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Melius Club

Cary Audio love story, seconda edizione


Messaggi raccomandati

 

Capitolo 6.

“La piccola era glaciale”. 😀

Come nelle vere storie di amore, le cose non  sono sempre state idilliache, è la costanza non è la migliore virtù dell'uomo,  in particolare dell'audiofilo.

Vi è stato ad un certo punto un periodo in cui i Cary Audio sono andati in panchina. È stato quando i diffusori proac response 2.5 sono stati sostituiti dai nuovi D80. Diffusori molto più esigenti di corrente e watt,  per il controllo dei wooferoni,  malgrado la buona efficienza non erano i migliori compagni dei valvolari. E così iniziò la ricerca di ottimi finali per queste bestie da musica.  Essendo fuori argomento non mi dilungherò. Dirò solo che il.miglior abbinamento a casa mia fu con i norma monofonici 8.7 reference,  pilotati dal loro pre o da un pass aleph ph 1.7, con il griphon diablo è i Lector stereo sul podio.

In questo periodo i Cary restarono di riserva , il 300b prestato a lungo termine al carissimo amico che aveva il mio primissimo sla70 e che conobbi per caso, come ho accennato all'inizio del thread.  

Nel prossimo capitolo racconterò di quando e soprattutto come avvenne il ritorno di fiamma. 😀

 

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@melos62 Ah grande.....che piacere rileggerti ! Di tutte le recensioni e racconti, non me ne vogliano gli altri, ma il tuo è stato ed è ancora il più appassionato ed appassionante di tutti ! I miei più sinceri complimenti per come lo hai scritto e per averlo riproposto dopo l'incidente alla sede di Melius. GRAZIE, non ricordo il tuo nome : Salvatore.

 

 

Ps : io sono quello che ti scrisse in privato per il Cary Audio Slp74, ricordi ?

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Capitolo 7. 

“Il socio numero 3”.

È arrivato il momento di dire qualcosa in più sulla persona cui ho accennato più volte in questo thread, è che poi è diventato un caro amico. Lo chiameremo col nome in codice "Ray" 😀 come il grande Charles.  

Vi dissi di come, per finanziare l'acquisto del cad 300b, dovetti vendere i miei primi amplificatori,  ovvero il pre slp70 ed il finale sla70, ad un giovane avvocato napoletano che conobbi in occasione della vendita e che sarebbe divenuto mio amico. Spesso mi è capitato che persone conosciute per traffici di hifi divenissero poi amici, confermando la mia idea che ciò che conta, anche in questo ambito così ludico, siano le relazioni personali. Comunque,  per farla breve,  vendetti a malincuore il mio amato set, mai dimenticato (negli anni successivi un altro sla70 l' ho  anche comprato e poi rivenduto sempre nel gioco degli upgrade che voi immagino conosciate)  

Però mi rimaneva una nostalgica rimembranza del primo amore, che tante emozioni mi aveva dato  nell'età giovanile.😀

Dopo qualche anno, incontrai di nuovo l'amico avvocato e gli chiesi se aveva ancora il Cary, in particolare il finale che mo era rimasto nel cuore "No,  l'ho venduto a Ray, un amico qui in città " Era la prima volta che compariva questo nome. Passano altri anni e, non ricordo bene come,  fui invitato da terzi a casa di un appassionato che aveva, rara avis,  amplificatori Cary. Andai e scoprii che era proprio lui, Ray, il nostro ospitante e presso di lui  ritrovai il mio vecchio e amato sla70, abbinato magnificamente ad un pre spectral e a diffusori ls3/5a (per inciso, un ottima accoppiata,  come spesso con le el34)  

Altri diffusori usati: degli spendor classici. Sorgente analogica linn lp12, digitale Meridian, insomma una estetica sonora molto confacente ai miei gusti. In effetti nacque una simpatia con Ray che andava oltre le affinità elettive in materia audiofile, persona schietta e simpatica che poi aveva gli stessi miei gusti in fatto di hifi e perdipiù trattava il mio ex pargoletto coi guanti bianchi 😀

Siamo diventati amici e quando ho accantonato il finale cad 300b per inadeguatezza al carico delle grosse e bastarde proac d80 chiesi a Ray di ospitarlo nel suo impianto,  di farlo suonare alternato all'altro. Dopo qualche anno, visto che nel frattempo avevo comprato dei beltaine per i nuovi diffusori,  il cad 300b passò definitivamente nella proprietà del caro amico per una cifra semisimbolica.  

