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Lirica... strumentale... il primato?


Oste onesto

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58 minuti fa, Oste onesto ha scritto:

In un certo senso, l'onomatopeica dei suoni, costituisce anch'essa un elemento "figurativo".

 

 

Certo, elemento "tecnico", linguistico, figurativo finalizzato all'"evocazione" degli affetti, all'espressione poetica e linguistica, perchè possa farsi "estetica". Anche la musica di Bach racchiude in se un potente tratto "figurativo", come tutte le musiche dei grandi autori, perchè le sue geniali strutture fugate, contrappuntistiche e polifoniche , come se la musica si "materializzasse", mostrano "figure" architettoniche che possiamo sentire e "vedere"...

 

 

Cosa "vediamo".., molto, fondamentalmente, dipende dal tipo di interpretazione.., in genere a me pare sentire e vedere in tante interpretazioni pianistiche, tutte scollate tra di loro.., in una sorta di licenzioso porto franco interpretativo, l'architetutra da "casina delle rose" con il momento dell'addio nel controluce del tramonto, una romanticheria fuori tempo massimo; mentre nell'interpretazione con lo strumento d'elezione potrei riconoscere la maestosità del Pantheon.., del Partenone... Una forma d'essere "figurativa" che fa, sempre a mio avviso, la sua ben più grande ... "figura"... 😉

 

 

 

 

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2 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Anche la musica di Bach racchiude in se un potente tratto "figurativo", come tutte le musiche dei grandi autori, perchè le sue geniali strutture fugate, contrappuntistiche e polifoniche , come se la musica si "materializzasse", mostrano "figure" architettoniche che possiamo sentire e "vedere"...

Questa, però, è una tua rispettabilissima interpretazione/visione, e probabilmente di molti altri, che forse associano (più o meno inconsciamente) questa musica con il luogo di esecuzione (dato che generalmente si immagina la musica di Bach suonata tradizionalmente nelle chiese).

Altri la associano al fluire di figure geometriche.

Io, per esempio della musica di Bach (ma anche di altri compositori) ne ho una visione/fruizione diversa, scaturita in origine dall'ascolto della Partita per violino N. 2, BWV 1004, ma che sempre mi accompagna negli ascolti più approfonditi.

Immagino il suono, fluire nel buio (che corrisponde al silenzio prima dell'inizio dell'esecuzione), come fosse un cursore luminoso.

Forma, dimensione, intensità di luminosità, colore, velocità, e direzione del cursore, cambiano in rapporto alla frequenza, al timbro, durata, volume, nota, carattere ascendente/discendente della melodia.

Ogni nota/linea melodica (immaginala sempre come cursore) la associo contemporaneamente ad un sentimento o ad uno stato d'animo (tensione, rilassamento, nostalgia, risentimento, compiacimento, risentimento, rimpianto, speranza e chi più ne ha più ne metta, insomma, un po' tutta la gamma dei sentimenti e stati d'animo che è  capace di provare un essere umano).

Il cursore vaga attraverso lo schermo nero del silenzio, ma lascia una scia luminosa (chiaramente sto utilizzando la metafora del cursore e dello schermo come esemplificazione), diversa ad ogni ascolto  non perché intrinsecamente diversa, ma perché cambiamo noi stessi e la nostra predisposizione ad ogni ascolto, e piano piano il chiarore lasciato dal cursore (leggi melodia ed armonia che evocano con il fluire della musica i sentimenti/sensazioni/stati d'animo) ci aiuta a ri-gettare un bagliore sulla nostra anima.

Insomma vivo la musica di Bach come una rievocazione, un ripasso, una rassegna dei sentimenti che hanno caratterizzato, caratterizzano, e caratterizzeranno la mia esperienza umana.

 

Il bello della musica che nella mia idea definisco "astratta" è che lascia il proprio campo libero ad ogni singolo fruitore senza fornire rappresentazioni (sia pure a volte evocative di sentimenti) preconfezionate dal programma/tema voluto dall'autore.

.

Per fare una battuta non sono costretto ad evocare univocamente il temporale che l'autore ha voluto rappresentare.

