giorgiovinyl Inviato 4 Aprile 2024 Condividi Inviato 4 Aprile 2024 Io mi sono accattato l'altro titolo ristampato dalla Sundazed di Rashaan Roland Kirk Blacknuss e in vendita anche su Vinyl me , Please https://www.vinylmeplease.com/products/roland-kirk-blacknuss?variant=39736061722714 approfittando dello sconto del 34% mi è venuto a costare 28 dollari, comprensivi di IVA già pagata, avendo la membership non pago spese di spedizione Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1161635 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 4 Aprile 2024 Autore Condividi Inviato 4 Aprile 2024 Non so per quale motivo ho scritto che il disco di Roland Kirk è della Candid, in realtà è della Atlantic, come ben si vede dal logo in copertina e dalla scritta sull'etichetta. Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1162488 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 5 Aprile 2024 Condividi Inviato 5 Aprile 2024 Il 31/3/2024 at 16:19, OTREBLA ha scritto: Affaròn di 24 Euro spedito, usufruendo di un'offerta ad equazione retrograda. Per chi non lo sapesse, si tratta di uno sconto in uso sulla piattaforma IBS, chiamato a doppio incastro egizio ed equazione retrograda, il quale è sottoposto ad eventi condizionati astrofisici, tra cui il passaggio su Cerignola di un asteroide venusiano: blu. Se viceversa l’asteroide viene identificato come plutoniano, che si confonde perché è blu pure lui (‘ste civiltà extraterrestri non hanno un minimo di fantasia), ma di una tonalità di blu leggermente più scura, si procede ad azzerare la tessera punti e lo status del cliente passa da "Platino, Diamanti, Zaffiri e Dobloni D’oro" a "Bubbone Ero di buonumore prima di scoprire di esser passato allo status “bubbone”. Vado a toglierti la coppetta per la recensione. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1162540 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 5 Maggio 2024 Autore Condividi Inviato 5 Maggio 2024 Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: non pervenuta. Billie Holiday – Songs For Distingué Lovers – Verve (1958) – AAA Acoustic Sounds (2023) . . Con questo disco me la sbrigherò in poche righe, tanto che ometterò la recensione alla veloce. N’altra fotografia? Massiii… . . Non penso sia il caso di ripercorrere la tormentata vicenda di una delle cantanti più famose della storia del Jazz. Una donna dall’esistenza a dir poco travagliata, nonostante i successi in ambito musicale. Tutte le brutture di cui fece esperienza, a partire dall’infanzia, abbandonata dal padre e con una madre poco o per nulla presente, le segnarono il carattere e, c’è da presumere, la spinsero a rifugiarsi nell’alcol e nelle droghe. Scomparve poco più che quarantenne, minata dagli eccessi e dai rimpianti, lasciando un patrimonio di poche centinaia di dollari. La voce di Billie Holiday siede e giganteggia nell’olimpo della storia del Jazz: malinconica, sofferta, densa di struggenti tocchi cromatici, carica di blues e musicalità. Morbida e leggermente graffiata, univa dolcezza e disperazione nella medesima sfumatura timbrica. Qualcosa di unico ed irripetibile. Songs For Distingué Lovers è niente di più e niente di meno che un capolavoro assoluto. Il disco Jazz da consigliare a chiunque abbia qualcosa di più di un compact disc al posto del cuore, e che ci ricorda quanto l’etichetta Verve, attraverso i molti capolavori pubblicati sotto le proprie insegne, abbia contribuito in maniera decisiva a rendere il Jazz la musica Classica del secolo breve. Sostengono il talento della Holiday, tra gli altri, un colossale Ben Webster al sax tenore, Harry Sweet Edison alla tromba (da applauso a scena aperta) e l’eccellente Barney Kessel alla chitarra. Gli arrangiamenti dei molti brani mossi e ritmati rasentano la perfezione. Registrazione che ha dell’incredibile, risalente al 1958; offre dinamica, dettaglio, trasparenza e bilanciamento assolutamente da primato, con la voce della Holiday che prende vita, presente ed olografica, nella vostra stanza d’ascolto. Il vinile QRP è muto come una lastra di marmo. Pagato 35 Euro su IBS. Voto artistico: e chi si azzarda... Voto tecnico: bah, ti dirò...non c’è male... Veniamo ora alla recensione vera e propria, con ‘sta roba qua: . Sam Rivers – Fucsia Swing Song – Blue Note (1965) – AAA Blue Note Classic (2023) . Non mi dire, devo recensire un disco di Jazz Modal-Sperimentale? Cioè fatemi capire, si passa dalla Holiday a Sam Rivers? Ossignore che barba!