analogico_09 Inviato 17 Febbraio 2024 Condividi Inviato 17 Febbraio 2024 Il 28/1/2024 at 21:51, OTREBLA ha scritto: Non posso dire di conoscere a fondo il trombettista Art Farmer, avendolo ascoltato prima d’ora soltanto in un paio di CD (non miei) in cui suonava il flicorno Leggo anche di Art Farmer, un poeta della tromba e soprattutto del flicorno, strumento d'elezione per il quale è più conosciuto e celebrato, suonatore anche di Flumpet (da flugelhorn/ trumpet) strano strumento espressamente realizzato per Farmer che racchiude in se le "virtù della tromba e del flicorno che in Farmer si fa notare ai livelli più alti della musicalità della la voce calda e tornita, filigranata, unica nel suo genere. Non serve paragonarlo ai suoi colleghi più celebri, più geniali se si vuole parlare di Farmer, di nessuna utilità di per se e inutile al fine di inquadrarlo in quel che sia stato l'autonomo, effettivo posto/ruolo raggiunto all'interno del mondo del jazz. E invece, pur non conoscendolo a fondo.., per propria ammissione.., si parla di Farmer come se con lui si giocasse in casa.., cercando di "ridurlo" paragonandolo ai "mostri" sacri dove anche non vi sia da riscontrare attinenza diretta alcuna conessi. Magari senza neppure averlo nai ascoltato dal vivo per capire da vicino, magari in un epico jazz club, a due metri di distanza, senza problemi di dover regolare l'"impianto".., quanto fossereo sorprendentemente personali, a tal punto da ritagliarsi un posto rilevante nella storia della musica afroamericana, le "vibrazioni" poetiche dei suoi "ottoni" a prescindere da come si fosse ugualmente innamorati delle trombe di Armstrong, di Gillespeie di Eldidge, di Davis, ec... ciascun musicista un mondo a se stante tutti riuniti nella costellazione del jazz, da non mettere in graduatoria come si fa con gli atleti dello sport... 2 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1112671 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 17 Febbraio 2024 Condividi Inviato 17 Febbraio 2024 Il 28/1/2024 at 21:51, OTREBLA ha scritto: Louis Armstrong, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Bix Beiderbercke, Chet Baker e Roy Eldridge. I primi tre sono tra i grandi assoluti del jazz, Gillespie ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo. Beiderbecke ed Elridge pure. Chet Baker non lo metterei su un gradino superiore ad Art Farmer. Concordo con Peppe inutile fare paragoni e prima di fare stroncature sarebbe utile conoscere di più un musicista. Non voglio credere che la stroncatura sia una ripicca alla mia recensione positiva in un altro thread. Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1112773 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 9 Marzo 2024 Autore Condividi Inviato 9 Marzo 2024 Cos’è che avevo promesso nel thread Lo Stato Del Vinile? Una recensione alla settimana? Ssse’ come no, ciao core... Ritiro subito. La recensione richiede tempo…e denaro. Io di denaro non ho, vorrete almeno lasciarmi il tempo! E vai col plìm plìm! Kenny Dorham – Jazz Contrasts – Riverside - NewLand (1957) – AAA Craft Records (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: legato parkeriano più plìm plìm plìm, plìm plìm plìm...buono ma non mi fa arrampicare sul lampadario. Non so nemmeno se reggerebbe. . . Ah, la Craft Records! Vogliamo dire qualcosa su ‘sta benemerita etichetta che pubblica chicche in continuazione? Ma quanto sono bravi! Chad Kassem, dormi preoccupato… Kenny Dorham ebbe la sfortuna di ritrovarsi più o meno coetaneo di alcuni capiscuola della tromba jazz (Davis, Baker, Gillespie), che ne misero in ombra il notevole talento. Mentre tuttavia alcuni trombettisti dettarono lo stile altri ne seguirono il dettato, limitandosi a riprodurlo, ed è quindi giusto che la storia li abbia collocati un poco più sullo sfondo. Nel 1957, anno in cui Jazz Contrasts vide la luce, il trentatreenne Dorham aveva già maturato una solida esperienza nelle band di Dizzy Gillespie, Lionel Hampton, Billy Eckstine, nonché nel gruppo di Charlie Parker. Ho ascoltato e riascoltato Jazz Contrasts, che è un buon disco di routine. Routine di alto livello, s’intende, come potrebbe essere altrimenti, ma non siamo di fronte al disco da isola deserta e nemmeno da isola in bassa stagione. E’ tutto molto rifinito, curato, controllato e ricontrollato, però manca lo slancio e l’invettiva di uno qualunque dei dischi di Sonny Rollins dello stesso periodo (tipo Way Out West). Cosa c’entra Sonny Rollins? Be’, se non c’entra, c’entricchia (come diceva il Principe), dato che il sassofonista è l’ospite d’onore, e da bravo ospite si adegua agli usi della casa, seguendo Dorham nel veloce legato parkeriano, senza imporre oltre il