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A Napoli e in tutta la Campania i casi di epatite A sono letteralmente esplosi: dai tre registrati a gennaio si è passati a quasi duecento tra casi confermati e probabili a metà marzo, con oltre cinquanta ricoveri. I numeri parlano chiaro: l’incidenza attuale è più di quaranta volte superiore a quella media degli ultimi tre anni. Insomma, siamo davanti a qualcosa di preoccupante. L’origine del focolaio è nelle acque del golfo, nell’area flegrea tra Bacoli, Varcaturo e Nisida. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha analizzato oltre centoquaranta campioni di molluschi provenienti dagli allevamenti di quella zona e ha trovato il virus dell’epatite A in otto di essi — sette lotti di cozze e uno di ostriche. Gli allevamenti contaminati sono stati immediatamente bloccati e le vendite sospese. Come sia arrivato il virus nelle acque degli allevamenti è ancora oggetto di indagine ufficiale. L’ipotesi più accreditata chiama in causa le cosiddette «scolmate»: le esondazioni di reflui fognari non depurati che in caso di piogge intense defluiscono direttamente in mare, aggirando i sistemi di depurazione. Nell’area flegrea, nei mesi precedenti, si erano verificate precipitazioni abbondanti e alcune segnalazioni di esondazioni fecali nelle acque costiere. Se quella catena di eventi è confermata, si tratta di un cortocircuito antico e irrisolto tra infrastrutture carenti e salute pubblica: un problema di fogne prima ancora che di cozze. Il sindaco di Napoli ha firmato un’ordinanza che vieta il consumo di frutti di mare crudi in tutti gli esercizi pubblici, con multe fino a ventimila euro. Una misura draconiana che racconta, più di qualsiasi comunicato, la gravità percepita della situazione. Il focolaio, tuttavia, si sta evolvendo. Dopo le prime settimane in cui quasi tutti i contagiati avevano in comune il consumo di molluschi crudi, ora i casi secondari si moltiplicano: persone che non hanno mangiato cozze ma che sono state a contatto con chi era già infetto. Il virus si è messo a camminare sulle proprie gambe, attraverso le mani, le famiglie, i bagni condivisi. È il momento più delicato di ogni focolaio. Per capire quello che sta succedendo bisogna partire dal protagonista: il virus dell’epatite A, indicato con la sigla HAV. È un virus piccolo, privo di involucro lipidico esterno, che appartiene alla famiglia delle Picornaviridae. Questa sua struttura «nuda» lo rende straordinariamente resistente: sopravvive nell’ambiente per mesi. Non è un microrganismo che si fa scoraggiare facilmente e questo, come vedremo, è importante per la diffusione del contagio perché rende inefficaci alcuni disinfettanti. Il bersaglio dell’infezione è il fegato dove il virus si replica e provoca un’infiammazione acuta che in casi gravi può compromettere seriamente la funzione dell’organo. Il decorso tipico è questo: dopo un periodo di incubazione che può durare dalle due alle sei settimane dal momento del contagio, compaiono i primi sintomi (quindi i casi che vediamo oggi sono riferiti a infezioni avvenute un mese fa!). La malattia esordisce come un’influenza: poi arriva il segno distintivo: l’ittero. La cute e il bianco degli occhi ingialliscono e il paziente sembra un evidenziatore Stabilo Boss (veramente), le urine diventano scure come il tè, le feci si scoloriscono fino a diventare quasi bianche. È il fegato che protesta, incapace di elaborare la bilirubina come fa normalmente, e questa invece di finire nelle feci (che rimangono bianche) finiscono nella cute (gialla) e nelle urine (scure). La buona notizia è che, salvo casi eccezionali, l’epatite A guarisce da sola, senza farmaci specifici, e questa è una grande fortuna perché non esiste un antivirale efficace contro questo virus. La cattiva notizia è che «guarire da soli» non significa «guarire in fretta». La malattia può durare settimane, a volte mesi. La stanchezza è debilitante, il fegato infiammato impone un riposo forzato, e chi ha un lavoro che richiede presenza fisica si ritrova fuori gioco per un periodo lungo e difficile. I pazienti ricoverati al Cotugno in questi giorni hanno in media tra i trentacinque e i cinquantacinque anni: persone sanissime, nel fiore degli anni, in piena attività lavorativa, messe a letto per qualche settimana. L’epatite A viaggia per via oro-fecale. Significa che il virus si trova nelle feci di chi è infetto, e arriva a contagiare un’altra persona attraverso la bocca. La catena del contagio sembra ripugnante descritta