…farò finta di farmelo piacere così sono contenti tutti…era in offerta a 10 Euro (altrimenti col cavolo che lo comperavo!); mi sono deciso all’acquisto più che altro attratto dalla scritta “Swing” in copertina…ed ora mi tocca recensirlo…non è che ne abbia tutta ‘sta gran voglia…perché diamine vai dietro agli sconti Alberto!...Questa mania di inseguire lo sconto...compera quello che ti piace no? Va be’ dai, facciamoci coraggio...spettate che prendo una mezza aspirina prodromica... . . Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: acc...m’è andata la mezza aspirina prodromica di traverso...s’è incastrata nell’ansa esofagea...comunque facevo bene a comperarne cinque! C’è ancora l’offerta a 10 Euro? Eccellente lavoro del tenor-sassofonista Sam Rivers, costituito da soli brani originali, uno più bello dell’altro. Fonde swing, bop, modalità e post-bop, secondo un moto ondoso di picchi e ricadute, per cui si sprofonda verso l’astrazione ed improvvisamente si torna in vetta allo swing, in un’alternanza dei due modi che, quasi per magia, fissa le idee melodiche più o meno sempre in primo piano. Una mezza furbata, ma molto efficace. Sam Rivers non è sassofonista da violenti picchi dinamici, in alto o in basso. Si mantiene al centro, con un eloquio discorsivo, amichevole, che affabula grazie alla voce morbida e priva di eccessive forzature. Determinante il pianista Jackie Byard, dal tocco accennato, indeciso, quasi a voler segnare il passo più che marciare. Ne risulta una eco di note sfiorate, abbozzate, per cui si crea un tappeto ritmico e melodico da mondo parallelo. Bravo! Fucsia Swing Song meritava la serie ammiraglia di Blue Note, con la doppia copertina laminata Stoughton, non questa ignobile fetecchia di copertina Classic, santocielo! Capisco per quale motivo l’etichetta Music Matters abbia deciso, a suo tempo, di preferire Fucsia Swing Song altri lavori di Sam Rivers. Fucsia Swing Song è capace di mettere d’accordo tutti, amanti del Jazz classico, come me, e appassionati di Jazz più sperimentale. E comunque è bellissimo. Beato chi possiede la ristampa Music Matters, anche perché è registrato alla grande: trasparente, con un’ottima scena sonora; giusto un po’ di frequenze basse in più non avrebbero guastato. Da 10 il bilanciamento tra i vari strumenti ed eccellente la resa del sassofono. Privo del minimo rumore di fondo il vinile Optimal. Voto artistico: va be’ dai, per stavolta…quasi 10. Voto tecnico: 10 meno. Voto all’aspirina prodromica: 5...perché tende ad incastrarsi... Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1190141 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 19 Maggio 2024 Autore Condividi Inviato 19 Maggio 2024 Be', non è che mi piaccia proprio tutto, tutto, tutto... Stanley Turrentine – Rough ‘n’ Tumble – Blute Note (1966) – AAA Blue Note Tone Poet (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: fosse dipeso da me, non lo avrei ristampato. . . Quando un disco non mi convince, adotto un mio metodo per dargli la classica seconda possibilità: lo ascolto in continuazione, fino a che non mi piace. L’unico problema è che di solito questo sistema produce l’effetto contrario, cioè di confermarmi nella mia iniziale impressione. Non so quante volte abbia ascoltato Duke Ellington & John Coltrane della Impulse!, in particolare lo splendido Angelica. Ebbene, ogni volta giungo immancabilmente alla medesima conclusione: l’improvvisazione di Coltrane è insopportabile e rovina il brano. E’ uno dei primi CD Jazz che ho comperato, trent’anni fa, l’avrò ascoltato, tra CD e vinile, decine di volte. Niente, quando arrivo ad Angelica mi assale l’impulso di saltare il brano. Ho trovato Rough ‘n’ Tumble il meno interessante tra i lavori del tenor-sassofonista Stanley Turrentine che abbia sinora acquistato. Mi è stato recapitato cinque mesi fa, ne ho scritta la recensione, dopodiché ho continuato ad ascoltarlo per capire