 

 

  • Melius 1
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12 ore fa, Oste onesto ha scritto:
14 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Anche la musica di Bach racchiude in se un potente tratto "figurativo", come tutte le musiche dei grandi autori, perchè le sue geniali strutture fugate, contrappuntistiche e polifoniche , come se la musica si "materializzasse", mostrano "figure" architettoniche che possiamo sentire e "vedere"...

Questa, però, è una tua rispettabilissima interpretazione/visione, e probabilmente di molti altri, che forse associano (più o meno inconsciamente) questa musica con il luogo di esecuzione (dato che generalmente si immagina la musica di Bach suonata tradizionalmente nelle chiese).

Altri la associano al fluire di figure geometriche.

 
No no, mi riferivo chiaramente e "coscientemente" alle architture musicali, e, ovviamente, alle "geometrie" sonore edificate dalle opere di Bach, non ai luoghi architettonici, non solo chiesastici, nei quali le stesse vengono eseguite.
Non si fraintenda.., cariche di umani affetti e di profonda spiritualità, terrene e trascendenti, le musiche "architettoniche" di Bach non sono fredda "geometria". Parlavo di contrappunto, di polifonia, di fughe e altre forme del linguaggio musicale,  anche la "melodia", l'interminabile frase musicale di Bach disegna il simbolo dell'"infinito" senza mai ripetersi pur nel suo apparente ...ripetersi.

 

Sulle intercorrenze esistenti tra musica e architettura ci soffermammo già in epoca ante incendio; discorso ripreso in modo meno approfondito in questo topic della sezione fotografica...

 

 

https://melius.club/topic/733-e-l‘architettura/?do=findComment&comment=18549

 

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@Oste onesto Bella ed efficace la descrizione della tua esperienza con l'ascolto della partita di Bach. Capisco le tue osservazioni sulla differenza tra musica astratta e musica a programma. Tuttavia, forse la differenza nella fruizione di questi due tipi di musica è ancora una volta più apparente che reale. Provo a fare un esempio.

Possiamo metterci ad ascoltare i Quadri di un'esposizione di Mussorgsky senza sapere, o anche semplicemente facendo finta di non sapere, che si tratta di musica a programma. Possiamo tranquillamente far fluire la musica e farne esperienza senza interrogarci sulla relazione tra questo pezzo e i quadri di Viktor Hartmann che lo ispirarono. Detto altrimenti, possiamo trattare questo brano come se fosse musica astratta. Nessuno ce lo vieta, né questa esperienza sarà a mio modo di vedere per forza meno intesa, autentica, compiuta. In alternativa, potremo invece "focalizzare" l'ascolto. Potremo ad esempio chiederci che relazione vi sia tra la musica di Mussorgsky e l'arte di Hartmann, cercando di individuare i singoli quadri, disegni, schizzi da cui il musicista trasse ispirazione, e da qui andare sempre più in profondità indagando le relazioni estetiche tra pittura e musica nella Russia del secondo Ottocento. Questo ascolto focalizzato è sicuramente diverso dal precedente, richiede un impegno intellettuale maggiore, ma non è per questo "migliore" o "più adeguato", direi.

Per converso, possiamo ascoltare la seconda partita per violino di Bach facendo fluire le nostre emozioni e i nostri pensieri come descrivevi del tuo post, trattandola come musica astratta. Ma anche nel caso di quest'opera, potremmo decidere di passare a un ascolto "focalizzato". Potremmo ad esempio fissare l'attenzione sulle singole danze di cui la partita si compone (Alemanda, Corrente, Sarabanda, ecc.), e considerare la struttura ritmica originaria di ciascuna di esse e il modo in cui Bach la reinterpreta. Ci potremo poi soffermare sulla struttura armonica di questi brani: perché Bach sceglie il Re minore come tonalità d'impiano? E con riguardo alla celebre Ciaccona: perché il tema è di 8 battute? Perché le variazioni sono 32, 15 in re minore, 9 in re maggiore, e 6 di nuovo in re minore, più una di connessione e una di chiusura? Nulla in queste scansioni architettoniche è causale nella musica di Bach, come osservava @analogico_09. E a partire da questi aspetti strutturali possiamo ricostruire interi mondi che arricchiscono il nostro ascolto di elementi nuovi.