così, ma nella pratica quotidiana è molto più sottile: non serve un contatto diretto. Basta una mosca. Basta un alimento toccato da mani non lavate. Basta l’acqua contaminata da scarichi fognari. Basta un mollusco che ha filtrato acqua sporca. I molluschi bivalvi — cozze, ostriche, vongole— sono filtri biologici per natura. Pompano grandi quantità d’acqua per nutrirsi di plancton, e in questo processo concentrano tutto ciò che l’acqua contiene, compresi i virus. Se l’acqua dell’allevamento è contaminata da scarichi fognari, il mollusco diventa un concentratore di agenti infettivi. Non si vede, non si sente, non si odora. L’ostrica contaminata è identica a quella sana. Cucinata, non è un problema: il calore distrugge il virus. Cruda, è un rischio. È esattamente questo il meccanismo alla base del focolaio napoletano: le piogge intense avrebbero causato lo sversamento di reflui fognari non depurati nelle acque costiere della zona flegrea, dove le cozze filtrano continuamente. Il virus presente nelle feci delle persone infette — ignare di esserlo, nella fase pre-sintomatica in cui la contagiosità è massima — è finito nell’acqua, nelle cozze, e da lì nei piatti dei ristoranti e nelle tavole di casa. Ma le cozze non sono l’unica via. L’epatite A può diffondersi attraverso l’acqua potabile contaminata, le verdure irrigate con acque non depurate, la frutta non sbucciata, le insalate. In Italia qualche anno fa un focolaio rilevante fu associato ai frutti di bosco surgelati importati dall’est Europa. La trasmissione interumana diretta, attraverso le mani, è la modalità che alimenta i cosiddetti casi secondari: chi ha avuto un familiare malato, chi ha condiviso un bagno, chi ha toccato superfici contaminate senza poi lavarsi le mani. È per questo che i contagi continuano ad aumentare anche dopo che gli allevamenti contaminati sono stati bloccati: il virus ha già trovato una seconda strada. La prevenzione ha due livelli: quello immediato, che riguarda i comportamenti, e quello a lungo termine, che riguarda la vaccinazione. Sul fronte dei comportamenti, il calore è il nemico del virus. Il calore intenso, non quello tiepido. Gli studi di laboratorio sono inequivocabili: il virus dell’epatite A viene inattivato in pochi secondi a ottantacinque gradi centigradi, e in circa quattro minuti a settanta gradi. Questo vuol dire che i molluschi devono essere cotti a fondo, non scottati. Una cozza aperta al vapore per trenta secondi non è cozza cotta: è cozza tiepida. Per rendere sicuro un frutto di mare ci vuole una bollitura prolungata — almeno cinque minuti a fuoco vivo — o una cottura in forno ad alta temperatura. Il guscio che si apre non è un indicatore di sicurezza: è solo un segnale che il muscolo si è rilassato. Il virus, a quella temperatura, potrebbe essere ancora vivo e vegeto. Il lavaggio delle mani — accurato, con acqua e sapone — è l’altra arma quotidiana. Prima di cucinare, dopo essere stati in bagno, dopo aver toccato superfici potenzialmente contaminate. I gel alcolici, tanto diffusi dopo la pandemia, non sono efficaci contro il virus dell’epatite A: il suo involucro «nudo», privo di lipidi, lo rende resistente all’alcol. Solo l’acqua e il sapone funzionano. Per fortuna, abbiamo un vaccino. Il vaccino contro l’epatite A esiste da decenni ed è uno dei più sicuri e ben tollerati in assoluto. È composto da virus inattivati — uccisi, quindi incapaci di causare malattia — a cui viene aggiunto un sale di alluminio che funge da adiuvante, cioè da amplificatore della risposta immunitaria. Viene somministrato con un’iniezione nel muscolo. Lo schema standard prevede due dosi: la prima, e poi un richiamo da sei mesi a un anno dopo. Con la sola prima dose la protezione compare entro due o tre settimane ed è già molto alta — nell’ordine del novantacinque per cento. Con il richiamo, l’immunità si estende a più di vent’anni. Il vaccino è sicurissimo, praticamente non ha effetti collaterali degni di menzione. Il vaccino può essere somministrato a partire da un anno di età, ed è raccomandato per chi viaggia in paesi a rischio e per chiunque si trovi in una situazione di rischio elevato. Come quella di essere a Napoli in questo momento. Il vaccino anti-epatite A non fa parte del calendario vaccinale italiano, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei e negli Stati Uniti, dove viene somministrato a tutti i bambini. Se lo fosse, focolai come quello di Napoli probabilmente non si sarebbero verificati. Quello che sta accadendo a Napoli è la storia di un virus prevenibile con un vaccino sicuro ed efficace, che viene aiutato da infrastrutture fognarie insufficienti e da una copertura vaccinale praticamente inesistente. La risposta non è solo l’ordinanza del sindaco che vieta le cozze crude — giusta, necessaria, urgente. La risposta risolutiva è molto più semplice: una siringa, due dosi e venti anni di protezione.12 punti