se mi fossi perso qualcosa. Pare proprio di no. Non è affatto un brutto disco però a me non interessa il genere. Quindi è colpa mia. Jazz edulcorato, tra funk e pop, di un’epoca in cui accanto alle sperimentazioni più cerebrali ed ardite vi era la tendenza diametralmente opposta, volta ad accattivarsi il pubblico generalista ed il relativo mercato. Vi basti sapere che il famoso pianista McCoy Tyner, conosciuto per il suo stile astratto, qui si limita a fare l’accompagnatore e quasi manco ci si accorge di lui. Ma Rough ‘n’ Tumble è proprio così orrendo? Certo che no. Se vi attrae questo tipo di Jazz, ve lo consiglio senz’altro. Abbiamo del Gospel, del Funk, addirittura dello Shake e canzoni varie. Il momento che mi è piaciuto di più è durante Baptismal, in cui Pepper Addams entra in scena con una splendida improvvisazione Bop al sax baritono. Quella è la parte che mi è piaciuta di più. Fate voi… Quasi tutti i brani sfumano sul finale, e già questo è per me un indizio di segno negativo. Lo sfumato è tipico della musica Pop. Siamo molto lontani dallo spettacolare Up At “Minton’s” (Vol.1), che vedete in fotografia nella versione doppio 45 giri della Analgoue Productions il quale, sebbene registrato dal vivo un po’ alla buona, è una scala reale a Poker e spero per voi che la Blue Note lo ristampi nella serie Classic. Segnatamente, è il più bel disco di Turrentine che possiedo. Il suono di Rough ‘n’ Thumble si presenta definito e squadrato, sebbene un po’ compresso nella dinamica. L’immagine, spostata in avanti, mi sembra il risultato di qualche manipolazione; nel complesso è una buona registrazione, abbastanza trasparente e con la ripresa dalla batteria molto ben riuscita e d’impatto. Trovo che abbia poco corpo ma il risultato è comunque di livello superiore alla media. Il vinile RTI poteva essere più silenzioso? Direi di sì. Pagato 25 Euro in offerta su Amazon.fr. Voto artistico: 6 1/2 Voto tecnico: 8 ½ Forse un giudizio artistico un po’ severo, ma molto dipende dal fatto che lo Stanley Turrentine che personalmente preferisco è un altro. Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1202841 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 19 Maggio 2024 Autore Condividi Inviato 19 Maggio 2024 TIPO QUESTO! . . Stanley Turrentine – Mr. Natural – Blue Note (1964) – AAA Blue Note Tone Poet (2023). Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: adesso si comincia a ragionare. Stesso Turrentine di Rough ‘n Thumble, risultato diametralmente opposto. Cinque pezzi: quello in apertura è di Duke Pearson e si basa su di un ripetuto giro armonico del pianoforte; a parte lo sfumato finale (che ci sta pure), si potrebbe scambiare per una composizione di Horace Silver (ed è un complimento); segue un pezzo originale di Turrentine su base latina, in cui si fa notare Lee Morgan, dalla voce piena e squillante. In generale, grazie all’apporto del percussionista Ray Barreto, l’intero disco è pervaso da echi di musica latina. Meno in evidenza il pianista McCoy Tyner, il cui contributo è sempre piuttosto misurato e quasi in ombra. Da segnalare il brano Can’t Buy My Love dei Beatles, rivisitato efficacemente in chiave Blues, che chiude il disco. Oltre al titolare emerge, durante l’ascolto, il trombettista Lee Morgan, che a tutti gli effetti spalleggia Turrentine, grazie ad una prestazione più da velocista che da gregario. Non si capisce per quale motivo la Blue Note abbia atteso fino al 1980 per pubblicare Mr. Natural, offrendo esso un’ottima prova del tenor-sassofonista di Pittsburgh, con Lee Morgan in perfetta forma, e musica Jazz di qualità. Registrazione mancante di un filino di corpo e di spinta, pur collocandosi ai piani alti in quanto a qualità complessiva. Il pianoforte è un po’ lontano e fragile, il basso leggermente lungo. A parte questi piccoli rilievi, immagine molto buona, bilanciamento e trasparenza da 9. Vinile RTI abbastanza silenzioso. Pagato 25 Euro su DVDLand. Voto artistico: 9. Voto tecnico: 9. