Partizan Inviato 5 Dicembre 2021 Autore Condividi Inviato 5 Dicembre 2021 I QUATTROCENTO COLPI di François Truffaut Drammatico,93', Francia, 1959 ***** (5/5) ATTENZIONE, VIENE SVELATA LA TRAMA, FINALE COMPRESO. I Quattrocento colpi è la traduzione letterale di un'espressione francese, che in italiano significa più o meno "fare il diavolo a quattro". Siamo un paese strano: traduciamo snaturandoli o cambiamo titoli significativi ed invece li manteniamo alla lettera quando non hanno nessun significato… ma sono così affezionato a questo film, che mi dico che va bene così. Assoluto capolavoro di Truffaut, è una autobiografia non romanzata, anzi spolpata, della sua terribile infanzia. Ambientato negli anni in cui è stato girato, la fine degli anni 50, anziché nel 1944, in cui il nostro grande Francoise visse quelle vicende, per non appesantire la narrazione con la guerra, che avrebbe distolto parecchie attenzioni dalla vicenda personale di Antoine Doinel (l’alter ego di Truffaut, che troviamo in parecchi suoi meravigliosi film, sempre interpretato dal grande Jean-Pierre Léaud) e l’avrebbe reso meno universale, nel suo grido di innocenza e di libertà, che lo fa diventare un manifesto di richiesta di giustizia per tutte le infanzie del mondo! Opera prima di Truffaut, che dalla critica militante dei Cahiers du Cinema passa dietro alla macchina da presa e con una tecnica cinematografica già sconvolgente ed una sincerità disarmante realizza un capolavoro che diventerà una tappa iniziale fondamentale per la Nouvelle Vague francese, movimento cinematografico che cerca di rompere la pomposa ufficialità del cinema francese dell’epoca, in un momento di forti tensioni in Francia, legate principalmente alla guerra d’Algeria, e lo fa, a differenza del neorealismo italiano, attraverso il rovesciamento delle tecniche espressive, della messa in scena, mentre il neorealismo creava con le tematiche, le ambientazioni, i personaggi il punto di rottura con il passato. Un bianco/nero a tratti molto pesante, scuro, formidabili movimenti di macchina, angolazioni inconsuete riprendono il piccolo Antoine ed i suoi amici mentre vagano per una Parigi vera, sembra povera senza i lustrini del turismo che le sarebbero piombati addosso solo dopo pochi anni. La piccola superficie dell’appartamento dei Doinelle è reso più come claustrofobia psicologica, che come critica sociale, luogo di disamore totale, è necessario che Antoine ne fugga, cerchi la sua libertà altrove. Sappiamo, e lo sa anche Antoine che il Signor Truffaut non è il suo vero padre, gli ha dato il suo nome quando ha sposato sua madre; ma tutto sommato è meno peggio della madre, che ha sempre vissuto il figlio come un incidente ed un impedimento, lo tratta male e non gli ha mai dato un gesto di affetto, di amore materno. Uno scarto sociale già a dodici anni; a scuola è svogliato, va molto male, è il peggiore della classe, è emarginato anche dai suoi compagni tranne che da René, intelligente, vivace e ansioso di libertà. L’amico viene da una famiglia borghese in decadenza, con madre semialcolizzata e padre che trascura gli affari, ed entrambi che trascurano il piccolo figlio. Ed infatti la comune mancanza di attenzioni, di amore sarà il collante del rapporto dei due ragazzini, che si specchiano uno nell’altro. Sarà il più fantasioso René ad insegnarli a marinare scuola, ad autoprodursi le giustificazioni per la scuola, a spararle il più grosso possibile. E sarà sempre lui ad aiutarlo quando Antoine deciderà di fuggire di casa. Il piccolo Antoine sarà scosso anche, un giorno che sta marinando la scuola col suo amico, nel vedere sua mamma che per strada sta baciando un altro uomo. Meravigliose le riprese in classe dei ragazzi, gli intensi siparietti tra compagni di classe, il fortissimo odio espresso nei confronti del primo della classe spione, le commoventi immagini dei bambini che assistono alla rappresentazione di burattini di Cappuccetto Rosso, intense, impaurite, felici; una sensibilità nel percepirle e proporle legate sicuramente alla sua grande sofferenza interiorizzata in quegli anni e di cui ne controlla abilmente l’esplosione emozionale nel raccontarlo. La irrequietezza, il disagio familiare porteranno il povero bambino a fare sciocchezze, quale un furto di una macchina da scrivere nell’ufficio del padre per finanziare una gita al mare, che non ha mai visto, con l’amico René. Sarà beccato mentre, dato non era riuscita a venderla, la riportava al suo posto. Sarà l’occasione per la sua terribile famiglia per liberarsi