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Eppure, dopo il precedente della non meno orrida riforma Renzi, mi viene da pensare una cosa: la Costituzione sembra avere una sorta di potere magico di autodifesa. Riuscendo a mobilitare nei momenti cruciali l'elettorato italico, che per quanto pigro e sgangherato ha un legame sottile, invisibile ma concreto con essa.11 punti
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Il guaio Jack e’ che non risponderebbero ai cittadini ma ai politici e al Potere. Vedo ogni giorno nell’amministrazione anche comune (appalti, urbanistica ec) la pericolosita’ del Potere. E’ bene che il Potere che maneggia Miliardi per conventicole tema la Magistratura, altrimenti sai che andazzo11 punti
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Il problema dei frutti di mare sta nel fatto che consumati crudi, sono molto pericolosi. E il punto più scomodo della questione non è il rischio in sé: è che le persone lo sanno, o lo intuiscono, e continuano a mangiarli lo stesso. La cozza cruda è uno di quegli alimenti per cui nessuna campagna di informazione ha mai funzionato davvero, perché il piacere che procura è immediato e concreto, mentre il rischio è remoto e statistico. Vince sempre il piacere. Questo rende il problema igienico dei frutti di mare crudi fondamentalmente diverso da altri rischi alimentari. Non si risolve con l’educazione del consumatore, perché il consumatore già sa — e sceglie comunque. Non si risolve nemmeno solo con i controlli sulla filiera, per ragioni che vedremo. Tra le malattie trasmesse dai frutti di mare crudi, l’epatite A occupa un posto speciale. Il virus che la causa — HAV — viaggia per via oro-fecale e trova nei molluschi bivalvi un vettore quasi perfetto. Le cozze, le vongole, le ostriche sono animali filtratori: si nutrono aspirando l’acqua marina e trattenendo tutto ciò che vi è disciolto, nutrienti e patogeni insieme. Se l’acqua in cui vivono è contaminata da scarichi fognari — e in molte zone costiere del Mediterraneo lo è, almeno periodicamente — i molluschi concentrano nel loro corpo il virus in quantità che nessun processo di depurazione standard riesce a eliminare completamente. Il limone non serve. L’aceto non serve. La “scottatura” veloce non serve. Come fare? Vediamolo insieme. L’unico modo per inattivare il virus è la cottura prolungata e uniforme fino a temperature molto alte al cuore del mollusco. Non basta che le cozze si aprano: l’apertura delle valve avviene a temperature troppo basse per uccidere il virus. Questo è un dato di fatto che la comunità scientifica ribadisce da decenni e che la maggior parte dei consumatori continua a ignorare, perché cuocendole si perde completamente il gusto. In questo contesto, due regioni del Sud Italia con tradizioni gastronomiche molto simili — Puglia e Campania — hanno scelto strade radicalmente diverse per affrontare il problema. E i risultati sono stati radicalmente diversi. La storia pugliese inizia con una catastrofe. Negli anni 1996 e 1997, la Puglia fu colpita da una delle più gravi epidemie di epatite A mai registrate in Italia in epoca moderna. Il virus, partito dalla provincia di Bari (ovviamente attraverso il consumo di frutti di mare), si diffuse progressivamente a tutte le province, raggiungendo un picco con oltre 4.600 casi notificati in pochi mesi. L’incidenza toccò valori che non si vedevano da decenni: oltre 130 casi ogni 100.000 abitanti in un anno. Ospedali sotto pressione, famiglie colpite, la Puglia con i suoi mercati del pesce e le sue tradizioni di frutti di mare crudi si trovò a fare i conti con una crisi sanitaria che non poteva essere ignorata. La risposta istituzionale fu pragmatica e, in retrospettiva, visionaria. La regione decise di non limitarsi a rinforzare i controlli sulla filiera dei molluschi o a fare campagne di sensibilizzazione — misure che erano già in vigore e che evidentemente non avevano impedito l’epidemia. Decise di vaccinare. Il vaccino contro l’epatite A fu inserito nel calendario vaccinale regionale e offerto gratuitamente a tutti i neonati e agli adolescenti. La logica era semplice: se non si