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Vinile: equalizzazione originale ed equalizzazione riaa


Messaggi raccomandati

19 ore fa, Armando Sanna ha scritto:

pertanto solitamente uno acquista un pre phono con grande flessibilità di carico e del guadagno del segnale poi si spera che il mix and mach sia quello ottimale

@Armando Sanna questo solitamente quando si riserva la possibilità di cambiare testina...siccome io possiedo una mc top di gamma definitiva (con impedenza interna 1 ohm) difficilmente troverei qualcosa di meglio (o di più neutro)

13 ore fa, one4seven ha scritto:

Le curve di equalizzazione vengono applicate in fase di "mastering di stampa", ossia in sede di incisione della matrice. Non sul master tape. Insomma, le applica chi fa il taglio lacca.

@one4seven  infatti, è quello che mi ha detto Bolduc. Oggi nessun produttore si sognerebbe di usare un'altra equalizzazione al posto della RIAA (che è da tempo lo standard)

@veidt sicuramente, ma anche fin dai 70 nessuno usava altro che la RIAA. Penso, che, ragionevolmente, ci sia voluto del tempo affinché tutti adottassero lo stesso metodo, e probabilmente ci saranno state anche delle resistenze: di fatto è stata una decisione univoca dell'industria Americana. Probabile che non sia piaciuta subito a tutti... Ad ogni modo penso che già nella seconda metà del '60, se non anche qualcosa prima, la utilizzassero ormai tutti. Gli USA sono un enorme mercato, e prima o poi sei costretto ad adattarti. 😉

20 anni fa avevo il pre fono FM 122, della prima casa audio che aveva anticipato il problema.

Quindi: due manopole sul frontale che permettevano di ottenere, sapientemente azionate e compinate una con l'altra,

le principali decodifiche applicate dalle preincipali etichette discografiche, tutte individuate nella enorme collezione personale del Sig. Huber.

C'era un manuale dettagliato, da seguire con le indicazioni, caso per caso, e il tutto era un po' snervante, perchè bisognava ricordarsi di volta in volta, le rispettive posizioni delle manopole.

Alla fine si andava un po' a naso, aggiungi un po' di mediobasso, togli un po' di acuti e viceversa, e diventava un noioso cammino sugli specchi. Essendo poi la scienza assolutamente aleatoria ( nessuna sa con esattezza quale decodifica fosse stata usata per quel preciso disco) trovo che la cosa piu divertente sia .. fregarsene altamente.. e ascoltare i dischi cosi come sono...  🙂 senza troppe paturnie..

  • Melius 1
  • Thanks 1
17 minuti fa, alexis ha scritto:

.. fregarsene altamente.. e ascoltare i dischi cosi come sono...  🙂 senza troppe paturnie..

Detto da te che esalti i motori potenti nei giradischi, potrei dire la stessa cosa su di essi,🙂 senza troppe paturnie.. 

Per la cronaca il mio pre phono ha le curve selezionabili, ognuno ha le sue priorietà 😂

 

@scroodge giustissimo ma considerando che in pratica i dischi reperibili sul mercato con equalizzazione ante riia sopo pochi e rari nella dscoteca di un utente normale (fanno eccezione i collezionisti, ma quelli i pezzi rari non l ascoltano per non rovinarli e non abbassarne il valore sul mercato) direi che nella pratia il problma non si pone visto che nei fatti le ristampe post 70 sono praticamente tutte con la riia. ho dischi codificati dbx, pur avendo un dbx da qualche parte, non mi metto a montare tutto l'ambaradm per ascoltare al meglio 3 dischi. ho anche qualche disco quadrifonico, mi limito  sentirlo in stereo

In un vecchio articolo su Analog Planet, si afferma che dall'introduzione della RIAA, sostanzialmente sono tutti passati subito al nuovo standard, con l'introduzione delle registrazioni stereofoniche. - https://www.analogplanet.com/content/phono-equalization-bs-continues

 

Boh... Il fatto è che nessuno lo sa con certezza quanto lunga (nel tempo) sia stata la transizione. Penso che ragionevolmente, le cose non avvengano però dall'oggi al domani. Per cui, nei dischi del decennio 60, qualcosa di non standard secondo me c'è.

Altro esempio su cui si avanza qualche  dubbio: le qualitativamente famose stampe Giapponesi, che spesso vengono anche descritte con un suono tendente al brillante. C'è il sospetto che l'industria discografica Giapponese (che non ha mai ammesso), tenda ad usare una variante della RIAA, alzando l'enfasi sulle alte frequenze. Questo perché le orecchie orientali gradiscono di più, a differenza nostra, una maggior "presenza" di quella gamma. 

Non mi sorprenderebbe se così fosse...

  • 1 mese dopo...

Riporto su questo topic riferendo l'ascolto di questa sera di un bellissimo cofanetto Decca del 1975 (i 5 piano concerti di prokoviev con Ashkenazy e la LSO). Ovviamente imposto la curva sulla RIAA e tutto suona come ci si aspetta da una produzione Decca FFRR, timbrica corretta RIF estesissima, dinamica da paura per un LP e pure in assoluto.

MA, ma per puro sfizio imposto la curva su DECCA e la RIF è ancora più estesa ed il pianoforte acquista un corpo ed un dettaglio nelle armoniche che prima non aveva.


Ora, tutto ciò, probabilmente è solo my-fi.

Ovvero, a rigore quell'LP essendo del '75 DEVE essere equalizzato RIAA, ma a me piace di più con la curva Decca (ovviamente, col mio setup, per i miei gusti).

Mi piacerebbe sapere anche cosa ne pensa @walge

  • Thanks 1
1 ora fa, scroodge ha scritto:

Ora, tutto ciò, probabilmente è solo my-fi.

Penso anch'io. Tempo fa ho assistito ad una demo ufficiale Zanden dove un disco dei Beatles suonava meglio con l'equalizzazione "teoricamente" sbagliata. Io penso che ogni decennio abbia il proprio sound, caratterizzato dal "gusto" dei fonici, dal tipo di diffusori monitor utilizzati in generale, dall'acustica delle regie dove si effettuano i mix. Gli impianti, per quanto trasparenti e lineari possano essere, non fanno che riproporre i medesimi concetti.

Quando si mixava con le JBL, il sound era "chiaro" con una certa carenza di bassi. Quando si è passati alle Yamaha NS-10M, i bassi hanno cominciato a far capolino. Con le Auratone, apriti cielo : tanti dischi avevano il loudness fisso. Ma in tutti i casi, con i controlli di tono, qualcosa correggevi. Poi qualcuno ebbe la brillante idea di toglierli, da allora per aumentare i bassi (o diminuirli) si cambiano i cavi. 😄

  • Melius 2
Il 13/12/2021 at 14:58, alexis ha scritto:

Essendo poi la scienza assolutamente aleatoria ( nessuna sa con esattezza quale decodifica fosse stata usata per quel preciso disco)

...non esattamente.....

Un metodo "scientifico" esiste.  ( ...magari non universale....ma sicuramente meglio che andare a caso...)

Se si parla di "Grandi Etichette" avevano anche uno o più dischi "technical test" con incisi tutta una serie di segnali e sweep di frequenze....  Confrontando ciò che esce da quelle "sweeppate" con un buon test set da laboratorio un ragionevole grado di certezza si dovrebbe ricavarare agevolmente.....( appena ho tempo ci provo... ho diversi di questi dischi...di diverse case discografiche (mia "perversione" fin da ragazzo.... ne ho decine, a partire da quelli della Shure passando da Denon, Decca, DG, Sony,CBS, RCA, Westminster, ecc, ecc...)

 

 

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