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1202842 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 2 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 2 Giugno 2024 Blue Mitchell – Bring It Home To Me – Blue Note (1967) – AAA Blue Note Tone Poet (2022) Recensione alla veloce, per chi non ha voglia di leggere: quando scegli brani belli, che acchiappano subito, metà del lavoro è fatto. Ed all’altra metà…ci pensa Richard! . . S’ode a destra uno squillo di tromba... Chi sarà mai? Ah be’, se squilla, è Richard Mitchell, non può che essere lui. Nella mia testa Blue Mitchell sta a Miles Davis come Kenny Dorham sta a Chet Baker (con le dovute specificità, s’intende). Blue Mitchell, trombettista a dir poco trasversale, oltre che al Jazz si dedicò al Funk, al Blues, al Rhythm And Blues, al Soul, al Rock e probabilmente a qualcos’altro ancora. Per vari anni fece parte della formazione di Horace Silver. In Bring It Home divide la scena con un gruppo di musicisti che risalta nella sua assoluta compattezza. Si distinguono Billy Higgins, Junior Cook, sassofonista alla Sonny Rollins, ed il pianista Harold Mabern Jr. Bring It Home To Me si compone di standards e brani originali; è un disco molto ben riuscito, leggero, spensierato, spedito, anche un filino commerciale, però funziona. Ottima la ripresa sebbene mi sarebbe piaciuto un po’ di corpo in più ed una dose più massiccia di basse frequenze. Esistono registrazioni Blue Note anni ’60 veramente ben fatte, prive di distorsioni, teoricamente da 10, ma difettano a mio giudizio di un filino di corpo, e detta assenza segna il confine tra il vecchio modo di registrare, grasso e profondo, ed il nuovo, nervoso e più netto. Sulla destra, in fotografia, potete vedere un altro disco di Mitchell, dalla copertina piuttosto anonima e bruttina (tra l’altro mi sono sempre chiesto cosa diavolo rappresenti…una barra filettata?), che offre proprio quel tipo di ascolto cui alludo: peso, profondità, calore e pastosità. Out Of The Blue si può considerare un disco test, da quanto suona bene; il sassofono di Benny Golson si materializza nella vostra stanza d’ascolto. E’ lì, davanti a voi. Quella fotografata è una portentosa, incredibile, spettacolare ristampa AAA Alto Edition, risalente ad almeno venticinque anni fa. Se riuscite a trovarla ve la stra-consiglio. Un 33 giri che rende come un 45 ed un Riverside da 10 e lode. Blue Note, questi sono i dischi da ristampare, mica il soul natalizio! Sse’ va be’, che glielo dico a fare… Tornando a Bring It Home To me, ottimo Mitchell e bravissimo Billy Higgins; in realtà sono tutti allo stesso (alto) livello, compatti e lanciatissimi, tra il Funk del primo brano ed il Blues dell’ultimo. Con intermezzi di Rumba e Soul. Gingerbread Boy, che apre il lato B, scritta da Jimmy Heath, mi fa venire in mente Per la moto non si da di Enzo Jannacci (cantata anche da Cochi e Renato), nel motivo del pianoforte. Va be’, roba mia, non so nemmeno perché l’ho scritto. Il vinile RTI sciaborda tra un brano e l’altro sebbene durante l’ascolto lo sciabordio non dia fastidio. Chissà a quale fase della produzione è dovuto questo disturbo, che a me ricorda le onde del mare, e che ogni tanto riscontro anche su altre ristampe. Con la consueta voluttà mi rigiro tra le mani l’elegante copertina Stoughton. Pagato 24 Euro su DvdLand. Voto artistico: 9 Voto tecnico: 9 1/2 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1215078 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 2 Giugno 2024 Condividi Inviato 2 Giugno 2024 5 ore fa, OTREBLA ha scritto: Harold Mabern Jr. Grande pianista, sottovalutato e passato alle cronache come "ottimo turnista". Sequenze armoniche particolari e molto belle, ottima tecnica ed assoli per nulla banali anche se sempre molto razionali. Ciao D. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1215324 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 2 Giugno 2024 Condividi Inviato 2 Giugno 2024 Il 19/5/2024 at 10:54, OTREBLA ha scritto: Quando un disco non mi convince, adotto un mio metodo per dargli la classica seconda possibilità: lo ascolto in continuazione, fino a che non mi piace.... Quindi si fa una sorta di "cura ludovico" fino a quando per forza poi non ti piace più? Se si mi sembra un buon sistema per risolvere in modo negativo ciò che di primo acchitto non ci convince e a cui mi pare non si voglia invero dare altra chance... Il 19/5/2024 at 10:54, OTREBLA ha scritto: L’unico problema è che di solito questo sistema produce l’effetto contrario, cioè di confermarmi nella mia iniziale impressione. Non so quante volte abbia ascoltato Duke Ellington & John Coltrane della Impulse!, in particolare lo splendido Angelica. Ebbene, ogni volta giungo immancabilmente alla medesima conclusione: l’improvvisazione di Coltrane è insopportabile e rovina il brano. Va da se, pleonastico precisare, che la auto-cura ludovico produca il risultato voluto, autocercato... L'improvvisazione di Coltrane è assolutamente in sintonia col carattere del brano, perfettamente in sintonia con l'"umore" un poì distaccato, freddino e leggermente "ironico" che lo stesso Ellington gli conferisce nell'introdurlo al piano e nel riprenderlo alla fine. Quindi si dovrebbe buttare via tutto, non solo Coltrane... Il 19/5/2024 at 10:54, OTREBLA ha scritto: Forse un giudizio artistico un po’ severo, ma molto dipende dal fatto che lo Stanley Turrentine che personalmente preferisco è un altro. Il fatto di preferire altro in un commento che si propone come critico nel dare anche i voti, dovrebbe essere più oggettivo e libero dai pregiudizi o dai gusti personali che si possono certamente nutrire e condividere ma quando si scambiano le due chiacchiere tra forumer non quando ci si mette nei panni del critico musicale. Io penso che le avversioni immotivate, più volte manifestate nei confronti di Coltrane, del modale, del free, e altro jazz limitrofo, quindi di una considerevole, fondamentale, inalienabile porzione di storia del jazz, senza la quale crollerebbe l'intera casa del jazz, a me sembra prevenzione che non ci rende credibil sia come appassionati sia come critici di jazz. E' la mia modesta opinione, va da se'. 2 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1215383 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 2 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 2 Giugno 2024 1 ora fa, damiano ha scritto: Grande pianista, sottovalutato e passato alle cronache come "ottimo turnista". Sequenze armoniche particolari e molto belle, ottima tecnica ed assoli per nulla banali anche se sempre molto razionali. Una volta tra i cosiddetti turnisti c'era gente tipo George Duvivier o appunto Harold Mabern Jr. ...vedi un po' tu...al giorno d'oggi uno come Mabern riempirebbe i teatri... Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1215396 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 16 Giugno 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 16 Giugno 2024 Questa Domenica si parla di pianisti. Si comincia con: Sonny Clark Trio – Blue Note (1958) – Blue Note Tone Poet (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: quadrato e piazzato come pochi, uno di quei Tone Poet che appartengono ad un’altra categoria. Se non lo avete ancora comperato...eh...mi spiace...ormai è tardi...l'ultimo l'ho preso io. . . Ascoltando Sonny Clark ho sempre l’impressione di avere a che fare col vice di Bud Powell; il suo avatar. L’uomo che quando Powell fosse impegnato, veniva chiamato a sostituirlo. Nel novero della serie Tone Poet, con le ristampe che si susseguono a ritmo serrato, può accadere di perdersi qualcosa di valido per strada. Sonny Clark Trio, registrato nel 1957, dall’ottimo suono complessivo, con un bel basso profondo e grasso, il pianoforte in primo piano e la batteria un po’ arretrata, non si presta ad alcuna critica. Soltanto la presenza di Philly Joe Jones e Paul Chambers dovrebbe farvi capire dove si va a parare. Assistiamo all’esecuzione di un Be-Bop, tra Dizzy Gillespie e vari altri standard, di peso e sostanza, autorevole e dal piglio sicuro. Cosa devo dire di un lavoro che non presenta difetti? Io francamente non ne trovo. Mica posso inventarmeli. Il trio Jazz può essere isoscele (come in Erroll Garner) in cui vi è una punta prominente, oppure equilatero, in cui gli apici si trovano alla stessa altezza. Sonny Clark Trio è esattamente così, stanno tutti alla medesima altezza, compatti, piazzati e imbullonati ad un Be-Bop poco Hard. Sonny Clark non è Bud Powell ma nel solco del medesimo si dimostra un eccellente pianista Jazz, con