può contare sul comportamento dei consumatori, e se i controlli sanitari non riescono a garantire la sicurezza assoluta dei molluschi, bisogna rendere la popolazione immune al virus. Non selettivamente, non solo per le categorie a rischio, ma in modo capillare, cominciando dai più giovani. La copertura vaccinale raggiunse punte molto elevate — in alcune coorti di adolescenti arrivò vicino al 90% — grazie anche all’effetto trainante della vaccinazione già in corso contro l’epatite B, che aveva abituato famiglie e medici a vaccinare i giovani contro i virus epatitici. Il risultato fu visibile con una velocità sorprendente. A partire dal 1998, appena un anno dopo l’avvio della campagna vaccinale di massa, l’incidenza dell’epatite A in Puglia cominciò a scendere in modo netto e bassa è rimasta. I casi continuano a esistere ma i focolai alimentati dai frutti di mare ai quali seguono le epidemie che si autosostengono attraverso la trasmissione interpersonale, sono diventati storia. Linea grigia, incidenza di epatite A in Puglia, linea nera, incidenza in Italia, linea tratteggiata (riferita all’asse sulla destra) copertura vaccinale negli adolescenti. Fonte La Puglia, regione in cui si consumano tradizionalmente cozze crude, ricci di mare, tartufi di mare — e in cui la pressione biologica del virus è rimasta presente — non ha più vissuto nulla di paragonabile all’epidemia del 1996-97. La Campania ha seguito un percorso diverso. Regione con una tradizione altrettanto radicata nel consumo di frutti di mare crudi — e con acque costiere in cui la contaminazione da scarichi fognari è un problema documentato da anni — ha puntato sul controllo della filiera e sulla vaccinazione selettiva. Il modello campano prevede il rafforzamento periodico dei controlli sugli allevamenti di cozze e vongole, la sorveglianza epidemiologica per individuare precocemente i casi, e la vaccinazione offerta ai contatti dei soggetti colpiti e alle categorie considerate più esposte. L’idea di fondo è che un buon sistema di controllo sanitario possa tenere sotto controllo il rischio, e che non sia necessario vaccinare l’intera popolazione quando si possono individuare e circoscrivere i focolai. In teoria è un approccio razionale. In pratica il risultato lo state vedendo questi giorni. Mentre la Campania affronta la sua emergenza, in Puglia non sta succedendo nulla di simile. La regione che trent’anni fa fu colpita più duramente, quella con le stesse abitudini alimentari e le stesse acque, quella in cui si mangiano frutti di mare crudi come in nessun altro posto d’Italia, non ha un focolaio. Non ha ordinanze di emergenza. Non ha ospedali pieni di itterici. Questo non è un caso. È il risultato di una scelta fatta decenni fa, quando qualcuno ha capito che i controlli sulla filiera, per quanto necessari, non bastano, e che l’unica protezione davvero affidabile è quella che si costruisce nella biologia del paziente, non nella rete di sorveglianza del mollusco. Un’epidemia come quella che sta colpendo Napoli in questi mesi, in Puglia sarebbe oggi praticamente impossibile. Non perché i pugliesi abbiano smesso di mangiare cozze crude — non lo hanno fatto. Non perché le acque pugliesi siano più pulite — non lo sono necessariamente. Ma perché una parte enorme della popolazione pugliese è immune: chi è stato vaccinato da bambino, chi è stato vaccinato da adolescente, chi ha sviluppato immunità naturale in anni di bassa circolazione del virus. Quando il virus incontra una popolazione in larga parte immune, non riesce a causare una epidemia. Si esaurisce prima di autoalimentarsi. È il principio dell’immunità di gregge applicato a una comunità specifica, ottenuto non con la fortuna ma con una politica sanitaria deliberata. L’epatite A si può prevenire quasi completamente con due dosi di vaccino. La protezione comincia a manifestarsi in un paio di settimane dalla prima dose e dura molti anni. Il vaccino è sicuro, ben tollerato, e disponibile gratuitamente in Italia per le categorie a rischio. Vaccinare i bambini e gli adolescenti che vivono in aree ad alta endemia — come il Sud Italia — non è una misura draconiana: è buon senso. Vaccinare chi consuma regolarmente frutti di mare crudi è ancora più opportuno. L’esperienza pugliese ha dimostrato che funziona. L’esperienza campana del 2026 ha dimostrato che cosa succede quando non lo si fa. Non ci sono molti casi in medicina pubblica in cui il confronto sia così netto, così geograficamente circoscritto, così leggibile nei dati. Due regioni confinanti, stesso mare, stesse abitudini alimentari, stessa cultura, stessa irresistibile passione per i frutti di mare crudi: una ha vaccinato, l’altra ha controllato. Una ha evitato il problema, l’altra si trova questa primavera a gestire un’emergenza. La vaccinazione non è una risposta a ogni problema sanitario, e non è mai saggio presentarla come tale. Ma per alcune malattie, in alcuni contesti, rimane lo strumento più efficace che abbiamo. Concludo con una precisazione: mangiare frutti di mare crude espone a molte altre infezioni, che non sono prevenibili con il vaccino. E’ quindi una pratica da evitare.10 punti
