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Lo Stato Del Vinile [Parte Seconda...]


OTREBLA
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Arieccoce...

Con grande rammarico riapro questo mio thread del precedente Forum, andato in fumo, e ricomincio da capo a segnalare dischi in vinile di nuova produzione e meritevoli di attenzione sotto l’aspetto della registrazione ma non solo.

O per meglio dire “Ricomincerei” se avessi vinile da segnalare. Non volendo però lasciare vuoto il thread, ho deciso di parlare di due uscite abbastanza recenti, anche se non sono proprio da Stato Del Vinile...visti i tempi di magra ci dobbiamo accontentare.

Si è tanto discusso nel forum del fenomeno Greta Van Fleet, non mi sembra però siano mai stati recensiti i vinile dei fratelli Kiszka.
From The Fires è il secondo album del gruppo, pubblicato nel Novembre 2017; oltre ai quattro brani originali, contiene le quattro tracce dell’album d’esordio, Black Smoke Rising, pubblicato pochi mesi prima, nell’Aprile 2017; cosicché comperando From The Fires vi viene dato in omaggio anche Black Smoke Rising. Entrambi gli album sono definiti Extended Play, per via della ridotta durata (sebbene From The Fires, includendo le quattro tracce di Black Smoke Rising, finisca per durare quanto un album normale).

From The Fires è stato stampato su vinile nel 2018 dall’etichetta newyorchese Republic Records. La copia in mio possesso è una stampa americana, ignoro se esistano stampe di provenienza diversa. L’ho pagata 22 Euro su Dodax.fr.

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Circa la confezione, si tratta di una tipica produzione corrente, complessivamente basica. Basica la copertina singola, basico e triste l’inserto interno (che però almeno c’è), basica la qualità della stampa vinilica, senza infamia o particolare lode. Busta interna bianca non foderata...quindi basica anche lei.
Il vinile leggermente imbarcato e non silenziosissimo pesa 143 grammi.
Registrazione eseguita in Michigan (di dove sono originari i Greta Van Fleet), presso i Rust Belt Studios di Royal Oak, tecnico del suono Al Sutton, missaggio di Marlon Young. Il master digitale è stato riversato da Joe Nino-Hernes degli studi Sterling Sound di New York. E questa è un’ottima notizia.
Mi aspettavo il solito suono compresso, da file digitale...prendi quello lì...Quale? ce n’è una pila qua...Quello che ti pare, uno di quelli lì...Dici questo dove c’è scritto a penna “Capelloni Che Rifanno I Led Zeppelin?”...Massiiì uno qualunque, anche quello sotto tanto è uguale, capirai ci devono stampare il vinile...Vorresti dirmi che 'sti quattro capelloni pubblicano pure in vinile?...Pare di sì...’Mazza che megalomani...

E invece no, il disco suona bene, abbastanza dinamico e definito. Una bella timbrica, ambrata, tutto sommato niente male.

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E veniamo ad Anthem Of The Peaceful Army (L’Inno Della Pacifica Armata) – Republic Records - 2018;

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Terzo disco ad uscire sul mercato, e primo album ufficiale della band, pagato 15 Euro su Dodax.fr.
Il vinile è leggermente più pesante, attestandosi sui 167 grammi. La stampa europea risulta molto silenziosa e ben piatta. Ancora una volta l’Europa batte gli Stati Uniti uno a zero. La busta interna bianca è foderata col polietilene. Inserto a foglio unico come nel disco precedente.
Tutto uguale sotto il profilo tecnico: Al Sutton registra, Marlon Young mixa, e Ryan Smith dello studio Sterling Sound riversa su lacca.
Il Lato A suona molto più costretto e ovattato del Lato B, evidentemente si tratta di due registrazioni diverse. Comunque nel complesso direi che From The Fires e Anthem Of The Paceful Army meritano entrambi attenzione. Tutte le canzoni sono state scritte dai fratelli Kiszka, tranne due.

A me sono piaciute e trovo che questi ragazzi siano parecchio bravi, compreso il batterista Danny Wagner, l’unico a non far parte della famiglia Kiszka.

Voto artistico 7 1/2

Voto tecnico 7 +

Avrei finito, ma non sono soddisfatto. Una segnalazione nello Stato Del Vinile dovrebbe essere più di sostanza delle due precedenti.

Pazienza...è andata così.

Alberto.

 

 

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Momento!

Mi dicono dalla regia che in effetti qualcosa ci sarebbe.

