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qual è il primo segno di civiltà di una cultura?


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@Gaetanoalberto

Sono in questi giorni presidente di una commissione dell'esame di stato. La riflessione sulle risposte ai quesiti di educazione civica è che per votare si dovesse superare un breve test di conoscenza della Costituzione, il numero degli elettori si ridurrebbe ad una frazione dell'attuale elettorato attivo.

6 minuti fa, Savgal ha scritto:

il numero degli elettori si ridurrebbe ad una frazione dell'attuale elettorato attivo.

Dopodiché l'eletto non rappresenterebbe che sé stesso e pochi altri allargando il fossato e il sistema sarebbe ancora di più autoreferenziale.

  • Melius 1
Gaetanoalberto
22 minuti fa, Savgal ha scritto:

Devo premettere che ciò che posto sul forum sono sunti e lezioni

Si si, ma mica i miei post sono necessariamente da leggere in contrapposizione. 

Hobbes e le sue teorie a sostegno dello stato assoluto, Rousseau illuminista, Montesquieu, Marx sono gli spunti di riflessione che bisogna fornire agli allievi ed a chi si approccia ad una teoria dello Stato. 

Se vogliamo aggiungere qualcosa, il fascismo ha superato i principi liberali e socialisti, ponendo al di sopra l'interesse della Nazione, e dall'altra parte i sovietici hanno fatto un'operazione diversa nel contenuto ma analoga nell'autoritarismo. 

Quando ripetutamente parlo di stato pluralista, intendo esattamente questo. 

Se hai insegnato diritto costituzionale, avrai sicuramente fatto notare che, secondo i costituzionalisti, abbiamo da una parte una Costituzione rigida, e dall'altra che, per quanto aggiornabile nella parte delle istituzioni (che gli italiani non hanno voluto cambiare), il titolo dei principi fondamentali, così come le libertà civili ed economiche, la visione del lavoro è dell'economia, insomma i principi fondamentali, non sono modificabili, ma bisognerebbe fare un'altra e diversa Costituzione. 

Io sarei affezionato ai principi fondamentali, e non li farei cambiare dalla società che cambia, perché ho il timore, ogni volta che mi confronto, che molti non abbiano interiorizzato il vero significato di alcuni principi

Se la realtà non coincide, che è vero, non significa si debba buttar via una certa visione dello Stato. 

Alcuni, osservando che lo Stato è al servizio della società e non viceversa (vero) usano l'argomentazione per propugnare tesi e principi in chiaro contrasto con quelli costituzionali (al momento inaccettabile). 

Nei confronti dei critici, osservo che quando parlano della concreta realizzazione dello Stato, dimenticano che spesso è la società civile che... non è poi così civile. 

Insomma, lo Stato siamo noi. 

 

Gaetanoalberto
23 minuti fa, Savgal ha scritto:

presidente di una commissione

E siamo in due. Io in un liceo linguistico, faccio un po' da provocatore mentre parlano di ambiente, immigrazione, mafia... 

Ovviamente mi comporto da pater familiae, ma I poveri ragazzi ripetono spesso nenie. Messi a confronto con sé stessi, capisci che ripetono principi che non hanno interiorizzato veramente. 

@Gaetanoalberto Non ho avuto rimpianti per aver lasciato la scuola anzitempo: l’ultimo atto è stato quando ho presieduto una commissione di maturità  in stile “brancaleonidi” presso un liceo scientifico statale. Un incubo: programma svolto solo parzialmente da docenti più spaventati degli studenti. Mah! 😔
 

Gaetanoalberto

@mom Boh. Comunque la questione è più ampia... 

Ogni tanto dico che è colpa della scuola, così per autoinfliggermi una punizione, ma famiglia, istituzioni, mezzi di comunicazione, cosiddetti studiosi ed opinionisti, perfino docenti universitari e chi più ne ha più ne metta, a furia di applicare un sistema di selezione poco meritocratico, producono uno scadimento che è la radice del male. 

Il ché non ha nulla a che fare con lo Stato, ma con le persone che ne fanno cattivo uso. 

 

@Gaetanoalberto è solo per giocare… 😉 😂

 

“Perché pater familias e non familiae?

