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Mi sono riabbonato a Musica Jazz cinque anni fa (tre l'altro mi addebitano il dovuto su carta di credito mese per mese) dopo una pausa. Avevo iniziato originariamente con il numero dedicato alla morte di Miles e adesso... ho un paio di scaffali della Billy piene di quelle riviste. Solo lodi per Luca Conti, grande esperto in molti campi (che io sappia letteratura di genere, dovrebbe aver diretto il Giallo Mondadori, ed è anche un traduttore). Mediamente ottimi tutti gli articoli (molto migliori rispetto a quelli pubblicati da Down Beat). Unica paturnia: il CD allegato. Ne ho riempito una scatola da scarpe e li ho regalati tutti intonsi a mio cognato. Preferisco come veste editoriale quella di Musica, rivista dedicata alla classica: solo parole e immagini, per l'ascolto ci pensa Qobuz. Ma è a anche vero che MJ ha ripreso a stampare vinili, quindi problema mio. 

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4 ore fa, Grancolauro ha scritto:

Grazie Peppe, leggerò senz'altro le tue riflessioni sulla Musica Jazz. Come accennavo all'inizio, ho comprato il numero di novembre e mi è piaciuto molto. Ad esempio, mi ha fatto scoprire scoperto Mike Nock, pianista neozelandese poco noto in Europa il cui ultimo lavoro mi sta piacendo molto. DIversamente da te che rimpiangi gli anni eroici del jazz, a me affascinano i percorsi dei jazzisti contemporanei. Mi sembra che la loro musica raccolga e sviluppi l'eredità della musica classica del '900 dando ad essa nuova vita.

 

A dire il vero, Damiano, le mie nostalgie per il jazz  di quando era IL jazz ... sono senza rimpianti. Li ho vissuti così intensamente quei decenni di autentico jazz che non avrei ragione di provare rimpianti, anzi il ricordo mi esalta e seguita ancora ad arricchirmi non solo musicalmente.

Ho tuttavia più volte confessato che i percorsi del (cosiddetto) jazz contemporaneo mi lascia in larga misura indifferente, a volte perfino mi disturba il manierismo che pesso tradusa da ogni nota di musiche molto lontane da quella che è la mia idea di jazz. 
Ma non vorrei rinfocalare vecchie polemice.., potrei però cercare di ricordare come la storia del grande jazz, iniziando dalla trazione, fino alle ultime grandi e varie svolte della "New Thing", fino a Free inoltrato, sia prodiga di ponti a doppia carreggiata gettati tra l e esperienze musicali afroamenricane e gli impulscompositivi i della musica "colta" occidentale, non solo novecentesca. Tra il jazz e Strawinsky vi sono state reciproche comprensioni e reciproche trasmigrazioni, prestiti e lasciti.., e quanta musica colta sarà possibile ravvisare per esempio nei pianisti jazz, in Powell, in Monk, in Taylor, in J. Byard, Tyner, ecc, ecc, e quanto jazz risuoni nella "colta"... Di esempi se ne potrebbero fare  a iosa, non è dunque una cosa che sia inizata ora.

Il jazz non è una semplice etichetta musicale, è uno stato musicale e principalmente mentale, psichico, spirituale, razziale, antropologico, di fronte al jazz bisogna assumersi delle "serie" responsabilità, non è un contenirore delle indifferenziate musicali... permettemi di dirlo in maniera un po' colorita... ma insomma se ci si fa caso si scopre che nel web e anche nei negozi, tutto ciò che non è di classificazione certa va etichettata come jazz... un auyentico obrobrio!

Capisco e rispetto tuttavia la tua genuina e conapevole esperienza musicale che per ovvi motivi anagrafici inizia dopo la mia dove la stessa percezione delle cose in musica non potrebbe non essere diversa sotto molti aspetti anche con quei momenti di condivisone che non sono mai mancati tra di noi.


 

  • Melius 2
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Sicuramente il jazz, fra gli anni cinquanta e sessanta, ha vissuto una stagione fortunatissima. E, un po' come è successo al rock fra gli anni sessanta e i settanta, quando la stagione è fortunata è più facile per i grandi talenti emergere. Miles Davis sarebbe diventato Miles Davis se non fosse cresciuto in un ambiente saturo di genio e creatività? Per diventare Miles Davis devi nascere nell'epoca dei Miles Davis, non basta essere Miles Davis (e scusate il gioco di parole). Poi ad ogni stagione fortunatissima ne segue una manierista: la forza propulsiva delle rivoluzioni è inevitabilmente di breve durata. Anche io sono un po' stufo dei bravi jazzisti che suonato come Coltrane, ma nemmeno posso pretendere che nasca un Coltrane ogni cinque anni. Oggi il jazz, a mio personalissimo avviso, è una magnifica musica residuale. Possiamo godere del suo periodo migliore oppure i numerosi nuovi ottimi dischi che comunque vengono prodotti. Piansiti neozelandesi compresi (fa sorridere, ripendando alle polemiche sulla musica degenrata, ma oggi una delle scuole jazz più significative è quella scandinava, eppure è così). E poi, come esiste la catena alimentare, esiste anche quella musicale:  il genio di quegli anni non è scomparso, è stato metabolizzato ed è rientrato in circolo in tante forme. Pur ascoltando ogni giorno dischi pubblicati a suo tempo da Prestige, Blue Note e compagnia cantante, credo che il modo migliore di onorare i mostri sacri non sia quella di un pedissequo ascolto nostalgico (e qui mi ritrovo completamente con @analogico_09 ) ma piuttosto di celebrarne il contributo alla produzione contemporanea (che magari, per ragioni meramente anagrafiche, non sono in grado di apprezzare del tutto). m2c