lecito la propria personalità. Il Lato B include ben tre ballad, nelle quali Betty Glamman punteggia con l’arpa, ricreando effetti esotici e un tappeto dalle atmosfere sognanti, stile film disneyano. La domanda sorge spontanea: a fa’? Tradotto dal bergamasco prima della controriforma: per quale cagione ciò avviene? Massì, mettemose l’arpa, che ce frega. Oh riga’, c’avanza n'arpa, chi la vuole? Nissuno? E vabbe’, portala un po’ qua che quarcosa ce famo. Non che a me dia fastidio, intendiamoci, tuttavia mi sento di affermare che il contributo di questo nobilissimo strumento non aggiunge gran che all’economia di Jazz Contrasts. Il Jazz, in particolare di quegli anni, si sorregge tranquillamente da sé, senza che sia necessario indorare la pillola con certi espedienti. Capisco che forse, per l’epoca, l’idea di aggiungere un’arpa debba essere sembrata molto originale. Perché tu sei arido Alberto, sei freddo ed insensibile. Altrimenti percepiresti il romanticismo ed il senso di calore che il suono dell’arpa trasmette. Forse avete ragione. Come diceva quello? Impara l’arpa e mettila da parpa. Di più, nin zo’. Detto ciò, Kenny Dorham è bravissimo; soffuso, mobilissimo, lirico. Un po’ trattenuto e dalle mezze dinamiche. C’è un disco splendido, di cui ho la grande fortuna di possedere la ristampa Alto Edition di parecchi anni fa (suona in maniera assurda), intitolato Quiet Kenny (1959) e super-registrato dalla New Jazz; il titolo si adatta molto bene a Kenny Dorham, il cui timbro è in effetti piuttosto quiet. In Jazz Contrasts lo stile è parkeriano nei mossi legati ed altrettanto bakeriano nei passaggi più dolci (però Chet è un’altra galassia eh, non dimentichiamoci che il capolavoro Picture Of Heath è del 1956). Di Rollins ho già detto, va via in scia, Oscar Pettiford è una garanzia (contrabbassista da rivalutare) e Max Roach non si discute. Di gran classe il suo assolo in I’ll Remember April. Kenny Dorham è un trombettista che ho sempre apprezzato, anche come autore, infatti non manco mai di comperare i suoi dischi, quando disponibili nella ristampa tripla A. Jazz Contrasts si colloca tuttavia all’ultimo posto nella mia classifica di gradimento, la quale include Quiet Kenny (che è una roba...mamma mia che disco), Trompeta Toccata e Una Mas. Consiglio Jazz Contrasts? Direi proprio di sì, non vorrete mica lasciarlo lì? Anche se i contrasti promessi restano confinati al solo titolo; lo consiglio come disco a completamento della propria collezione, non certo come priorità assoluta di acquisto. Da segnalare l’elegante confezione in cartoncino a finitura satinata, la fotografia di Dorham stampata su carta lucida, tipo carta fotografica, la stampa di qualità Pallas ed il riversamento Full Analogue di Kevin Gray. Ripresa monofonica che denuncia la sua veneranda età; discreta per il Lato A e più che discreta per il Lato B (si tratta di due registrazioni). Il suono è tipicamente mono, come uno si immagina debba suonare un disco mono di 67 anni fa, ovvero limitato in frequenza, timbricato all’ovatta, (meno sul Lato B), dinamicato con parsimonia (perché la dinamica costa) ed annebbiato davanti ai musicisti (meno sul Lato B). Circa l’immagine, le costanti sono: batteria dietro, tromba avanti e sax più o meno nel mezzo. E’ comunque una registrazione (anzi, due) che, considerata l’età, promuovo e si fa ascoltare senza difficoltà. Giapponese il vinile Pallas, del tutto privo di disturbi, dal primo all’ultimo solco. Questi sono i Pallas che selezionano uno per uno stando lì un po'...sssì...mi pare...sssì...aspe' aspe' fammi dare un'altra occh...sssì questo va bene, imbustalo pure. Pagato 32 Euro su IBS. Voto artistico: 8 + Voto tecnico. Lato A: 7, Lato B : 8 Voto alla confezione: 9 Voto al vinile: 10 Plìm plìm pliiiiiìmmmm.... Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1135780 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 17 Marzo 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 17 Marzo 2024 Eccoci qua, con la recensione domenicale. Domenica è sempre domenicaaaa...si sveglia la città con le campaaaneee...e via così... . Shelly Manne – (& his friends modern jazz performances of songs from) My Fair Lady – Contemporary Records (1956) – AAA Craft Recordings (2023) Recensione alla veloce, per chi non ha voglia di leggere: l’impulso di comperarne un altro, da tenere lì, è molto forte. Eh cari, non bisogna mai sottovalutare i tedeschi. . . My Fair Lady si potrebbe definire il primo tempo del disco dedicato alle musiche di West Side Story (datato 1959), essendo lo stesso trio (Previn, Vinnegar e Manne). Si potrebbe; se si potesse; ma non si può. In realtà il tono non è esattamente identico, mantenendosi My Fair Lady