Perché solitamente quelli della regia dormono, ma ogni tanto si svegliano e mi mandano giù qualcosa.

Qualcosa cosa?
Qualcosa di affascinante.
Qualcosa di stonato.

Qualcosa di canadese.

E’ lei è non è lei? Cerrrrrrrrrto che è lei!

E’ TORNATA LA BIONDONAAAA!

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Diana Krall – This Dream Of You – Verve - 2020

Pagato 23 Euro su Amazon.it.

Che vi devo dire…
Due dischi 180 grammi, stampati nella caverna di Batman, perché sono assolutamente perfetti.

Ascoltando il lato A ho pensato che mi avessero dato una fregatura, e sono andato a controllare se la versione in mio possesso fosse davvero quella vinilica, o una qualche diavoleria di CD imitazione vinile. Perché non fa un crick nemmeno se lo preghi in ginocchio.

Fortunatamente sugli altri lati qualche tic sporadico si è sentito e mi sono tranquillizzato.

Copertina doppia non laminata e niente inserti all’interno (non sarebbe proprio da Stato Del Vinile eh 'sta copertina...però dai, passiamogliela...).
Credo che i due padelloni siano di provenienza Optimal, per via delle buste bianche foderate col polietilene, un po’ flosce, tipo mutanda con l'elastico andato, tagliate agli angoli, tipiche di questa stamperia.
Il lavoro è molto ben realizzato e si ascolta che è un piacere. Alterna ballads a brani più mossi, nel solito Jazz d’atmosfera della Krall, con la sua solita voce da crooner; tanti ospiti (Russel Malone, Christian McBride, John Clayton, Marc Ribot…) più un’orchestra d’archi (molto discreta, pressoché invisibile). Le canzoni sono arrangiate in maniera superba.

Circa la registrazione, che devo dire? Azz…! Intendiamoci, i dischi della Krall sono sempre stati registrati bene, quindi nulla di nuovo, però This Dream Of You è proprio un esercizio di bravura in quanto a presa del suono.
E’ fantastico. Una ripresa audiophile, probabilmente digitale, di prima classe. Sentirete che resa, il corpo sonoro, la timbrica, la dinamica.

E poi la biondona è la biondona.

 

Voto artistico 8 +

Voto tecnico 9

 

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  • 1 month later...

 

Zàz zarà zàz

Zàz zarà zàz

Zàz zara zaràz zàz zara zàz

Ogni volta mi salta alla mente sempre la stessa canzone di Paolo Conte, qui nella versione jannaccesca:

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https://www.youtube.com/watch?v=XRJKLkkxO8s&ab_channel=AlaBiancaGroupsrl

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Ma in questo caso Bartali non c’entra niente.

Nella mia ricerca compulsiva di vinile, ogni tanto m’imbatto in gente che prima di quel momento mi era del tutto sconosciuta, e scatta il colpo di fulmine.
Perché io sono un romantico della vecchia scuola (e d’altronde trovatemi una scuola in Italia che non sia vecchia).

Un po’ è il vinile che c’ha quella sorta di stregoneria...che non so spiegare...una specie di fascino incantatore...di potenze e cabale misteriose, arcane e….

argatto.

Ma sto divagando, come sempre. Non è colpa mia, è che da piccolo, come diceva Totò, c’ho avuto la meningite. Per giunta sono nato in un anno bisestile, quindi…sono bisestitico.

So che mi capite e non proseguo oltre.

Signori cari, per l'État Du Vinyle nuovo corso (dopo l’abbruciamento del server), ovvero sotto tono e con poche pretese, stavolta si va dai cugini d’oltralpe e si fa la conoscenza Isabelle Geffroy, classe 1980, in arte:

ZAZ.

Cantautrice, polistrumentista, corista, diplomatasi al conservatorio di Tours, sua città natale, all’età di ventuno anni ZAZ fa il suo debutto sulla ribalta jazzistica d’oltralpe e nove anni dopo, nel 2010, pubblica il primo disco omonimo che la proietta immediatamente sulla scena musicale internazionale.

Lo stile accattivante, impasto di pop, funk, tradizione francese e Jazz Manouche, seduce un pubblico parecchio trasversale, grazie anche alla particolare voce dal timbro caldo e sabbiato, che evoca il sole della Costa Azzurra.

ZAZ in effetti ha un voce stupenda ed è per questo motivo che mi ha conquistato; assomiglia, alla lontana, alla quella della cantante italiana Siria, con un fondo graffiato ma dolce.