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La situazione in Iran sta diventando così imbarazzante che fra un po' converrà rilasciare tutti gli Epstein Files senza censura per distrarre l'opinione pubblica.10 punti
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vedi, le forze che sostengono il Sì fanno capo al governo, sfruttano le risorse dello Stato e sono ferreamente coordinate dal cerchio magico delle sorelle Meloni. Il No è sostenuto da una galassia che non ha un vertice gerarchico, quindi non c'è alcun duce o gran consiglio che ha scelto Gratteri come alfiere. Semplicemente lo invitano perché fa ascolti. Lasciami dire però che trovo sconcertante storcere il naso per il Procuratore della Repubblica di Napoli mentre si sostiene il biellese vice ministro della giustizia che costituisce società con esponenti di un clan mafioso (che guarda caso è lo stesso cui era affiliato il padre della PdC). Va bene tutto ma ad un certo punto bisogna fare una scelta di campo: o col malaffare o con la perfettibile giustizia delle democrazie.10 punti
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Apro questa discussione per capire quanti di voi usano un metodo scientifico per capire quello che ascoltano Parto dall'assunto (non mio!) che quello che ascoltiamo è per un buon 70% l'acustica dell'ambiente in cui il nostro sistema audio suona Credo che chiunque si interessa di HiFi DEBBA cominciare col migliorare l'acustica del proprio ambiente d'ascolto e che sia doveroso dotarsi di un minimo di attrezzaatura per poterlo fare. E' d'obbligo dotarsi almeno, a mio modesto avviso, di: 1. Microfono di misura 2. PC per valutare cosa stiamo realmente ascoltando 3. Software di rilievo Solo così possiamo capire come intervenire e cosa, realmente, stiamo ascoltando Ci vogliono (aimè) delle misure Cerchiamo di capire come fare. Oggi ci sono svariati metodi per valutare il nostro ambiente che, come detto (non da me!) da chi fa questo per mestiere, sarebbe (il condizionale è d'obbligo) assolutamente doveroso per migliorare significativamente l'ascolto. Io utilizzo REW. Programma gratuito che mi permette con l'opzione "Real Time" di vedere in tempo reale come risponde il mio ambiente. A volte basta davvero poco. Spostare di qualche centimetro un diffusore, mettere un tappeto, modificare la posizione di un mobile, aggiungere un pannello.....ecc. per avere dei risultati davvero impressionanti. Io, spostando i miei diffusori di 20cm più avanti ho corretto un "buco" sui bassi di 8db! Vorrei fare un tutorial semplice. Senza parlare di frequenza di Schroeder, di trasformata di Fourier ecc. Sono cose che, comunque utilizzeremo ma non è strettamente necessario sapere nello specifico cosa sono. Tanto le usa il programma! E anche a nostra insaputa! Che ne pensate? Se vi interessa mi porto la mia esperienza nei dettagli pratici di utilizzo Ah, i risultati sono davvero incredibili7 punti
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La reazione dei Magistrati a Napoli e’ sbagliata. E’ apparsa come uno schierarsi politico o come una soddisfazione di corporazione, in ambo i casi non opportuni7 punti
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A fronte d'un simile schiaffone, qualcuno dovrebbe avere la decenza - ma, ovviamente, ne sono del tutto privi - di dimettersi. Non pretendo che lo faccia la Meloni, visto che non si trattava del referndum sul premierato, sull'abolizione d'una Camera, ecc., come ai tempi di Renzi (il quale si dimise), ma almeno Nordio sì, per non parlare della Bartolozzi. Auspico fortemente un ministro della giustizia più sobrio, in tutti i sensi, che si occupi dei veri problemi della giustizia e non della magistratura. Sono 2 cose diverse, ma tanti si sono bevuti le balle della Meloni/Nordio e del duo rai-mediaset7 punti
