poteva più essere tradotto nel nuovo linguaggio della gratificazione immediata dei desideri. Una volta che le pratiche e le istituzioni tradizionali non furono più accettate come metodi per ordinare la società, per tenere vincolate le persone e per assicurare la cooperazione e la riproduzione sociale, la capacità dei vecchi codici morali di strutturare la vita umana in società svanì quasi del tutto. Essi si ridussero semplicemente a espressioni di preferenze individuali e alla pretesa che la legge dovesse riconoscere la supremazia di queste preferenze. L'incertezza e l'imprevedibilità si fecero incombenti. L'ago della bussola non segnava più il nord e le mappe divennero inutili. Tutto ciò divenne sempre più chiaro nei paesi avanzati dagli anni '60 in poi e trovò espressione ideologica in una varietà di teorie, dal liberismo estremo al "postmodernismo" e simili, che cercarono di accantonare del tutto il problema del giudizio e dei valori, o piuttosto cercarono di ridurli al singolo denominatore della illimitata libertà individuale. --- La pervasività della società dei consumi ha convinto che il senso dell’esistenza, la “felicità”, consista nell'autonomia illimitata del desiderio individuale, in un mondo di individualismo egocentrico spinto ai suoi limiti estremi. Il mondo è rappresentato come un aggregato di miliardi di esseri umani la cui identità consiste nel perseguire i propri desideri individuali e il problema del giudizio e dei valori ridotto al solo denominatore della illimitata libertà individuale. Il vocabolario del passato dei diritti e dei doveri, delle obbligazioni reciproche, del sacrificio, della coscienza, dei premi e delle pene, si è progressivamente dissolto, non più compatibile con l’idea che il senso dell’esistenza consiste nella gratificazione immediata di ogni desiderio. Le pratiche e le istituzioni tradizionali (contrariamente a quanto si dice) nei comportamenti reali sono rifiutate quali criteri per ordinare la società e per definire i ruoli nella stessa, per vincolare le persone e per consentire la cooperazione e la riproduzione sociale. Ma la convinzione che il senso dell’esistenza sia la soddisfazione di ogni desiderio individuale si scontra nel mondo reale con l’altrettanto reale impossibilità di soddisfarli. L’assurda convinzione che i codici etici debbano ridursi solo ad espressioni delle preferenze individuali si scontra con le regole del diritto che impongono dei vincoli che nel recente passato erano interiorizzate nei codici morali. L’individuo atomizzato dinanzi all’impossibilità di gratificazione immediata dei suoi desideri e ai limiti alla libertà individuale accumula rabbia per questi ostacoli che sono insuperabili e l’individualismo egocentrico diviene un individualismo rabbioso. 2
garmax1 Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa 4 minuti fa, piergiorgio ha scritto: vorrei essere ottimista come te Su cosa? Sulle manganellate che neanche si sognano o sul risultato alle prossime elezioni
Paolo 62 Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa può darsi benissimo che abbiano in mente di usare reparti dell'Esercito in funzione antisommossa. L'hanno fatto nel Dopoguerra e in qualche caso durante il Sessantotto.
Bentley Boy Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa Adesso, piergiorgio ha scritto: @Bentley Boy vorrei essere ottimista come te be', diciamo che viaggiare al volante di una Bentley invece che su una spostapoveri, aiuta l’ottimismo 😁. Battuta a parte, ‘sta cosa dei saccheggi va fermata, senza se senza ma. Il problema per il Governo è avere le mani libere. Basta esasperare un poco l’opinione pubblica, e le manganellate saranno approvate da tutti come un rancio militare: ottime ed abbondanti. un saluto, BB 2
Moderatori paolosances Inviato 23 ore fa Moderatori Inviato 23 ore fa 43 minuti fa, PL-L1000 ha scritto: Il termine ''polizziotto'', che vedo sempre più spesso usato dagli amici di destra, è un rafforzativo? Tu hai ragione Io ho piu' ragggione
appecundria Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa 36 minuti fa, hfasci ha scritto: soprattutto non fanno danni. Se lo dici tu.
PL-L1000 Inviato 23 ore fa Inviato 23 ore fa @paolosances, lontano dall'avere ogni risposta, mi domandavo se, altrimenti, non potesse dipendere dai correttori ortografici di ultima generazione o dall'intelligenza artificiale made in Black Silicon Valley...
Savgal Inviato 22 ore fa Inviato 22 ore fa 22 minuti fa, Coltr@ne ha scritto: @Savgal cosa è Trovato grazie Citazione da "Il secolo breve" di Hobsbawm. Purtroppo aveva anticipato la deriva dei nostri tempi.
tapeman Inviato 22 ore fa Inviato 22 ore fa Il pesce puzza dalla capa. In un Paese (fottutamente FINITO), si dedicano aeroporti a SUA IMPUNITÀ e via a scalare sull'impunità dei disonorevoli, dei figli indiani dei disonorevoli, dei cellulari cryptati dei disonorevoli, fino ad arrivare ai bimbominchia barboni impuniti che rubbeno da Decathlon o al McDonald's e sfasciano i mezzi delle guardie. Però tutti impuniti. Eppure le carceri sono piene. Ma in questo caxxo di Paese gira solo gentaglia? Dentro e fuori dalla gattabuia. Mala tempora currunt.
