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Le differenze: non le sento, ergo, non esistono.


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27 minuti fa, ilmisuratore ha scritto:

Bravo

Grazie 

Ovviamente non è tanto questione di essere bravi 

È questione di valutare in base a fatti e non solo a visioni idealizzate romantiche 

Quelle vanno bene per Chopin, anzi benissimo 

Ma per il resto ci portano a conclusioni naive

Magari consolanti, ma naive

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26 minuti fa, Paperinik2021 ha scritto:

che ce ne facciamo se non li vediamo? Per la libidine di averli contati?

Bravissimo 

Mutatis le mutande esattamente come parobpari e idem per i dac da sessanta chili e 60mila euro....

Ci sei arrivato, son contento! 

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13 minuti fa, FabioSabbatini ha scritto:

Ci sei arrivato, son contento! 

Guarda che sono mesi che scrivo che tra un DAC da 5000 euro ed uno da 50.000 la differenza è praticamente impercettibile, e mi prendono per il cxxo. Sbagli bersaglio

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50 minuti fa, Paperinik2021 ha scritto:

mi prendono per il cxxo. Sbagli bersaglio

Chiedo scusa capo!

🙂

Chi è che ti prende per il cxxo? 

Dillo a me che gli giro  i cavi di segnale! 

 

Ehm...da cinquemila? 

Io sommessamente dico da trecento Euro

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@mozarteum e @FabioSabbatini 

Boni, vi state accapigliando perché parlate di cose diverse... pur avendo in qualche modo ragione entrambi (più mozarteum a dirla tutta). 

Più tardi avendo tempo e voglia spiego perché, anche con qualche esempio tecnico (bella rottura... in genere preferisco passare il mio tempo a perculare Diablo o ClasseA). 

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8 minuti fa, FabioSabbatini ha scritto:

Mica gli ho detto quello che penso realmente della sesta di Mahler e cioè che i Maneskin sono più bravi come compositori 

 

E fu così che finisti direttamente nella lista degli ignorati (non di mozarteum, la mia). 

Vabbè per stavolta ti perdono. 

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2 ore fa, _Diablo_ ha scritto:

Detto così ha già un altro grado di accettazione e condivisione da parte mia. Sebbene ritengo interessante riflettere seriamente sulla provocazione di Gould.

 

 

 

La provocazione di Gould (che nel suo paradosso potrebbe far riflettere, da un determinato punto di vista che potrei relativamente condividere se non fosse univoco e radicale)  era costruita sull'ipotesi che "la riproduzione fosse il mezzo ideale e più intimo di comunicazione musicale. Privo di distrazioni della sala da concerto, spogliato del narcisismo dello spettacolo visivo e delle passerelle dei direttori d'orchestra. Connessione diretta con la musica, con l'artista e col messaggio che trasporta.."

 

Tale ipotesi potrebbe essere tranqillamente ribaltata dal fatto che la musica dal vivo avrà i suoi "rumori" e distrazioni, le sue "passerelle" narcisistiche e divistiche, pur essendo tuttavia calata in un contesto liturgico ascoltatoriale collettivo e condiviso,  a volte "chiassoso" ma pur sempre vivo, mentre il silenzio che grava sulla musica rigistrata, e "indisturbata", potrebbe ricordare il silenzio "tombale" del rigor mortis... Furono fatti analoghi parogoni per quanto riguarda il suono "silenzioso" del CD e quello "rumoroso" del vinile.., altra storia...


Tra le due opzioni io preferisco la prima, quella del live .., dove la vita reale al pari dell'arte rumoreggiano perchè, guarda caso..., sono entrambi "soggetti" vivi! Ovviamente si parla di ascoltatori e di luoghi dei concerti di pregio e di misura fuor di ingessatura.., nulla che possa rimandare ovviamente agli antichi "fasti" che furono, spesso pecorecci, del Volturno o dell'Ambra Jovinelli... . 😄

In una sala da concerto di buona "reputazione", nella quale si va per ascoltare musica, per concentrarsi unicamente sulla musica, gli elementi di "disturbo" fisiologici sono episodici se non rari e ben gestiti dal pubblico maturo e appassionato; essi fanno addirittura "c(a)olore".., brusii sommessi e non volgari, fuori controllo, maleducati, che diventano un po' il segno udibile della comunicazione empatica spontanea che serpeggia cum-passionevolmente tra gli ascoltatori tutti raggiunti dallo stesso stato di grazia... Sorta di laica comunione dei santi...  🙏


