Gaetanoalberto Inviato 3 Novembre 2024 Condividi Inviato 3 Novembre 2024 @OTREBLA Io mi sono confuso al decimo rigo e sono saltato al melius per l'impegno. In questo forum servirebbe una sezione per gli acefali. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1342836 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 3 Novembre 2024 Autore Condividi Inviato 3 Novembre 2024 E' un forum per audiofili, pertanto la sezione specifica è inutile. Mi diviene inutile, mi diviene... Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1342860 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 3 Novembre 2024 Condividi Inviato 3 Novembre 2024 Melius perché finalmente ti leggo recensire dischi posteriori al 1950. Di artisti non solo ancora in vita.... ma addirittura giovanissimi in piena carriera. Ora... la prossima volta mi aspetto che i dischi del 2024, o del 2023, li segnali anche nell'apposito 3d "i migliori....". Lo so... Forse è una richiesta eccessiva. Però... . PS. La ragazza è molto brava. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1343086 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 10 Novembre 2024 Autore Condividi Inviato 10 Novembre 2024 Seconda Domenica dedicata alla terna delle “Voci Del Destino”. Si va in Spagna con un disco che non so neppure se sia ancora disponibile. Rita Payés e Elisabeth Roma – Imagina DAA - Vinile autoprodotto (2022) . . Recensione alla veloce per chi ne ha già piene le scatole di me e delle mie recensioni alla veloce: e brave le catalane, madre e figlia. Sono arrivato un po’ tardi; non sapevo che dopo Como La Piel, Rita Payés nel 2022 fosse uscita con un altro album, della cui esistenza mi sono accorto soltanto poche settimane fa, visitando il sito della cantante. L’ho quindi acquistato direttamente dal sito medesimo, pagandolo 24 Euro con spedizione; ne ho presi due, uno per me e uno per il mio portinaio, che faceva le pulizie alla Spectre (poi l’han mandato via perché dice che rubava…); questo signore ha messo su un business di sotto dei sottovasi artistici (che siano artistici è una sua opinione…), che realizza proprio con i dischi in vinile. Il sotto del sottovaso è quell’affare che uno mette sotto ad un sottovaso. Quindi ci va il vaso (con la pianta) il sottovaso (con l’acqua) ed il sotto del sottovaso. Ecco, lui i sotto dei sottovasi li fa “artistici”, utilizzando i dischi in vinile. Spero di essermi spiegato. Imagina è un disco che non poteva che essere autoprodotto. Chitarra e voce…chi diamine te lo produce un disco per sole chitarra e voce? Tra l’altro è una bella sfida perché diciamocelo, se vuoi che la chitarra sia sostenuta dalla voce (non è mai il contrario, a differenza di ciò che si potrebbe pensare) ci vuole una voce piena di armoniche, strumentale per così dire; alla Chet Baker o Ella Fitzgerald. Una voce che diviene essa stessa strumento musicale. Insomma ci vuole un bel coraggio. Inoltre è necessario che il chitarrista sia perlomeno…quantomeno dico…un fuoriclasse! Eh be’…vuoi fare chitarra e voce, chiama Joao Gilberto, come minimo. Altrimenti non funziona. La mamma di Rita Payés, al secolo Elisabeth Roma, come se la cava alla chitarra? Se la cava alla grandissima. Non sarà Joe Pass, non sarà Josè Feliciano, però ragazzi questa donna suona…e gliele suona… Aggiungeteci un pizzico di trombone, qualche percussione buttata qua e là, un intervento fugace alla tromba, e Imagina finisce per convincere anche me, che di solito mi tengo ben alla larga dai dischi in duo. Merito certo di mamma Payés, ma soprattutto è merito della seconda voce della mia terna; di spessore, fresca e avvolgente come le onde di un mare caraibico a pochi metri dal bagnasciuga. La giovane catalana fa letteralmente per tre, arricchendo di armoniche e dinamiche gli arpeggi della madre. Motivi della tradizione brasiliana (Jobim, Buarque, Pixinguinha) ed iberica, più lo standard If The Moon Turns Green (portato al successo da Billie Holiday) sono i piatti del menù. Un album crepuscolare, questo Imagina, col suo lento procedere, improntato sulla forma della ballata popolare. Da un vinile autoprodotto non ci si aspetterebbe granché sotto il profilo sonico; invece Imagina è registrato benissimo, meglio di Como La Piel, che pure non è registrato male; la bella voce di Rita si staglia in primo piano, completa e naturale; chitarra, trombone, tromba e tamburo ripresi altrettanto bene. Vinile con qualche rumorino sparso ma pazienza. Confezione essenziale e spartana che più essenziale e spartana non si può. Perlomeno c’è la busta foderata all’interno. Senz’altro consigliato. By the way, la ragazza è da poco uscita col suo nuovo album De Camino Al Camino. Voto artistico: 9 + Voto tecnico: è digitale…quindi…9 +. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1348341 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 24 Novembre 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 24 Novembre 2024 Terzo disco della terna “Le voci del destino”. Si atterra nel Bronx. Samara Joy – Linger Awhile – DAA Verve Records (2022) . . Recensione alla veloce per chi gli si stancano gli occhi e corre il rischio di addormentarsi: ma questa donna da dove diamine è saltata fuori? Comunque ha vinto un Grammy, nel 2023 (anzi due). E vogliamo parlare del chitarrista (pure)? Ho pagato Linger Awhile, in offerta su IBS, ben 11 Euro. Potevo scegliere tra Linger Awhile e l’ultimo vinile di Marracash...non so perché alla fine ho scelto Linger Awhile. Confesso che sono stato parecchio indeciso. Ah ecco, adesso mi è venuto in mente perché l’ho scelto: per il titolo. Linger Awhile significa “Trattieniti un momento” ed io mi sono trattenuto. Comunque quando l’ho acquistato, circa un paio di mesi fa, non avevo la più pallida idea di chi fosse Samara Joy. La quale viene da una famiglia di cantanti Gospel (il nonno ed il padre, che è anche contrabbassista) e sin da giovane ha fatto incetta di premi come migliore cantante Jazz. E te credo, con una voce così. Sarah Vaughan + Jon Hendricks (del trio Lambert, Hendricks and Ross). La Vaughan si riconosce nelle Ballad, mentre l’eco di Hendricks emerge nello slancio dei pezzi più mossi; quel cantare cioè alla Annie Ross, giocato sulle mezze note, prese di sguincio, che è tipico di un certo Bop, alla King Pleasure per intenderci. Quindi un misto tra Annie Ross, Jon Hendricks, King Pleasure e Sarah Vaughan. Samara Joy ha talento da vendere ed un’estensione pazzesca; una interprete i cui mezzi vocali in ambito jazzistico le consentono di fare un po’ quello che le pare, senza mai apparire in affanno. Cantanti così dotate in effetti possono dormire sonni tranquilli, circa la qualità delle loro esibizioni. Il disco contiene 10 tracce e si tratta per lo più di standard jazz. La Joy è supportata da un trio pianoforte, basso e batteria, molto compatto e coeso, cui si aggiunge il chitarrista Pasquale Grasso nonché, in Round Midnight, numerosi altri strumentisti. E veniamo al secondo motivo per cui ho fatto bene a scegliere Linger Awhile piuttosto che l’ultimo lavoro di Marrachesch, ammesso che l’abbia scritto correttamente (in ogni caso non ha importanza). Il motivo è Pasquale Grasso. Nato in provincia di Avellino, Mr. Grasso è un chitarrista vecchio stile, molto Bop e sparato come un siluro. Cappero quant’è bravo quest’uomo. Nel 2015 ha vinto il Wes Montgomery International Jazz Guitar Competition, lasciando i giudici a bocca aperta. In effetti esibisce una tecnica priva di sbavature e fluidissima. E’ una cosa assurda, in alcuni momenti pare che suoni il Rhodes piano, non la chitarra! Linger Awhile è la tipica prova del fatto che l’etichetta Verve venderà sempre i suoi dischi. Prendi una cantante di talento, la affianchi a gente che questo genere di Jazz, evidentemente classico, lo mastica a pranzo e cena, ci aggiungi un centravanti acrobatico…dice: è Jazz demodé…come volete voi, ma si venderà sempre. Registrazione in puro stile Verve, ovvero calda e dettagliata, forse un po’ pompatina ma è quel pompatino che non disturba. Fosse analogica le darei 10. La mia copia è stampata in USA ed il vinile è mediamente silenzioso. Confezione nella norma, non particolarmente lussuosa ma nemmeno esageratamente scacciona. Voto artistico: 9 ½ Voto tecnico: 9 + Alberto. 3 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1361327 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 24 Novembre 2024 Condividi Inviato 24 Novembre 2024 Leggere da te una recensione di Samara Joy non ha prezzo! Hai ascoltato anche l'ultimo, Portrait? Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1361522 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 24 Novembre 2024 Autore Condividi Inviato 24 Novembre 2024 No non l'ho ascoltato; com'è? Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1361599 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Gaetanoalberto Inviato 24 Novembre 2024 Condividi Inviato 24 Novembre 2024 1 ora fa, OTREBLA ha scritto: com'è? Carino. Voto artistico 8 e 1/2, Voto tecnico 8++. Ti si aspetta con gli improperi ne "ai confini del jazz" Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1361676 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
