OTREBLA Inviato 14 Febbraio 2025 Autore Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 @bear_1 E ti pare poco? Disco favoloso. @gabel Non girare il coltello nella piaga...il Monk lo devo prendere per forza. Per me Thelonious Monk è una terapia ed un elisir di lunga vita. Walkin' mi manca e non c'è scelta, va preso. Il Pablo lo prendo DI SICURO. Come vedo la scritta Pablo io compero, qualunque cosa sia. Potrei rinunciare al Montgomery ed al Miles del '55...però...sarebbe una rinuncia sofferta... Alberto. Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1437030 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Moderatori Mister66 Inviato 14 Febbraio 2025 Moderatori Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 In attesa di 4 AP Pablo oggi mi sono arrivati questi… 😉 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1437105 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 14 Febbraio 2025 Autore Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 Bboni... 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1437108 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
gabel Inviato 14 Febbraio 2025 Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 @Mister66 quello di Carter ce l’ho già da un po’, quello di Cannonball invece no: posso chiederti dove l’hai preso e quanto lo hai pagato? Grazie mille! 🙏🏻 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1437237 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Moderatori Mister66 Inviato 14 Febbraio 2025 Moderatori Condividi Inviato 14 Febbraio 2025 @gabel carter ho una vecchia edizione americana che suona discretamente.. questa è un altro pianeta… Cannonball su Amazon https://amzn.eu/d/83Fb6JO Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1437240 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 16 Marzo 2025 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 16 Marzo 2025 Ma quand’è che finisce di piovere? Persino il mio tè domenicale sa di allungato. La giornata è uggiosa, la recensione…pure. E comunque, viva Gunthar Spetzel! Red Garland – Groovy – Prestige Records (1957) – AAA OJC-Craft Records (2024) . . Recensione alla veloce per quelli che preferiscono spendere i soldi nei dischi piuttosto che nelle armi: già il fatto che la Stoughton è laminata (lucida) implica inevitabilmente un voto alto. Ma non altissimo. Groovy è un termine vecchio slang, caduto in disuso, che significa “Bello!, Forte!, Figo!”. Hamptom Hawes, il famoso pianista, ne faceva uso in continuazione. Il suo collega Red Garland è famoso soprattutto per le collaborazioni con Miles Davis, durante gli anni ’50. Partecipò a decine di registrazioni Prestige e Groovy è il quinto suo album da solista con questa etichetta. Durante gli anni sessanta Garland interruppe la carriera da professionista, a causa della scarsità delle proposte di lavoro. Groovy è un classico della collana OJC ed in passato è stato proposto in versione doppio 45 giri, da Analogue Productions. Beatissimo chi la possiede. Il pianista è affiancato da Paul Chambers al basso e da Art(hur) Taylor alla batteria. Lo stile jazzistico è abbastanza classico, senza forzature e scatti in avanti, ben eseguito, anche grazie all’apporto dei due notevoli comprimari. Red Garland esibisce un pianismo ortodosso, poco invadente ed “accordato”, in quanto lavora spesso di accordi, per il cui tramite tende a riprodurre il tipico effetto botta e risposta delle big band. Il suo quindi è un approccio orchestrale all’improvvisazione jazzistica, dalla quale traspare in maniera evidente l’influenza di Charlie Parker. Un trio perfettamente integrato, col solito mirabile uso dell’archetto da parte di Paul Chambers, una specie di firma del contrabbassista di Pittsburgh. A base di Bop canonico questo di Groovy, sorvegliatissimo (forse anche troppo) e ben eseguito. Il programma include Hey Now, brano originale di Garland, piacevole e sbarazzino. Registrazione monofonica con sottile velo davanti, pianoforte leggermente chiuso e batteria un po’ troppo in là. Molto buona la resa del contrabbasso. Può darsi che il nastro master cominci a sentire il peso degli anni, oppure semplicemente sto ascoltando troppi Pablo/AP e l’orecchio è sintonizzato su quelli. In ogni caso, per essere del 1957, Groovy è una vecchia signora ancora in grado di fare conquiste. Il vinile della RTI è decisamente silenzioso. Pagato 25 Euro su IBS con lo sconto “Amici di Bardonecchia” che viene riconosciuto a chi invia prova documentale di essere stato almeno una volta in vita sua a Bardonecchia. Siccome io Bardonecchia non l’ho mai vista nemmeno in cartolina, ho inviato una fotografia del 1996 delle mie vacanze a Laigueglia (che in fondo non è molto lontana da Bardonecchia…in linea d’aria), sulla quale effettivamente si vede il mare, ma solo una fettina a destra, che può anche sembrare l’azzurro dell’orizzonte dietro la pista da sci (con le palme); mi sono inventato la storia che quello sulla sinistra, mezzo di spalle, col gelato ed i bermuda, è il famoso fondista altoatesino Gunthar Spetzel, che all’epoca riempiva