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Melius Club

L’economia del baratto e dello scambio sociale, qui sui colli Euganei.


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24 minuti fa, vaurien2005 ha scritto:

poenta brustola’ e scopeton

da piccolo con mia nonna lo mangiavo spesso. lei era specializzata anzi un vero fenomeno in selvaggina e cacciagione, primi a base di paste all' uovo tipo bigoi e lasagne e robe dolci tipo

fritoe o galani. mia madre invece " quea da fora che a parla solo in italian " cioè la straniera ( milano

- ahahah ) in casa non sapeva fare un tubo. allora i racconti familiari narrano che la nuorina era tutta preoccupata per la suocera rambo terminator, così mio zio cioè suo cognato le disse: guarda,

te lasciala pure fare da sola in cucina così lei si sente importante. a mia madre non parve vero ahhaahaha. darei un pezzettino piccolo del dito mignolo della mano sinistra per avere ancora

un pò qua in giro mia nonna quando stava ancora bene.

  • Melius 1
1 ora fa, vaurien2005 ha scritto:

a ore 9 poenta brustola’ e scopeton

Poenta-e-renga era un must del 4 novembre, dopo la "messa dei combattenti" e dopo la posa della corona  d'alloro sotto la lapide dei caduti, i reduci (si intende ww1) si assembravano attorno al tavolaccio dove era servito il piatto rustico si, ma che riuscì a stimolare financo la penna di Bertolt Brecht:

"Sii benvenuta, o aringa, companatico della povera gente! Tu che ci sazi a tutte le ore e a tutte le ore ci bruci le budella! Tu che sei venuta dal mare, e andrai a finire sottoterra! Grazie alla tua forza meravigliosa cadono i boschi di abeti e vengono seminati i campi; sei tu che metti in moto quelle macchine chiamate servi e che non sono ancora diventate dei moti perpetui!...."

Immancabilmente riscontravano che l'aringa era stata dissalata in maniera frettolosa, e faceva sete. Si rendeva quindi necessario ricorrere al corposo munizionamento di bottiglioni di bianco, ovviamente sarebbe rimasto intoccato in caso di aringhe preparate a regola d'arte.

La celebrazione della "messa dei combattenti" finì nei primi anni '80, per estinzione naturale dei protagonisti. 

Dato che mamma lavorava, son cresciuto con la nonna in casa, e l'antenata era nata nel 1902... essa millantava di aver fatta la quinta elementare, verosimilmente era forse arrivata a frequentare la terza, prima di essere avviata ai lavori contadini, e parlava ovviamente solo in dialetto 🙂 quello tra Milano e Lodi comunque non è un'impresa impossibile, si comprende piuttosto facilmente, anche se in onore delle varie dominazioni dei secoli scorsi è infarcito anche di parole straniere, tipo armuar e giambon...

Visto che il giovedì c'era (e c'è) il mercato, nonna comprava regolarmente quella che chiamava saraca (lo scopetòn veneto), la dissalava alla bell'é meglio, la marinava rapidamente in aceto e la stufava in padella, per poi adagiarla su una spessa fetta di polenta del giorno prima abbrustolita sulla stufa economica: il risultato era la casa appestata per due giorni dall'odore della demoniaca pietanza, che avrebbe steso un toro ma che la nonna digeriva con disinvoltura, tanto che il pomeriggio era dedicato all'orto, giusto per fare un po' di movimento 😅

Diomira e Otavia citate da @vaurien2005 me l'hanno fatta materializzare davanti agli occhi, oggi si direbbero "resilienti", io le definirei tenerissimamente coriacee, ma guai a prenderle sottogamba! e che memorabili i racconti di vita contadina, che oggi farebbero accapponare la pelle vista la durezza dell'esistere di allora, ma narrati da Lei erano davvero uno spaccato di esistenza quotidiana.

La scorsa estate vidi una delle vecchiette tipo quelle protagoniste del thread, in un'altra ambientazione collinare  veneta: Il Montello. Su una rampa con curva stretta che in auto dovevo affrontare ingranando la seconda, la vecchia con foulard di ordinanza, stivali "da loamaro" e due borse rigonfie di roba saliva in bicicletta perfettamente seduta in sella, tutto di gambe. Chiaramente bici da donna con freni a stecca e reticella para-còtoe sulla ruota dietro, non fibra di carbonio e kevlar:  Ma chi le ammazza a quelle ?  😁

16 ore fa, vaurien2005 ha scritto:

so che Guru non sara’ in accordo

Come forse ho già detto, ho un rapporto molto stretto con la tua regione, essendo nato a Vicenza (da genitori emiliani), avendo lavorato a Verona, ed avendo avuto diverse frequentazioni femminili in Veneto, tra cui una a Carpanedo di Albignasego... 😉 Nulla contro i dialetti o lingue locali, l'unica cosa è che in Veneto sotto c'è troppa gente, che per scelta o per incapacità, pur sentendo che sei "foresto", continua a rivolgertisi in dialetto stretto... Per me questa è una forma di maleducazione. 

insomma ti hanno fatto diventare il veterinario/infermiere/guardia medica/punto di pronto soccorso del paese.

peccato che da quello che ho capito sei psichiatra/psicologo altrimenti avrei avuto bisogno di un consulto pure io.

Al paese d'origine di mio padre le iniezioni erano prerogativa di Cenzo a guardia (Vincenzo il vigile) che molto gentilmente si prestava per l'incombenza.

Ovviamente non chiedendo alcun compenso, di solito a fine ciclo ci si "disobbligava" con qualche "pensiero".

Quando ho imparato a fare di necessità virtù , verso i miei 17 anni, venni promosso sul campo ad infermiere di famiglia per intramuscolo e sottocutanee.

 

@Guru devo approfondire, perche’ sostiene che i saladi li infumega lui da lui istesso, in una keba co un camin picolo che no fa sfantare l’infumega. Comunque da indagini eseguite nel pomeriggio, ho scoperto che il Primo dei cagnetti e’ il primogenito, mentre la comare Otavia la ottava figlia. Vedi che fantasia per i nomi, no Gaia-Oceano-devis.............😂




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