Qui di seguito potete vedere fotografati nell’ordine:

ZAZ 2010 (EAN 0190295589578) pagato 22 Euro su Discogs.

RECTO VERSO 2013 versione nera (EAN 5099901969214), pagato 32 Euro su Discogs. Ne esiste anche un’edizione limitata con i due vinile di colore rosso e blu (EAN 888837339810). Infine ne esiste un'inutile (:classic_biggrin:) versione chiamata Deluxe, con DVD, CD ed LP (nero, codice EAN 88883723362).

EFFET MIROIR 2018 edizione limitata con i due vinile di colore turchese (EAN 0190295580858), pagato 32 Euro su Discogs. Ne esiste anche una con doppio vinile nero (EAN 0190295548834).

Notate che su Recto Verso il titolo del disco non compare da nessuna parte.

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Molto belle le etichette di Recto Verso.

Tutti i dischi sono stati stampati su vinile 180 grammi per la Warner Music. Stampe pulite ed abbastanza silenziose. Il lato C/D di Recto Verso è leggermente ondulato (putt...), ma ciò non inficia l’ascolto.

C’è un’ampia varietà di studi di registrazione citati tra le note tecniche dei vari lavori, ben otto diversi studi in Recto Verso ed Effet Miroir. A dispetto di ciò la qualità generale è elevata. I dischi di ZAZ sono registrati inaspettatamente bene, come mi piacerebbe fossero sempre registrate le cantanti di talento.

Quindi se vi piace la ragazza mi sento di consigliarvela anche dal punto di vista tecnico.

Volendo prendere un solo disco consiglio Recto Verso.

Qua sotto ZAZ canta un classico di Brassens in coppia con Jeanne Cherhal, altra esponente del cantautorato francese contemporaneo.

Viva i pazzi audiofili.

Alberto.

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  • 4 weeks later...
  • 2 months later...
angeloklipsch

@OTREBLA Grande recensione. Perdonami una domanda, su dodax.de ho trovato solo una versione in vinile e dalla foto non è giapponese come quella che hai tu. Immagino sia la stessa invece? Fammi sapere grazie

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Ah già, ho dimenticato di mettere il codice EAN: 4571524500087.

Se il codice corrisponde, ignora le foto; peraltro non mi risulta ci siano più versioni.

Alberto.

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  • 8 months later...
OTREBLA

 

