analogico_09 Inviato 4 Maggio 2025 Autore Condividi Inviato 4 Maggio 2025 Non fu da meno di Coleman, Albert Ayler ispirato iconosclasta delle forme apprese con la "missione" di liberare le voci ancestrali. Per chi sappia riconoscerle ed ascoltarle. 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1504773 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. minollo63 Inviato 6 Luglio 2025 Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 6 Luglio 2025 Come sempre io mi avvicino con rispetto e un po' di timore reverenziale alla musica jazz. In questo caso è toccato a "Abstraction Is Deliverance", così si intitola il nuovo album e quinto lavoro dell’ormai consolidato James Brandon Lewis Quartet, una delle formazioni più raffinate del jazz contemporaneo, guidata dal noto sassofonista statunitense. Disco bello e originale, che sembra volerci indicare una direzione più lineare e "classica" nel jazz, dopo tanti sconfinamenti di stili e ibridazioni di varia natura. Ciao ☮️ Stefano R. 4 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1535795 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 7 Luglio 2025 Condividi Inviato 7 Luglio 2025 19 ore fa, minollo63 ha scritto: Disco bello e originale, che sembra volerci indicare una direzione più lineare e "classica" nel jazz, dopo tanti sconfinamenti di stili e ibridazioni di varia Ne avevo scritto prima del rogo-parte-seconda. A me è sembrato un disco che assomiglia a nulla e quindi, solo per questo notevole. Musica bellissima e ben interpretata da solisti notevoli e tra questi Aruan Ortiz 50-enne cubano che ha studiato molto bene Andrew Hill. Ciao D. 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1536258 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 16 Ottobre 2025 Condividi Inviato 16 Ottobre 2025 Signori volevo chiedervi cosa ne pensate del disco di Joe Pass Virtuoso. Una recente ristampa è stata recensita in un altro thread, però da un punto di vista audiofilo un po' superficiale per non dire altro. Lì ho detto la mia: Virtuoso l’ho ascoltato solo in streaming ma è chiaro che non è un disco facile per l’audiofilo medio. È un disco per ascoltatori esperti di jazz. Detto ciò per chitarra sola, pur esulando dal jazz, ad un primo ascolto, gli preferisco 6 and 12 string guitar di Leo Kottke o qualunque disco di John Fahey. Mi piacerebbe confrontarmi con qualche appassionato di jazz a 360 gradi però… Volevo appunto confrontarmi con gli appassionati che frequentano questo thread 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1614574 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 16 Ottobre 2025 Condividi Inviato 16 Ottobre 2025 Ciao Giorgio, Joe Pass è molto bravo e sono d'accordo con te che la chitarra solista, senza ibridazioni elettroniche, non è di facile potatura. A me, ed è un discorso soggettivo, se non bastasse l'incipit del paragrafo, l'approccio."virtuoso" piace poco ma è stato un modo di proporre jazz di molti musicisti, e cito un paio di pianisti che spesso hanno mostrato questo approccio: Oscar Peterson e Monty Alexander. Suona bene? Ne sono felice ma per me conta meno del 2 di bastoni quando la briscola è spade. Non ho mai posseduto "Take five" disco che leggo suonare benissimo ma dove l'unica cosa minimamente interessante, per me ancora, è qualche passaggio di Paul Desmond. Ciao D. 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1614858 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
campaz Inviato 16 Ottobre 2025 Condividi Inviato 16 Ottobre 2025 @giorgiovinyl Ascoltato, grazie al tuo suggerimento, per la prima volta questa sera. Disco, per me, da apprezzare in cuffia: i virtuoisismi reclamano attenzione, l’ascolto deve essere davvero concentrato. Detto questo, da ignorantone quale sono, mi è sembrato il classico disco di un grande chitarrista pensato per un pubblico soprattutto di chitarristi. Più un saggio di bravura fine a se stesso piuttosto che un’opera a tutto tondo. Una cosa che mi piace moltissimo dei grandi jazzisti è che suonano divinamente eppure nelle loro dita la musica sembra sempre facile, come fosse la cosa più naturale del mondo. Qui, quella naturalezza, quel sacro fuoco istintivo non riesco a coglierlo. Ecco, questo è il classico disco che, se lo avessi ascoltato con amplificatore e casse, dopo pochi minuti avrei iniziato a distrarmi come a scuola quando il prof di fisica spiegava il terzo principio della dinamica (o come si chiama quella cosa lì). Detto questo, il limite è evidentemente tutto mio (ho visto che la Penguin l’ha inserita nella core collection…). 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1614957 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