più nei ranghi ed osando meno. Forse sono le composizioni di Bernstein che si prestano ad una maggiore rielaborazione; in tutti i casi My Fair Lady è un lingotto d’oro puro, tra blues, Art Tatum, che Previn ammirava, (ettecredo, dove lo trovi un altro? Non c’è, fidatevi del sottoscritto: un altro Art Tatum nella storia del Jazz non c’è), echi di Oscar Peterson ed Erroll Garner. Titolare dell’album è il batterista Shelly Manne, che splende e riverbera stando al suo posto, senza strafare. In My Fair Lady, tuttavia, il protagonista è un altro ragazzo, alemanno di origine, sebbene dal nome non si direbbe: André Previn; il quale occupa l’intera scena, lungo tutta la durata del disco. André Previn: con lui, ingredienti semplici, PATAPAM, grande effetto! No, non sono impazzito, citavo il Grigio Chef. . https://www.youtube.com/watch?v=dEfCcdWj0tM&ab_channel=GrigioChef . Vi dico soltanto che ho infilato My Fair Lady vicino all’altro Craft di Previn e non nella sezione dei lavori di Shelly Manne. La ripresa, risalente al 2026…ehm, no scusate, al 1956, ma com’è che a me pare del 2026? Ah sì, ora ricordo: suona da non credere! E’ come se fosse stata registrata nel 2026, tanto che è da lasciare allibito anche il più inveterato audiofilo; queste sono le registrazioni degli anni ‘50 che non scambierei con niente al mondo, ove per timbrica, dinamica stratificata, morbidezza ed atmosfera cristallina, ce n’è a sufficienza da lasciarmi a bocca aperta, col rammarico di non possedere un impianto migliore. E tanti cari saluti al digitale. Ragazzi, cosa volete che vi dica, il digitale è più pulito, dinamico, scontornato, preciso ed ampio. E’ più tutto, ma se lo scorda di riuscire a provocare in me lo stesso coinvolgimento, a riprodurre la stessa magia, a simulare lo stesso realismo. Peccato per il consueto vuotino al centro, una costante legata all’epoca. Va be’, pazienza, il doppio 45 giri lo meriterebbe lo stesso. My Fair Lady è citato come uno degli album più venduti nella storia del Jazz, e se ne comprende il motivo: è accattivante, indulgente e di presa immediata. Non che per questo intenda valutarlo meno di ciò che merita; la storia del jazz su disco annovera opere monumentali quali Jazz Samba e Time Out, campioni quanto a facilità di ascolto, senza che ciò intacchi di uno zero virgola il loro altissimo valore artistico. Stampa Quality Records a due tracce. E’ un nastro. Mi è andata di stra-lusso. Il fatto che possa capitarti il primo disco uscito dalla pressa, e da come suona questa copia penso che se non è la prima stampata poco ci manca, non può che condizionare il giudizio sonico, giacché l’assoluto silenzio di fondo rende l’ascolto esaltante. E’ una specie di viaggio nel tempo. A pensarci bene non è neppure una questione di silenziosità del vinile, ma piuttosto di concretezza del suono, la stessa che si riscontra ascoltando un test pressing e confrontandolo con una copia di mercato. Etichetta centrata ma la preferivo più centrata...verso destra. Perché io c’ho il pavimento che mi pende leggermente a sinistra, esattamente a sud sud-ovest. E’ venuto anche il pittore, per verificare; gli ho detto, si metta qua che vede meglio, non so se nota che pende...difatti l’etichetta del disco...anzi no, lasci perdere un momento l’etichetta...allora qua siamo a nord nord-est, se lei cortesemente passa di là e traguarda, puntando la coda del bulbo oculare... Mi fissa perplesso...be’? Cosa ho detto di strano?...ci fissiamo l’un l’altro...attimo di tensione alla Sergio Leone…se si aspetta che sia io ad abbassare lo sguardo per primo sta fresco... Scatta improvvisamente a destra, tento di bloccarlo, scarta a sinistra e TRAC!...è saltato dal balcone. Non l’ho più visto. Non ci sono più i pittori di una volta (benché questi di oggi siano più atletici eh, bisogna riconoscerlo). Pagato 32 Euro su Amazon.fr. Voto artistico: è un bel dilemma. Saranno almeno tre settimane che mi arrovello: 9 e ½ oppure 10? Il disco, a voler essere onesti, è da 10. Però…non sono completamente convinto. Voto tecnico: 10 Meno (il meno per via del buchino al centro). Voto al pittore per il salto dal terrazzo: 8 (preciso, ampio, leggiadro, ma deve curare meglio l’atterraggio). Alberto. 2 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1143307 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