Per la sua fedeltà al marchio e per la simpatia si è meritato la tessera numero 3 del club. 

 

(di seguito l'immagine di un modello estremo rimasto in produzione solo pochissimi anni, il Cad 1610, quello in foto è solo uno dei due canali. Era basata su di un tubo della KR, capace di circa 50 watt in single ended. Era il periodo in cui Dennis Had sperimentava parecchio, e non aveva paura a scrivere nuove prose in lingue antiche)

 

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Capitolo 8  - prima parte 

“I sogni son desideri di felicità…” 

Vi avevo avvisati che questo thread è un amarcord. Dovrete sopportare un po’ di flashback da anziano 🙂  

Dovendo parlare dell’ultimo tratto di strada di questo mio personale viaggio in compagnia di queste originali e testarde macchine elettroniche da musica, mi viene spontaneo riandare con la memoria all’inizio del percorso. 

Ricordo che il mio interesse per l’hifi nacque quando avevo un po’ meno di 18 anni, sono del 1962, stiamo parlando degli anni a cavallo tra i ’70 e i primi anni ’80. Tra i miei coetanei gli interessi  principali erano, oltre a quello primario che qui sorvoliamo per pudore e soprattutto perché non ci sarebbe molto da raccontare 😁,  la politica vissuta in uno dei due poli possibili - erano gli aspri anni di piombo - e poi la moto (ovvero lo scooterino, boxer o ciao per i più benestanti, califfone e garellino per i parvenu) e lo “stereo”, che era status symbol di raggiunto benessere, non poteva mancare nelle case piccoloborghesi, un classico ambizioso era il coordinato giapponese a pezzi separati, nell’ “elegante rack” con sportello di vetro fumè e con le rotelle. 

Per me e i miei amici il calcio non era una passione o un hobby, era piuttosto una naturale e necessaria espressione motoria, praticata dove capitava, nelle strade e nelle piazze di sera o negli spazi cittadini ancora non cementificati, nei cantieri edili e nei cortili presidiati da occhiuti portinai speranzosi  di potere “sguarrare” i supertele o , per i più danarosi, i supersantos… che finivano sfortunatamente nei balconi del primo piano. Poi ci fu il periodo del Subbuteo e, per quanto mi riguarda, la passione per la musica classica (grazie a mio padre che in famiglia l’ascoltava) e quella dei cantautori cari ai fratelli più grandi degli amici. 

Insomma, il panorama era dominato da pochi e forti interessi, che attraevano e si contendevano in varia guisa la smisurata libido propria dell’età giovanile, senza la frammentazione e la dispersione propria della Buridanea  miriade di possibilità dei tempi odierni. 

In questo contesto, che magari alcuni dei cari e coetanei  fellow forumer potranno ricordare, era facile l’infatuazione e l’esagerazione. Grandi aspettative, il mondo stava cambiando, potere alla fantasia e fantasia al potere… Insomma, qualcuno perse la testa per la lotta di classe, o per la biondina della 4^ F, o per la Guzzi del fratello grande. Io mi limitavo 😀 a scorrere con curiosità gli annuari di Suono in cui compariva orgogliosamente la mia piastra per cassette Teac, nei piani bassi del listino, e non osavo immaginare le meraviglie riservate ai fortunati e irreali possessori dei modelli più in alto nel listino, con prezzi a troppi zeri, quasi a scoraggiare il profano. Conoscevo amici che passavano ore davanti alle vetrine dei negozi di hifi, che allora erano parecchi e di ampia metratura, come gechi a guardare lo scintillio dei nuovi modelli della Pioneer o della Technics. Poi già vi erano le… “salette privèe” per i clienti e i marchi  più importanti, MacIntosh e Luxman, per esempio, ma erano sancta sanctorum preclusi al volgo, di cui non si conosceva neanche l’esistenza. Salvo per quelli che come me scorrevano gli annuari  di Suono alla ricerca dei più esotici marchi, i cui prodotti più cari, spesso dai nomi impronunciabili di semidei del Walhalla oppure con sigle alfanumeriche criptiche e allusive, sfidavano il buon senso e il direttore di banca con pesi, dimensioni, potenze e soprattutto prezzi eccessivi. D’altronde chi, dovendo acquistare un’automobile e consultando i listini di Quattroruote per inquadrare il modello giusto compatibile con le proprie finanze, non si è mai spinto nella ionosfera del listino, laddove il prezzo in grassetto si faceva importante, dove i CV aumentavano e dove il tempo 0-100 si faceva breve? 