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Il risultato al di la’ della questione tecnica (c’erano ragioni anche per il SI) e’ il migliore possibile: serve a strigliare la Magistratura ( a quasi meta’ Italia non piace) ed evita montate di testa della Premier. Direi che si puo’ stappare un tavernello di quelli buoni7 punti
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Nelle variazioni su un tema di Haydn di Karajan 1964 a un certo punto si sente la suola del maestro che gira sul podio. no suola no hifi6 punti
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I giovani hanno votato per non far cambiare a gente come Nordio, Del Mastro e soci e vecchiume in genere, dategli qualcuno di decente a cui rapportarsi e poi vedete se cambiano o no.6 punti
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Scusami Dario, questo è il Paese (qualcuno dice fascisticamente la "nazione") nel quale non fa scandalo che il numero due della Giustizia sia a società col clan mafioso cui apparteneva il padre della PdC... e tu stai a guardare il momento di allegria di un gruppo di persone che hanno vinto una battaglia epocale? Non posso condividere, un'orata di euforia è lecita.6 punti
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Il pianoforte è sicuramente uno strumento complesso da riprodurre, ma non tanto per la semplice “ricchezza di armoniche”. Molti strumenti ne hanno altrettante, se non di più. La difficoltà del pianoforte sta piuttosto nella combinazione di estensione, transienti e dinamica. Detto questo, non credo esista uno strumento “più difficile” in assoluto. Altri strumenti mettono in crisi aspetti che il pianoforte nemmeno ha: – gli archi (violino, quartetto) hanno una continua micro-variazione timbrica e di intonazione che è difficilissima da rendere credibile – la voce umana è probabilmente il riferimento più sensibile che abbiamo: basta poco per percepirla come innaturale – gli ottoni hanno una direzionalità ed energia che spesso in un impianto diventano o troppo aggressivi o troppo smorzati Il pianoforte, invece, è uno strumento “determinato” (attacco e decadimento), mentre molti altri strumenti sono in continua evoluzione nel tempo intendo il pianoforte è complesso, ma è uno strumento determinato: una volta generato il suono, la sua evoluzione è relativamente prevedibile. Altri strumenti, invece, sono in continua trasformazione e proprio per questo spesso più difficili da riprodurre in modo credibile. Per questo più che parlare di “strumento più difficile”, forse ha più senso dire che ogni strumento mette alla prova aspetti diversi della riproduzione.6 punti
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Ma la smetta, si vergogni! Non c'è nessuna contraddizione. Sta semplicemente contestando l'embargo che è una forma violenta, vigliacca ( perché affama le persone) per boicottare uno Stato sovrano che ha tutto il diritto di essere contrario allo stile di vita americano ed occidentale cosa che del resto valeva per l'Iraq, il Vietnam comunista, l'Afghanistan e l'Iran, tra gli altri. I prepotenti che destabilizzano il pianeta terra ( anche dal punto di vista ambientale visto che la guerra è la massima negazione di ogni sensibilità ambientalista) si chiamano Usa e Israele, se ne faccia una ragione6 punti
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IMHO non ci si rende conto che l'Iran è un impero enorme con una civiltà multimillenaria che i suoi tiranni se li vuole (eventualmente) abbattere da solo. Che c'è il rischio che i bombardamenti ottengano l'effetto opposto di ricompattare la popolazione. E che l'odio per l'Occidente aumenterà in quella parte che lo provava, e nascerà in quella che ne era immune. Che infine un conto è Teheran (come Mosca o Pietroburgo) un altro l'immensità dell'impero. . Infine un pensiero all'incredibile cecità, stupidità e ignoranza dei dirigenti americani che si rifiutano di mparare dagli errori passati.6 punti
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A casa dietro il muro passa la colonna dell’aspiratore che emette un flebilissimo fruiscio. Quando a tarda sera l’aspiratore cessa e il silenzio diventa pressoche’ assoluto l’ascolto si fa dettagliatissimo e la microdinamica piu’ intellegibile. Il silenzio non e’ mai troppo. il paragone coi concerti dal vivo non funziona li’ e’ sempre tutto percepibilissimo anche se la vecchia scarta caramelle6 punti
