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Edizioni su vinile Craft Recordings


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Il 28/1/2024 at 21:51, OTREBLA ha scritto:

Non posso dire di conoscere a fondo il trombettista Art Farmer, avendolo ascoltato prima d’ora soltanto in un paio di CD (non miei) in cui suonava il flicorno

 

 

Leggo anche di Art Farmer, un poeta della tromba e soprattutto del flicorno, strumento d'elezione per il quale è più conosciuto e celebrato, suonatore anche di Flumpet (da flugelhorn/ trumpet)  strano strumento espressamente realizzato per Farmer che racchiude in se le "virtù della tromba e del flicorno che in Farmer si fa notare ai livelli più alti della musicalità della la voce calda e tornita, filigranata, unica nel suo genere.

Non serve paragonarlo ai suoi colleghi più celebri, più geniali se si vuole parlare di Farmer, di nessuna utilità di per se e inutile al fine di inquadrarlo in quel che sia stato l'autonomo, effettivo posto/ruolo raggiunto all'interno del mondo del jazz.

E invece, pur non conoscendolo a fondo.., per propria ammissione.., si parla di Farmer come se con lui si giocasse in casa.., cercando di "ridurlo" paragonandolo ai "mostri" sacri dove anche non vi sia da riscontrare attinenza diretta alcuna conessi. Magari senza neppure averlo nai ascoltato dal vivo per capire da vicino, magari in un epico jazz club, a due metri di distanza, senza problemi di dover regolare l'"impianto".., quanto fossereo sorprendentemente personali, a tal punto da ritagliarsi un posto rilevante nella storia della musica afroamericana, le "vibrazioni" poetiche dei suoi "ottoni" a prescindere da come si fosse ugualmente innamorati delle trombe di Armstrong, di Gillespeie di Eldidge, di Davis, ec... ciascun musicista un mondo a se stante tutti riuniti nella costellazione del jazz, da non mettere in graduatoria come si fa con gli atleti dello sport...

 

 

 

 

 

 

 

  • Melius 2
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Il 28/1/2024 at 21:51, OTREBLA ha scritto:

Louis Armstrong, Miles Davis, Dizzy Gillespie, Bix Beiderbercke, Chet Baker e Roy Eldridge.

I primi tre sono tra i grandi assoluti del jazz, Gillespie ho avuto la fortuna di vederlo dal vivo.

Beiderbecke ed Elridge pure.

Chet Baker non lo metterei su un gradino superiore ad Art Farmer. 

Concordo con Peppe inutile fare paragoni e prima di fare stroncature sarebbe utile conoscere di più un musicista.

Non voglio credere che la stroncatura sia una ripicca alla mia recensione positiva in un altro thread.

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  • 3 settimane dopo...

 

Cos’è che avevo promesso nel thread Lo Stato Del Vinile? Una recensione alla settimana?
Ssse’ come no, ciao core...
Ritiro subito. La recensione richiede tempo…e denaro. Io di denaro non ho, vorrete almeno lasciarmi il tempo!
E vai col plìm plìm!

 

Kenny Dorham – Jazz Contrasts – Riverside - NewLand (1957) – AAA Craft Records (2023)
Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: legato parkeriano più plìm plìm plìm, plìm plìm plìm...buono ma non mi fa arrampicare sul lampadario. Non so nemmeno se reggerebbe.
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Ah, la Craft Records! Vogliamo dire qualcosa su ‘sta benemerita etichetta che pubblica chicche in continuazione? Ma quanto sono bravi! Chad Kassem, dormi preoccupato…
Kenny Dorham ebbe la sfortuna di ritrovarsi più o meno coetaneo di alcuni capiscuola della tromba jazz (Davis, Baker, Gillespie), che ne misero in ombra il notevole talento. Mentre tuttavia alcuni trombettisti dettarono lo stile altri ne seguirono il dettato, limitandosi a riprodurlo, ed è quindi giusto che la storia li abbia collocati un poco più sullo sfondo.

Nel 1957, anno in cui Jazz Contrasts vide la luce, il trentatreenne Dorham aveva già maturato una solida esperienza nelle band di Dizzy Gillespie, Lionel Hampton, Billy Eckstine, nonché nel gruppo di Charlie Parker.
Ho ascoltato e riascoltato Jazz Contrasts, che è un buon disco di routine. Routine di alto livello, s’intende, come potrebbe essere altrimenti, ma non siamo di fronte al disco da isola deserta e nemmeno da isola in bassa stagione.
E’ tutto molto rifinito, curato, controllato e ricontrollato, però manca lo slancio e l’invettiva di uno qualunque dei dischi di Sonny Rollins dello stesso periodo (tipo Way Out West). Cosa c’entra Sonny Rollins? Be’, se non c’entra, c’entricchia (come diceva il Principe), dato che il sassofonista è l’ospite d’onore, e da bravo ospite si adegua agli usi della casa, seguendo Dorham nel veloce legato parkeriano, senza imporre oltre il lecito la propria personalità.
Il Lato B include ben tre ballad, nelle quali Betty Glamman punteggia con l’arpa, ricreando effetti esotici e un tappeto dalle atmosfere sognanti, stile film disneyano. La domanda sorge spontanea:

a fa’?