di lui, con la scusa di dargli una lezione forte lo denunciano, lo fanno internare in un riformatorio; lo vedremo sempre abulico, scontroso non legare con i compagni, insofferente a regole e disciplina. Lo vediamo a confronto con la psicologa interna all’istituto di pena, aprirsi e raccontare apertamente del suo disagio familiare, del disamore di cui è fatta la sua vita. Il verbale sarà trasmesso ai familiare e sarà l’occasione per la chiusura di ogni rapporto, come gli comunica sua madre in occasione dell’unica visita fattagli al riformatorio. In occasione di una partita di calcio riesce a fuggire e sempre di corsa, ripreso in lunghissimi piano sequenza, inerpicandosi per campi e colline raggiungere il mare, tanto agognato. Si ferma davanti alle onde, si lascia accarezzare dal vento, entra con le scarpe nell’acqua, si gira verso lo spettatore con aria interrogativa, sul suo futuro. Fermo immagine, finisce il film. Vicenda che turba moltissimo, ed ancora di più pensando che racconta fatti reali accaduti al grande regista, riformatorio compreso. Sconvolgente la recitazione di Leaud, che quando girò il film aveva si e no quattordici anni. Un talento naturale formidabile, una attitudine a restituire fortissime emozioni con lievi movimenti facciali. Ciao Evandro Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-290517 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Guru Inviato 5 Dicembre 2021 Condividi Inviato 5 Dicembre 2021 @Partizan Grande capolavoro I 400 colpi, il film che più di qualsiasi altro provoca empatia con il protagonista. Soffriamo con lui, siamo in ansia per lui... Stupendo. Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-291063 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Partizan Inviato 15 Dicembre 2021 Autore Condividi Inviato 15 Dicembre 2021 8 ½ di Federico Fellini Drammatico, b/n, 138', Italia, 1963 Con immagini bellissime e movimenti di macchina superbi, letteralmente da togliere il fiato, Fellini mette in scena il suo attore feticcio Marcello Mastroianni per raccontare attraverso la discontinuità di scene che oscillano tra presente e passato, la crisi di Guido Anselmi (Fellini stesso) regista poco più che quarantenne. La sua crisi è totale, di creatività artistica in primo luogo, ma familiare, di relazione col prossimo, di valori; devo dire che si percepisce un certo autocompiacimento sulla sottolineatura di queste difficoltà a tutti i livelli… è in crisi persino con l’amante, che dovrebbe essere il rifugio rassicurante. Nel turbinio della sua vita lavorativa, nel fasullo mondo del cinema, circondato da puttanieri, velleitari, cialtroni che pur nelle loro vite sregolate chiedono ordine, disposizioni a lui che per contro è incasinatissimo, non ha la più pallida idea di come condurre il film e rincorre mentalmente ogni possibilità che gli scaturisce da ogni avvenimento reale che vive, o da immagini e ricordi che gli vengono dal suo passato, cercando anche di mescolare le cose… niente è bloccato. L’arrivo della moglie sul set, che lui vorrebbe vivere come un paravento difensivo dall’amante, non lo rasserena, anzi, lei notando la presenza dell’amante si irrigidisce e instaura barriere comunicative. Mastroianni-Fellini pensa alle donne della sua vita, comprese le turbatrici dei suoi sonni infantili, cerca di armonizzare il loro ricordo; le immagina tutte in una grande casa, tutte felici di poter servire lui, solo lui. Superando gelosie, competizione, ricordi… tutte spese per la sua felicità. Al solito Fellini ci mette dentro di tutto: religiosi ad alto livello, senza dileggiarli troppo, vagabondi, prostitute, intellettuali nevrotici, maghi per un “minestrone” che solo lui sa preparare così bene. L’averlo visto dopo così tanti anni non ha aggiunto molto a quanto da me “preso in precedenza”, come sinceramente speravo. Molti, moltissimi considerano 8 ½ il miglior film di Fellini, nel mio piccolo dico di no, che la visionarietà, gli infiniti livelli di racconto della Dolce vita sono di un livello nettamente superiore, pur non disconoscendo la grande regia e grande messa in scena di questa opera, che pecca un po’ di pretestuosità, di autocelebrazione. *** * (4/5) Ciao Evandro Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-300732 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Partizan Inviato 15 Dicembre 2021 Autore Condividi Inviato 15 Dicembre 2021 IN GUERRA di Stéphane Brizé Drammatico, 105', Francia, 2018 ATTENZIONE, VIENE SVELATA LA TRAMA, FINALE COMPRESO. Ieri sera sono uscito nella convinzione che