Insomma, se la differenza tra musica astratta e musica a programma sta nel tipo di fruizione che ne abbiamo, tutto alla fine si risolve nel livello di "focalizzazione" del nostro ascolto e non nelle caratteristiche intrinseche dei brani che ascoltiamo.

Ma sono solo spunti per contiuare la discussione ovviamente.

  • Thanks 1
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@Grancolauro Grazie, il fatto di aver apprezzato il mio approccio alla musica di Bach (ma non solo), mi lusinga e lo considero un complimento al cubo, dato che proviene da un musicista, che suona Bach ed apprezza tutte le arti.

Concordo su tutte le tue argomentazioni sull'esempio dei Quadri di un'esposizione, ed era quello che ho cercato di distinguere, nei precedenti post, come "ascolto competente" e "ascolto incompentente" precisando che sono entrambi approcci validi e fruibili.

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Il punto è il grado di fruibilità che implicano i due approcci in relazione all'universalità, alla quale, nella mia idea, l'arte dovrebbe sempre tendere.

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 Teniamo conto, peraltro, che l'opera da te presa ad esempio, si presta bene all'ascolto "inconsapevole" perché strumentale.

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La stessa cosa non si potrebbe dire per la maggior parte delle opere liriche dove la musica è strettamente "asservita" o meglio "funzionale" ai testi, ed ancor prima, alla storia rappresentata.

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Come ho già detto, certamente la lirica può essere fruita anche solo con l'ascolto, sia consapevolmente, conoscendo la storia e la trama, sia inconsapevolmente (nel mio esempio facendola ascoltare ad un indigeno dell'Amazzonia), ma sarà sempre una fruizione dimidiata rispetto al progetto concepito dall'autore.

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Problema, quest'ultimo, sempre assente nel caso di fruizione di musica astratta".

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Anche sulla fruizione "tecnica" della partita di Bach mi trovi d'accordo, e per quanto posso (non essendo un musicista) cerco di approfondirne i risvolti dotandomi delle conoscenze base della musica (suonicchiavo la chitarra da autodidatta: fingerstyle, qualcosina di classica, e un inizio di studio del jazz), tuttavia è innegabile che le esplorazioni cui fai giustamente riferimento (per Bach in particolare) sono riservate a fruitori molto sopra la media e presuppongono la conoscenza degli strumenti  del mestiere.

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Certo l'idea dell'universalità raggiunta e rispettata in rapporto ai differenti tipi di fruizione possibili è una risposta concreta e semplice, ma non è detto che le risposte semplici non possano essere quelle più vicine al vero.

.

C'è da meditare.

.

 

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Tema dalle molteplici implicazioni. Anche il termine figurativo di per sé può comportare una discesa o salita su molteplici aspetti. Un fiore, o un albero sono "figura". Ma una stagione o un sentimento, o una idea, sono rappresentabili in forma di "figura"? E Dio puo' essere "figura"? In fondo molta musica Sacra è nata con l'intento di trasmetterci o fare da ponte verso il metafisico verso il trascendente. La cosa si complica quindi portando la "figura" o il "tema" ad icona, o a simbolo. Dovremmo parlare allora anche di musica simbolica. Anche Mondrian per arrivare alla sua astrazione è mano a mano partito dalla sempre più accentuata stilizzazione di un albero, per poi arrivare a pure figure geometriche, ma in fondo anche la sua astrazione, partita da una figura, ritorna ad essere "figura"; altra ma comunque figura.  Concordo poi come dice analogico-09 che anche il compositore non è del tutto  consapevole delle forze che mette e in gioco, anche perché sono convinto che a certi livelli ne sono loro stessi "posseduti", come avviene sempre quando si è in stato di grazia. In più se aggiungiamo il fatto che tutto riuona per simpatia difficile dire esattamente cosa avviene in noi quando ascoltiamo musica. Forse dovremmo concludere che quando ascoltiamo senza volerlo una parte di noi diviene quello che ascoltiamo e l'universalita' di quella che convenzionalmente chiamiamo musica ha anche una componente oggettiva, (reale e concreta) che magari ad un livello superficiale, quello a cui maggiormente compete il mondo delle figure, all'apparenza ci sfugge, e non ci è facile esprimere. In fondo la musica è come il vento; difficilmente rappresntabile o figurabile nella sua essenza, se non negli effetti che puo' produrre, ma allo stesso tempo estremamente concreto e reale. In maniera simile forse la musica e' l'effetto, la causa rimane piu' trascendente, ma non per questo non meno reale. Posto un esempio  su quanto suggerito da anlogico sulla musica imitativa