Tradotto dal bergamasco prima della controriforma: per quale cagione ciò avviene?
Massì, mettemose l’arpa, che ce frega.
Oh riga’, c’avanza n'arpa, chi la vuole? Nissuno?
E vabbe’, portala un po’ qua che quarcosa ce famo.
Non che a me dia fastidio, intendiamoci, tuttavia mi sento di affermare che il contributo di questo nobilissimo strumento non aggiunge gran che all’economia di Jazz Contrasts. Il Jazz, in particolare di quegli anni, si sorregge tranquillamente da sé, senza che sia necessario indorare la pillola con certi espedienti. Capisco che forse, per l’epoca, l’idea di aggiungere un’arpa debba essere sembrata molto originale.
Perché tu sei arido Alberto, sei freddo ed insensibile. Altrimenti percepiresti il romanticismo ed il senso di calore che il suono dell’arpa trasmette.
Forse avete ragione. Come diceva quello? Impara l’arpa e mettila da parpa.
Di più, nin zo’.
Detto ciò, Kenny Dorham è bravissimo; soffuso, mobilissimo, lirico. Un po’ trattenuto e dalle mezze dinamiche. C’è un disco splendido, di cui ho la grande fortuna di possedere la ristampa Alto Edition di parecchi anni fa (suona in maniera assurda), intitolato Quiet Kenny (1959) e super-registrato dalla New Jazz; il titolo si adatta molto bene a Kenny Dorham, il cui timbro è in effetti piuttosto quiet.
In Jazz Contrasts lo stile è parkeriano nei mossi legati ed altrettanto bakeriano nei passaggi più dolci (però Chet è un’altra galassia eh, non dimentichiamoci che il capolavoro Picture Of Heath è del 1956). Di Rollins ho già detto, va via in scia, Oscar Pettiford è una garanzia (contrabbassista da rivalutare) e Max Roach non si discute. Di gran classe il suo assolo in I’ll Remember April.
Kenny Dorham è un trombettista che ho sempre apprezzato, anche come autore, infatti non manco mai di comperare i suoi dischi, quando disponibili nella ristampa tripla A. Jazz Contrasts si colloca tuttavia all’ultimo posto nella mia classifica di gradimento, la quale include Quiet Kenny (che è una roba...mamma mia che disco), Trompeta Toccata e Una Mas.
Consiglio Jazz Contrasts? Direi proprio di sì, non vorrete mica lasciarlo lì? Anche se i contrasti promessi restano confinati al solo titolo; lo consiglio come disco a completamento della propria collezione, non certo come priorità assoluta di acquisto. Da segnalare l’elegante confezione in cartoncino a finitura satinata, la fotografia di Dorham stampata su carta lucida, tipo carta fotografica, la stampa di qualità Pallas ed il riversamento Full Analogue di Kevin Gray.
Ripresa monofonica che denuncia la sua veneranda età; discreta per il Lato A e più che discreta per il Lato B (si tratta di due registrazioni). Il suono è tipicamente mono, come uno si immagina debba suonare un disco mono di 67 anni fa, ovvero limitato in frequenza, timbricato all’ovatta, (meno sul Lato B), dinamicato con parsimonia (perché la dinamica costa) ed annebbiato davanti ai musicisti (meno sul Lato B).
Circa l’immagine, le costanti sono: batteria dietro, tromba avanti e sax più o meno nel mezzo.
E’ comunque una registrazione (anzi, due) che, considerata l’età, promuovo e si fa ascoltare senza difficoltà. Giapponese il vinile Pallas, del tutto privo di disturbi, dal primo all’ultimo solco. Questi sono i Pallas che selezionano uno per uno stando lì un po'...sssì...mi pare...sssì...aspe' aspe' fammi dare un'altra occh...sssì questo va bene, imbustalo pure.
Pagato 32 Euro su IBS.

Voto artistico: 8 +
Voto tecnico. Lato A: 7, Lato B : 8
Voto alla confezione: 9
Voto al vinile: 10
Plìm plìm pliiiiiìmmmm....
Alberto.

 

 

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  • 2 settimane dopo...

 

Superlativo, sia come contenuto musicale sia come qualità dell'edizione, grazie per averne parlato qua, sono veramente colpito, non sono abituato ad una simile qualità, di solito non compro edizioni particolarmente pregiate...