giorgiovinyl Inviato 16 Ottobre 2025 Condividi Inviato 16 Ottobre 2025 1 ora fa, campaz ha scritto: Detto questo, il limite è evidentemente tutto mio (ho visto che la Penguin l’ha inserita nella core collection…). Esatto... i dischi raccomandati dalla Penguin cerco sempre di ascoltarli più volte, anche se di primo acchito non mi fanno impazzire. Grazie ai due scozzesi ho potuto scoprire tanto grande jazz... Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615012 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 16 Ottobre 2025 Autore Condividi Inviato 16 Ottobre 2025 4 ore fa, damiano ha scritto: Non ho mai posseduto "Take five" disco che leggo suonare benissimo ma dove l'unica cosa minimamente interessante, per me ancora, è qualche passaggio di Paul Desmond. Perbacco, sono contento che si sia da'accrodo su questo.., poche parole e hai fatto centro.., io mi sono dovuto sgolare nell'altra discussione per dire la mia... Agli inizi neppure Desmond che trovavo "esteriore" riusciro a mare, perrò per via dello stile personale in sefguito lo rivalutai.., e non l'avessi mai sceritto... Per quanto riguarda Joe Pass, confesso di conoscerlo appena e di non essere preparato per inter_loquire, quindi resto in ascolto delle vostre osservazioni integrando magari con qualche ascolto.., 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615048 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
damiano Inviato 17 Ottobre 2025 Condividi Inviato 17 Ottobre 2025 9 ore fa, analogico_09 ha scritto: nell'altra discussione Si, ho letto qualche minuto dopo aver risposto a Giorgio....coincidenze 🙂 Però vedi che,in effetti, è un disco di cui si parla; da una parte per scegliere la versione con miglior rapporto prezzo/prestazioni, dall'altra per sottolineare che la resa sonora è importante ma non può essere determinante. Ciao D. PS. Sto cercando di metter giù uno scritto sintetico (impresa ardua) su Cecil Taylor. A mio giudizio è uno dei pianisti più importanti del jazz che mi pare sia colpevolmente, io per primo, ignorato in Musica. Ri-ciao Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615086 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. campaz Inviato 17 Ottobre 2025 Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 17 Ottobre 2025 Fatemi spendere due parole in difesa di Dave Brubeck e del suo Time Out. Mi rendo conto che siamo di fronte a un jazz accondiscendente, una declinazione della musica afroamericana distillata suonando per il pubblico bianco dei college e delle università. Tanta tecnica, tanta pratica, e l’obiettivo costante dell’orecchiabilità. È facile, per un appassionato, preferire il rigore del bop o la lucente – e al tempo stesso finissima – ricerca di un Jimmy Giuffre. Eppure anche il jazz di Brubeck ha un suo perché e, abusando dei luoghi comuni, verrebbe quasi da dire che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Sulla solidità musicale del suo approccio non mi pronuncio: non possiedo gli strumenti per un’analisi circostanziata. Ho letto, come tutti, di contaminazioni, estrapolazioni, sperimentazioni: Time Out è un disco pensato, elaborato, sofisticato nel senso migliore del termine. Ma io resto un ignorantone: i dischi non li giudico per quello che rappresentano, ma per la gioia che mi procurano. E allora, pur sapendo che Powell, Monk e Bill Evans sono stati più determinanti per la storia del jazz, quel brivido che mi dà l’attacco di Take Five, il divertimento di portare Mozart sulle rive del Bosforo, e l’energia quasi orgiastica che attraversa ogni nota di questo disco mi fanno comunque – e convintamente – gridare al capolavoro. Davis era più bravo? Sì. Mingus aveva più spessore? Sì. Coltrane portava avanti una ricerca totale, che non si limitava alla forma ma penetrava la sostanza? Sì, senza alcun dubbio. Eppure, come in letteratura abbiamo bisogno tanto della densità di un Italo Calvino quanto della leggerezza di un Simenon (citazione non casuale: sono due dei miei scrittori preferiti), così nel jazz – musica catalizzatrice e generatrice, magma da cui tutto origina e in cui tutto confluisce – il contributo di Brubeck resta imprescindibile. Sarà stato perfettino, il classico secchioncello che suscita l’antipatia dei compagni più dotati ma meno disciplinati, ma tutti i buoni voti che ha preso se li è meritati fino in fondo. 3 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615167 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