Andrebbe inoltre considerato che gli ascolti domestici delle musiche riprodotte siano a ben vedere i più distraenti e distratti.
Dai.., confessiamoci amabilmente in comitiva senza vergognette ed altre remore neglette: mentre la musica va e ci manda in estasi non di rado ci si alza dalla poltrona per fare tutta una serie di cosette "prosaiche" che interrompono l'idillio: ci si preparare un caffè, oppure il the.., si va al bagno nel momento culminante dell'accordo sfavillante.., squilla il telefono.., suona amazon.., si rispondere alla moglie che minaccia il divorzio se non si abbassa il volume mentre il vicino bussa sul muro.., ci si concentra sullo stereo presi da tentazzione dimenticandosi della musica...

E fin qui tutto bene, fino a quando non arriva il selvaggio pargoletto che in orrenda scivolata va a sbattere contro il carrello delle preziose apparecchiature hifi.. e Dio non voglia che lo schianto accada mentre gira il vinile blasonato solcato dallo stilo ben pagato...   😱😂

 

2 ore fa, _Diablo_ ha scritto:

Bisogerebbe anche considerare che non tutte le musiche hanno un corrispettivo nell'esperienza dal vivo.

Ci sono filoni, commistioni e compositori di musiche elettroniche che nascono dalla tecnologia riproduttiva e hanno la loro dignità. Anzi di solito in questi casi avviene il processo inverso, cioè creazioni in studio che si adattano in qualche modo all'esperienza dal vivo.

 


Le composizioni musicali "elettroniche" realizzate in studio, la cui dignità è fuori discussione, pur nascendo dalla tecnologia scientifica sono a tutti gli effetti frutto della umana cretività estetica,  anch'esse eseguibili - non in forma "adattata", bensì a pieno titolo - nella sala da concerto, oppure in ambiente privato ma va da se che nel distinti luoghi si ascolterà sempre lo stesso suono...

In questo caso cambia solo l'impatto "psicologico" determinato dal tipo di luogo d'ascoltro...
Il suono della musica di Bach, la sua dimensione fisica, metafisica, fonica, espressiva, psicologica, poetica, emozionale , ecc, potrebbe invece sensibilmente cambiare a seconda dei luoghi di esecuzione, se dal vivo, eseguita con strumenti "naturali", oppure da disco, "artificialmente" riprodotta.

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Preciso meglio il mio discorso, che vale per gli impianti, come per i vini, come per le marche di te' come per qualunque cosa. Se una persona riesce a percepire la differenza tra due vini, impianti te' o marche di gorgonzola vuole dire che queste differenze esistono, anche se non si possono misurare o se delle misure non riescono a dimostrarle. 

 

Però per affermare che si percepiscono delle differenze non basta ascoltare due impianti (o bere due vini) e dire "sono diversi" perché ovviamente queste potrebbero essere dovute anche a una semplice suggestione. Quindi le differenze devono essere percepite in cieco, in modo da annullare pregiudizi e tutto il resto. 

 

Se è impossibile dimostrare differenze in cieco (perché anche l'ascoltatore più abile non le percepisce, o perché è impossibile fare una prova in cieco - ma questo è difficile perché è possibile per tutto e un impianto è facilissimo da valutare in cieco) non si può affermare che queste differenze esistano. 

 

Alla fine poi si può anche concludere che se uno sente meglio un impianto che questo dipenda dalla suggestione derivante dall'avere acquistato un apparecchio desiderato o immensamente costoso o da una effettiva migliore riproduzione chissenefrega, e io sono di questa opinione. 

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@analogico_09

 

 Potremmo forse quindi dire, in via super sintetica, che le distrazioni della musica dal vivo sono arricchenti e sono momenti di vita stessa, esperienze che si sommano all'esperienza dell'esecuzione musicale? Si pensi anche al teatro in musica nel periodo barocco quando il pubblico mangiava o amoreggiava, viveva insomma in contemporanea alla vita che veniva rappresentata sul palco.

Attualmente, come scrivevi, è comunque abbastanza elevata l'attenzione del pubblico, in una dimensione quasi liturgica della musica.

  • Melius 1
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