 

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analogico_09

Mi pare che il discorso abbia preso un'altra sottotraccia, quella dei diversi tipi di fruizione musicale.
L'universalità della musica non è data dal fatto che siccome la musica ci "emoziona" ci porta a cogliere automaticamente  l'essenza della musica. L'emozione individuale non può "universalizzare" nulla, in quanto faccenda privata che a mala pena "spiega" qualcosa al fruitore che la prova preso da una sorta di vaga benchè toccante sensazione, dove con le emozioni vaghe e "primitive" personali non è possibile comunicare con gli altri a proposito di quella che il significato universale dell'arte.

Musica astratta, musica a programma, musica simbolica, imitativa, ecc, in realtà sono solo definizioni.., la musica è unica. C' è un progamma nella musica astratta, e c'è l'astrattezza nella musica a programma, ecc.., come sostenuto già in altri post.

Discorso fatto mille volte, non occorre conoscere le tecniche, le grammatiche e le sintassi dell'arte, della musica nello specifico caso. Per capire la musica e per poter comunicare con gli altri non già le primitive e "meccaniche" sensazioni personali che sono incomunicabili per loro natura, occorre mettere a dimora e a frutto i riverberi psichico-culturali e poetici (una dimensione della psiche umana ben più elevata, spieituale e colta della primitiva "emozione" alla portata automatica di tutti) che insitilla in noi l'ascolto musicale.
Si potrà essere del tutto ignoranti sul piano delle conoscenze tecniche (anche se chi ce l'ha non ne subisce affatto danno quando riesce a non farsti troppo sovrastrutturare dalle stesse con perdita di spontaneità, anzi potrà avvalersi di una marcia in più durante la navigazione musicale più approfondita), ma per un ascolto musicale più pieno, più profondo e soddisfacente, il più completo possibile (l'assoluto è solo dei geni.., e forse neppure per loro...), a mio modesto avviso, occorre imparare a riconoscere i linguaggi musicali, farsi un'idea il più possibile precisa e chiara del periodo storico-musicale al quale appartiene il brano ascoltato per potere affinare le capicità critiche (che non è una parolaccia.., nè un traguardo proibito o riservalo agli iniziatici...), ovvero le capacità di confrontro tra le diverse realtà temporali e geografiche entro le quali le musiche vengono create e nelle quali agiscono, come linguisticamente agiscono.

Nessuna forma d'arte avrebbe senso, anzi non sarebbe proprio, senza un linguaggio.
Per imparare a riconoscere i linguaggi non occorre andare all'università della musica.., basta l'esperienza d'ascolto, molti ascolti, di ogni genere ed epoca musicale, affiancando agli ascolti qualche lettura non nozionistica (non servono a nulla) sui linguaggi musicali, sulle loro caratteristiche e specificità storiche.

