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E l‘Architettura?


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@KIKO Anch'io sulle mie Olympus usavo molto il 21... il 21 od i tele!😄😄😄

All'epoca era considerato un grandangolo estremo, adesso col digitale i parametri sono molto cambiati, per effetto della diffusione degli zoom che partono dai 15 mm equivalenti, ed alla possibilità di correggere semplicemente le linee cadenti, tipiche nell'utilizzo di queste lenti, nella postproduzione, che anche se leggera, va sempre fatta. Non hanno senso i "purismi" ideologici delle tecnologie precedenti; il digitale fornisce una flessibilità di utilizzo incredibile, addirittura esagerata, va trovata una propria via.

Ed in ambito architettonico, per tornare in topic, sono particolarmente apprezzabili questi strumenti, che permettono "banalmente" risultati che in precedenza potevano essere raggiunti solo a fronte di grande competenza e attrezzature adeguate.

 

Ciao

 

Evandro

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  • 3 settimane dopo...
analogico_09

@Partizan

 

 

Però Evandro non capisco la necessità nè l'"urgenza" di una rappresentazione geometricamente perfetta, "foto"_copia del "reale della forma, architettonic e non. Sta bene anche quella, ma personalmente sono più per l'immagine creativa che trascenda la "realtà" trasfigurandola, conferendo ad essa una forma d'espressione personale, aldilà dei perfezionismi tecnico-formali naturalistici che a volte sembrano fatti in serie e che odorano così tanto di "fotosciòp da dover aprire un attimo la finestra... 😉

L'aderenza a questa visione immaginifica e poetica della forma architettonica, o d'altra forma, apparentemente "imperfetta" ma dall'espressione pulsante, a mio avviso non corrisponde ad un'esigenza di "purismo ideologico" o nostalgico, bensì discende da una semplice e apprezzabile protenzione di natura estetica.

Semmai, riprendendo dall'ultima parte del tuo messaggio, abbiamo schiere di perfezionisti delle forme prive di "anima" che mutuano la creatività "stampino" dai programmi di post-produzione alla portata di tutti - tutti diventano bravi, grazie agli onnipotenti programmi si diventa tutti grandi fotografi ...  dopo lo scatto.

Certo, per la foto architettonica "illustrativa" che abbia finalità didattiche, da libro stampato, da catalogo, ecc, sta bene il rigore tecnico realistico, patinato; per la foto dell'architettura che si fa per "noi stessi" , che osserviamo e interpretiamo in modo personale non serve il rigore formale, non è così imprescindibile correggere quel minimo di "linea cadente" della quale neppure ci accorgiamo se l'espressione fotografica risulti buona.
Concentrarsi troppo su tali aspetti tecnico-formali, in ambiti creativistici non "commerciali"/"industriali", si rischia di perdere di vista l'essenza espressiva delle cose che osserviamo e interpretiamo fotograficamente secondo la sensibilità personale.
E' inoltre possibile anche oggi, con le macchine digitali di oggi, realizzare delle immagini geometrico-architettoniche formalmente accettabili ed espressivamente significative, nel momento stesso in cui scattiamo e senza dover ricorrere alla post-produzione "miracolosa"...
Potrebbe bastare un po' di basilare fotoritocco agendo sui parametri "espositivi" generali, se in fase di scatto la foto nasce nell'insieme bene, già ben definitita nell'espressione, come si faceva una volta con l'analogico sviluppando e stampando da se le foto. 

Era più difficile lavorare in camera oscura in modo crativo, ma si imparava molto di più della fotografia, dell'essenza estetica e tecnica della fotografia 🙂

 

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9 ore fa, analogico_09 ha scritto:

Era più difficile lavorare in camera oscura in modo crativo, ma si imparava molto di più della fotografia, dell'essenza estetica e tecnica della fotografia 🙂

Esatto! Motivo per cui tengo in lontananza tali diavolerie digital/finto creative/aggiustate! Solo per motivi di lavoro, tante foto da fare senza troppa tecnica e con poco tempo, uso il telefono ed, a volte, "aggiusto" la luminosità, ma per diletto solo analogico, solo diapositive, non viene bene come vorrei? pace, è una lezione.

Faust

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  • 10 mesi dopo...
analogico_09
Il 8/4/2021 at 07:59, KIKO ha scritto:

Anni fa a spasso per Los Angeles vedo in lontananza una statua equestre e, meravigliato della rarità di monumenti del genere, mi avvicino per vedere chi fosse, era John Wayne...

 

Beh.., John Wayne è John Wayne, a cavallo poi... da noi dobbiamo accontentarci della statua equestre del Marco Aurelio conservata nei musei capitolini, facendo attenzione alla "Lupa", antichissima anch'essa, che allattando allattando è lì a sorvegliare anche gli eventuali malcapitati...  😄

 


IMG_20220327_171429.thumb.jpg.0188a794fcd540929bfdf0e83c1e6209.jpg

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Il 30/3/2021 at 08:50, alexis ha scritto:

Da Architetto.. non faccio che pormi la stessa domanda tutti i santi giorni.. nel Rinascimento e nel Barocco, all‘apice delle grandi civiltà... l’Architettura era considerata la prima delle Arti, la madre delle muse, in quanto in essa albergavano le altre grandi arti, pittura, scultura, musica, ma anche la sintesi del pensiero scientifico.. la matematica, le proporzioni, i rapporti proporzionali, i ritmi e gli intervalli eccetera.