one4seven Inviato 24 Novembre 2024 Condividi Inviato 24 Novembre 2024 @OTREBLA ascoltato solo una volta, mantiene il livello. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1361684 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 8 Dicembre 2024 Autore Condividi Inviato 8 Dicembre 2024 Harold Vick – Steppin’ Out – Blue Note 1963 – AAA Blue Note Tone Poet (2024) Recensione alla veloce per chi è già stanco di leggere: mancherebbe un niente per dargli 10. . . Harold Vick nacque nella stessa città che diede i natali a Thelonious Monk: Rocky Mountain in Nord Carolina. E’ lo zio Prince Robinson, apprezzato sassofonista, a regalargli un clarinetto quando Harold compie 13 anni. Tre anni dopo il giovane Vick passa al sassofono tenore, siccome però non si fida delle possibilità di fare carriera nel mondo della musica, terminate le scuole superiori pensa bene di costruirsi un’alternativa e si laurea in psicologia. Durante gli anni all’università ottiene il suo primo ingaggio da Rick Henderson, che dirige l’orchestra stabile del teatro Howard di Washington. L’esperienza di una big band lo rende più preparato e sicuro di sé, confermandolo nella decisione di dedicarsi esclusivamente alla musica. Dopo alcune collaborazioni in gruppi rhythm-and-blues, entra nell’orchestra del cantante Lloyd Price, la quale include l’organista John Patton, che all’epoca suonava il pianoforte. In seguito Vick si unisce al gruppo dell’organista Jack McDuff e conosce Grant Green. E proprio a questo periodo che risale Steppin’ Out, che include oltre a Grant Green (alla chitarra), Blue Mitchell alla tromba, Ben Dixon alla batteria ed infine colui che divide il merito dell’ottima riuscita del lavoro, assieme alle composizioni ed agli arrangiamenti dello stesso Vick. In effetti in Steppin’ Out i due elementi vincenti sono le notevoli qualità del Vick autore (cinque brani su sei sono suoi) nonché la verve e il costante tappeto armonico dell’organista John Patton, col quale Vick aveva già collaborato nell’eccellente Along Came John (Blue Note BST84130 ), registrato solo un mese prima di Steppin’ Out. Il sassofono di Harold Vick è chiaro, alla Coltrane, con le tipiche note allungate del suo stile, sebbene il tocco sia più morbido, dolce e blues. Grant Green interviene con dosati ma efficaci assoli di chitarra, così come fa la tromba di Blue Mitchell, e Ben Dixon assicura una solida ritmica. Le composizioni, a parte lo standard Laura, variano da soul-funk con accenti Rock, al Bop, alla ballad su due tempi, al Blues. Si tratta di motivi graziosi e ben arrangiati. Tutti lavorano comodamente sopra uno spesso mantello di note che sorregge l’intera esibizione, come gli stralli d’acciaio sorreggono un ponte, impedendo qualunque cedimento: mi riferisco al lavoro dell’organista John Patton, onnipresente; Patton pompa inesauribile benzina armonica e ritmica dal suo organo Hammond, rivelandosi indispensabile per l’eccellente risultato d’insieme. Il contributo dell’organista è in questo caso determinante. Ottima la registrazione che tiene anche a volumi non proprio da condominio. L’organo, difficile da riprendere nella sua completezza, emerge benissimo, inclusa la pedaliera che di solito viene resa un po’ impastata. Immagine avanzata, ottima la trasparenza di sax, tromba e batteria, giusto il bilanciamento. Ho percepito un accenno di distorsione, poca roba, sull’ultimo brano. Il vinile RTI è silenzioso al 90%. Manca giusto quel quid a renderlo assolutamente perfetto ma ci si avvicina molto. Pagato 34 Euro su Amazon.it. Voto artistico: 9 1/2 Voto tecnico: 9 1/2 Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1373552 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 