gyrosme Inviato 29 Marzo 2024 Condividi Inviato 29 Marzo 2024 Superlativo, sia come contenuto musicale sia come qualità dell'edizione, grazie per averne parlato qua, sono veramente colpito, non sono abituato ad una simile qualità, di solito non compro edizioni particolarmente pregiate... Per chi non lo conoscesse (ma tanto lo conoscete tutti, no?) si tratta di jazz molto tranquillo, meditativo, si apprezza ogni nota rapiti quasi trattenendo il fiato... Craft Recordings, 2 lp a 45 giri. Silenzio fra i brani quasi totale, suono morbido e con grande spazialità, la cosa che più colpisce è il contrabbasso che scende tantissimo pur rimanendo articolato, sembra veramente di averlo davanti, pochi secondi dopo l'inizio del primo brano mi sono alzato per vedere se il subwoofer era acceso ma no, era spento... Sommando musica e tecnica uno dei cinque migliori dischi che ho, forse il migliore... 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1156812 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 29 Marzo 2024 Autore Condividi Inviato 29 Marzo 2024 Sono d'accordo, disco al top del top (come dice il buon Briatore ). Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1156824 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 14 Aprile 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 14 Aprile 2024 Anni fa, più di 25, quando iniziai ad acquistare vinile audiophile, molte delle uscite di musica Jazz venivano per lo più ignorate, o comunque riscuotevano scarso successo. Più che altro si vendevano gli Impulse! ed i Blue Note che conoscono tutti e che costituiscono il portato naturale di chi è arrivato al Jazz passando dal Rock o dal Pop. Inoltre andava per la maggiore qualche sempreverde del catalogo Verve. Le poche etichette audiophile pubblicavano tuttavia numerose altre ristampe, meno celebri, di artisti non così popolari come i vari Miles, Coltrane e Bill Evans. Fu così che riuscii a comporre una corposa collezione di titoli meno in voga, di jazzisti a volte sconosciuti, che immancabilmente mi sorprendevano per l’alto valore artistico, nonché sonico. Dischi che, visto lo scarso successo commerciale, venivano offerti a prezzo scontato. Il mio rapporto con la musica Jazz si è sviluppato in maniera cronologica, vale a dire iniziando da Scott Joplin; sono sempre stato poco interessato al periodo sperimentale, europeo e contaminato del Jazz (Jazz + classica, Jazz + rock, Jazz + modo lidio, Jazz + serialità, Jazz + Funk, ecc.) Jazz Samba a parte (adoro la musica brasiliana); sicché preferivo di gran lunga uno degli “scarti” ai primi della classe, e benedicevo le etichette audiophile che accanto ad A Love Supreme, Kind Of Blue e Blue Train pubblicavano tanta altra roba meno rinomata. Dello stesso Monk, autore eminentemente ostico ai più, ebbi occasione di acquistare a prezzi ribassati una quantità esagerata di ristampe tripla A, riuscendo a comporne la quasi intera discografia in edizioni Full Analogue (alcune risalgono alla metà degli anni ’90). Ad un certo punto però la pacchia finì. Gli appassionati europei avevano evidentemente rivalutato quel tipo di Jazz a me più congeniale e sul quale mi sarei specializzato, che in età moderna sarà collocato sotto la definizione di Mainstream, e che io preferisco chiamare Jazz Alternativo a quello alternativo. Oggi come oggi per qualunque cosa Swing o Be-Bop tripla A c’è l’assalto alla diligenza, con poche eccezioni. Uno dei tanti dischi che all’epoca mi tirarono dietro è la stampa Analogue Productions che vedete nella fotografia qui sotto: . . D’accordo, Coleman Hawkins non è mai stato un sassofonista poco noto, ma Night Hawk non se lo filò davvero nessuno e temo che la Analogue Productions ne abbia vendute pochissime copie, quantomeno in Europa. Gli americani, secondo quella che è la mia esperienza, negli anni ’90 erano più legati degli europei al Jazz del periodo Swing e Be-Bop, e forse negli States il disco vendette di più. Ciò che vi posso dire è che, al pari di molte altre ristampe dello stesso genere, pagai Night Hawk due Lire, come rimanenza di magazzino. In questo lavoro il vecchio leone del sassofono tenore si confronta col più giovane (nel 1960 aveva 38 anni) Eddie Lockjaw Davis, che evidentemente ne ricalca le orme. Night Hawk è un disco strepitoso ed è registrato ben oltre il dieci di voto tecnico. E’ la tipica registrazione che, per come suona, “chiama” il 45 giri e persino la versione su nastro a due tracce. Invidio chi può ascoltarselo in uno dei due suddetti formati. Per anni mi sono ripromesso di approfondire il per me sconosciuto sassofonista Eddie Davis, del cui stile avevo avuto un rapido assaggio ascoltando Night Hawk. Per anni mi è rimasta la curiosità. Perlomeno fino ad oggi: . . Eddie Lockjaw Davis With Shirley Scott – Cookin’ With Jaws And The Queen – Cookbook Vol. 1-2-3 and Smokin’ – Prestige Recordings (1958) – AAA Craft Records (2023). . . Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: occhio che sono soltanto cinquemila copie, e a me non paiono tante. Lo dico nel vostro interesse, io la mia ce l’ho, per me il problema non si pone. Addenda alla recensione alla veloce, per chi non ha davvero nessuna voglia di leggere la lenzuolata che seguirà: Stoughton singole (satinate, purtroppo) in numero di quattro. Cofanetto che le contiene di buona qualità. Esaustivo libretto, ricco di belle fotografie. I quattro vinile RTI, tipo sepolcri egizi. Bernie Grundman alla consolle. Ottanta Euro spedito da Newtownvideo, con lauto sconto (da non confondersi con l’ “Autoscontro”, che è un’altra cosa), perché evidentemente nun se vendeva. Forse per via del fatto che la plastica di sigillatura era un po’ strappata e rovinata. Recensione alla lunghissima per tutti gli altri (che mi vogliono tanto bene): . . Aaaaaahhh! Mi è capitato il vinile difettato! E’ pieno di scritte rosse! Però in fondo non è nemmeno brutto…massì, lo tengo. Pare che il newyorkese Edward Davis debba il soprannome di “Lockjaw” (mascella serrata), al fatto che fosse solito addentare il bocchino del sassofono con presa insolitamente decisa. Iniziò la sua avventura musicale, giovanissimo, studiando la batteria; in seguito decise di passare al sassofono poiché la batteria: “era troppo faticosa”. Collaborò con le orchestre di Count Basie, Francy Boland e Harry Sweet Hadison. Suonò assieme ai gruppi di Sonny Stitt, Gene Ammons e Louis Armstrong. Oltre che musicista fu impresario musicale e gestore del famoso Minton’ Club di New York. Di solito, trovandomi a considerare l’acquisto di dischi che non conosco, li ascolto preventivamente in Rete; tuttavia, quando possibile, applico il teorema Duvivier, di mia invenzione, saltando l’ascolto preventivo; in base al teorema Duvivier i dischi nei quali suona il grande contrabbassista George Duvivier, di cui ho già parlato recensendo Two Headed Freap di Ronnie Foster, non possono essere brutti e se ne può rischiare l’acquisto a scatola chiusa. Il teorema Duvivier avrà funzionato anche stavolta? I quattro LP di Cookin’ With Jaws And The Queen offrono un Jazz classico, che nelle note del ricco libretto a corredo viene definito “Soul-Jazz”, ma che io chiamerei Be-Bop dalla forte componente Blues (con spruzzi di Rock & Roll e Latino), distinguendolo dal Soul-Jazz anni ’60, che trovo più commerciale ed in cui l’elemento Soul prevale su quello Jazz. Molte le composizioni originali, scritte dallo stesso Davis (quattro) dalla Scott (tre) o dalla coppia Scott-Davis (cinque); in totale i pezzi originali sono ben 13 su 23. C’è un brano (I Surrender Dear) in CookBook nr. 2 che viene tagliato in maniera criminale proprio sul più bello, con uno sfumato assolutamente privo di senso. Peccato. Veniamo al cast. Eddie Lockjaw Davis: tenorista dal timbro più secco rispetto a quello di Hawkins (la cui voce rotonda, compatta e potente, difficilmente trovava eguali) e dall’emissione più sforzata. Nel citato Night Hawk ad un certo punto Hawkins imita il graffiato di Davis e quasi i due non si distinguerebbero, se non fosse che Hawkins è comunque una spanna sopra (e va be’…). In Cookin’ With Jaws And The Queen Eddie Davis risulta essere un ottimo tenor-sassofonista sulle peste di Coleman Hawkins, con una propria personalità di voce, più secca e graffiante. Shirley Scott, la cui formazione musicale iniziò con lo studio della tromba, passò successivamente all’organo; essendo nata a Philadelphia si trovò nelle condizioni ideali per venire influenzata dallo stile dei maggiori organisti dell’epoca: Jimmy Smith e Jimmy McGriff, entrambi concittadini della Scott, nonché Jackie Davis, in effetti originario della Florida. Jackie Davis mosse i suoi primi passi da solista esibendosi proprio a Philadelphia (all’Harlem Club) ove risiedette per qualche anno. Shirley Scott, pur non vantando lo stesso virtuosismo di Jimmy Smith, si fa comunque apprezzare ed ammirare per le sue capacità. Lavora molto di accordi piuttosto che di arpeggi, sebbene anche con questi ultimi dimostri di saperci parecchio fare. Punteggia, improvvisa, accompagna e commenta in maniera sempre coinvolgente, con un notevole senso del Blues. E’ lei che rimarca, nei vari pezzi, la componente Soul. Jerome Richardson: una rivelazione. Suona spesso il flauto traverso e qualche volta il sax tenore. Il suo apporto è fondamentale, creando un piacevolissimo contrasto tra la dolcezza del flauto e la ruvidezza del sax di Eddie Davis. Come sassofonista si avvicina più di Davis allo stile di Coleman Hawkins. Davis è caldo estivo, caldo secco, Richardson è caldo invernale, rincantucciati di fronte al camino. George Duvivier: ben si comprende il motivo per cui Duvivier fu per anni il contrabbassista più conteso dagli studi discografici: fa tutto ciò che serve e lo fa benissimo. Può rendersi completamente