In effetti sono lontani i tempi della "religo" architettonica, di cui potrebbe essere manifesto la musica di Dufay per la celebrazione di Santa Maria del Fiore, dove le Arti vivevano in continua simbiosi e osmosi se si può dire. Mi interrogo se è per sua stessa scelta, che l'architettura, si è voluta slegare da questo legame arrivando a togliersi la "pelle" decorata del papua tanto vituperato da Loos, diventando emblema del bieco materialismo funzionale, della speculazione, della quantità contro la qualità della produzione industriale che ha eleminato (per sempre) il sapiente artigianato dove il lavoro umano poteva essere una esperienza profonda, o se aimè essendo l'architettura riflesso dell'intera attività umana, da quella sociale, spirituale etc. non può far altro che manifestare quello che vediamo sotto i nostri occhi; inutile commentarlo, ognuno lo conosce e lo subisce.

E' per questo che nonostante ciò affolliamo imperterriti le città d'arte i centri storici di qualunque luogo, ma non riusciamo e non possiamo ripeterli (anche volendo le nostre normative lo impedirebbero) facendo "architettura" altra, città sobborghi; l'arte sta nei musei, la musica va per suo conto...il resto è già andato non si sa neanche dove.

A volte quando vedo le città d'arte affollate mi pare la condizione dei film di Romero ".....vogliono questo posto (architettura), non sanno perchè, ma se lo ricordano che vogliono venire qui (viveri qui)...."

E' nella memoria di tutti, peccato che è solo memoria 

 

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analogico_09
Il 30/4/2022 at 12:46, my2cents ha scritto:

In effetti sono lontani i tempi della "religo" architettonica, di cui potrebbe essere manifesto la musica di Dufay per la celebrazione di Santa Maria del Fiore, dove le Arti vivevano in continua simbiosi e osmosi se si può dire.

 

 

Ne parlavo ad inizio topic di queste relazioni "pericolose" tra le arti, in particolare tra architettura e musica dove si fanno più stretti rispetto ad altre forme d'arte gli intrecci consonanti.
Architettura e musica sono le forma con le quali l'essere un mano, da sempre, ha preso contatto per soddisfare il bisogni ludico-ricretivi, intellettuali e pratici... Infatti la prima esigenza unama è quella di cercare una "architettura", grotta, o palafitta e via ripari sempre più creativi nei quali cercare rifugio. Insieme nasce l'esigenza di comunicare.., attraverso i suoni o della natura o vocali umani... Eabbiamo anche la musica per il ludico, per le ritualità, per far "ballare" il corpo e lo spirito.., nella rappresentazione di "anima et di corpo".., più in la' arriverà  Emilio de' Cavalieri... 😄

 

Geniale, verissima, la "frase" di Gothe : l'architettura è musica congelata". Mi permetto banalmente di aggiungere che la musica è quindi architettura liquefatta e per così dire "evanescente"....

Non voglio scomodare gli esperti in materia delle spiegazioni dotte, mi baso sulla mia personale e umile esperienza fruitiva di cose di musica e di architettura che vivo da ascoltarore e osservatore (da facitore, una volta, per quanto riguarda la musica) ma quando ascolto una fuga sulla parola "amen" come quella che conclude la Cantata nr. 106 di Bach, a me sembra di assistere al work in progress di una struttura architettonica alla quale vengono prima fissate le basi e poi aggiunte via via le varie parti che formano l'insieme, il quale, non appena concluso, raggiunto  il vertice della "forma" compiuta, svanisce (fino alla prossima ripresa dei lavori di ricostruzione...).

 

Si inizia con una sorta di "sonatina" con coro che funge da "base" sulla quale si eleva la breve ma fulminante "fuga" la quale si congeda enigmaticamente sottoforma di "sospensione" meta-fisica.
Si potrebbero immaginare le alte e svelte volute di "centinaia" di cattedrali gotiche, (ri)piene di musica..,  anche senza fare i calcoli geometrico-matematici.