8 Dicembre 2024 Condividi Inviato 8 Dicembre 2024 Il 27/10/2024 at 13:51, OTREBLA ha scritto: nel 1951 Powell aveva già sviluppato a pieno il suo stie ed anzi era parecchio in anticipo sui tempi. Forse il disco include troppi brani (ben 12, incluso un brevissimo pezzo per piano solo); probabilmente è per questo motivo che Parisian Thoroughfare, che chiude il Lato B, s’interrompe bruscamente e senza la minima logica durante l’assolo del bassista Curly Russel. In The Amazing Vol.1 troviamo il Be-Bop da jam session in stile parkeriano; è un disco che consiglio soltanto a chi ha già altri lavori, più maturi (e meglio suonanti) del grande pianista, come The Scene Changes, Time Waits, Bud!, ecc. Non che The Amazing Vol.1 non meriti il massimo dei voti, stiamo sempre parlando di uno dei più grandi pianisti della storia del Jazz, ma dovendo comporre una scala di priorità non si colloca ai primi posti. Pagato su 24 Euro su Amazon.de. Voto artistico: 10. Voto tecnico: 8. Le scale di priorità assolute od univoche riguardano in genere le competizioni sportive, in campo artistico non si gareggia, non v'è podi primi, secondi e terzi o più da riempire. Capitavo per caso attratto dal nome di Bud Powell che mi è tanto caro e vorrei semplicemente ipotizzare che il poderoso album "The Amazing Vol. 1" non vada disgiunto dalle altre registrazioni "Amazing Bud Powell" le quali tutte insieme organicamente, in stretta continuità, occupano lo stesso gradino situato ai livelli più alti della scala del jazz "moderno". Assegnargli un 10 punti di valore artistico diventa obbligatorio se non anche limitate poichè potrebbe forse valerne 10 + 10, tot. 20: l'arte riserva molte sorprese, allergica alle etichette con i prezzi imposti, si presta più volentieri alle molteplici valutazioni argomentative di merito critico non già "numerico". Con il The Amazing Vol. 1 , idem con gli altri dischi della serie, forte della rivoluzionaria esperienza del be bop di cui fu indiscusso co-protagonista creatore, Bud Powell non si limita a ricalcare lo stile e gli "schemi" delle jam session parkeriane che il pianista invero supera ed in una riafferma nel processo evolutivo della sua personale maturità musicale tesa inoltre a conferire maggiore universalità di respiro, di forma e di espressione, al "genere" Per tale ragione ritengo che The Amazing Vol. 1 sia un disco fondamentale e inaliebabile ai fini della conoscenza del "nostro", adatto a tutti i conoscitori appassionati di jazz che abbiano altri dischi del pianista o che non ne abbiano, un passaggio discografico obbligato per chi voglia iniziare a conoscere, ad approfondire meglio l'opera di uno dei più grandi musicisti, pianista e compositore, del jazz e dell'altra musica novecentesca. La qualità fonica del disco è un particolare secondario e comunque più che appropriato ai fini di un soddisfacente e pieno ascolto musicale. Mias pèersonalòe opinione, i voti non possono rappresentare nulla. The Amazing B.P. vol. 1 The Amazing B.P. vol. 2 The Amazing B.P. vol. 3 - Bud! The Amazing B.P. vol. 4 - Time Waits The Amazing B.P. vol. 5 - The Scene Changes Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1373814 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 15 Dicembre 2024 Autore Condividi Inviato 15 Dicembre 2024 Herbie Nichols Trio (Blue Note 1961) – AAA Blue Note Tone Poet (2024) Recensione alla veloce per chi va di fretta perché il tempo è denaro (infatti io non ho una Lira): Thelonious Monk a questo gli avrebbe dovuto fare la denuncia per plagio… O no? . . Per prima cosa vi devo dire che l’ho pagato 11 Euro su IBS. Con lo sconto fedeltà, cliente platino e diamanti? Manco per niente. Era proprio in vendita a 11 Euro, per tutti (si fa per dire, c’era una copia sola…). Vai a sapere per quale cavolo di motivo. Vedete un po’ voi se dovevo lasciarlo lì. Anche perché, se vi devo dire la verità...non compero più i Tone Poet. D’altra parte continuano ad uscire cose stupende del genere che io prediligo, il Jazz tra i ‘50 ed i primi ‘60, per le serie OJC Craft, Analogue Productions ed Acoustic Sounds. Non da ultimo i prezzi dei Tone Poet si sono alzati parecchio ed io non posso comperare tutto. Se devo sborsare 38 Euro (con lo sconto), preferisco orientarmi verso altro. In definitiva delle uscite 