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Speakers Corner Records


OTREBLA

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@OTREBLA buondì ed auguri di buon Natale , si in effetti alla fine la testina  ci va sopra cmq di solito sto attento all ultimo brano e mi alzo un po' prima che finisca per alzare il braccio ....a meno che non parta l attimo di abbattimento 😃 , mi rompe solo il .... riconfeziona il pacco , porta il pacco per la spedizione ,paga la spedizione etc etc 

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1 ora fa, ar3461 ha scritto:

@OTREBLA buondì ed auguri di buon Natale , si in effetti alla fine la testina  ci va sopra cmq di solito sto attento all ultimo brano e mi alzo un po' prima che finisca per alzare il braccio ....a meno che non parta l attimo di abbattimento 😃 , mi rompe solo il .... riconfeziona il pacco , porta il pacco per la spedizione ,paga la spedizione etc etc 

Auguri anche a te.

Se ti può consolare io con lo stesso difetto ne ho due, un Gearbox ed un Chesky.

Alberto.

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Buon Anno a tutti.
Praticamente io Sonny Stitt fino a pochi mesi fa manco sapevo chi fosse.
O meglio, ne avevo orecchiato svariate volte il nome in anni di frequentazione di cose jazz, ma così, come ne orecchio tanti altri, senza davvero approfondire. D’altronde di jazzisti ce ne sono a miliardi…
Poi un anno fa ho trovato in offerta su IBS questo:
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spacer.png
.
Stitt Plays Bird - Atlantic 1964 - (registrato nel 1963, ristampa Speakers Corner).
Ascoltandola ho scoperto un contraltista di prima categoria, nonché un disco molto bello.
Anche per merito di John Lewis al pianoforte, Jim Hall alla chitarra, Richard Davis al contrabbasso e Connie Kay alla batteria.
Stitt Plays Bird è un lavoro da 9 di voto artistico e se vi capita di scovarlo a buon prezzo ve lo consiglio.
Addirittura  la sua versione di My Little Suede Shoes mi piace quanto l’originale di Charlie Parker; il che è tutto dire.
Pure sotto il profilo tecnico pienamente promosso: voto 8 ½.
Sonny Stitt in realtà faceva Boatner di cognome, questo prima di venire adottato dalla famiglia Stitt.
Il padre e la madre naturali erano due musicisti, lui un cantante d’opera e lei un insegnante di pianoforte, mentre il fratello divenne pianista concertista.
Stitt era un virtuoso del suo strumento al punto tale da non aver bisogno fare gli esercizi di riscaldamento che i sassofonisti di solito eseguono prima di un concerto; carattere forte, tendeva ad essere molto competitivo, in particolar modo nei confronti del suo alter ego Paul Gonsalves (uomo dall’indole estremamente mite).
Sin dagli esordi nel mondo del Jazz Stitt venne accusato di imitare lo stile di Charlie Parker, taccia che dovette contrastare a lungo e che ad un certo punto lo indusse a passare al sassofono tenore.
In effetti Sonny Stitt è il sassofonista più simile a Bird che personalmente abbia mai ascoltato.
E questo non lo reputo affatto un difetto.
Sebbene la voce risulti più dolce, romantica e il modo di improvvisare a tratti paia più lirico, la discendenza diretta col grande Bird è innegabile. Come dire, basta ascoltarlo, aveva poco da arrabbiarsi.
Ma veniamo al disco in oggetto:

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spacer.png

.
In Sonny Stitt & The Top Brass (Atlantic 1962 - ristampa Speakers Corner) l’emulo di Bird (stanotte viene a tirarmi i piedi nel sonno…:classic_biggrin:) divide il palcoscenico con una big band di ottoni, cui si aggiungono pianoforte, organo, contrabbasso e batteria. All’interno della compagine orchestrale figurano i nomi di Duke Jordan al pianoforte (solo in alcuni brani) e Blue Mitchell alla tromba.
Amo tantissimo l’inserimento dell’organo nei gruppi Jazz ed anche in questa occasione la sua presenza conferisce un plus di peso armonico ed impulso ritmico che trovo irresistibili.