Più che un nuovo contributo allo Stato Del Vinile, questa volta si tratta di un aggiornamento…triplo, avendo per argomento i nuovi lavori di tre artiste di cui mi sono già occupato, ovvero Gillian Welch, Rita Payés e ZAZ. Ve lo anticipo sin da subito: tre perle.
Della ditta Gillian Welch/Dave Rawlings, rispetto a ciò che ho scritto in passato (sul forum andato in fumo) ho poco da aggiungere; i due artisti hanno acquistato e restaurato un tornio di incisione, nonché allestito uno studio di registrazione in house (letteralmente), corredandolo di registratore a nastro.
A completamento dell’opera hanno fondato la loro casa discografica, la magnifica Acony Records. Il risultato, parlando di vinile, è qualcosa di unico, spettacolare e particolarmente raro (di ‘sti tempi dominati dal digitale); una volta di più lo è con All The Good Times (Acony Records – 2021).
Voto tecnico, mi devo ripetere: 10 e lode. Non stiamo nemmeno qua a discuterne.
Per sovrammercato con All The Good Times i due musicisti si sono aggiudicati il Grammy Folk 2021; premio meritatissimo. Voto artistico: 9.
Un Folk malinconico, essenzialmente acustico e minimalista (accompagnato dalle sole chitarre) che richiede al massimo due ascolti per conquistare chiunque sia minimamente sensibile al genere.
Peccato la copertina Stounghton (con leggera finitura tessuto) singola e non bella doppia come per le passate uscite. Abbiamo un po’ taccagnato stavolta eh Acony? Stampa Quality Records su vinile 180 grammi, in luogo dei consueti 150 grammi.
Il disco presenta strani aloni, esteticamente orribili, ma fortunatamente è silenziosissimo (ed è ciò che conta). Su Dodax.de lo trovate a 28 Euro circa. Li vale? Li vale li vale.
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Ridiscendo a quote più terrene e vi racconto che per 19 Euro ho acquistato, su Amazon.it, il primo lavoro destinato ai “comuni mortali” della spagnola Rita Payés Roma, dopo i due titoli giapponesi d’esordio di cui ho trattato più sopra (a trovarli...).
Tra musica brasiliana e tradizione iberica, brani cantati e pezzi strumentali, la Payés torna a convincermi pienamente circa le doti di interprete, cantautrice (bellissimi i pezzi originali) e strumentista Jazz.
Como La Piel (2021) , realizzato in collaborazione con la (brava) chitarrista Elisabeth Roma, la quale credo sia in qualche modo imparentata con la Payés (forse è la madre?), è registrato molto bene e penso sia stato riversato da file Hi-Res. Ottimo il bilanciamento, eccellente la ripresa della voce, buona la dinamica. Di qualità la stampa vinilica 150 grammi, quasi del tutto priva di rumore.
Copertina singola, semplice, molto “Crowfounding”, disco venduto non sigillato e contenuto in una busta trasparente, del tipo con striscia adesiva apri e chiudi. Busta interna bianca, foderata col polietilene. La confezione è in effetti piuttosto basica ma credo che questo vinile sia stato auto-prodotto, poiché non vedo citata da nessuna parte la casa discografica. Voto artistico 8 ½, tecnico 8 1/2.
Per curiosità l’ho confrontato con uno dei due Venus: era meglio non farlo. Tetsuo Hara sa il fatto suo, lo sapevamo, e sbanca su tutta linea in fatto di naturalezza, scena sonora, timbrica ecc. Se li fa pagare i vinile eh, però… Pensare che gli ho dato 8 ½ di voto tecnico…che Caino (solo perché non sono AAA)…Per salvare in qualche modo la faccia specificherò che l’8 1/2 dei due Venus è formulato tenuto conto della severissima scala “Audiophile” (che mi sono inventato adesso), mentre l’8 1/2 di Como La Piel è assegnato considerando la più benevola scala “Roba Senza Velleità Audiophile”.
In ogni caso Como La Piel rappresenta la benvenuta occasione di ascoltare la talentuosa Rita Payés (Roma) su vinile di più che buona qualità, tenuto conto che non riuscirete mai a trovare i succitati Venus, a meno di non comperarli direttamente da me e pagarli 600 Euro l’uno (spedizione inclusa. Perché sono un apostolo della bontà!). Se siete interessati muovetevi prima che aumenti di prezzo (a mio avviso non resterà molto a 19 Euro).
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Termino con ISA (Parlophone - 2021) il nuovo doppio LP della francesina ZAZ, al secolo Isabelle Geffroy.
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Registrato in maniera davvero eccellente, con la voce della cantante che si staglia in bella evidenza, vivida e carnosa, e gli strumenti ben bilanciati tutt’intorno. Stampato in Germania su due vinile leggeri (130 grammi) molto silenziosi, perlomeno fino agli ultimi solchi di ogni facciata, dove improvvisamente si sente qualche scoppiettio di troppo. Copertina esterna in cartoncino più sottile del solito, difatti l’ho trovata lacerata sulla costa, per via del peso dei due padelloni (tipico). Che strazio queste produzioni di massa!
Noi dello Stato Del Vinile vogliamo solo roba millesimata!
ISA è l’ennesimo goal della chanteuse di Tours, questa volta con un lavoro leggermente più Pop, ma di un Pop estremamente raffinato e personale. Tredici belle canzoni, in forma di 13 ballate, arrangiate con pianoforte, organo Hammond, Mellotron, sintetizzatori vintage, chitarre, basso e batteria, nonché con l’utilizzo di archi e legni. Lo definirei POP internazionale, di quello che di solito si usa, anche in Italia, a commento dei titoli di coda o della scena finale prima dei titoli di coda, in certe pellicole d’autore. ISA (diminutivo di Isabelle) mi è piaciuto moltissimo e la particolarissima voce di ZAZ, un po’ rotta e sabbiata, mi ha letteralmente stregato; più del solito. E’ un album dolce e potente al tempo stesso, ricchissimo in fatto di arrangiamenti, molto curato sotto questo profilo, ed interpretato con piglio sicuro da un’artista che probabilmente, se non fosse legata alla sua lingua madre, avrebbe furoreggiato sul mercato statunitense già da mo’.
Voto Artistico: 9
Voto Tecnico: 8 1/2

 

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cricchio

Grazie Alberto delle al solito interessantissime recensioni. All The Good Times si trova su Amazon a 24,59 https://www.amazon.it/Times-Gillian-Rawlings-David-Welch/dp/B09HFTQGVC/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=ÅMÅŽÕÑ&crid=2CNRMTQU2JI8D&keywords=All+The+Good+Times+vinile&qid=1650381154&sprefix=all+the+good+times+vinile%2Caps%2C163&sr=8-1

 

Non un prezzaccio ma sta calando e non è detto che cali ancora

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OTREBLA

Ottimo! Vediamo se riuscite a pagarlo quanto l'ho pagato io su Amazon.es: 19 Euro.