Va precisato, ma credo sia superfluo, che queste mie ricerche nei listini più esclusivi e elusivi erano assolutamente platoniche, non avendo io, studente ancora maturando, il benché minimo becco di un quattrino, né la famiglia avrebbe incoraggiato e foraggiato spese men che sensate. Però si trattava di sognare, era come insidiare le bellissime inquiline dell’Harem del sultano, essendo peraltro eunuchi. 😎

Questo il substrato storico e psichiatrico, della mia love story con la Cary Audio che si sarebbe affacciata qualche anno dopo, con la raggiunta "maturità" 😀 … 

 

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Capitolo 8 – parte seconda 

Damme tiempo ca te spertoso…” 😀

E così torniamo a dove ci eravamo lasciati, coi Cary Audio in panchina a causa del cambio dei diffusori, i temibili ProAc D80, che malgrado l’efficienza non bassa (91 o 92 dbW su 4 ohm nominali) erano insaziabili di corrente e watt per l’efficace controllo dei due woofer dotati di motori magnetici  potenti . Si può dire che i miei finali  -all’epoca cad300B e Cad sa280 v12R - riuscivano a smuoverli, ma si avvertiva che non era proprio l’abbinamento giusto. Così, come già  detto ,mi misi alla ricerca dei finali giusti e grazie alla disponibilità di un paio di negozianti di fiducia e di qualche amico ho potuto provare diverse ottime cose, trovando nei Norma 8.7 MR il miglior equilibrio complessivo tra finezza di grana, velocità, controllo, silenzio, timbro, estensione, scena ecc. 

Non vi era dubbio, un ottimo abbinamento, che si faceva ascoltare per ore (anzi, era necessario ascoltare per ore perché i Norma richiedevano un paio di orette per svegliarsi ben bene…) 

Ma… 

Per i valvolisti nativi come me, vi è sempre un ma, anche quando si ascoltano ottime elettroniche a stato solido, resta una nostalgia, l’ ineffabile sensazione di un qualcosa che manca (la distorsione, direbbero i mujaidin dello ss 😈) Invece no, una certa luminosità dei soggetti sonori, la levigatezza degli stessi…. Vabbè, ci siamo capiti. Se non lo avete capito, perché seguaci del Transistor, non ve lo posso spiegare 😎

E allora, mentre in superficie la mia soddisfazione musical audiofila si poteva definire piena, nei meandri della psiche un tarlo, un dubbio diabolico mi titillava: come sarebbe coi Cary, quelli grossi? Subito però appariva la memoria fotografica della irraggiungibilità di certi prezzi di listino, e l’impossibilità di provarli prima, anche laddove si fosse riusciti a trovare i mezzi economici richiesti, molto impegnativi anche nel caso, rarissimo, di trovarli usati. Una chimera irraggiungibile, una Brigitte Bardot con cui non giaceremo giammai 😀

E invece… accade qualcosa, che rinnova la tradizione del “famolo strano” dei Cary, dell’imprevisto che, provvidenzialmente, sovviene alle scarse risorse umane… 

La romantica Provvidenza questa volta assume le sembianze di un caro amico, di cui non farò il nome neanche in codice per rispettare la sua Privacy 😎,   anche lui conosciuto diversi anni prima in occasione di una mia vendita  e poi divenuto  contubernale delizioso per simpatia ed ironia, a cui mi uniscono  affinità elettive musicali e di esperienza umana. Grande appassionato di musica colta, buon conoscitore di teatri e orchestre prima che di ferraglia, curioso frequentatore di sale da concerto e di territori audiofili, famelico esploratore del nuovo e dell’ignoto. Questa sua grande curiosità e magnanimità lo ha portato negli anni a provare di tutto, ad avere contemporaneamente più impianti diversi, spesso molto diversi tra loro. In queste sue varie sperimentazioni, aveva acquistato i due monofonici top della Cary Audio. Non chiedetemi dove li aveva trovati e quanto costavano , non rovinate l’aura misteriosa e magica che sempre avvolge il mio viaggio d’amore con le macchine del North Carolina. Fatto sta che, come se sapesse di questo mio sogno inconfessato, mi chiese se per caso ero interessato ad ascoltarli, perché lui al momento non li usava e non sapeva dove conservarli. 

Orrore!!! 