invisibile o balzare improvvisamente al centro della scena. Anche con assoli brevissimi è capace di spiccare e lasciare un segno indelebile. E’ il transformer del contrabbasso, un momento pare in un modo, un altro momento ha cambiato completamente forma. Da un certo punto di vista è il contrabbassista ideale, mai fuori tono, sempre perfettamente integrato e coerente con ciò che il brano richiede. Un maestro. Tanto quanto lo furono Sam Jones, Ray Brown, Paul Chambers, Butch Warren, Ørsted Pedersen, Scott LaFaro, ecc. Arthur Edgehill (batteria): si integra alla perfezione nel gruppo; si sente che è bravo, pur non assurgendo mai al ruolo di protagonista. E passiamo al suono. L’analisi delle registrazioni è facilitata dalla circostanza che risalgono tutte (sono tre) al 1958 (Giugno, Settembre e Dicembre). Le sessioni si tennero presso il Rudy Van Gelder Studio, col sciòr paròn seduto al mixer. La posizione di alcuni strumenti può cambiare da un brano e l’altro, tipo il sax che da destra passa a sinistra. Piccoli cambiamenti, nulla di rilevante. Trasparenza da premio Nobel (sto brigando affinché lo istituiscano. Ci sono da ungere molte mani, mandatemi un contributo…in pandori…benefici); dinamica più che buona, timbrica ottima, palcoscenico sonoro tutto sommato realistico, benché con qualche vuoto al centro. Tra parentesi, mi sono fatto l’idea che i riversamenti di Bernie Grundman risultino più “caldi” rispetto a quelli di Kevin Gray. Non so se avete avuto anche voi la stessa impressione. Bernie Grundman ha fatto un eccellente lavoro di rimasterizzazione dei nastri e taglio lacca, dichiarato Full Analogue da cima a fondo. Edizione limitata a 5.000 copie, non numerate. Costa sui 130 Euro su Amazon.it. Poco, tanto? Fate voi, dopo la mia recensione penso che non resterà a 130 Euro. Acquistate Cookin’ With Jaws And The Queen ed abbiate il coraggio di venirmi a dire, in questo thread, che non ne valeva la pena. Vi aspetto. Voto artistico: 10 in carrozza. Voto tecnico: essendo tre registrazioni diverse, si va da 9 ½ a 10, dipende dal brano, diciamo 10 arrotondato. Voto alla Craft: stra 10. Voto a me che ho scritto questa recensione: mbe’… 3 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1171588 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 25 Aprile 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 25 Aprile 2024 Festa della Repubblica, recensione patriottica. Iiiitalianiiiiii, l'ora delle decisioni irrevocabili è arrivata! Mi vendo la casa! . Mal Waldron – Mal/2 - Prestige Records (1958) – AAA OJC-Craft Records (2023) . Recensione alla veloce, per chi non ha voglia di leggere: cioè, fatemi capire, voi aspettate la mia recensione per acquistare ‘sto disco? Allora, avviso: a chi non acquista ‘sto disco viene inibita la lettura delle mie recensioni (che tanto lo so che non vedete l’ora di leggerle). Ho fatto un accordo con l’Amministratore, abbiamo sviluppato una specie di micro-relè, che funziona con le onde cosmiche atarassiane-athameppiane e scatta in automatico oscurando il thread. Adesso lo attivo, aspettate un attimo che punto l’antenna in direzione della galassia di Atarass-Athamèp…e pronuncio la sacra formula in sumero accadico, il cui significato resta a tutt'oggi in gran parte oscuro. Mi raccomando a voi, serve il più assoluto silenzio. . Atàraaaaass! ATARA’AASS! Atàrass dde‘stocàass! Athamèeeep ATHAMEE’EEP! Athamèp dde‘stacèepp! . . La verità è che sui dischi ben riusciti non c’è mai molto da dire (sui capolavori anche meno). Ma è mai possibile che non riesca a trovare un Prestige che non mi piace? Ce ne sarà uno? Mal Waldron, storico pianista di Charles Mingus, c’è, ma non si vede. Come il trucco. Lato A standard, Lato B brani originali (e spacca in una maniera...maro’, è una favola…). Lato C: ammazza che disco! Che disco incantevole. Machemmeraviglia!! Dai che parto con la recensione positiva stile rivista Hi-Fi: ho visto la luce! ah che prodotto! ah che qualità! Ragazzi, cosa vi devo dire... Ma che belli che sono ‘sti OJC-Craft, ma che belli santo cielo! Li devo comperare tutti...io mi ipoteco la casa...dov’è? dove l’ho messo?