Coltr@ne Inviato 22 ore fa Inviato 22 ore fa 17 minuti fa, Savgal ha scritto: Citazione da "Il secolo breve" di Hobsbawm. Purtroppo aveva anticipato la deriva dei nostri tempi. Mannaggia a te, ho dato un occhiata a qualcosa più contemporaneo e mi son tremate le ginocchia. Il filosofo italo-coreano Byung-Chul Han affronta il tema dell'individualismo contemporaneo partendo esattamente da dove si chiudeva l'analisi di storici come Hobsbawm: la transizione da un mondo basato sulla proibizione e il dovere a uno basato sul potere e sulla realizzazione personale. Il suo saggio più celebre, La società della stanchezza (Müdigkeitsgesellschaft, 2010), sviluppa una diagnosi spietata di cosa sia diventata l'autonomia individuale nel XXI secolo. 1. Dal "Soggetto dell'Obbedienza" al "Soggetto della Prestazione" Han mette a confronto la struttura sociale del Novecento analizzata da Michel Foucault con quella odierna: * La Società Disciplinare (Novecento): Basata su istituzioni di reclusione e controllo (fabbriche, ospedali, prigioni, scuole rigidamente strutturate). Il suo verbo guida è "Dovere" (Sollen). La dinamica dominante è la proibizione, la norma e il divieto. Produce individui obbedienti, devianti o nevrotici. * La Società della Prestazione (Oggi): Le pareti delle istituzioni disciplinari sono crollate in nome della libertà e della flessibilità. Il suo verbo guida è "Potere" (Können - inteso come "possibilità/capacità"). La dinamica dominante non è il divieto, ma lo slogan "Yes, we can", l'iniziativa personale e la motivazione. Società Disciplinare (Dovere / Divieto) ──► Società della Prestazione (Potere / Iniziativa) │ │ ▼ ▼ Soggetto Obbediente Soggetto Imprenditore di sé (Genera: Nevrosi/Colpa) (Genera: Depressivo/Burnout) 2. Il paradosso dell'Auto-sfruttamento Il nucleo della tesi di Han risiede in un rovesciamento dialettico del concetto di libertà: * L'illusione dell'emancipazione: L'individuo moderno si sente finalmente libero perché svincolato dai padroni, dalla morale tradizionale e dai vincoli comunitari. Diventa un "imprenditore di se stesso". * L'assenza di un oppressore esterno: Non essendoci più un padrone o un'autorità esterna che impone il lavoro con la coercizione, la pressione si sposta interamente all'interno dell'individuo. * L'auto-sfruttamento: L'individuo sfrutta se stesso credendo di autorealizzarsi. Poiché la motivazione parte dall'interno ("voglio migliorare", "voglio performare", "devo ottimizzare il mio tempo"), il rendimento estratto è immensamente maggiore rispetto a quello che un padrone esterno potrebbe mai ottenere con la forza. > L'individuo è al tempo stesso carnefice e vittima, oppresso e oppressore. > 3. Le conseguenze patologiche: Burnout e Depressione Mentre la società disciplinare produceva nevrotici (chi infrangeva il divieto provava senso di colpa), la società della prestazione produce depressivi e soggetti in burnout: * Il limite incallito del "Potere": Nel momento in cui la regola non è più "Non devi", ma "Puoi tutto", l'incapacità di raggiungere un obiettivo o il fallimento personale non vengono attribuiti a barriere sociali, ma a una mancanza personale di impegno o talento. * L'effetto "Excess of Positivity": Han parla di "eccesso di positività". Non siamo più malati per via di un virus o di un divieto (negatività), ma per un sovraccarico di stimoli, performance, progetti e comunicazione positiva. * La stanchezza isolante: La stanchezza della società della prestazione non è la stanchezza serena che unisce le persone dopo un lavoro condiviso, ma una stanchezza atomizzante che separa le persone, esauste dalla corsa solitaria verso l'auto-ottimizzazione. 4. Il legame con l'individualismo e il mercato In continuità con l'analisi di Hobsbawm, Han dimostra come l'autonomia del desiderio individuale non sia un'alternativa al capitalismo, ma la sua forma più avanzata: * Scomparsa dell'azione collettiva: Se l'oppressione fosse esterna (il capitale contro il lavoro), gli individui potrebbero unirsi e ribellarsi. Ma quando l'oppressione coincide con l'Io, la protesta diventa impossibile. La frustrazione non si dirige contro il sistema, ma si trasforma in autodistruzione psicologica (depressione, ansia prestazionale). * Iper-individualismo atomizzato: La competizione non è più solo con gli altri, ma primariamente con una versione idealizzata di se stessi, alimentata continuamente dalla cultura dell'immagine e dai social media. In sintesi Se per Hobsbawm l'individualismo degli anni '60-'70 si alleava con la società dei consumi rompendo le proibizioni sociali, per Byung-Chul Han quell'individualismo è arrivato al suo punto d'arrivo: la libertà apparente si è trasformata in un dovere prestazionale permanente, dove il vincolo non viene più dall'esterno, ma dalla nostra stessa interiorità.
Messaggi raccomandati