  • Melius 2
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@Ornito_1 @analogico_09 E' proprio vero che ormai la parola 'jazz' viene usata per riferirsi a un calderone dove si gettano le cose non facilmente catalogabile, che vanno dal jazz metal alla musica neomelodica. Come mai secondo voi è successo questo? Perché cioè il jazz contemporaneo, come genere, è arrivato ad abbracciare cose così diverse?

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@Grancolauro  Ignoranza Daniele, in primis, poi gravissima superficialità , approssimazione, sciatteria, e credo anche basse ragioni di marketing che dia lustro chiamandolo jazz a musica inqualificabile, detto papale papale.

Il fatto che il jazz, a sua volta recettore di influenze da altre musiche, abbia molto influenzato i paesaggi musicali mondiali, non significa che ogni genere di musica spurio o scappato di casa che abbia un andamento ritmico vagamente blues o sincopato, oppure misticanze tra folklorismo nordico nebbioso e solari ritmi caraibici, più o meno con un vago sapore in jazz, smba/bossa-jazz, ad esempio, ecc, debba essere mandato nel refugium peccatorum che vorrebbero associare a tale "sacro" termine patrimonio dell'umanità meritevole pertando di rispetto incondizionato.

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@campaz Sono abbastanza d'accordo con te sulla possibilità di ritrovare un jazz "residuale", dove magari un Coltrane rinascesse ogni 5 anni.., è passato più di mezzo secolo  dalla sua morte e di Coltrane ci restano solo i dischi e i "coltraniani" più o meno bravi, alcuni ottimi, oramai "storici", ma sono pur sempre "derivati!".., con la scomparsa di Coltrane sompare l'uomo, il musicita, un mondo musicale magico, immenso, infinito e irripetibile. Più in generale riconosco ovviamente che esista un jazz di giovani molto preparati tecnicamente, pianisti filippini o neozelandesi ecc. di buon manico, alcuni di autentico valore musicale ma non sono questi certamente di primo pelo.., dove non si può contare per sempre sugli ultimi grandi rimasti, dove le nuove leve fanno un jazz tecnicamente capace, ma di maniera, espressivamente costruito. Non mi interessa la confezione, miro al "regalo" che la confezione incarta.., e qui tolti gli incarti c'è il nulla.., al contrario di quel film nel quale si vede che sotto la pelliccia della donna nuda.., c'è il tutto! :classic_biggrin:

A livello particolare, qualche caso di jazz residuato potrebbe piacermi, ma nel complesso credo si sia alla disperazione.., ovviamente per chi come me ha toccato il sublime e non può azzerare le proprie memorie, adeguarsi all'involuzione, a qualcosa che vuole sostituirsi a ciò che sia morto, cosa impossibile e vietatissima da fare.., semmai ci pensa l'alzheimer... Vero che Coltrane , Parker, Davis, Armstrong ecc, rivivono nei contemporanei.., ma cosa vi è della loro musicalità increata, dell'esistenzialità, della loro poetica, della loro esperienza, della loro estetica,e, soprattutto, del loro "Dolore"? Nulla a mio avviso, quindi preferisco celebrare ogni giorno, potendo ogni minuto, la morte del jazz che si compire senza soluzione di continuità insieme alla rinascita del jazz che avviene in chi conosca e sappia ascoltare il jazz morto che rinasce.., l'importante è che sia l'ascoltarore a far rinascere e rimorire il jazz continuamente.., non già la pletora di musicisti che escono dalle scuole o dai corsi, o dalla pratica imparatissimi di tecniche in jazz puramente formali dove, nessuno potrà ovviamente pretendere che in loro vi sia anche quel "dolore" che non possono avere mai provato.

Senza generalizzare, ma il larghissima misura di questo mi pare si tratti, di un jazz edulcorato, di maiera, che del jazz afroamericano (il jazz è sempre stato afroamericano, anche se suonato a Parigi o a Praga o in India dai bianchi e non...)  mantiene alcuni elementi tecnico-formali, di linguaggio di stile in modo manierato, regressivo, risaputo e noioso, asservito al sistema spettacolo, alla musica come momento mondano non di ricerca interiore, un jazz senza nessun "lagnuore" e senza "rabbia", senza la carica rivoluzionaria di cui il jazz è/era prodigo.

Per dormire preferisco la valeriana ad una certa discografia della "nuova" casa ECM proveniente da stagioni musicali discografiche molto più creative, lontana dai manierismi che verranno, in funzione della forza estetica, poetica e "psichica"  che caratterizzava il jazz propulsivo della grande Storia .

  • Melius 1
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