….dov’è il numero del notaio? Diciamolo chiaramente, la serie OJC di Craft non la batte nessuno, è il Top. Dunque, prendete nota: Coltrane (prima maniera), Sulieman (un ottimo trombettista, già sotto Monk), Sahib Shihab (sassofonista, pure lui da Monk), Jackie McLean, Julian Euell (bassista allievo di un certo Mingus); infine Ed Thigpen ed Art Taylor, che si dividono il seggiolino della batteria. E poi c’è il titolare, Mal Waldron, pianista powelliano, più per togliere che per aggiungere; sta in cabina di regia e manovra la giostra. Il disco? Un razzo atomico caz..spita! Una freccia di giada scoccata da una nube di fuoco, che va a conficcarsi esattamente nel cuore del Jazz...e te… non la vedi nemmeno passare. Spatapàm! Hai visto passare ‘na freccia? Tipooo...di giada venuta giù da una nube infuocata? Me pare... Ah sì sì, lo vista. I brani scritti da Waldron, che occupano il Lato B, fanno le scarpe agli standard del Lato A. E’ il Jazz Prestige...e chi lo ammazza? Parliamo della registrazione? Vecchiotta, del tipo anzianotta, un po’ chiusa, un po’ limitata, tutto ridotto: dinamica, timbrica, scena sonora. Quindi… suona alla grande. Eeembe’, suona, suona. Come un Mono, perché è Mono, ma un Mono ellenistico, che si pavoneggia, perché non lo sa di essere Mono. Scena avanti eppur bilanciatissima; ma quant’è più coerente il Mono rispetto allo Stereo? Tutta ‘sta polpa al centro, che più al centro nun se po’, e quell’effetto radiolone a valvole, un altoparlante uno, che fa tanto vecchia Hi-Fi, e checcepiace. Hai voglia se ce piace. Stoughton laminata, stampa RTI non silenziosissima (porcdiquell°çò@#ù*^§°£$§§!). Voto artistico: non gli do 10 perché poi dite che esagero. Allora facciamo… 9,999999 Voto tecnico: 9 meno. Pagato 36 Euro su IBS, con lo sconto retrogrado, del coso fratto il cos’altro... Occhio che scatta il relè! Alberto. 4 2 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1181420 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 26 Aprile 2024 Condividi Inviato 26 Aprile 2024 Non perdo tempo a leggere la recensione perché so già che il disco è bello. Tra l'altro super affaròn (insieme a tanti altri) perché preso in un acquisto complessivo. Diciamo che ho risparmiato 35 euro e spiccioli Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1181843 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
gabel Inviato 26 Aprile 2024 Condividi Inviato 26 Aprile 2024 Il 25/4/2024 at 15:25, OTREBLA ha scritto: Festa della Repubblica È (era) il 25 aprile, festa della liberazione. La festa della repubblica è il 2 giugno. Comunque apprezzo lo sforzo! 😄 Possibile che i Craft-OJC siano sempre i più cari? 😡 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1182199 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Tronio Inviato 26 Aprile 2024 Condividi Inviato 26 Aprile 2024 29 minuti fa, gabel ha scritto: Possibile che i Craft-OJC siano sempre i più cari? Per forza! Da quando c'è "gente" che li recensisce mettendo sempre voti dal 9,999999 in su... Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1182228 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 26 Aprile 2024 Autore Condividi Inviato 26 Aprile 2024 Che figura! Certo, Festa Della Liberazione! Athameeep! E fortuna che sono di sinistra.... Tronio, il prossimo Craft-OJC lo stronco per ben benino, così il prezzo cala. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1182253 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 28 Aprile 2024 Condividi Inviato 28 Aprile 2024 Il 26/04/2024 at 19:12, Tronio ha scritto: Per forza! Da quando c'è "gente" che li recensisce mettendo sempre voti dal 9,999999 in su... È un gran bel disco ma gli darei 4 stelle non di più. Quindi 8… se può aiutare a fare scendere il prezzo…. 😉 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1183241 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 2 Giugno 2024 Autore Condividi Inviato 2 Giugno 2024 Yusef Lateef – Eastern Sounds – Prestige MoodsVille (1961) – AAA Craft Records Serie OJC (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: un’ottima prova del sacerdote dell’East-Jazz. . . Le composizioni presenti in Eastern Sounds, del polistrumentista Yusef Lateef, contengono elementi di chiara derivazione orientale. Sono inoltre inclusi due brani tratti da altrettante pellicole cinematografiche di grande successo: Spartacus (1960) e La Tunica (1953). Si tratta dei pezzi più convenzionali dell’album, che ne abbassano un poco il giudizio complessivo. A parte un Don’t Blame Me, dolcemente arrangiato in forma di ballad, e le due colonne sonore citate, la cui paternità cinematografica è manifesta nell’arrangiamento classicheggiante, tutto il resto deriva dalla penna di Lateef e costituisce la ragione per cui Eastern Sounds è così meritevole di attenzioni. Tra dediche alle figlie ed alla moglie, delicatissime atmosfere orientali, misteriose danze crepuscolari e richiami coltraniani, Lateef piega le esigenze della musica Jazz ai suoi fini, che sono quelli di indagare le molteplici sfaccettature dei modi musicali levantini. Un disco anomalo, teatrale, impostato quasi da disco di Classica, in cui si può ascoltare una forma di Jazz sotto diversi aspetti anticipatoria della World Music, che nel 1960 deve essere sembrata decisamente