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Però in materia disciplinare è il principio sovrano per tutte le categorie professionali, dagli ingegneri, ai medici, agli avvocati, ai notai, ed è il principio applicato anche nel mondo del lavoro. I miei superiori esercitano la vigilanza ed il potere disciplinare su di me, io sui dipendenti, il datore di lavoro sui propri. Il magistrato, che la Costituzione mette motivatamente in posizione di assoluta indipendenza, è giudicato disciplinarmente da un ordine di pari, peraltro partecipato da avvocati e docenti, che sono altre persone. Nessuno giudica sé stesso, come qui si dice. Il CSM conclude con una sanzione, in percentuale decisamente superiore a quella degli altri organismi disciplinari. Nessuno discute il potere sanzionatorio disciplinare verso i comportamenti scorretti dei parlamentari in violazione dei regolamenti di funzionamento del Parlamento, emanati in regime di autodichia dal Parlamento medesimo, ed irrogato dall'Ufficio di Presidenza del Parlamento. In realtà, con questa propaganda volta ad inficiare la fiducia verso la magistratura in gravissimo spregio allo stato di diritto, attraverso la polemica eterodiretta sull'esercizio del potere disciplinare, si sta ancora una volta mettendo in discussione, solo verso i magistrati, autodichía che vale per tutti, e non solo per loro. Sempre per fare in modo che la confusione sia massima, si dimentica che ben altra cosa è la condanna penale del magistrato, che esiste eccome e che senza troppe remore viene decisa da tribunale di altro distretto di Corte d'Appello, come dimostrato dalle tante sentenze di condanna di magistrati infedeli. Forse si vorrebbe che il giudice dei magistrati fossero i politici. A furia di dire bugie, queste si impadroniscono della verità, ed il risultato è scardinare la fiducia dei cittadini e lo stato di diritto. Dalla fase 1 di tangentopoli, sfiducia verso i partiti, che oggi sono ancora più di prima un puro sistema di spartizione, sono riusciti a trasferire il sentimento di odio delle stesse persone che si sentono antisistema difendendolo, verso la magistratura. Una cosa che non si puó sentire6 punti
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Riposto delle dichiarazioni. Carlo Nordio: «Sono pienamente d’accordo che questa riforma non c’entra niente con l’efficienza della giustizia, non abbiamo mai preteso o detto che la separazione delle carriere rendesse i processi più veloci», «non influisce sull’efficienza della giustizia». «Nessuno ha mai preteso che influisca sull’efficienza della giustizia. Quando mai abbiamo detto che la separazione delle carriere rende i processi più veloci?» Giulia Bongiorno: «Ma chi è che ha detto che questa riforma deve incidere sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere!». Mentre la Presidente del consiglio: «la separazione delle carriere dei magistrati rappresenta un’occasione storica per avere una giustizia più efficiente e più giusta». Le finalità reali della modifica di 7 articoli della Costituzione non sono mai stati esplicitati, le allusioni in una questione così rilevante in una democrazia liberale sono indizi di cialtroneria e di cattiva fede, indizi motivati anche dall'uso chiaramente strumentale di alcuni episodi (si pensi alla famiglia del bosco, che da oggi passerà nel dimenticatoio). La voluta opacità degli obiettivi della modifica della Costituzione fa sorgere il dubbio che le finalità siano altre e non esplicitabili e ritengo che ciò abbia contribuito alla vittoria del "no". Un mio sospetto è che questo referendum avesse come obiettivo, importante e non dichiarato, di valutare quale potrebbe essere l'esito di altre modifiche, penso soprattutto al c.d. "premierato", che inciderebbe sensibilmente nei rapporti tra poteri dello Stato.5 punti
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cioè... il primo ministro unitamente ad altri ministri e importanti cariche dello stato possono zompettare al grido chi non salta non so cosa cazz0 sia e tu non ti scandalizzi alla stessa stregua? ma fammi il piacere... e comunque si... sono oltre tre anni che stanno defecando in pubblico... rappresentano il peggio che questa repubblica abbia mai visto... e di gran lunga anche5 punti
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ma se siete capitalisti e votate comunista allora ve la state proprio cercando.5 punti
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Ovvio, ma almeno restano allo Stato, con la speranza che li amministri bene (purtroppo finora non è avvenuto). Invece si connette l'Italia a spese pubbliche e poi i privati lucrano, si costruiscono infrastrutture e poi i Benetton intascano i pedaggi, si finge di liberalizzare luce e gas col risultato di metterci il doppio del becchime di prima, ma direi anche il triplo o il quadruplo.5 punti