Questo è un messaggio popolare. analogico_09 Inviato 17 Ottobre 2025 Autore Questo è un messaggio popolare. Condividi Inviato 17 Ottobre 2025 1 ora fa, damiano ha scritto: Sto cercando di metter giù uno scritto sintetico (impresa ardua) su Cecil Taylor. A mio giudizio è uno dei pianisti più importanti del jazz che mi pare sia colpevolmente, io per primo, ignorato in Musica. Ri-ciao Sarà interessante leggerti. Esponente di primissimo piano del jazz "libero" dalle regole armonico-tonali, la sua musica era troppo "provocatoria" per poter raggiungere il grande pubblico che non seppe ascoltare oltre il primo stadio più superficiale. Personalmente l'ho sempre apprezzato, essenzialmente da disco, mesi fa mi soffermai sull'eccellente album "Conquistador" nel topic degli ascolto vinilici. https://melius.club/topic/484-il-disco-in-vinile-che-state-ascoltando-ora/page/955/#findComment-1552249 Ma ebbi la fortuna e il privilegio di ascoltarlo in un raro concerto una sola volta (non veniva spesso in Italia) durante la prima versione itinerante di Umbria Jazz nel luglio del 1975, ad Orvieto . Mi ritrovai vicino ad Arrigo Polillo, il "leggendario" direttore della "leggendaria" rivista Musica Jazz che leggevo assiduamente e voracemente e tutto eccitato attaccai bottone e approfittando della sua squisita gentilezza e disponibilità andai dritto al punto. Ovvero al fatto che avessi letto nella suddetta rivista, anche da una recensione di un disco di cui non ricordo il titolo, la sua opinione molto critica sulla musica di Cecil Taylor Non averi potuto non chiedergli le ragioni di una posizione cosi "impopolare" in campo critico più.., "militante" per così dire in quegli anni delle contestazioni generali... . Polillo mi rispose, quel che avvo già letto ma in modo più colloquiale e ravvicinato, che trovava non organico il lavoro del pianista non perchè fosse di un free molto "radicale", ma perchè non riusciva a cogliere la chiusura del cerchio nelle sue performance più iconoclastiche ... Riporto molto sinteticamente, per quel che ricordo, aldilà dei dettagli il senso è quello: è roba di mezzo secolo fa... Ricordo inoltre chiaramente che contrappose a Taylor il pianista dell'ultimo quintetto di Mingus attivissimo in quegli stessi anni , anche in Umbria Jazz (lo ascoltammo entrambi nella precedente serata di concerti che si svolsero a Perugia) a quel Don Pullen che benchè lavorasse di atonalità (scrivo le cose molto alla leggera) manteneva maggior legame con la "tradizione" e con il blues... Provai a balbettare qualcosa, non che mi sentissi intomorito, ma da uno dei più stimati e "antichi" critici di jazz italiani, all'epoca solo Musica Jazz scriveva di jazz non a livelli fanzinieschi... c'era solo da imparare. Fu una bella discussione, per me emozionante, leggevo sempre i suoi scritti, le sue risposte ai lettori nella entusiasmante rubrica : "lettere al direttore" (Cose di altri tempi molto migliori degli attuali). Il concerto tardava a cominciare e fu molto paziente non di meno divertito con un giovinastro un poco frikkettone qual ero 50 anni fa... ... Polillo non aveva sempre "ragione".., a volte manifestava qualche idiosincrasia discutibile - era mica un robot - ma la sua onestà intellettuale, la sua profonda conoscenza del jazz, il suo acume critico-letteraio, quanto di più lontano dal "pennivendolume di regime", me lo facevano apparire come un nume tutelare della critica disintereata ed appassionata. Qundo criticava in negativo un disco, o che ce l'avesse, si fa per dire, con Archie Sheep che già ai tempi era un mio idolo, non sempre ero d'accordo, ma se scriveva che un disco era di valore potevi comprarlo ad occhi bendati ed orecchie chiusi, per riaprirli dopo con viva e vibrante soddisfazione mentre lo ascoltavi... Scusa se mi è partito il turbo e mi sono lasciato andare ai ricordi legati tuttavia al grande pianista. Attendo di leggere il tuo sceritto. 