avrei visto un bel film, politico ed impegnato dalla “parte giusta”. Un film (avercene!) alla Laurent Cantet, che indaga nei rapporti tra le persone, nelle situazioni, individua ed indica il malaffare, la ingiustizia, la malvagità della classe padronale nei confronti dei lavoratori. La realtà è stata nettamente superiore alle aspettative, le immagini travolgenti e vere mi hanno davvero scosso! L’interpretazione di Vincent Lindon mescolata ai tanti attori non professionisti è davvero sconvolgente. Sembra un documentario estremamente realistico, la calca, le voci concitate, ma ti cattura , ti tira dentro la vicenda, ti fa stare davvero male! E mi pare giusto, tratta del licenziamento di 1.100 lavoratori… Con immagini vivide ed una regia estremamente coinvolgente, il film racconta la vicenda, la lotta dei lavoratori della Perrin, azienda di proprietà di una multinazionale tedesca che nonostante gli elevati profitti della gestione (con un dividendo azionario del 25%), dovuti ad un accordo di due anni prima, dove per mantenere il livello occupazionale i lavoratori avevano rinunciato ai premi retributivi maturati e lavorato 40 ore settimanali con la retribuzione di 35, ma nonostante questo pur avendo la Perrin garantito nell’accordo il livello occupazionale per 5 anni, intende rompere l’accordo stesso, delocalizzare in Romania e licenziare i 1.100 dipendenti. Le assemblee, i cortei interni, di una violenza visiva incredibile, accompagnati da una colonna sonora assordante e coerente, fanno emergere la figura del delegato sindacale Laurent Amédéo, che con passione confuta una per una le motivazioni del nemico padronale, attraverso i loro fetidi lacchè, che hanno anche poco spazio di manovra personale, sono dei passacarte… ed infatti Amédéo decide di scavalcarli, di puntare direttamente all’AD tedesco, non prima di aver coinvolto i politici francesi, puntando –per evitare l’isolamento- ai massimi livelli: il Presidente della Repubblica, il Presidente della associazione industriali, che ovviamente non si lasciano coinvolgere, ma attraverso loro sottoposti cercano di mediare la situazione per evitare situazioni ingestibili ed anche perché lo stabilimento Perrin è situato in una regione industrialmente depressa di Francia. Amédéo è totalmente coinvolto nella faccenda, lo vediamo anche a casa studiare documenti, esaminare aspetti economici della fabbrica, ignorando i suoi problemi personali, è divorziato ed ha una figlia, in qualche altro posto di Francia, che sta aspettando un bambino. Laurent Amédéo è il portavoce riconosciuto dell’assemblea permanente, i lavoratori lo seguono con estrema fiducia, e lui si adopera in continuazione per frenare fughe in avanti, per calmare i più esagitati, ma non molla di un millimetro! Con la consapevolezza del rischio isolamento, porta a manifestare i suoi colleghi in altre situazioni, ed a fronte di false promesse, alla fine intervengono sempre gli odiosi poliziotti, i cani da guardia del sistema. Nei confronti con la controparte è brillante e determinato nell’osteggiare il potere criminale che cercano di esercitare, di imporre, nascondendosi dietro parole come mercato, competitività, azionisti, dividendi… indifferenti alla macelleria sociale che stanno compiendo, nascondendo il solo obbiettivo che perseguono il profitto, per il quale sono disposti a passare su tutto, vite umane, socialità, ambiente… Però dopo oltre due mesi di blocco totale della produzione, di occupazione della fabbrica iniziano immancabilmente a scricchiolare i rapporti tra i lavoratori, stanchi, disillusi e fagocitati dai sindacalisti gialli che si stanno adoperando per avere una buona uscita più alta di quanto offerto inizialmente, incuranti della prospettiva di futura disoccupazione, impoverimento dell’area e quant’altro, a loro interessa giustificare il loro ruolo alzando solo il prezzo della sconfitta! Ed in accordo con l’azienda decidono di interrompere lo sciopero, di riprendere il lavoro; dovranno passare però sul corpo di Amédéo e di qualche centinaia di operai che gli sono rimasti fedeli e che picchetteranno con determinazione lo stabilimento. Ci penserà la polizia ad aprire il varco per fare entrare i crumiri. Durante lo sciopero gli operai della Perrin avevano avuto manifestazioni di solidarietà e piccoli contributi economici, frutti di collette dei lavoratori di un’altra fabbrica automotive francese, facente parte dello stesso gruppo industriale. Amédéo e compagni si recano presso questo stabilimento ed immediatamente scatta lo sciopero di