 



 

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"....Schneider osservo' i chiostri romanici di Dan Gugat di Gerona, annoto' le figure fantastiche effigiate sui capitelli assegnando a ciascuno un valore musicale, quindi lesse come simboli di note le figure basandosi sulle corrispondenze tramandate dalla tradizione indu', e scopri' infine che la serie corrispondeva alla esatta notazione degli inni gregoriano dedicati ai Santi di quei chiostri. Le pietre cantavano melodie precise, a saperlo leggere. ....una storia ignota emerge, si ha la prova che si trasmettevano nel medioevo conoscenze metafisiche simili a quelle che avevano generato la teoria musicale indù; esisteva una conoscenza metafisica non trascritta su pergamene, ma urlata dai capitelli..." Pietre che Cantano , M. Scheneider
Curioso poi che si indichi il periodo storico del medioevo come sinonimo di periodo oscuro della storia; sarà forse la solita luce del razionalismo che accecato qual è, vede il buio dove non può o non vuole arrivare

 

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analogico_09
52 minuti fa, my2cents ha scritto:

Curioso poi che si indichi il periodo storico del medioevo come sinonimo di periodo oscuro della storia; sarà forse la solita luce del razionalismo che accecato qual è, vede il buio dove non può o non vuole arrivare

 

 

Epoche magnifiche le medievali.. , vengono via via sempre più "rivalutate". 
 

52 minuti fa, my2cents ha scritto:

simboli di note le figure basandosi sulle corrispondenze tramandate dalla tradizione indu', e scopri' infine che la serie corrispondeva alla esatta notazione degli inni gregoriano dedicati ai Santi di quei chiostri. Le pietre cantavano melodie precise, a saperlo leggere. ...una storia ignota emerge, si ha la prova che si trasmettevano nel medioevo conoscenze metafisiche simili a quelle che avevano generato la teoria musicale indù;

 

 

Ci siamo soffermati più volte nel forum sull'ipotesi che all'origine del canto gregoriano vi sia anche l'influenza del "raga" indiano, altre forme di musicalità indù. O che le due forme musicali abbiano delle radici originarie comuni.

Molto interessante l'incontro tra la musica indiana e il gregoriano, tra il sitarista Ustad Nishat Khan e l'ensemble gregoriano francese di Gilles Binchois. Un disco molto affascinante, li ascoltai anche dal vivo all'interno delle magnifiche architetture della basilica romana dell'Ara Coelis. Altre suggerstioni rispetto all'ascolto discografgico...

Il Canto Gregoriano è fatto per raggiungere e "riempire" gli spazi architettonici di chiese e di luoghi monastici dentro i quali si ricongiungono le due architetture, la "congelata" e la "liquefatta", per formare un unico corpus sonoro, musicale, spirituale... 

 

 

 

 

 

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Fabio Cottatellucci
40 minuti fa, my2cents ha scritto:

vede il buio dove non può o non vuole arrivare

Vede il buio dove ha deciso che buio dev'essere.
Così si continua a perpetuare la leggenda del medioevo europeo come epoca barbara, contrapposto al supposto civilissimo medioevo arabo, semplicemente perché in Europa il sapere era iniziatico. 

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analogico_09
33 minuti fa, Fabio Cottatellucci ha scritto:

supposto civilissimo medioevo arabo

 

 

A prescindere da come fosse il medioevo europeo, cattolico-cristiano, quello arabo, tutt'altro che supposto, fu realmente civilissimo, avanzato sul piano scientifico, umanistico, filosofico, ubanistic-architettonico, culturale, artistico, ecc...
Basti pensare alla splendida civiltà arabo-andalusa alla quale posero fine i re cattolici nell'ultima decade del secolo 15, sterminatori di mori, di ebrei, di zingari, mentre istituic vano per di più l'orrenda "santa" inquisizione... per non parlare della scoperta dell'America ... 😄 per meglio dire delle modalità con le quali fu "gestito" il nuovo mondo, e fatte salve le cose buone che realizzarono a partire dal siglo de oro... segno che nella storia tutto e gloria, passa e va...

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Fabio Cottatellucci
3 ore fa, analogico_09 ha scritto:

A prescindere da come fosse il medioevo europeo, cattolico-cristiano, quello arabo, tutt'altro che supposto, fu realmente civilissimo, avanzato sul piano scientifico, umanistico, filosofico, ubanistic-architettonico, culturale, artistico, ecc..

Molto dell'avanzamento fu dovuto al sapere ellenistico e soprattutto alessandrino che si trovarono sotto le mani.
La loro produzione non copre tutto, e spesso è sovrastuttura.
Molti dei loro autori non sono arabi ma semplicemente abitanti di terre che avevano occupato.
Nell'arte, la religione ha impedito loro di raffigurare la figura umana, altrimenti sarebbe stato bello un confronto con l'arte occidentale.
Andrebbero poi fatti dei distinguo almeno fra Arabi e Turchi...


Poi, lo snobismo culturale tafazziano degli Italici ha abbracciato con entusiasmo la teoria della propria inferiorità artistica e culturale, funzionale anche a una certa visione della storia; per fortuna che piano piano qualcuno qualche domandina se la sta iniziando a fare.

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Fabio Cottatellucci

@my2cents Adoro Metropolis.

Ti faccio omaggio di uno scatto raro, preso dal gruppo Facebook "Art Déco".
Si tratta di una foto di scena (colorata in seguito) dell'attrice Brigitte Helm, che interpretò il robot e Maria, durante una pausa sul set nel 1927:

image.png.a0a60f5924d765affb98f9a2572a088a.png

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