qualcosa di suo ed una certa atonalità monkiana. Viene da chiedersi dove sarebbe arrivato questo bravo pianista se non fosse scomparso a soli 32 anni, minato dall’eroina. Sonny Clark Trio è talmente ben condotto ed eseguito che genera una perfetta sfera dimensionale, in cui prende forma il microclima ideale per rappresentare il tipo di Jazz tra Bop e Hard-Bop. Per cui se qualcuno mi chiedesse un disco esemplificativo di ciò che è lo stile di transizione tra Bop e Hard-Bop, sarei tentato di nominare il Tone Poet in oggetto. Registrazione di tutto rispetto, morbida, pianoforte un po’ piccolo e chiuso, basso profondo, ottimo bilanciamento, buona trasparenza; per essere del ‘57 promossa. Vinile RTI un po’ rumoroso. Vorrei capire per quale motivo i vinile RTI della serie OJC di Craft sono quasi tutti perfetti e per quelli della serie Tone Poet va un po’ a cu…Evidentemente è una questione di selezione e controllo qualità. Voto artistico: 10. Voto tecnico: 9 E passiamo ad un altro pianista ma...cambiamo thread, perché si parla di Craft... 3 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1225940 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 30 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 30 Giugno 2024 Questa calda domenica vede gareggiare due sassofoni ed una tromba. Si parte con i sassofoni. Cannonball Adderley – Quintet In Chicago – Verve (1964) – AAA Acoustic Sounds (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: c’era un altro Coltrane in giro! . . Strepitoso gioiello targato Verve; vede contrapposti il tenore di John Coltrane ed il contralto di un tale Adderley. Julian Adderley detto “Cannonball” per la sua stazza, ricevette una solida educazione musicale tanto che già diciannove anni insegnava musica in una scuola statale in Florida. Giunto a New York, non ancora trentenne, dovette sopportare il peso di un soprannome piuttosto impegnativo: “Il nuovo Bird”. Si unì a Miles Davis (che gli affidò anche la responsabilità manageriale del gruppo) e successivamente si mise in proprio, raccogliendo unanimi consensi. Lo accompagnano Wynton Kelly al pianoforte, che al suo solito fa esibizione a sé (lo si può sentire canticchiare durante le improvvisazioni…questo pianista meraviglioso), Paul Chambers al contrabbasso e Jimmy Cobb alla batteria. In Quintet In Chicago c’è il Coltrane che piace a me, blues e dal tono morbido, interamente scevro dalle a volte stucchevoli pedanterie che ne caratterizzeranno lo stile successivo; ma la rivelazione è Adderley medesimo, che pur suonando il sax contralto quasi si confonde e di fonde, per bravura e voce, allo stesso Coltrane. In alcuni momenti sono indistinguibili! Adderley tuttavia non è un sassofonista moderno (a differenza di Coltrane) fa solo finta . Adderley è a mio parere molto più legato di Coltrane allo stile classico del sassofono e deriva più di lui dai vari Hawkins, Parker, Young, ecc. Quintet In Chicago è un disco semplicemente stupendo ove tra ballad e brani Bop più mossi, si giunge all’ultimo solco senza nemmeno accorgersene. Eccezionale la registrazione risalente al 1960, sui toni dell’oro, calibrata con la bilancia da orafo e dalla consistenza argillosa. Il vinile QRP è afono come un sarcofago egizio ancora sepolto nella coltre dei secoli. Voto artistico: 10 parecchio abbondante. Voto tecnico: 10 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1235993 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 30 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 30 Giugno 2024 E veniamo al trombettista. Dizzy Reece – Star Bright - Blue Note (1959) – AAA Classic Records (199…boh?)