Alberto.

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gorillone

Welch/Rawlings l’ho preso anch’io, insieme al nuovo Kurt Vile … che ho pagato caro, ahimè.

Gillian Welch è bravissima … e lui pure!

The harrow and the harvest del 2011 era veramente favoloso, anche per neofiti o non amanti del genere.

Grazie Alberto

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OTREBLA

Tra l'altro di The Harrow And The Harvest è uscita recentemente la terza ristampa.

Ci camperanno molto con quel disco alla Acony.

 

Alberto.

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  • 1 month later...
OTREBLA

 

Per lo Stato Del Vinile si continua con un altro aggiornamento, questa volta però non molto aggiornato.

Infatti il disco di cui parlerò è del 2018, quindi arrivo un po’ in ritardo, ma io l’ho acquistato solo pochi giorni fa.
Stefano Bollani – Que Bom – (Alobar Records – 2018)

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Torno quindi a trattare della nostra gloria tricolore in ambito jazzistico, l’unico jazzista italiano ad avere una fama davvero internazionale.

Que Bom esce esattamente a 10 anni di distanza da Carioca, che avevo presentato nello Stato Del Vinile andato in fumo. Carioca è il primo lavoro di Stefano Bollani dedicato a ciò che per quanto mi riguarda è patrimonio dell’umanità: la MPB, vale a dire la Musica Popolare Brasiliana.

Mentre nel 2008 Bollani rivisitava la musica brasiliana dei brasiliani (Chico Buarque, Zequinha De Abreu, Nelson Cavaquinho, ecc.), nel 2018 il pianista presenta la propria visione di musica brasiliana, dei 15 brani presenti in Que Bom firmandone ben 13. Sarà riuscito ad eguagliare il notevole Carioca? No, ma ci è andato vicino.

Que Bom è certamente un gran bel disco, e le musiche uscite dalla penna di Bollani sono da me quasi tutte promosse, per ritmo, melodia e vena malinconica, la quale vena è più italiana che brasiliana, e potrei definirla saudade italo-brasiliana. Ho scritto “quasi tutte” perché per Uomini e Polli ho qualche dubbio, trovando detto pezzo un po’ ripetitivo e poco incisivo.

Ma non ho finito con i complimenti; rispetto al vinile singolo Made In Eu di Carioca, stampato discretamente bene, la stampa tedesca dei due 180 grammi di Que Bom è eccellente, ed i dischi non fanno quasi alcun rumore.
Pallas? Optimal? Secondo me la seconda che ho detto.
Anche la registrazione merita un voto alto, risultando meno in avanti e più ambrata rispetto a quella di Carioca (che in ogni caso è un’ottima registrazione).

Tipico è lo stile di Bollani in Que Bom, stile rapido e luminoso, con i frequenti stop-and-go che sono un po’ il suo marchio di fabbrica. Non ho ravvisato quella tendenza a giocare con le note, un po’ fine a se stessa, ascoltata talvolta dal vivo. Anzi, in Que Bom, il pianista dosa con attenzione ed eleganza ogni intervento. Vi è spazio infine per la voce di due ospiti d’eccezione: Caetano Veloso e João Bosco.

Bollani, come dieci anni or sono, si mette nelle mani di musicisti, studio di registrazione e tecnici brasiliani, che quando si parla di musica brasiliana è la scelta più intelligente.

La confezione, ovvero copertina doppia dalla finitura rugosa, dominata dai colori pastello, e buste interne di colore nero, foderate col polietilene, mette KO quella di Carioca, invero molto basica.

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Devo però evidenziare un errore nell’elenco dei brani sul retro della copertina:

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L’errore consiste in questo: i brani indicati come lato B, si trovano in realtà sul lato C e viceversa.

Cosa dite, glielo perdoniamo?

Massiiiii...

 

Voto artistico: 8 ½

Voto tecnico: 8 ½

Alberto.

 

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