Come un povero sonnambulo che viene risvegliato bruscamente, come uno sotto ipnosi richiamato alla realtà, sento prorompere ed emergere  dal fondo del mio subconscio, dal passato adolescenziale di cui ho accennato nel precedente paragrafo,  il tarlo, la bramosia di possesso rimossa in tanti anni di ragionevole acquiescenza, eman mano che emerge si trasforma nella beffarda   e spregiudicata scimmietta cappuccina, primo stadio evolutivo del gorilla king kong. Ma stavolta la questione è diversa, il pomo è troppo in alto, e assaggiare l’oggetto del desiderio sarebbe una insopportabile tortura, sapendo della impossibilità a giungere poi al matrimonio. 

Sarebbe come se il famoso eunuco di cui sopra vedesse alla finestra dell’Harem  la più bella delle concubine fargli un occhiolino. Immaginate il poveraccio che guarda alternatamente in alto, la finestra, e poi sconsolatamente in basso, al proprio sottopanni…  😈

 

in foto due finali monofonici con quattro 300b per canale, un'altra stravaganza molto ben suonante del buon Denny (tra qualche tempo il nostro socio @aldo ci farà sapere come vanno)

 

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Capitolo 8 – parte terza. 

I Cavallucci neri” 

Io: “ma perché, hai i Cary grossi e non mi dici niente?” 

Lui: “si, è una lunga storia (aridaje, ndr). Ma li vuoi sentire o no?” 

A questa domanda, semplice e dicotomica, mi si paralizza il neurone. Ovviamente vorrei, tanto, togliermi la curiosità che, capirete bene, nel mio caso è ben più di un semplice sfizio, si tratta di mettere alla prova la pietra filosofale, si tratta di organizzare la prima e unica uscita a cena di Giacomo Leopardi con Silvia 😀

Però, torniamo al discorso dell’eunuco. E’ un tipico caso di scuola, lose/lose: se non mi dovessero piacere, verrebbe infranto il mito giovanile e piomberei in un pessimismo cosmico audiofilo che Giacomino sembrerebbe al confronto Gerry Calà degli anni ‘80. 😁E quindi, come la mettiamo? 

E se invece  mi dovessero piacere tanto, come la mettiamo? 

Dallo stallo neuronale me ne esco provvisoriamente con una procrastinazione, nella miglior tradizione democristiana: “mi piacerebbe molto provarli, scherzi, ma non saprei proprio come disporli nell’impianto. Dammi il tempo di organizzarmi logisticamente”. 

Va detto infatti a questo punto che i finali in questione sono due enormi mamozzi, lunghi circa 65 centimetri, larghi oltre 30,  circa 45 kili l’uno, neri e lucidi come il pelo folto e corto di un puledro purosangue in salute, e altrettanto muscolosi e guizzanti. In quel momento  così intenso, li battezzai: i cavallucci neri. 

Come dei cavalli da corsa, non sono gestibili con le normali prassi  di solito adatte ad animali da compagnia audiofila, non entrano in alcuno dei mobili hifi, nel mio caso dell’epoca, avevo l’impianto in un mobile in salotto, molto discreto, che ne sarebbe stato sventrato ! 😀

Prendo tempo e rimando la questione, sine die, cercando di rimuovere dalla mente la vocina sottile della scimmietta che si faceva vieppiù insolente… 😀

Segue… 

 

 

Ps. Giusto per farvi l'idea dell'ingombro, i due tavolini bassi vuoti nella saletta di ascolto della Cary sono dedicati ai cavallucci...  

 

 

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Capitolo 8 – parte quarta. 

“L’Autodafé” 

Tuttavia, la mia strategia dilatoria resiste ben poco, perché dopo pochi giorni ricevo una telefonata del mio amico, che ha il problema di spicciare casa, e mi pone di fronte ad un aut aut. 

Lui: ”Domani sera passo da casa tua e ti porto i Cary, chè devo riordinare casa, altrimenti li porto a deposito fuori città” (pochi sfuggono all’imperativo categorico kantiano, nessuno  a quello delle mogli ,ndr)”

Io: “ma veramente, domani… (pausa) … ok, obbedisco” 

Il fato ineluttabile fa il suo percorso, incurante delle tenui resistenze di noi poveri umani… 

L’indomani pomeriggio un comitato di  amici -  tra cui, oltre al sottoscritto,  Ray, l’amico architetto e storico dell’arte, ed un professore di pianoforte da poco divenuto audiofilo, che avevo chiamato a coorte per finalità di benvenuto, di panel d’ascolto ma anche di  manovalanza, vista la mole dei cavallucci -  attende l’arrivo dei due ospiti d’onore. 