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Quello dell'organo è il suono architettonico dell'elevazione accolto negli spazi, volute e volte delle magnifiche architetture musicali. Sant'Ivo alla Sapienza - Santa Maria della Vittoria (photo by Peppe ©) Concerto per organo, architetture, ombre e luci [analogica]5 punti
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Roon-Musica Etnica Album con Ali Toure Farka & Ry Cooder, dal Titolo "Talking Timbuktu"... Il genere di musica di questo disco mi piace molto, conoscevo una canzone ma non il resto del disco, lo cercavo da tempo ma non l'ho trovavo, ha soddisfatto le mie aspettative, gli artisti li conoscevo e si sono dimostrati all'altezza, bellissimo! lo consiglio agli appassionati di questo genere di musica tradizionale ma innovativo. Cuffia Abyss1266 OG con Cavo CLEAR Plus by Invictus Cable, Sorgente Roon-Tidal Qobuz Master, Streamer Auralic Aries G 2.1, Eam Lab Dac Musica & Ampli Cuffie Valvolare Viva Egoista 845-MKII.5 punti
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Ma perché dobbiamo sopportare ste quintalate di propaganda? Pure Donald si è fatto il suo social personale. Fattene uno anche tu.5 punti
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L'intelligenza artificiale mi dice che bisogna metterlo sul pomolo della ringhiera giusto in mezzo. Se sta fermo è bilanciato se casca no5 punti
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Rinvenuta a prezzo basso a uno svuota la soffitta in quel di Greve in Chianti. Tenuta da Dio e, incredibilmente ancora funzionante. C'è del lavoro da fare ( sostituzione condensatori e probabilmente anche diverse resistenze, disossidare la contattieta, sostituzione delle valvole ecc..ecc..). C'è voluto un po' a risvegliarla .5 punti
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La guerra finirà quando il presidente USA Netanyahu avrà raggiunto i suoi obiettivi, spero al più presto.5 punti
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Ecco, è questo il punto: mi chiedo come mai solo la Mercedes sia riuscita in questi compiti di ottimizzazione in uno o due anni di sviluppo, sviluppo cominciato insieme alle altre Scuderie, non credo che una si attiva e le altre dormano in vista di un cambio di regolamento così importante. Nel mondo moderno, ci si riesce solo se sai già cosa fare e dove mettere le mani. Supporre che in Mercedes conoscessero "da sempre" cosa fare con il regolamento 2026 non è così peregrino... considerando anche il ritorno alla grande in FIA di Ann Rao che tutti sappiamo chi sia: ha lavorato per tre anni e mezzo alla Mercedes a stretto contatto con Wolff. dal sito Motorsport: "La Rao è un avvocato con doppia qualifica, essendo registrata sia all'albo inglese che a quello francese, e vanta una significativa esperienza nello motorsport a livello globale, avendo ricoperto in precedenza il ruolo di Segretario generale ad interim della FIA per il motorsport nel 2022, cosa che l'aveva portata ad indagare sulla violazione del budget cap da parte della Red Bull (nota mia: ovviamente...) e di Direttore legale della FIA tra il 2016 ed il 2018. Ha inoltre lavorato come consulente legale generale per il Mercedes F1 Team e come consulente speciale del suo CEO e Team Principal, Toto Wolff." Guarda caso, non ha MAI indagato sulla Mercedes... ed è di nuovo in FIA dal 2025, giusto in tempo per spiattellare tutto a Wolff. A pensar male spesso ci si azzecca...5 punti
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Ha cambiato veramente il linguaggio della politica, dall’accento avellinese di de mita a quello gutturale della bergamasca5 punti
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Non è vero...e non può esserlo A casa mia posso ottenere 21 dBA di rumore In citta si passa a 40 dBA (anche oltre) ...che vuoi che sia quasi 100 volte la potenza in piu Con 100 dB di picco massimo potrei sfruttare l'intera dinamica della registrazione Mentre chi ha 40 dB di rumore sarebbe costretto ad arrivare a 120 dB di picco massimo Un impianto che arriva a 120 dB di picco massimo senza distorcere non mi pare ce l'abbiano tutti...mentre il rumore a 40 dBA è molto piu probabile5 punti
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Come prendere sul serio Trump con sempre in testa i cappellini venduti da lui? Sembra il fratello scemo di Wanna Marchi.5 punti
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