3 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615210 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 17 Ottobre 2025 Autore Condividi Inviato 17 Ottobre 2025 @campazGrazie del tuo interessantimo e sentito intervento, Danilo, io mi sono già speso nell'altro topic quindi non mi va di ricominciare qui. Mi scuserai se al minimo mi permetto di dire chein manier molto più rozza della tua credo di aver già prospettato cose sulle quali ti sei soffermato tu in modo più "Wfavorelo" al disco in questione, edi io apprezzo e rispetto. Ma vorrei precisare sottolineare cheio non ne faccio una questione di cosa si meglio o peggio, non mi interessa il fatto che Brubeck non sia Monk né vome Bill Evans, etc, che la sua musica scompaia come neva al sole al confronto con la musica di Mingus, sarebbe come scoprire l'acqua calda. Quello che io sento, che ascolto, è che quella di Time Out, specificamentedi Take Five, gli altri brani sono di un manierismo occasionale, buono pwer creare un'atmosfera di sottofondo nella sala da thè, che sia musica piacevole sulle prime, durante i successivi 10 anni, voglio abbondare, dopodichè ti rendi conto di quanto la piacevolezza si affievolsca, sia diventata come una sorta di tormentone che non riesce più a sostenere il peso del tempo. E mentre con Monk mi sembra di essere appena arrivato a capire qualcosa di quel che seguiterà a vivere nel futuro, con la musica di Brubeck mi sembra di guardare una pubblicità con la musichetta saltellante che faccia vendere bene le acque minerali firizzanti con tante bollicine... Poi possiamo parlare del valore di costume, sociale, affettivo, generazionale, audiofilo, perfino "ideologico", nobilmente nostalgico, etc, di quel progetto discografico nato per "piacere", per accontentare le aspettative del pubblico bianco, e sta bene ma personalmente non riesco a vedere il capolavoro MUSICALE né riesco a sentire l’energia quasi orgiastica che attraversa ogni nota di questo disco ... ciò che te lo fa ritenere capolavoro, cosa che assolutamente rispetto ma su cui non concordo. Per poter provare l'orgiastico - tribalismo afro_americano (a cui ammicca superficialmente il buon Morello col suo drumming oleografico che imkiti il "buon selvaggio") dovrei dirigermi verso i dischi di Art Blakey, di Max Roach, di Elvin Jones,.., oppure sul versante classico, verso le musiche barbariche, iconosclastiche ed orgiastiche di Igor Strawinsky che con effetto di reciprocità attinse molto agli stilemi del jazz, e il jazza agli strawinskiani... (magari poi ne parla anche Damiano nel suo scritto sull'"orgiastico" Cecil Taylor...) Scusa la mia "verve"... Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615224 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
campaz Inviato 17 Ottobre 2025 Condividi Inviato 17 Ottobre 2025 @analogico_09 Siamo tutti appassionati di jazz, ci capiamo perfettamente. Una volta ho scritto che A Love Supreme mi aveva logorato: mica lo disprezzavo, che è un capolavoro è chiaro come il sole, dicevo solo che dopo quarant’anni di ascolto era arrivato il momento di prendere una pausa (e nel frattempo ho approfondito la conoscenza dell’ultimo Coltrane). Quando, finalmente, lo rimetterò sul piatto (nel mio caso virtuale) sarà una festa! Potrei ascoltare solo Mingus o solo Monk, mi basterebbe la discografia di uno di quei geni assoluti, però mi piace variare, confrontare, esplorare. D’altronde mi sono innamorato del Caravaggio a una mostra milanese di tanti anni fa: s’intitolava Caravaggio e i caravaggeschi, insieme a qualche opera del maestro c’è n’erano tante di autori minori che lo imitavano. In quel contesto il genio del grande artista svettava e diventava evidente anche a uno zuccone come me. Ecco, io lo so che Brubeck non è il più bravo di tutti, lo so che ha saputo vendersi, ma io ho avuto bisogno del suo approccio brillante. Per capire, per attribuire, ma anche per divertirmi ascoltando. Ascoltare i suoi dischi mi trasmette una