...introvabile...ma c'è il Blue Note Classic, recentemente pubblicato. . . Ho atteso un bel po’ prima di decidermi a recensire questo disco, in vendita a prezzo ribassato per molti mesi su Amazon.it, nella ristampa Blue Note Classic. In riferimento al quale vi è una sola recensione, nemmeno positiva. Scandalizzato dal silenzio generale ho deciso di spendermi in favore di un Blue Note stellare. Magari do prima un'occhiata a quello che dice la guida di riferimento, cosa dite? Macchissenefrega di quello che dice la guida...direi che per Star Bright posso cavarmela anche senza. Dizzy Reece (vero nome Alphonso Son) è nato il 5 Gennaio 1931 a Kingston, Giamaica, ed a soli 16 anni diventa musicista professionista. Soltanto due anni prima aveva iniziato lo studio della tromba. Un artista decisamente precoce. Il padre suonava il pianoforte nei cinema muti. All’età di tre anni Alphonso segue le orchestre marcianti durante le parate nella sua città ed a otto anni sparisce per andare ad ascoltare i trombettisti nel club vicino a casa. Terminati gli studi scolastici obbligatori decide di trasferirsi in Inghilterra, ove risiederà per dieci anni e troverà un ambiente fecondo per la musica moderna. Il ritorno a New York all’inizio degli anni ’60 non produce la spinta auspicata alla sua carriera. Per un decennio non registra nemmeno un disco da solista. Soltanto a partire dagli anni ’70 tornerà in studio di registrazione; questo lungo periodo di oscurità fu dovuto, secondo lo stesso Reece, a ragioni di discriminazione razziale. Star Bright è il secondo disco registrato per la Blue Note ed è…semplicemente uno splendore. Reece è anche eccellente compositore e quattro dei brani in scaletta sono farina del suo sacco. Tra questi è da citare i The Rake, incluso nella colonna sonora del thriller Nowhere To Go (1958), musicato interamente da Reece. E’ accompagnato da un Hank Mobley lanciatissimo, alla Sonny Rollins, Paul Chambers al basso, un Art Taylor che fa da stella cometa per il gruppo e…lui…come se non bastasse…mister “Secisonoiopotetestaretranquilli”: Wynton Kelly. Risultato: Be-Bop da urlo. Un disco oltre il 10. Dizzy Reece è trombettista classico, dalla voce bella cromatica, alla Bix Beiderbercke per intenderci, non potentissima ma ferma e profonda. Il compositore Reece è bravo quanto il trombettista. Gli arrangiamenti sono perfettamente soppesati e limati al micron; tra Paul Chambers, Art Taylor, Hank Mobley e mister “Nonc’ènessunproblemavoimiditequellochedevofareeiolofaccio” Wynton Kelly, il disco inizia e finisce che manco te ne accorgi. Quella che vedete in fotografia è la ristampa Mono della Classic Records, risalente ad una mezza vita fa. Il suono è da doppio 45 giri, perlomeno lo meriterebbe: trasparentissimo, bilanciato come sempre si dovrebbe fare , con un ottimo pianoforte (evviva!), tromba e sax molto ben ripresi. Immagine profonda ed ottima dinamica. Non perdete la ristampa Blue Note Classic e fatemi sapere come suona. Voto artistico: ben oltre il 10. Voto tecnico: 10. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1236003 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 30 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 30 Giugno 2024 Ah scusate, ultimamente dimentico i prezzi. Sonny Clark Trio l'ho pagato 31 Euro spedito su Amazon.fr. Cannonball Adderley Quintet In Chicago l'ho pagato 35 Euro su IBS, mentre Star Bright della Classic Records...mi viene da piangere...non so se ce la faccio...'nsomma, io mi segno tutti i prezzi dei dischi quindi so esattamente quanto lo pagai... niente non ce la faccio, mi sale la depressione. Con la Stoughton laminata che pesa mezzo chilo solo lei Pensate ad una cifra, bassa, e dividetela per due. Che tempi ragazzi, che tempi... Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1236621 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 2 Luglio 2024 Autore Condividi Inviato 2 Luglio 2024 By the way, lo strepitoso gioiello di Cannonball Adderley non è targato Verve ma Mercury. Povera Mercury, le chiedo scusa. Non soltanto registravano alla grande la musica Classica, questi della Mercury, ma se la cavavano pure col Jazz. Credo che l'errore attributivo sia dovuto al fatto che il suono di Quintet In Chicago somiglia moltissimo al suono Verve: avvolgente, pieno, corposo, cinematografico. Esiste anche una versione Speakers Corner di vari anni fa, che sono quasi certo renda altrettanto bene. Se a qualcuno interessa su Amazon.fr Star Bright di Dizzy Reece sta a 21 Euro + spedizione. Purtroppo il prezzo su Amazon.it è salito a 28,55 Euro. Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/3/#findComment-1237957 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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