Per chi non lo conoscesse (ma tanto lo conoscete tutti, no?) si tratta di jazz molto tranquillo, meditativo, si apprezza ogni nota rapiti quasi trattenendo il fiato...

Craft Recordings, 2 lp a 45 giri.

Silenzio fra i brani quasi totale, suono morbido e con grande spazialità, la cosa che più colpisce è il contrabbasso che scende tantissimo pur rimanendo articolato, sembra veramente di averlo davanti, pochi secondi dopo l'inizio del primo brano mi sono alzato per vedere se il subwoofer era acceso ma no, era spento...

Sommando musica e tecnica uno dei cinque migliori dischi che ho, forse il migliore...

 

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  • 3 settimane dopo...
  • 2 settimane dopo...
giorgiovinyl
Il 26/04/2024 at 19:12, Tronio ha scritto:

Per forza! Da quando c'è "gente" che li recensisce mettendo sempre voti dal 9,999999 in su... :classic_wink:

È un gran bel disco ma gli darei 4 stelle non di più. Quindi 8… se può aiutare a fare scendere il prezzo…. 😉

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  • 1 mese dopo...

 

Yusef Lateef – Eastern Sounds – Prestige MoodsVille (1961) – AAA Craft Records Serie OJC (2023)
Recensione alla veloce per chi non ha voglia di leggere: un’ottima prova del sacerdote dell’East-Jazz.
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Le composizioni presenti in Eastern Sounds, del polistrumentista Yusef Lateef, contengono elementi di chiara derivazione orientale. Sono inoltre inclusi due brani tratti da altrettante pellicole cinematografiche di grande successo: Spartacus (1960) e La Tunica (1953). Si tratta dei pezzi più convenzionali dell’album, che ne abbassano un poco il giudizio complessivo.
A parte un Don’t Blame Me, dolcemente arrangiato in forma di ballad, e le due colonne sonore citate, la cui paternità cinematografica è manifesta nell’arrangiamento classicheggiante, tutto il resto deriva dalla penna di Lateef e costituisce la ragione per cui Eastern Sounds è così meritevole di attenzioni.
Tra dediche alle figlie ed alla moglie, delicatissime atmosfere orientali, misteriose danze crepuscolari e richiami coltraniani, Lateef piega le esigenze della musica Jazz ai suoi fini, che sono quelli di indagare le molteplici sfaccettature dei modi musicali levantini.
Un disco anomalo, teatrale, impostato quasi da disco di Classica, in cui si può ascoltare una forma di Jazz sotto diversi aspetti anticipatoria della World Music, che nel 1960 deve essere sembrata decisamente fuori dal coro ed anticonformistica.
A me Eastern Sounds è piaciuto e lo consiglio, sebbene a tratti lo abbia trovato un po’ troppo ragionato e pianificato, dal che deriva quel suo essere leggermente impostato e non del tutto spontaneo. Segue una direzione ben precisa e non sgarra di un millimetro; sotto taluni aspetti pare quasi scritto, più che improvvisato, e mi ricorda le Suite, o la musica a programma. Spicca, oltre a Lateef, il batterista Lex Humphries, che avevo già avuto modo di apprezzare nel Tone Poet di Donald Byrd, At the Half Note Cafe; Humphries con la sua batteria dirige, connota e caratterizza l’intera esibizione.
Yusef Lateef è un bravo e sorprendente autore. In Purple Flower, ad esempio, si rifà al capolavoro Passion Flower di Billy Strayhorn, con risultato lodevole. Lo accompagna il pianista Barry Harris, ed il contrabbassista Ernie Farrow che nel bellissimo The Plum Blossom, in apertura di disco, suona il Rabaab, specie di liuto persiano.
Lateef imbraccia il sassofono tenore, il flauto, l’oboe e lo Xun, flauto globulare di origine cinese, dal timbro morbidissimo.
Circa la resa sonora, Eastern Sounds pare registrato due minuti fa. E ciò vi basti. Rudy Van Gelder si è superato. La dinamica spacca, batteria iperrealistica, il sassofono è lì con voi, la trasparenza è notevole. C’è poco da dire su registrazioni di così elevata qualità, se non che offrono un’esperienza d’ascolto rara, persino tra le riprese coeve in casa Blue Note, Impulse!, Verve, ecc.
Pagato 35 Euro, un tantinello più del normale (nonostante gli sconti di prammatica) su IBS. Questi OJC-Craft non riesco proprio a trovarli a prezzo Affaròn.
Il vinile RTI rumoreggia un pochino sul Lato B. Meglio il Lato A.
Gli do una lavata?
Machemmefrega…
Voto artistico: 9 1/2
Voto tecnico: 10

 

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  • 2 settimane dopo...

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