solidarietà. A questo punto l’amministratore delegato tedesco decide di esporsi in prima persona e viene fissato un incontro tra le parti con la presenza del rappresentante del Ministero del Lavoro, che supportato da alcuni studi di settore di economisti del Ministero, intravedono la possibilità di una autogestione dei lavoratori, lasciando libera l’azienda di spostare la propria produzione altrove. Dopo salamelecchi e banalità introduttive, l’AD dice che non vede la possibilità di una operazione del genere, che non ci sono gli spazi economici per realizzarlo, al che il nostro Amédéo si inalbera e dice che l’azienda non accetta questa ipotesi solo perché ha paura di crearsi un nuovo concorrente, Il tedesco dice che c’è una sentenza del tribunale che dà loro facoltà di dismettere l’azienda… a questo punto le trattative si interrompono tra gli insulti dei lavoratori all’amministratore; poi un gruppo lo assalta e quando questi si rifugia nel suo berlinone, cominciano a colpire l’auto fino poi a rovesciarla. Interviene la polizia ad estrarlo ferito e sanguinante… attraverso l’esame delle riprese delle telecamere, tredici lavoratori saranno licenziati in tronco. Gli scontri tra lavoratori aumentano, i sindacalisti gialli addossano ad Amédéo ed ai lavoratori dalla sua parte, tutta la responsabilità della sconfitta, oltretutto l’azienda ritira gli incentivi maggiorati che aveva offerto. Il nostro si difende e viene difeso, ma è chiara in tutti la sconfitta. Vediamo il volto di Amédéo triste, gli scorre qualche lacrima, mentre sta guidando; sta andando a trovare la figlia che nel frattempo ha partorito. Lo vediamo intenerito tenere in braccio il bambino. Ma è una scena rapida, subito dopo lo vediamo a casa che cerca di pulire una scritta ingiuriosa nei suoi confronti sulla parete esterna, poi lo vediamo in fabbrica che dal suo armadietto recupera le sue cose personali… esce dalla fabbrica, ha una tanichetta di benzina e speriamo che dia fuoco allo stabilimento, invece se lo versa addosso, estrae un accendino e si immola nelle fiamme. Poi vediamo le facce sconcertate dei suoi sostenitori, ma anche quelle dei crumiri. Arriva notizia che l’azienda intende rinunciare a perseguire legalmente gli assalitori dell’ AD, finisce il film. Grande cinema, grande cinema a tutti i livelli… e meraviglioso canto di solidarietà per il mondo dei lavoratori, per le loro debolezze intrinseche, accentuate in questo periodo storico infame. Grazie Brizé, grazie Lindon. **** 1/5 * (4,5/5) Ciao Evandro Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-300751 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Guru Inviato 16 Dicembre 2021 Condividi Inviato 16 Dicembre 2021 Don't look up: commedia davvero divertente e brillante, imperdibile per tutti coloro che si interessano alle attuali dinamiche della comunicazione. Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-301902 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 18 Dicembre 2021 Condividi Inviato 18 Dicembre 2021 Il 24/11/2021 at 21:19, Partizan ha scritto: Joker di Todd Phillips Azione, 118', USA, 2019 **** * (4/5) Un 4/5 come per 81/2 di Fellini?! (che non è un film autocelebrativo, bensì introspettivo dove l'autoindagatore che indaga stesso è Fellini, sempre lui, il grande maestro del cinema più immaginificamente visionario, colui che piega la "trama" alle ragioni espressive, linguistiche ed estetiche del cinema.., non un mestierante della macchina da presa qualsiasi). Per me - rigorosamente a mio avviso - questo voto, pur volendo essere più possibilisti, è davvero eccessivo.., già 2 su 5 per questo modestissimo Joker di grandi effetti e di modesta sostanza cinematografica (la solo storia "acchiappona" sul piano meramente testuale non basta.., al cinema conta come la si racconta filmicamente) sarebbe grasso che cola. Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-303894 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 18 Dicembre 2021 Condividi Inviato 18 Dicembre 2021 Il 15/12/2021 at 19:50, Partizan ha scritto: Molti, moltissimi considerano 8 ½ il miglior film di Fellini, nel mio piccolo dico di no, che la visionarietà, gli infiniti livelli di racconto della Dolce vita sono di un livello nettamente superiore Non sono d'acciordo, Evandro, sono film diversi, c'è il fil rouge felliniano che li attraversa entrambi, che ritroviamo in tutti i film di Fellini, ma non parlerei di "superiorità" o di "inferiorità" a fronte di due massimi capolavori della storia del cinema mondiale che non saprei quale dei