Non senza un minimo di fatica si giunge al fine.., così scrivevano alcuni grandi compositori in calce alle lorto partiture.., anche l'ascoltatore che voglia raggiungere un livello fruitivo un minimo evoluto, senza la pretesa di diventare un Massimo Mila, dovrò "faticare" un po' in tal senso.., fare dell'emozione primitiva la molla che possa spinge  l'ascoltatore verso la cultura musicale, verso le profondità della musica che la rendono  "universale", per non restare sul piano del l'è bel, l'è brut, mi piace, non mi piace, mi emoziona, non mi emoziona...  Poi ovviamente ognuno è libero di "fruire" nelle modalità preferite. Ma la musica con maiuscola, non è fatta per trastullare emotivamente l'ascoltatore.., la musica è altera (non altezzosa), va corteggiata, "implorata", bisogna "lavurà" e pregare che la musica ci renda degna di Lei... 🙏 🙂

 

 

  • Melius 2
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analogico_09
Il 28/12/2021 at 09:17, Grancolauro ha scritto:

Tornando al tema, ci possono certo essere più livelli di ascolto di una stessa opera musicale, più o meno "approfonditi" a seconda dell'esperienza e delle conoscenze di ciascuno. Tuttavia, resto convinto che un livello più "profondo" di ascolto non sia per questo più autentico, più vicino a una presunta "essenza" dell'opera, al suo "vero" significato. Ho sempre rifiutato questa idea, che tende a rendere la musica classica un mondo per iniziati.

 

 

D'accordo sulla prima fase. Dal "tuttavia in poi potrei concordare molto in parte e con i distinguo che ho fatto nel mio penultimo post per quanto riguarda il "peso" che hanno le conoscenze tecniche, prescendibilissime, e le conoscenze storico-linguistiche per me fondamentali, ai fini di una maggior completezza e consapevolezza individuale e socio-culturale, universale, della musica, e non già "iniziatica".

 

 

 

 

 

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analogico_09
Il 27/12/2021 at 19:04, Grancolauro ha scritto:

Bella ed efficace la descrizione della tua esperienza con l'ascolto della partita di Bach. Capisco le tue osservazioni sulla differenza tra musica astratta e musica a programma. Tuttavia, forse la differenza nella fruizione di questi due tipi di musica è ancora una volta più apparente che reale. Provo a fare un esempio.

Possiamo metterci ad ascoltare i Quadri di un'esposizione di Mussorgsky senza sapere, o anche semplicemente facendo finta di non sapere, che si tratta di musica a programma. Possiamo tranquillamente far fluire la musica e farne esperienza senza interrogarci sulla relazione tra questo pezzo e i quadri di Viktor Hartmann che lo ispirarono. Detto altrimenti, possiamo trattare questo brano come se fosse musica astratta. Nessuno ce lo vieta, né questa esperienza sarà a mio modo di vedere per forza meno intesa, autentica, compiuta. In alternativa, potremo invece "focalizzare" l'ascolto. Potremo ad esempio chiederci che relazione vi sia tra la musica di Mussorgsky e l'arte di Hartmann, cercando di individuare i singoli quadri, disegni, schizzi da cui il musicista trasse ispirazione, e da qui andare sempre più in profondità indagando le relazioni estetiche tra pittura e musica nella Russia del secondo Ottocento. Questo ascolto focalizzato è sicuramente diverso dal precedente, richiede un impegno intellettuale maggiore, ma non è per questo "migliore" o "più adeguato", direi.

 

 

Concordo pienamente su questo, in altri termini ho introdotto più o meno la stessa questione da te molto ben circostaziata. In fondo ciò che dici dell'ascolto più "addentrato" dei Quadri musicali di Mussorgskji che possono essere fruiti pienamente nelle loro intrenseche e autonomissime significazioni musicali anche senza relazionarli direttamente ai quadrti pittorici fonte d'ispirazione, o anche mettendoli successivamente in relazione tra di loro, è possibile farlo imprescindibilmente attraverso quelli che sono i linguaggi del compositore senza doversi preoccupare delle tecniche.., anzi.., come dicevo sopra, a volte l'attenzione alle tecnica svia l'attenzione dall'estetica, dalla poetica, dalle caratteeistiche linguistiche della musica. Non apprezzo gli interpreti troppo o procipalmente votati alle tecniche.