i rotocalchi; per farla breve, se la sono bevuta. Voto artistico: 9 1/2 Voto tecnico: 9 1 3 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1462941 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. OTREBLA Inviato 13 Aprile 2025 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 13 Aprile 2025 La pioggia agli irti colli...ah no quella era la nebbia...E’ iniziata la stagione monsonica qua in terra orobica, con le piogge torrenziali che andranno avanti fino a Giugno. Per protesta mi faccio un tè equatoriale, ci butto dentro un avanzo di colomba pasquale di quelle estremamente economiche (con due mandorle due, una di qua e una di là, ben distanziate) e passo ad una recensione che si può dire cumulativa, dedicata ad un gigante del sassofono contralto, uno dei miei sassofonisti preferiti. La serie di dischi che vi presento è a tal punto omogenea per qualità artistico/tecnica, che da parte mia avrebbe poco senso soffermarmi in maniera specifica su ogni singolo lavoro. Si parla di Arthur Pepper detto “Art”, il più importante alto-sassofonista della storia del Jazz dopo il re del sassofono contralto Charlie Parker. . . Recensione alla veloce per chi è arrivato presto ed è già troppo che aspetta: il Jazz dei vertici, oltre al quale non c'è nulla. Per la verità Arthur Edward Pepper da Los Angeles fu anche clarinettista e tenor-sassofonista. Siccome però quando suona il clarinetto ricava gli stessi impasti timbrici e ricorre alla medesima articolazione di quando suona il sax-contralto, ed altrettanto fa col sax-tenore, in definitiva si può dire che il musicista abbia sempre suonato il sax-contralto. Il suo primo strumento tuttavia fu la tromba, che imbracciò compiuti i nove anni. L’anno successivo il piccolo Art ha un incidente e si rompe entrambi gli incisivi, così trasloca al clarinetto. Compiuti i quattordici anni, influenzato dallo stile di Benny Goodman ed Artie Shaw, entra nella banda della scuola; più tardi, da giovane professionista, si fa le ossa nelle orchestre di Gus Arnheim, Benny Carter e soprattutto Stan Kenton. Il suo apprendistato nelle big-band emerge con fulgida chiarezza quando lo si ascolta improvvisare. L’impostazione è disciplinata, quadratissima, sorvegliatissima. Non urla mai, non deraglia, non si avventura contro un ostacolo al di là del quale non è in grado di vedere. Pertanto Art Pepper è un sassofonista classico, alla Coleman Hawkins, Ben Webster, Lester Young? Niente affatto e questa è la sua seconda fondamentale caratteristica. Con tale bagaglio di esperienza nell’ambito della disciplina orchestrale, Pepper sviluppa il suo stile in maniera assolutamente originale e modernissima. Riesce in ciò che riuscì a pochissimi suoi colleghi nella storia del Jazz, con una mano rinsalda la tradizione Bop/Swing e con l’altra da briglia sciolta ad un passo inedito, ad un approccio innovatore, che lo ha reso un maestro ancora attualissimo. La grandezza di Art Pepper è il risultato, come sempre in questi casi, di una serie di caratteristiche antitetiche. I cinque dischi che potete osservare in fotografia, costituiscono una preziosa eredità della sua arte e la scelta obbligatoria per qualunque appassionato di Jazz. Si possono sovrapporre sia quanto a qualità artistica che tecnica, grazie al fatto che tutte le registrazioni furono realizzate da Roy Du Nann, il Rudy Van Gelder della Contemporary Records. Roy Du Nann fu indubitabilmente un maestro nella registrazione Hi-Fi, non meno capace del suo collega in forza alla Blue Note. Tra l’altro inventò una sorta di sistema Dolby ante-literam, che applicò alla registrazione del disco di Sonny Rollins Way Out West; Du Nann incrementò di proposito il livello delle alte frequenze (di 6dB) allo scopo di eliminare il sibilo del nastro, riservandosi di rimetterlo a posto in sede di taglio della lacca. . . I dischi fotografati in realtà sono sei, tuttavia The Intimate Art Pepper non fa parte del gruppo nato sotto le insegne della Contemporary, essendo stato pubblicato da Artist House nel 1979, e ristampato da Analogue Productions negli anni ’90, assieme ad altri due titoli del medesimo periodo: New York Album e So in Love. Sarebbe il caso che Chad Kassem si decidesse a ristampare (ricorrendo alla lacche di trent'anni fa) questi tre imperdibili lavori risalenti all’ultimo periodo del sassofonista. L’ho aggiunto forzando un po’ la coerenza cronologica, inquantoché serve come pietra di paragone rispetto all’Art Pepper della fine degli anni ’50, per appurare quali cambiamenti fossero avvenuti nello stile e nei modi del sassofonista in vent’anni di attività. Nada de nada. E’ l’identico Art Pepper del 1957-60. Stesso suono rotondo, levigato, stessa timbrica d’agata, medesimo l’incedere ondoso, a balze dai picchi smussati, identiche la fantasia e la ricerca musicale. Tra l’altro anche sotto il profilo tecnico The Intimate Art Pepper (riversato da Stan Ricker utilizzando la medesima catena valvolare che utilizzava Doug Sax) non sfigura affatto di fronte ai suoi predecessori, poiché suona una meraviglia, con il contrabbasso di Ron