due scegliere se fossi costretto a portarne uno sull'isola deserta. Il 15/12/2021 at 19:50, Partizan ha scritto: pur non disconoscendo la grande regia e grande messa in scena di questa opera, che pecca un po’ di pretestuosità, di autocelebrazione. Pretestuosità.., brutta parola che allude a qualcosa di negativo, di artificioso, di artefatto, di insincero... perchè? Fellini sarà stato "un grande bugiardo" come amava definirsi, ma le sue bugie avevano le "gambe corte", era bugiardo per elezione, per poter meglio esprimere immaginficiamente la sua istanza poetica, visionaria, subcosciente, lucida e pre-logica, reale e onirica.., bugiardo non già per sprovvedutezza o incapacità, debolezza di carattere, scarsità di idee e di azione. Sull'autocelebrazione ho già espresso la mia opinione nel penultimo post. Otto e mezzo di Fellini non sballa.., neppure giocando a sette e mezzo.., per me merita 7 bullette su 5 dato come voto massimo... Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-303914 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 18 Dicembre 2021 Condividi Inviato 18 Dicembre 2021 Il 17/11/2021 at 12:14, Partizan ha scritto: La grande sensibilità di Antonioni per annusare e cogliere i tempi era impressionante, peccato che nel rivederli decenni dopo i suoi film perdono molto, lasciando in alcuni casi addirittura la sensazione di superficialità Quali film corrisponderebbero alla tua osservazione? Immagino non ti riferisca anche a Professione Reporter, che non citi nel tuo scritto, altro capolavoro innovativo, spiazzante, lungimirante, forse preveggente, sul tema non nuovo del "doppio", della fuga dal "se" che Antonioni ripropone in modo increato, magico, inquietante. Il film è una drammatica riflessione sulla incombenza della morte, sulla certezza di morte dalla quale non si fugge, sull'illusorietà della vita, dell'esistenza la cui "autenticità" e ingannevolezza non vengono dati da un "documento" sia esso falso oppure vero. La morte non si presta ai miserabili giochi degli inganni, delle convenzioni e realtà apparenti. Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-303926 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Partizan Inviato 19 Dicembre 2021 Autore Condividi Inviato 19 Dicembre 2021 @analogico_09 mi riferisco da Zabriskie Point, compreso, in poi ad esclusione di Professione Reporter, che considero anch'io un grande film. Circa Joker e Fellini, con i necessari ed enormi distinguo, ribadisco le mie posizioni. Ciao Evandro Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-304015 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 19 Dicembre 2021 Condividi Inviato 19 Dicembre 2021 Io penso che Zabriskie Point, aldilà degli aspetti testuali, politico sociali ed ideali, legati in modo particolare ad una specifica epoca storica del '900, pur mantenendo il carisma dell'universalità (la "civiltà" dei consumi e della violenza, della repressione, delle falsificazioni mediatiche, della speculazione distruttiva dell'ordine naturale, integrale ed "estetico" naturale della... natura, la ribellione giovanile e altre tematiche correlate, valori buoni per tutte le stagioni), resti un cinema innovativo, vibrante, grande arte dell'immagine consegnata alla grande storia del cinema che non risente dei cedimenti del tempo. Da annali le sequenze finali della grande "esplosione" al ralenty accompagnate dalla musica dei Pink Floy, anch'essa visionaria, non già modaiola, "edonisticamente" psichedelica... Grande momento di cinema per il valore simbolico/allegorico, per la straordinarietà della intuizione "visiva", puramente cinematografica. E le sequenze degli "accoppiamenti" della felice comunione dei corspi che si moltiplicano a dismisura nella "valle della morte", nel luogo ancestrale, remoto, preistorico, puirificatore, della ritrovata passione mondata dalle sovrastrutture di varia natura... Quando vedemmo il film alla sua uscita, in primissima visione, restammo abbacinati dalla potenza espressiva delle immagini che davano senso poetico e compiuto alla "trama" trasfigurata. Certo.., le scene del "collettivo" studentesco politicizzato risente un po' del passare del tempo.., ma c'è tantissimo cinema capitale dell'intera storia che ad una appuntita analisi potrebbe mostrare qualche "retorica" di troppo... Link al commento https://melius.club/topic/3649-recensioni-o-mini-recensioni-per-film-importanti-per-noi/page/2/#findComment-305047 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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