Quindi questo tipo di "impegno" ascoltatoriale, l'attenzione ai linguaggi, ecc, non è mera intellettualità e porta, sempre a mio modesto avviso, a livelli di conoscenza musicale non dico "migliore", ma certamente più approfondito, più maturo e adeguato, presumo più soddisfacente... Anzi, senza una certa mi(st)ura di conoscenze linguisticle musicali, certe "analisi" più o memo modeste sempre interesanti e piacevoli da farsi, se non ci si voglia limitare a provare la sola "emozione" acritica, non si possono proprio fare.

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Il 4/1/2022 at 13:20, analogico_09 ha scritto:

Dal "tuttavia in poi potrei concordare molto in parte e con i distinguo che ho fatto nel mio penultimo post per quanto riguarda il "peso" che hanno le conoscenze tecniche, prescendibilissime, e le conoscenze storico-linguistiche per me fondamentali, ai fini di una maggior completezza e consapevolezza individuale e socio-culturale, universale, della musica,

 

Probabilmente hai ragione tu. La conoscenza, l'esperienza, la "fatica" del comprendere sono importanti anche nella musica, come in qualsiasi altra arte.  Tuttavia a me piace pensare che la musica abbia la capacità di stimolare le nostre percezioni in modo irriflesso, a prescindere da ciò che sappiamo o dal modo in cui concettualizziamo quello che ascoltiamo. E' come se l'ascolto di un brano musicale arrivasse a "possederci", facendo vibrare il nostro corpo e la nostra mente all'unisono, senza che riusciamo a capire perché. E' questo accade, mi verrebbe da dire, perché il messaggio musicale che percepiamo fa risuonare il bagaglio di esperienze che si sedimentano impercettibilmente in noi, il deposito inconscio di ciò che siamo in virtù della nostra storia e del mondo in cui viviamo. Se questo fosse vero, l'esperienza musicale sarebbe un'esperienza eminentemente privata, diversa per ciascuno, e insieme universale, in quanto partecipazione irriflessa dell'universo culturale ed esistenziale che ci rende ciò chi siamo, anche se non lo sappiamo.  Certo, conoscere più in profondità la musica può cambiare la nostra esperienza di ascolto. Ad esempio, tornando alla musica "a programma", se so che con la sonata "Al chiaro di luna" Beethoven non intendeva rappresentare il riflesso della luce lunare sul lago di Lugano in una placida notte d'estate, quanto piuttosto una scena funebre, quella della veglia a un amico morto, ispirita ad alcuni incisi del primo atto del Don Giovanni di Mozart, beh, la nostra esperienza emotiva e intellettuale nell'ascoltare questa sonata cambia. Ma questo cambiamento costituisce l'esito di un processo intellettuale che carica la musica di caratteristiche e significati che non le sono propri. La musica diventa esperienza concettuale, prima che estetica o estatica, trasformandosi in altro da sé. Un "altro" non meno pregevole, non fraintendermi. Ma, per l'appunto, "altro" da ciò che la musica in sé è, nella sua immediatezza e spontaneità irriflessa. Così, perlomeno, mi piace pensare 🙂

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1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

un processo intellettuale che carica la musica di caratteristiche e significati che non le sono propri. La musica diventa esperienza concettuale, prima che estetica o estatica, trasformandosi in altro da sé. Un "altro" non meno pregevole, non fraintendermi. Ma, per l'appunto, "altro" da ciò che la musica in sé è, nella sua immediatezza e spontaneità irriflessa. Così, perlomeno, mi piace pensare

Perfetto! Sono d'accordo!

Ma non ritieni (e lo chiedo per tirare acqua al mio mulino) che questo processo intellettuale cui fai giustamente riferimento, sia favorito, nel bene e nel male, da quegli elementi "esogeni" rispetto alla musica pura, quali appunto storie, sceneggiature, testi, e nel tuo esempio (ma anche nel mio nei primi post) il titolo dell'opera attribuito dall'autore o chi per lui?

E che in definitiva tale processo "distragga" dall'esperienza estetica o estatica?

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analogico_09
1 ora fa, Grancolauro ha scritto:

Tuttavia a me piace pensare che la musica abbia la capacità di stimolare le nostre percezioni in modo irriflesso, a prescindere da ciò che sappiamo o dal modo in cui concettualizziamo quello che ascoltiamo.