In epoca arcaica, nel concetto latino di familia si sovrapponevano e convivevano la familia proprio iure e la familia domestica. La prima non era basata sulla parentela, ma su vincoli di tipo politico-economico e religioso; la seconda si fondava sulla consanguineità. Il paterfamilias era il capo assoluto di entrambe.”

 

In questo caso… vedi tu!

 

Gaetanoalberto
20 minuti fa, mom ha scritto:

familias e non familiae

Credo entrambe le accezioni siano possibili. Però la verità è che avevo scritto familias, ma l'ignoranza che sopravviene facendo il preside e non l'insegnante abbia avuto la prevalenza 😊

48 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

Messi a confronto con sé stessi, capisci che ripetono principi che non hanno interiorizzato veramente. 

Che, ripeto, è esattamente quello che provavo a dire prima.

se le istituzioni, le discussioni, le leggi, i rappresentati, non riguardano i giovani in maniera diretta, loro finiscono per fare parte di un’altro mondo e di un’altra società che si ritagliano in proprio.

E anche se reagisci selezionando maggiormente, non fai altro che aumentare la distanza fra mondi già fra loro relativamente impermeabili.

con gli adulti non è però troppo diverso.

capisco la frustrazione per un insegnante, ma qui dovremmo parlare di ciò che è la società e di come funzionano i rapporti fra gli individui.

se questi seguono regole diverse da quelle guida qualcosa non quadra o nelle capacità di condizionare i ragazzi e gli adulti, o nelle regole che non sono condivise.

Gaetanoalberto
15 minuti fa, nullo ha scritto:

se questi seguono regole diverse da quelle guida

Non la vedrei così nera. I ragazzi per fortuna sono ancora terreno abbastanza fertile. Certo, hanno famiglie, mass media, che remano spesso in senso contrario alla logica delle cose. 

Si comprende la confusione o lo smarrimento. 

La responsabilità è prevalentemente delle generazioni che oggi detengono la "sovranità di fatto", anche se tutti siamo dotati di libero arbitrio. 

Solo che confondiamo lo spirito critico con la. comprensione. Alle volte è l'opposto. 

Oggi è crimine dire a chi è cretino che lo è.

Una volta c'era più umiltà, e non era affatto necessario. 

Adesso è il trionfo dell'uno vale uno, senza neppure il sacrificio che rendeva più umili i nostri genitori. 

 

9 minuti fa, Gaetanoalberto ha scritto:

La responsabilità è prevalentemente delle generazioni che oggi detengono la "sovranità di fatto", anche se tutti siamo dotati di libero arbitrio. 

Certo che i ragazzi possono essere un terreno fertile, ma chi li coltiva quei terreni?

la famiglia è spesso assente ed è un dato di fatto fra impegni di lavoro, palestra, l’andare a spasso e l’aperitivo...

grazie a Dio non è il mio caso siamo presentissimi anche se costa in tutti i termini

la scuola? Per carità.

la tv come educatore?

internet?

poi c’è la questione dei politici, della loro moralità e dei loro discorsi lontani anni luce dalla realtà quotidiana.

come spesso le regole e la burocrazia.

Gaetanoalberto

@nullo Guarda, io comprendo ogni singola cosa che dici. Per questo è anche un problema valoriale. 

Bisogna crederci. 

Altrimenti i figli percepiscono ed assorbono, perché sono spugne. 

L'esempio è uno strumento più efficace delle parole. 

I miei li vedo impegnati e controcorrente. 

Il loro destino non sarà il culus temo. 

Però sono fiducioso. 

Serve una società sana, ma bisogna far fuori un po' di genitori. 

analogico_09

 

 Il primo segno di civiltà di una cultura, senza il quale la razza umana non non sarebbe mai potuta esistere così come sia esistita fino ad oggi , è  il naturale, obbligato e direi interessato esercizio della cassa mutua assistenziale la quale è, in una, morale/filosofica e fisica, "affettiva" e sanitatia.
Ci sono modi e modi di esercitarla, a seconda dei diversi contesti socioculturali, nazionali e politici, ma il fondamento è quello e vale per tutti, per le civiltà avanzate e per le primitive: non c'è un segno primo e un segno secondo, tutto è sincronico ed interconnesso.., una cosa in funzione dell'altra.

Ho dovuto riflettere a lungo per giungere a queste conclusioni.., abbiate pazienza... 🤓

 




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