fuori dal coro ed anticonformistica. A me Eastern Sounds è piaciuto e lo consiglio, sebbene a tratti lo abbia trovato un po’ troppo ragionato e pianificato, dal che deriva quel suo essere leggermente impostato e non del tutto spontaneo. Segue una direzione ben precisa e non sgarra di un millimetro; sotto taluni aspetti pare quasi scritto, più che improvvisato, e mi ricorda le Suite, o la musica a programma. Spicca, oltre a Lateef, il batterista Lex Humphries, che avevo già avuto modo di apprezzare nel Tone Poet di Donald Byrd, At the Half Note Cafe; Humphries con la sua batteria dirige, connota e caratterizza l’intera esibizione. Yusef Lateef è un bravo e sorprendente autore. In Purple Flower, ad esempio, si rifà al capolavoro Passion Flower di Billy Strayhorn, con risultato lodevole. Lo accompagna il pianista Barry Harris, ed il contrabbassista Ernie Farrow che nel bellissimo The Plum Blossom, in apertura di disco, suona il Rabaab, specie di liuto persiano. Lateef imbraccia il sassofono tenore, il flauto, l’oboe e lo Xun, flauto globulare di origine cinese, dal timbro morbidissimo. Circa la resa sonora, Eastern Sounds pare registrato due minuti fa. E ciò vi basti. Rudy Van Gelder si è superato. La dinamica spacca, batteria iperrealistica, il sassofono è lì con voi, la trasparenza è notevole. C’è poco da dire su registrazioni di così elevata qualità, se non che offrono un’esperienza d’ascolto rara, persino tra le riprese coeve in casa Blue Note, Impulse!, Verve, ecc. Pagato 35 Euro, un tantinello più del normale (nonostante gli sconti di prammatica) su IBS. Questi OJC-Craft non riesco proprio a trovarli a prezzo Affaròn. Il vinile RTI rumoreggia un pochino sul Lato B. Meglio il Lato A. Gli do una lavata? Machemmefrega… Voto artistico: 9 1/2 Voto tecnico: 10 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1215084 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 16 Giugno 2024 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 16 Giugno 2024 Questa Domenica si parla di pianisti. Uno qua e l'altro nel thread Lo Stato Del Vinile. The Cats – New Jazz Records (1959 – Registrato nel 1957) – AAA Craft Recordings-OJC (2023) Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: pensavo fosse Burrell e invece era Flanagan. . . Ammetto di non amare gran che Kenny Burrell. Ho diversi suoi lavori e nessuno mi entusiasma più di tanto. Lo trovo un chitarrista troppo impostato e misurato. Cool nel senso più borghese del termine. Dotato indubbiamente di grande talento, ma troppo classico ed ortodosso per i miei gusti. Pertanto mi sono approcciato a The Cats con poche aspettative. E invece no, The Cats è un gran bel disco, pur nella sua classicità, inoltre non è Burrell segnare il tracciato, come pensavo, ma il pianista Tommy Flanagan, autore di quattro delle cinque composizioni in scaletta. Che non sono per niente male. Un esempio è Eclypso, ballabile dal sapore latino che chiude il Lato A, un altro è Solacium, in apertura Lato B, nel quale Flanagan si diverte a citare alcune famose melodie, tra cui Besame Mucho e l’Improvviso Op.66 di Chopin; mi è piaciuto anche Tommy’s Time, che come appunto dice il titolo si occupa di ritmo, con repentini cambiamenti di tempo. In generale tutto il disco è godibilissimo ed offre un Bop ammiscato, come dicono a Napoli, nel quale spiccano oltre a naturalmente Tommy Flanagan, dallo stile misurato e contenuto, il trombettista Idrees Sulieman e il batterista Louis Hayes, che in Minor Mishap tiene botta dall’inizio alla fine. Kenny Burrell al suo solito elegante e aristocratico. Da non dimenticare John Coltrane , qua in versione bluesy, sebbene come sempre un poco più avanzato rispetto agli altri. Un Jazz sicuramente d’epoca, poco disposto ad anticipare i tempi, se non fosse per Coltrane che qualcosa di prematuro ce l’ho infila sempre, altrimenti non sarebbe Coltrane; un disco che conquista al primissimo ascolto, ma non stanca nemmeno dopo diversi ascolti. In tutti i casi The Cats è un lavoro corale, ove ognuno collabora da par suo al notevole risultato finale. Passando al suono abbiamo una registrazione monofonica, un po’ chiusetta ed opaca, con i musicisti avanti fatta eccezione per il batterista ed un’immagine naturale tipica dei dischi Mono; buona la profondità e molto buono il dettaglio. Per essere del 1957 direi che ce n’è in avanzo. Copertina Stoughton a finitura lucida e vinile RTI non silenziosissimo sul Lato B. Caz..ccidenti! Pagato 34 Euro su IBS. Voto artistico: 9 ½ Voto tecnico 9++ 3 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/9/#findComment-1225977 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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