 

 

Certo Damiano, però cerchiamo di capirci meglio, da persona istintiva per natura qual sono, in ogni discussione analoga alla presente ho sempre posto l'accento  sull'importanza della fruizione musicale spontanea, diretta, non condizionata da un'eccessiva attenzione rivolta agli aspetti tecnici musicali che potrebbe inibire la dimensione d'ascolto più istintuale, più immaginativo, perfino più "onirico". Meravigloso tutto questo.., sono un passionale.., così ho inziato molti anni fa - e così faccio ancora oggi - a "frequentare" la musica, come ascoltatore e facitore di musica per diletto a livelli non dopolavoristici.., e durante questo lungo percorso ho inoltre compreso che l'approfondimento degli aspetti storico-linguistici della musica su cui mi sono già soffermato spiergando meglio quale sia la mia esatta idea, che cosa intenda con questi termini, mi hanno portato del valore aggiunto a quello che era ed è il godimento cosciente, incoscio, di cuore, di pancia ed intelletto.  La sola "emozione" primitiva, da sola.., senza che vi sia una qualche forma di intesa tra la pamcia e la mente, per me non è cosa che abbia a che vedere conn l'arte, e su questo credo di essere categorico.
Approfondire le tecniche invece mi ha più spesso portato a noia.., tra l'altro sono negato in "matematica".., me lo diceva il mio primo insegnante di flauto quando suonavo magari una "fantasia" di Telemann.., ed esempio:  "non è sbagliata, anzi, ci sta bene, ma perchè" suoni la nota non scritta dal compositore, perchè ne inventi altre a piacere?"  E aveva straragione a redarguirmi.., però poi aggingeva: "vai così.., se ti "strutturi" tecnicamente potresti non suonare più con lo stesso trasporto espressivo, con la stessa musicalità". Il suo insegnamento mi ha aiutato a prendere la tecnica come tecnica e la musicalità come musicalità. Nel senso che ho infine imparato a non ninventarmi più le note imparando tuttavia ad "inventarmi" la mia personale espressione della musica che conteneva le note non più da me inventate...
Chiaramente sto parlando di livelli interpretativi dilettevoli molto modesti.., se non anche mediocri nelle prime fasi, però è per dire un po' della meccanica della faccenda... Spero di essermi capito.., e  he anche tu abbia capito quale sia il mio pieno ed esatto, integrale pensiero rispetto a questa faccenda che ho cercato di approfondire meglio negli altri post. 😉

 

Sul resto che scrivi su cui concordo quasi pienamente.., a parte qualche precisazione che mi piacerebbe fare, cercherò di contribuire la prossima volta, ora non posso dilungarmi. 🙂

 

 

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analogico_09
2 ore fa, Grancolauro ha scritto:

E' come se l'ascolto di un brano musicale arrivasse a "possederci", facendo vibrare il nostro corpo e la nostra mente all'unisono, senza che riusciamo a capire perché.

 

 

 

La "possessione" musicale è un fatto "culturale",  nasce dall'esperienza, dalla conoscenza. E' una condizione intellettuale e spirituale persistente che struttura la nostra psiche, l'es e l'io. E' speculazione critica intellettuale e  fonte di poesia.

La sola istintività emozionale è più legata ai riflessi "nervosi" condizionati.., durano quel poco e poi finiscono nel nulla... come le stimolazioni degli "stupefacenti" artificiale...
 

La musica d'arte, come tutte la altre "consorelle", non è sacra, è "sacrale", e crea in noi l'emozione affinchè la stessa, non più effimera e passeggera, "presuntuosa" e scioperata, si trasformi in  cultura, esperienza duratura, conoscenza, civiltà, umanesimo poesia, ecc... livelli superiori dell'"essere" della psiche, e non già dell"avere".., stati esistenziali e se vogliamo della "trascendenza" lirica peraltro alla portata di tutti (gli ascoltatori di buona volontà) e non già cose elitarie per superbi iniziatici che cercano di scalare "La Montagna Sacra" insieme a Jodorowskj...  😄

  • Melius 1
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