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Streaming vs. cd. Le vere differenze.


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11 minuti fa, GianDi ha scritto:

tutti hanno detto che abbiamo ascoltato in ordine crescente di qualità.

 

Non mi sorprende affatto che sia stata apprezzata la maggior compressione di "Creep". Il genere dopotutto un po' "la vuole". 

Resta il fatto che non è quella la versione originale del CD. Probabilmente se ascolti l'intero disco qualcosa di "anolamo" all'orecchio salta. 

Grazie mille per la testimonianza! :classic_happy:

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12 ore fa, rpezzane ha scritto:

farne fruire su sitemi inadeguati alla riproduzione musicale ossia gli smartphone.

Sistemi indadeugati alla riporduzione cosa significa?

 

Facciamo un poco di storia: fino alla metà degli anni sessanta, gli unici sistemi di riproduzione musicale erano radio, tv e dischi in vinile. Le radio e la tv non credo trasmettessero con una qualità superlativa ( a parte che erano in mono) e pure i vari impanti casalinghi non ricordo fossero chissà cosa. Chi produceva dischi  non è che dovesse preoccuparsi su dove si sarebbe ascoltata la musica. Poi ci l'avvento delle musicassette, che ampliavano i dispositivi disponibili ( sulle auto per esempio) e le radio trasmettevano pure in stereo. Si arriva agli anni 80 dove arriva il digitale: il cd e pure il mitico walk man.

Da allora ad oggi i dispositivi su cui si ascolta musica sono diventati quasi infiniti: home, radio, tv, pc, auto, telefoni, casse bt, ht, luoghi pubblici e chi più ne ha più ne metta.

Io mi immagino il "povero" tecnico del suono che deve produrre un qualcosa che, mediamente, possa essere riprodotto in maniera accettabile su tutta la miriade di dispositivi  esistenti ( compresi gli impiantoni da ennemila euro). E pure di nuovo su vinile!

Visto che non vedo il mercato discografico così fiorente, ben lontano dai guadagni di 30 40 anni fa, diventa davvero difficile, se non impossibile, fare anche solo 5 6 versioni differenti del medesimo disco , per adattarlo a dispositivi di riproduzione così differenti tra di loro.

E' ovvio che in una tale situazione, essendo quella discografica una industria, si privilegi la diffusione, la possibilità di ascolto sul maggior numero di dispositivi, piuttosto che badare a quel 0.1% di fruitori che dispongono invece di impiati di riproduzione di elevata qualità.

 

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26 minuti fa, loureediano ha scritto:

Non ci sono ingegneri cattivoni, ma la stragrande maggioranza degli esseri umani preferisce il suono ultra compresso.

Anche qui ci sono 

Ecco si  facciano fare il pulsantino "comprimi" con tanto di valore desiderato e sul mercato facciano in modo che arrivi la versione migliore, una sola per tutti. 

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@senek65 infatti ad oggi su una produzione si fanno principalmente 2 varianti: il master digitale (CD/ streaming) e quello per l'LP. In qualche raro caso 3, ove è previsto anche un supporto ad alta definizione (Blu-ray, DVD-A), capita, ma molto poco, che il supporto si discosti per qualche piccolo particolare dai files in streaming.

Nel caso di SACD fanno conversione di formato e bella lì.

 

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2 ore fa, senek65 ha scritto:

Poi ci l'avvento delle musicassette, che ampliavano i dispositivi disponibili

Ricordiamo che con l’avvento delle musicassette (analogiche) prese piede il sistema Dolby per la compressione in fase di registrazione e la decompressione in riproduzione, qualcosa come l’equalizzazione RIAA tuttora usate nella produzione di vinili, poiché la dinamica disponibile sui nastri delle cassette era decisamente inferiore a quella dei vinili.

Poi la questione si è notevolmente complicata con l’avvento del digitale dove allora sì i dispositivi per la riproduzione sono cresciuti enormemente (ovviamente rispetto al mondo analogico)

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Il 4/9/2023 at 10:27, senek65 ha scritto:

Da allora ad oggi i dispositivi su cui si ascolta musica sono diventati quasi infiniti: home, radio, tv, pc, auto, telefoni, casse bt, ht, luoghi pubblici e chi più ne ha più ne metta.