2024 ho acquistato due sole ristampe Tone Poet, tra cui appunto il disco in esame. Detto ciò, qui c’è gente che scopiazza. Ho ritrovato lo stesso Herbie Nichols del Blue Note Classic The Prophetic, (Blue Note Classic 2023). Anzi forse pure migliore di quello (che ho in ogni caso apprezzato). Ho ritrovato la stessa sfacciata derivazione monkiana. Nelle note di copertina è lo stesso Herbie Nichols, all’epoca trentasettenne, a tracciare una sua breve biografia. A nove anni inizia lo studio del pianoforte classico ed è durante le scuole medie che scopre il Jazz. Nichols cita molti grandi della musica ai quali dice di dovere l’ispirazione: Bach, Chopin, Villa Lobos, Bartòk, Art Atum e Duke Ellington, e naturalmente Thelonious Monk. In effetti appena si appoggia la puntina sul disco compare dal nulla una grande scritta luminosa sopra al giradischi, che inizia a fluttuare per la stanza: “Thelonious Monk Trademark”. Nelle composizioni di Herbie Nichols c’è proprio il medesimo tipo di ricerca della dissonanza e passo ritmico del genio di Rocky Mountain. Ma Mister Nichols è abbastanza scaltro e capace da proporsi in maniera comunque diversa, poiché ricava la melodia da una tradizione di vecchia Broadway, di vecchio standard, che rende le sue composizioni molto meno complesse di quelle di Monk, caratterizzandole in maniera differente, più immediata e facile. Inoltre Nichols torna spesso sul tema: improvvisa e torna sul tema, nuova improvvisazione e nuovo ritorno sul tema, e così via. Questa continua scansione improvvisazione-tema, veloce e reiterata, diventa una sorta di forma ritmica. Molti brani si chiudono in maniera netta ed improvvisa, quasi che il tecnico del suono si sia divertito a tagliare il nastro con la forbice. In realtà si tratta di una scelta stilistica, la firma del pianista. Il quale è il protagonista assoluto del disco, mentre Al McKibbon al contrabbasso (o Teddy Kotick in alcuni brani) e Max Roach alla batteria si limitano ad accompagnare (molto bene). Lo stile improvvisativo di Nichols deriva da Bud Powell, lo stile compositivo da Monk, lo stile complessivo è qualcosa che si stacca da entrambi. E’ Musical moderno. Ogni composizione viene precisamente illustrata dallo stesso Nichols. Ad esempio Wildflower, terzo pezzo del Lato B, racconta la storia di una ballerina alle prime armi, un diamante grezzo, che nel passare per strada accanto ad uomini in estasi, sprigiona la promessa presente e futura di tutto il suo fascino. Terpsichore (musa della danza) è dedicata a Teddy Hale, famoso ballerino di Tip Tap, e difatti il brano richiama esattamente quel tipo di ballo. Spinning Song, che apre il lato B, racconta le vite di tutti noi, tra alti e bassi, sogni di gloria e Blues. Herbie Nichols Trio coinvolge, si fa ascoltare senza fatica e con molto piacere. Registrazione monofonica, tipo cioccolatino alla nocciola, caratteristica degli anni ’50, sebbene a conti fatti il risultato sonoro non paia risalire al 1956. Forse soltanto il contrabbasso risulta un po’ impastato, mentre pianoforte e batteria emergono con nitidezza e pulizia. Un veloce confronto con The Prophetic, registrato un anno prima, mi fa preferire quest’ultimo, per maggiore completezza armonica. E questo è paradossale. Comunque la registrazione di Herbie Nichols Trio, per via della veneranda età, vale per quanto mi riguarda il massimo dei voti e poi a me ‘ste registrazioni anni ’50, col loro portato di morbidezza e tepore, piacciono da matti. Voto artistico: 9 + Voto tecnico: 10 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1379053 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 19 Gennaio 2025 Autore Condividi Inviato 19 Gennaio 2025 Horace Silver – Silver’s Serenade – Blue Note (1963) – AAA Blue Note Tone Poet (2024) Recensione alla veloce per chi passate le feste di Natale mangia il pandoro benefico: la Silver Collection va pian pianino completandosi, un rubino dopo l’altro. . . Bisognerebbe evitare di chiedere all’oste se il vino è buono, così come bisognerebbe evitare di chiedere a me se un disco di Horace Silver è bello e vale la pena. Quando si tratta di certi nomi il sottoscritto tende a mancare di oggettività. Ogni volta che Blue Note annuncia un nuovo titolo tripla A, tratto dal catalogo del pianista di origini