carica positiva e mi aiuta a comprendere qualcosa di più della storia della musica afroamericana. Tutto qui, e secondo me non è neppure poco. Con sempiterna stima, d Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615250 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 17 Ottobre 2025 Autore Condividi Inviato 17 Ottobre 2025 @campaz Siamo d'accordo sul fatto che si vive anche di musica che sa come vendersi per divertire mirando anche al successo, alla cassetta come naturale conseguenza. Di musica del divertimento ne avrò ascoltata a fiumi, da sempre, come tutti immagino, ma nei limiti temporali e per quel certo spasso di breve durata che esse offrono per poi farne a meno come qualsiasi altro oggetto di cosumo. Bisognerebbe sempre distinguere tra musica per divertirsi che oltre questo non ha altro da offrire e musica che mentre diverte si mostra all'ascoltatore per quant'altro vi sia ancora da scoprire ad ogni nuovo ascolto, quasi come se la si ascotasse per la prima volta. A proposito del già citato A Love Supreme di Coltrane, tra i primi dischi di jazz di peso che acquistai ed ascoltai per la prima volta molti anni fa, insieme al Town Hall Concert di Mingus e MU first part di Don Cherry fresco di uscita, più li ascolto e più mi entusiasmo nel provare immutata la sensazione di scoprire ogni volta che li metto a girare un altro segmento d'infinito di cui tali musiche dell'anima e della mente, del nostro pianeta terra e del cosmo siano fatte. Questi purtroppo non mi succede con Brubeck e vivo ugualmente felice. Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615346 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
analogico_09 Inviato 18 Ottobre 2025 Autore Condividi Inviato 18 Ottobre 2025 Da Il Manifesto di oggi. Il «silenzio» di Don Cherry Ultrasuoni Ricordi/Trent’anni fa se ne andava il trombettista statunitense. Spesso al fianco di Ornette Coleman, è stato un pioniere della connessione fra le musiche del mondo https://ilmanifesto.it/il-silenzio-di-don-cherry Mi soffermo spesso su questo straordinario poeta della musica e dei suoni universali, tra i miei musicisti preferiti, in assoluto. Non dirò altro, vi lascio al bellissimo, acuto e "sentito" articolo a firma di Guido Festinese. A voi il piacere di scoprire in proprio il "segreto" del Silenzio (è possibile creare un acconte leggere alcuni articoli gratis per questo quotidiano che vanta una sezione culturale davvero pregevole. In seguito si potrà scegliere se abbonarsi o meno) Solo un estratto... UN PAIO DI SECONDI In Silence Don Cherry inizia il pezzo, esponendo quasi con dolente timidezza l’impressionante, mesto tema che sa di destino e di ineluttabilità, poi, mano mano, la pocket trumpet viene assorbita nel tessuto orchestrale che ad ogni ripresa ispessisce il suono. A tre minuti e cinquanta il minuscolo ottone di Don Cherry entra con una sestina slabbrata, fremente, ustionante di note, un paio di secondi: Don Cherry è tutto lì. Poi di nuovo il turgore, e, via via, un anti climax che termina sulle note rade del pianoforte di Carla Bley, a richiamare l’inizio. Sapeva suonare così, Don Cherry, ai limiti del pitch di intonazione, col suo strumento speciale miniaturizzato e ultraportatile apparso nella guerra di Secessione, o lirico e pulito come un narratore di favole. Sempre antivirtuoso nel suono: gli interessava l’intensità e la verità, non la tecnica ineccepibile, la forzatura dei limiti per vedere cosa c’era al di là dello specchio di Alice, non la rassicurazione estetizzante dei macinatori di note. Sensibilità duttile che gli tornerà assai utile quando, ben presto come vedremo, diventerà anche uno degli anticipatori e pionieri della connessione fra le musiche di tutto il pianeta. Un ritratto toccante, Chapeau all'autore! Silence. Un brano scritto dal suo grande amico Charlie Haden e pubblicato nel 1983 su The Ballad of the Fallen, a nome di Haden e Carla Bley. Si ravvisano continuità con il leggendario album Liberation Music Orchestra di Haden e Bley, Don Cherry nell'ampio, straordinario organico orchestrale. 1 Link al commento https://melius.club/topic/1001-jazz/page/105/#findComment-1615740 Condividi su altri siti Altre opzioni di condivisione...
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