Il salotto è stato stravolto da tavolini provvisori posti nei pressi dell’impianto titolare, abbastanza vicini al preamplificatore e con cavi di fortuna, per poter alternare il collegamento ai Norma Mono Reference. I pre sono il Norma reference, attivo e passivo (honni soit qui mal y pense) e un Pass Aleph 1.7. 

Il mio sentimento è cangiante. Per i motivi già esposti, non so cosa sperare, se in una epifania o in una delusione. Il mio lato razionale preferirebbe la delusione, in modo da evitare una serie enorme di problemi, e così inizio a sperare che tutto sommato vadano meglio i Norma, eccellenti peraltro, come già detto. Baro un poco: preparo una selezione di dischi in vinile e cd bastardissimi, i più bastardi che ho, per favorire il silicio rispetto al vetro sottovuoto. 

Mia moglie vede il trambusto e l’eccitazione, le ho detto che si tratta di una prova di un paio di giorni, giusto per fare un favore all’amico che deve trovare il tempo di portarli a deposito… (!?) Mi guarda con uno sguardo a metà tra la commiserazione e l’ironia, come chi dice “ti conosco, mascherina”, ma non infierisce. 

Suona il citofono. L’amico ci attende in strada, ha la grossa monovolume ferma nei pressi del portone di casa con le quattro frecce accese  e ha bisogno di aiuto per scaricare. All’apertura dell’enorme vano bagagli, ai nostri occhi compaiono due sarcofaghi, due casse in legno  simili a quella in cui Nosferatu attraversa l’Oceano atlantico sulla nave maledetta. 

Atterrito, convinco l’amico a scaricare e a portare in casa solo il contenuto, la vista delle casse sarebbe stata troppo anche per quella santa di mia moglie  (allego una foto esplicativa, dal web, ma dal vivo erano ancora più impressionanti ) 

Segue… 

 

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Capitolo 8, parte quinta. 

“Il Duello “

Riprendo da dove avevo lasciato a settembre 2018, su sollecitazione di un lettore (prezzolato allo scopo) che mi ha fatto presente che non è elegante lasciare il racconto interruptus. 

Ci eravamo lasciati nel momento in cui dovevamo scaricare i pesanti mamozzi dall’auto dell’amico, parcheggiata sotto casa mia con le quattro frecce accese. Mi faccio aiutare dai sodali, apriamo i sarcofaghi e con calma ed uno alla volta, prendendo ciascun monoblocco in due persone, li portiamo processionalmente su in casa. Il mio amico rimette le due lignee casse vuote nel capiente bagagliaio, si gira verso di me con un sorriso beffardo, come per dire “ e adesso sono caxxi tua”  e se ne va alla chetichella. 

Non vi nascondo la mia impressione: dal vivo i due monoliti neri, enormi e con la doppia 845 e la coppia di 300 B a campeggiare sulla livrea nera e lucida, sono ancora più impressionanti, ne sono intimorito e attratto al contempo, non sono più completamente lucido, per me che li avevo sognati da sempre era come trovarsi una Monica Bellucci trentenne e ammiccante in guepière in camera da letto tornando a casa da lavoro. L’analogia si ferma qui, per la presenza occhiuta di mia moglie che dal corridoio osservava con sospetto tutta l’eccitazione mia e dei miei amici, a cui avevo trasmesso lo stesso sentimento. Gridolini di ammirazione, imprecazioni e incitazioni mentre disponevamo a fatica e con religiosa cautela  i due pesanti amplificatori sui già menzionati tavolini provvisori, posti nei pressi  dell’impianto titolare. 

Ho già detto che avevo preparato una serie di dischi bastardi per mettere in difficoltà i valvolari, non solo per metterli alla prova su di un terreno a loro non favorevole, ma sperando in fondo al cuore (ma non nel fondo più profondo, dove si annidava la speranza opposta) che sarebbero andati non meglio della amplificazione titolare, con i prestantissimi Norma Mono Reference, che sulla carta erano molto più adatti a pilotare le ProAc D80, affamate di corrente e watt. Mi sarei tolto una antica curiosità, e non mi sarei impegolato  in un acquisto molto problematico per mille motivi, col bonus ulteriore di confermarmi il giudizio molto positivo che avevo  - ed ho tuttora - sui Norma. 