capoverdiane, faccio grande festa. Horace Silver come Thelonious Monk, Duke Jordan, Charles Mingus…artisti che si ascoltano soprattutto per le loro composizioni. Monk è la sua musica, Mingus è la sua musica, Jordan è strettamente legato alle sue composizioni, e così Horace Silver. A me è sempre piaciuto lo stile compositivo di Horace Silver, quindi quando apro una ristampa tripla A dei suoi dischi parto già bendisposto. Infatti l’ascolto di Silver’s Serenade mi ha soddisfatto a pieno, avendo io ritrovato il caro Horace in piena forma. Il pianista-compositore si misura con l’Hard-Bop dei primi anni ’60, evitando gli accenti latini e su un impianto spesso orchestrale, affidato ai fiati di Blue Mitchell (tromba) e Junior Cook (sax tenore); ci propone cinque brani molto legati al sound anni ’60, moderno e televisivo, nel senso che spesso si fece ricorso a questo tipo di musica nei film e nei telefilm, soprattutto polizieschi, di quel periodo. Allora, siccome a me i dischi di Horace Silver sembrano sempre belli dirò, giusto per non passare per un recensore di apparecchi Hi-Fi, con tutto il rispetto, che colloco Silver’s Serenade, nella mia classifica personale dei suoi lavori, sotto 6 Pieces Of Silver, Song For My Father e Blowin' The Blues. E anche The Tokyo Blues. Mi è piaciuto ma i titoli citati secondo me sono un filino migliori. Poi alla fine gli do comunque 10 di voto artistico, non vorrei vi faceste illusioni. Il voto artistico è in ogni caso 10 o giù di lì, trattandosi di Horace Silver, però almeno ho dato l’impressione di un minimo di rovello critico. Alla peggio, cosa vi devo dire, mi metterò a recensire gli apparecchi Hi-Fi. Se quello è il mio destino, pazienza. Tra l’altro sul mio impiantino scrauso suona tutto più o meno bene e di conseguenza parto col piede giusto. Alberto, ci sarebbe questo filo elettrico che ho tirato giù dall’abat-jour de mi’ nonna…che mi scriveresti ‘na recensione? Pronti, son qua apposta (pagando...). Suona benissimo! Già solo a guardarlo. Anzi, è pure vintage. Attaccaci un trasferello col nome altisonante, e spara…che so…duemila Euro. Ti squaderno io una bella recensione positiva da leccarsi i bassi (questa è forte eh…ma quanto sono bravo nell’arte del calembour!). Fidatevi, l’impiantino scrauso non tradisce mai, sono gli impiantoni stra-lusso che fottono il recensor-cortese. Tornando al capoverdiano, buona la registrazione; c’è sempre ‘sto pianoforte Blue Note un po’ inscatolato, che per me che adoro il pianoforte è una sofferenza. Il contrabbasso anche è un po’ lunghetto e troppo avanti, ma comunque siamo ai piani alti della ripresa Hi-Fi. Pagato 37 Euro su IBS con lo sconto “Tripode” che viene concesso soltanto a chi ha tre piedi. Ho mandato una fotografia di mia Zia Filomena che effettivamente non ha tre piedi ma è grande e grossa e fa veramente paura; e da lontano sembra un tripode (del Triassico). Voto artistico: 9,9586 Voto tecnico: 9 ½ Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1410015 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Folkman Inviato 19 Gennaio 2025 Condividi Inviato 19 Gennaio 2025 4 ore fa, OTREBLA ha scritto: Pagato 37 Euro su IBS con lo sconto “Tripode” che viene concesso soltanto a chi ha tre piedi. Ho mandato una fotografia di mia Zia Filomena che effettivamente non ha tre piedi ma è grande e grossa e fa veramente paura; e da lontano sembra un tripode (del Triassico). Sempre ottime recensioni in stile classico direi , ma non ti facevo così vecchio da tre piedi . Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1410315 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 19 Gennaio 2025 Autore Condividi Inviato 19 Gennaio 2025 Effettivamente con l'avanzare dell'età mi accorgo di questo fenomeno...che divento sempre più vecchio. Fortunatamente sono un audiophilo (philo), che per sua stessa natura nasce anziano o comunque invecchia precocemente (le testine, le valvole, il vinile, il due telai...), quindi sento meno il passare del tempo rispetto ai comuni mortali (col compattone-baracca tutto lucine e bassi pompati). Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/548-lo-stato-del-vinile-parte-seconda/page/5/#findComment-1410443 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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