Applausi all’organista Perri Lee.
Direzione band e arrangiamenti a cura di Ted Dameron (pianista e autore di diversi standard jazz) e Jimmy Mundy (altro famoso arrangiatore che collaborò con Benny Goodman e Count Basie).
Il punto di forza di questo disco sono proprio gli arrangiamenti per orchestra di fiati, che ammaliano almeno quanto gli assoli di Stitt. Nel disco sono incluse composizioni originali di Tadd Dameron nonché altre di Sonny Stitt. Ciò che si percepisce in maniera netta, rispetto al lavoro dedicato a Charlie Parker (che verrà registrato l’anno successivo, nel 1963) è la direzione a cui il sassofonista si trova a sottostare,  l’impronta musicale data dai due arrangiatori citati.
A me il disco è piaciuto moltissimo e come voto artistico mi sento di dargli un 9 (e so’ due).
Normalmente sto alla larga dalle registrazioni di big band, poiché spesso mi deludono; col procedere dell’ascolto vengo rintronato da quei continui tutti esplosi ad altezze vertiginose, che ad un certo punto diventano un cliché stucchevole.
Non è il caso di Sonny Stitt & The Top Brass, che ho ascoltato due volte di filato.
Se c’è una roba difficile da registrare è la big band, ma devo dire che la Atlantic ai suoi tempi non aveva da imparare da nessuno, infatti la ristampa Full Analogue Speakers Corner suona benissimo restituendo l’immagine di un’orchestra equilibrata, compatta, col sassofono in prima fila e ben focalizzato.
Di conseguenza il mio voto tecnico si assesta su 8 e ½.
A questo punto c’è da sperare che Speakers Corner ristampi un altro titolo dalla discografia di Sonny Stitt, anche perché le due ristampe suddette sono uscite di catalogo abbastanza in fretta, segno di apprezzamento da parte degli appassionati.
Alberto.

 

  • Melius 1
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  • 3 settimane dopo...
Il 22/1/2023 at 21:23, OTREBLA ha scritto:

Niente sperimentazioni pseudo-moderniste o provocazioni infantili: soltanto della gran musica. Almeno fino all’ultimo brano, Passion Of A Man, che chiude il disco ed è un vero e proprio pezzo recitato, cadenzato e commentato da una debole linea musicale, molto astratta e dissonante. Il tutto un po’ pazzoide.

 

 

Perchè risulta forse che Mingus con altri progetti sia invece dedito a fare queste cose?

 

Pazzoide 😒

 

Dopo la vita dura e la tragica morte che gli toccò in sorte, insieme alle grandi gioie che regalò a se stesso e al suo pubblico con la sua formidabile musica, perchè far sempre  riginare nella tomba il vecchio buon Charlie.

 

Fintanto che si parla di dischi.., ma le esegesi critiche improvvisate, per me male assimilate, non  incontrano il favore di chi ama veramente la musica e il jazz, e non i simulacri discografici

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Il 23/1/2023 at 10:07, gorillone ha scritto:

Come mai recensisci una cosa che dovrebbe uscire tra una quindicina di giorni? 🤭

 

 

Hai ragione.., per i tempi quelle "cose" eranomolto più avanti.., sono effettivame cose che devono ancora uscire.., neppure questo "ogg" così levigato e controverso è in grado di capirne la portata...

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Il 23/1/2023 at 10:07, gorillone ha scritto:

Come mai recensisci una cosa che dovrebbe uscire tra una quindicina di giorni? 🤭

E già uscito ma era andato sold out. La data che vedi sul sito SC si riferisce alla nuova ristampa. Ne sono sicuro perchè ce l'ho

Tornando a Mingus tutte le ristampe SC che ho sono fantastiche, tagliate da Kevin Gray

https://www.speakerscornerrecords.com/?freetext=mingus&label=&sort=release-date|desc&display=grid

Mi manca solo The Clown ma provvederò al più presto.

Sono titoli tra i più belli di Mingus

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