Iniziamo ascoltando i Norma 8.7 mono reference, con dei bei dischi sia di musica d’orchestra e da camera  sia alcuni dimostrativi. Niente da dire, le D80 sono pilotate agevolmente e con eleganza dal 4 telai Norma (pre+ali+due mono), vi è tutto: silenzio, velocità, impatto, timbrica di trasparenza assoluta, grana finissima, scena. Niente da dire. Ad un certo punto mettiamo su un brano veramente bastardo, Jazz Variants della O Zone Percussion Group, un brano con un crescendo finale spaventoso di percussioni gravi, che aveva fatto andare in protezione taluni finali che amici imprudenti portavano a casa mia in prova con le D80. Tutto ok. Il maestro di pianoforte, che ama ascoltare a volumi elevati, mi chiede di risentire il brano ad un volume ancora più alto. Acconsento timoroso, il volume è davvero elevato e arrivano bordate. Nel finale micidiale i finali non vanno in protezione, ma il cinico professore di piano aggrotta la fronte e dice di aver sentito una specie di pernacchietto, come un segno di clipping. Va bene, prendiamo atto e andiamo avanti con altri brani focalizzati sul timbro, sul palcoscenico, insomma con le altre carabattole concettuali audiofile. 

Viene allora il momento fatidico: colleghiamo i due purosangue. Aziono il primo dei due interruttori, una massiccia levetta old fashion. Si accendono i filamenti dei tubi  pilota. Aziono l’altra: si accendono le 4 valvole 845, una specie di albero di Natale audiofilo, il bambino che è in me gioisce irrazionalmente. Diamo qualche minuto per il riscaldamento, iniziamo ad ascoltare brani non troppo impegnativi ma indicativi della pasta timbrica dell’amplificazione. Anche a freddo, resto colpito. È come ascoltare una 300B ma con un maggiore spessore in gamma medio bassa e una presenza e robustezza in basso e in alto sconosciuta alla regina dei triodi a riscaldamento diretto, per motivi oggettivi. La differenza coi Norma è immediata. Entrambi i sistemi suonano bene, i tubi hanno però una luminosità interna nel medio alto che lo stato solido, forme meno distorto, non ha. I suoni sono levigati e carnosi, la grana già finissima con i Norma diviene quella della pelle vera e viva di un soggetto animato. I detrattori diranno che sono le distorsioni gradevoli dei tubi, ma chi se ne frega? Emerge una bellezza di natura organica, non sintetica. Gli amici, meno influenzabili di me, restano anche loro colpiti dalla qualità del suono. Ascoltiamo di tutto per un paio di ore, con vero piacere, finché, con i finali ormai belli caldi, il perfido professore di piano chiede di risentire il brano di percussioni di prima, allo stesso volume. MI accingo, dicendo tra me e me: ecco, ci siamo, adesso emergeranno i limiti, potrò avere una ragione per restituire i finali al mio amico. Un po’ mi dispiace, ovviamente, perché mi stava davvero piacendo quello che ascoltavamo, ma sarebbe stato l’epilogo più ragionevole e privo di complicazioni. Metto il disco, giro al manopola del volume per avere la stessa pressione sonora della prova precedente. Inizia il brano e già all’inizio, in piano, si nota una pienezza dei suoni, anche delle piccole e sottili percussioni, e la bellezza degli armonici di xilofoni e triangoli. Man mano il brano incalza ed aumenta la complessità ed il volume, ed io inizio ad essere preoccupato, so che i valvolari non vanno in clipping come i colleghi al silicio, ma non vorrei danneggiare i preziosi finali da restituire al mio amico. Arriviamo al crescendo finale: un’apoteosi sonora. Al termine ci guardiamo tra noi con la bocca semiaperta per lo stupore e l’emozione e nessuno proferisce parola. Il primo a parlare è il cinico pianista: “però stavolta il pernacchietto non l’ho sentito…!” Bastardo!!. 

(segue)

 

Schermata 2021-03-29 alle 23.18.05.png

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Adesso, aldo ha scritto:

Per ora penso dovro' accontentarmi, per il futuro cosa consiglieresti

certo gestire l'ottetto è come avere una famiglia numerosa! 🙂 Ovviamente si deve parlare di produzione nuova. Per le 845 mi sono trovato bene con Psvane, che sono delle Shuguang (il più grande produttore al mondo oggi)  selezionate e più curate nella fattura, che si ispira ai modelli storici occidentali, ne esistono di diversi livelli, nessuno particolarmente economico ma neanche eccessivamente costoso.  Sono buone anche le Sophia, sempre cinesi selezionate. Non ho molta dimistichezza con le 300b nuove perchè avevo la fortuna di montare delle Cetron americane sia sul 300B che sui Beltaine.

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