Carter che sfonda il muro del tempo e si catapulta nella vostra stanza d’ascolto, una dinamica da martello demolitore, trasparenza quadridimensionale. L’unico piccolo difetto di The Intimate Art Pepper è la presenza di due brani per sassofono contralto solo, che risultano un po’ forzati e deboli nell’effetto complessivo. Il sassofono non è uno strumento che si presti ad essere suonato in solo; si percepisce che manca qualcosa. Tornando alle ristampe tripla A della Craft Records oggetto della mia recensione, la scelta spetta a voi e potete pure tirare a caso, essendo certi di vincere sempre. In Art Pepper + Eleven (1959) troverete un suono orchestrale e gli spettacolari arrangiamenti di Marty Paich. In The Rhythm Section (1957) abbiamo un quartetto di grandi nomi, affiatatissimo, e così in Intensity (1960), mentre in Smack Up (1960) si aggiunge la tromba di Jack Sheldon ed in Gettin' Together (1960) quella di Conte Candoli (con Winton Kelly al pianoforte). Vari standard più alcune notevoli composizioni originali dello stesso sassofonista, che suona il sassofono contralto, il tenore ed il clarinetto. I musicisti di supporto sono tutti bravissimi. Ho la fortuna di possedere Smack Up e The Rhythm Section nelle versioni tagliate da Doug Sax per Analogue Productions tre decenni fa, il cui suono è uno scalino più…sontuoso, del suono ricavato da Bernie Grundman in questi recenti Craft, il quale ha fatto comunque un lavoro straordinario. Ma la morbidezza, l’immanenza e la grandiosità del suono di Sax temo sia sparita, sebbene non abbia potuto confrontare direttamente le stampe di Sax e Grundman di Smack Up e The Rhythm Section. Art Pepper è uno di quei nomi del Jazz da cui non si può proprio prescindere, capace di mettere d’accordo sia gli amanti dell’innovazione ad ogni costo che i puristi della tradizione. “Quando suono in gruppo gli altri componenti della band in qualche modo mi dirigono ed io in qualche modo dirigo loro. Bisogna raggiungere una speciale connessione con ogni membro del gruppo, contribuire all’insieme, piuttosto che badare esclusivamente alla nostra piccola parte ” – Art Pepper. Ed è esattamente ciò che troverete in questi stupendi lavori. Voti artistici: mooolto alti. Voti tecnici: alti mooolto. Alberto. 3 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1487224 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
capodistelle Inviato 13 Aprile 2025 Condividi Inviato 13 Aprile 2025 Sempre Analogue Productions di Smack Up ( 2009 ), The Rhythm Section (2003) e Intensity (2003) esiste una versione, 45 rpm. Smack Up e The Rhythm Section masterizzati e tagliati da Kevin Gray, Steve Hoffman mentre Intensity è opera di Roy Du Nann. Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1487686 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
GioSim Inviato 4 Maggio 2025 Condividi Inviato 4 Maggio 2025 The Intimate di Art Pepper stampa analogue productions, me l’hai fatto ricordare ed eccolo sul piatto, confermo stampa strepitosa, mi stavo avvicinando al jazz e questo è stato uno dei primi acquisti. Giorgio Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1504495 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
GioSim Inviato 4 Maggio 2025 Condividi Inviato 4 Maggio 2025 Insieme a questi…. Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1504497 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 4 Maggio 2025 Autore Condividi Inviato 4 Maggio 2025 Aaaaabbe'...chissà se The Way It Was! è Full Analogue... Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1504623 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
GioSim Inviato 4 Maggio 2025 Condividi Inviato 4 Maggio 2025 Se non ricordo male si sente molta differenza di incisione tra le due facciate, dovrò riascoltarlo è più di qualche anno che non l’ascolto. Giorgio Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1504695 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
GioSim Inviato 5 Maggio 2025 Condividi Inviato 5 Maggio 2025 Questa è la versione e sembrerebbe full analogue, Giorgio https://www.discogs.com/it/release/2512040-Art-Pepper-The-Way-It-Was Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1505007 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
OTREBLA Inviato 5 Maggio 2025 Autore Condividi Inviato 5 Maggio 2025 Lo avevo visto anche io, ma su Discogs non è detto da nessuna parte che sia AAA. Sappiamo bene che Ultra Analogue System non significa nulla. Probabilmente c'è un passaggino di digitale. Alberto. 1 Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1505043 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
bear_1 Inviato 9 Maggio 2025 Condividi Inviato 9 Maggio 2025 @OTREBLA .....complimenti per le scenografie fotografiche nelle presentazioni dei dischi. Ci vedrei bene anche qualche giradischi vintage in forma statica per completare il quadro Link al commento https://melius.club/topic/9656-edizioni-su-vinile-craft-recordings/page/11/#findComment-1508848 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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