Io mi immagino il "povero" tecnico del suono che deve produrre un qualcosa che, mediamente, possa essere riprodotto in maniera accettabile su tutta la miriade di dispositivi  esistenti ( compresi gli impiantoni da ennemila euro). E pure di nuovo su vinile!

Il vinile lo puoi riprodurre solo su un impianto stereo (sistema adeguato ad ascolto della musica riprodotta) e per questo è l'unico supporto che ancora non vede compressioni enormi. Tutto quello che è main stream (pop, rock, etc) viene compresso a bestia per adeguarsi al peggiore dei sistemi che tu menzioni. Classica e Jazz ancora si salvano poichè generalmente non vengono fruiti su tali mezzi. Quando provi a fruirne capisci perchè si comprime.

Saluti

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23 ore fa, loureediano ha scritto:

Non ci sono ingegneri cattivoni, ma la stragrande maggioranza degli esseri umani preferisce il suono ultra compresso.

Non è corretta questa affermazioni o meglio è incompleta.

La riformulo: "La maggior parte degli essere umani preferisce il suono ultra compresso quando ascolta su sistema limitati e/o in ambienti non adeguati."

Ed è normale che è così. Ma il concetto non è che la preferisce perchè si sente più forte ma semplicemente perchè si sente. Un disco con 40dB di gamma dinamica non lo riesci a sentire in macchina a causa del rumore ambientale e su cellulare per limitazioni hardware e per rumore ambientale.

Saluti

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21 ore fa, stefano_mbp ha scritto:

Ricordiamo che con l’avvento delle musicassette (analogiche) prese piede il sistema Dolby per la compressione in fase di registrazione e la decompressione in riproduzione, qualcosa come l’equalizzazione RIAA tuttora usate nella produzione di vinili, poiché la dinamica disponibile sui nastri delle cassette era decisamente inferiore a quella dei vinili.

Erano sistemi per la riduzione del rumore che aveva particolare utilità nell'ascolto da nastro magnetico. Non erano sistemi di compressione.

Saluti

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20 minuti fa, rpezzane ha scritto:

Classica e Jazz ancora si salvano poichè generalmente non vengono fruiti su tali mezzi

No.

Quei generi non possono essere troppo compressi causa perdita del senso di ciò che si sta ascoltando.

Hanno una loro dinamica incorporata che non permette determinati processi.

E poi, molto spesso, non ci sono, come invece nel pop/rock, molti strumenti che suonano forte contemporanemente: è quasi sempre un'alternanza si di suono che di volume ( se la classica fosse fatta solo di pieni orchestrali avrebbe un DR1).

Ed è anche il motivo per cui le famose etichette audiophile propongono quasi sempre dischi con pochi elementi, quasi sempre acustici.

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15 minuti fa, rpezzane ha scritto:

Erano sistemi per la riduzione del rumore che aveva particolare utilità nell'ascolto da nastro magnetico. Non erano sistemi di compressione.

Compressione (in registrazione) e decompressione (in riproduzione) servivano per ridurre il rumore, poiché la gamma dinamica del nastro era davvero minima quello era il modo per fare in modo che il rumore del nastro in riproduzione rimanesse a bassi livelli.

Ho avuto il compressore/decompressore Dolby quindi ricordo bene come lavorava, se vuoi chiamarla deenfasi/enfasi va bene ma era comunque compressione/decompressione al pari della equalizzazione RIAA.

Del resto ridurre/aumentare il volume di certe frequenze significa comprimerle/decomprimerle

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5 minuti fa, senek65 ha scritto:

Quei generi non possono essere troppo compressi causa perdita del senso di ciò che si sta ascoltando.

Hanno una loro dinamica incorporata che non permette determinati processi.

Tutti i pezzi hanno una dinamica incorporata. poi sono d'accordo che castrare la dinamica di un pezzo  orchestrale è peggio che castrare un pezzo dei Pink Floyd ma come ben sai ci sono dischi di Jazz molto più compressi di altri che infatti si sentono peggio. In ogni caso la compressione applicata sul jazz è mediamente molto minore di quella applicata sul pop

Saluti

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