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Magie di suono pianistico


Iohannes

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Scusate se insisto con la Ciaccona di Handel (che sicuramente, per molti versi, è "poco pianistica")  ma è solo per citare un altro interprete che viene poco menzionato,  ma che merita sicuramente considerazione,  in particolare proprio su questo brano ... 😉

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9 ore fa, tarantolazzi ha scritto:

Poi mi e' venuto in mente anche (subito, prima della sottrazione del pedale che ammetto mi ha traumatizzato) "non e' che come volumi-suono-articolazione Chopin suonasse sui suoi Pleyel o Erard piu' o meno cosi'?"

Eh, buona domanda. Non ci avevo pensato ma in effetti col Pleyel lo studio veniva probabilmente più simile a come lo fa in quel passaggio Egorov rispetto a come siamo abituato ad ascoltarlo. Ottima osservazione. A dire il vero io ero rimasto stupito già un po' prima, quando dopo la prima "eposizione" del tema, per così dire, Egorov praticamente si ferma, facendo un respiro lunghissimo prima della ripresa (a 0:18 nel video). Vabbé, lì rallentare ovviamente ha senso, ma fermarsi del tutto non me lo aspettavo.

I respiri.... Mi viene in mente, per associazione di idee, un noto maestro italiano che aveva un suo mantra con lo studio n. 12 dell'op 25: questo studio pone una sfida ritmica, quella di eseguire le quartine ascendenti e discendenti "asincrone" mettendo gli accenti al posto giusto sfruttando l'indipendenza delle dita nei movimenti laterali. Sfida che il Sokolov postato da @maxnalesso accetta e vince in modo spettacolare. Giusto. E la giustificazione standard di questa interpretazione sta poi nell'analogia col Preludio n. 2 del primo libro del Clavicembalo ben temperato di Bach, che fornisce a Chopin l'idea di partenza. Verosimile anche questo. Stessa tonalità, stessa struttura, Chopin studiava e ammirava Bach, ecc. ecc.. Tutto sembra tornare. Eppure, anche qui... Il Preludio in DO minore di Bach ha in realtà la struttura di una Toccata, e dunque di un'improvvisazione a partire da uno schema armonico/melodico dato, che apre grandi spazi di libertà dal punto di vista ritmico. Perché allora pensare lo studio di Chopin, come tutti fanno, come una macchina di suoni ritmicamente inesorabile, che si sviluppa sempre uguale a se stessa, e non invece, appunto, come una Toccata, in cui ogni ripresa presenta il tema e le sue variazioni in modo diverso, come fa Egorov? Qual è la concezione più pertinente di questo brano??

Scusate, sono andato OT...   

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@Grancolauro più ti e vi leggo più penso che, a livello interpretativo, vi siano mainstream, prassi accettate acriticamente, consuetudini ormai talmente stratificate, cristallizzate da essere ritenute quasi inalienabili, irrinunciabili. 
Poi arriva un interprete che si distacca dal flusso e, dai più per non dire dai critici, viene definito eccentrico se non strampalato. Talvolta accade che qualcuno di questi “superi il muro” e divienga un quasi mito da ascoltare ed apprezzare, finalmente con attenzione e passione. 
Altri, invece, restano appannaggio di pochi appassionati. 
Ecco per me, semplice ascoltatore e strimpellatore a tempo perso, la grandezza di queste discussioni è la percezione di questa circostanza, forse a voi tutti nota, ma non a me 😃 che mi ha fatto scoprire un mondo nuovissimo: la musica pianistica, anzi tutta la musica, sempre lei, ma osservata da un punto di vista diverso, spesso migliore rispetto alla medesima musica osservata dal consueto panorama 

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A proposito di Sokolov....

Avevo citato in altra discussione, questa sua interpretazione di uno dei brani più semplici della letteratura pianistica:  il preludio in Do- Op.28 n°20 di Chopin.

Avendolo ascoltato dal vivo in un suo bis,  posso assicurarvi che il fortissimo dell'inizio sembra provenire da 10 pianoforti,  mentre il pianissimo della parte finale ha lasciato tutto il pubblico senza fiato per quella manciata di secondi:  anche qui,  su un brano brevissimo e tecnicamente assai facile,  il genio si è mostrato in tutta la sua grandezza.

Il genio di Sokolov ed,  ovviamente,  il genio di Chopin ... 😍

.-.-.-.-.-.

 

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6 ore fa, maxnalesso ha scritto:

Avendolo ascoltato dal vivo in un suo bis,  posso assicurarvi che il fortissimo dell'inizio sembra provenire da 10 pianoforti,  mentre il pianissimo della parte finale ha lasciato tutto il pubblico senza fiato per quella manciata di secondi:  anche qui,  su un brano brevissimo e tecnicamente assai facile,  il genio si è mostrato in tutta la sua grandezza.

Anch'io l'ho ascoltato dal vivo nei preludi,  ..il buon Sokolov, non posso che confermare.

D'altra parte,  i geni si riconoscono anche da quello, sono convinto che " fra Martino Campanaro",  suonato da Michelangeli, avrebbe un suono tutto diverso che se lo suonassi io, ..o magari qualcun altro del forum

Ho scoperto l'acqua calda .. 😅

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Il 22/5/2021 at 18:22, Alpine71 ha scritto:

Poi arriva un interprete che si distacca dal flusso e, dai più per non dire dai critici, viene definito eccentrico se non strampalato. Talvolta accade che qualcuno di questi “superi il muro” e divienga un quasi mito da ascoltare ed apprezzare, finalmente con attenzione e passione. 

Sono d'accordo con te. Questo accade in fin dei conti in tutte le forme d'arte, mi sembra. Si consolida lentamente un main stream, un "codice" generalmente condiviso dai più per distinguere la buona dalla cattiva arte. Poi intervengono momenti di rottura che generano nuovi codici. Forse nella musica classica tutto questo avviene soltanto più lentamente. C'è una forte resistenza a modificare i paradimi consolidati, un conservatorismo di fondo, che è un po' nel DNA di questo ambito della musica (altrimento la chiameremmo "musica classica" 🙂). Quindi gli artisti di rottura fanno più fatica ad emergere, soprattutto per colpa dell'uditorio, del pubblico, che tende a coltivare la tradizione più che l'innovazione. Oggi alla fine per generare vere e proprie rotture servono, il più delle volte, dei grandi artisti che siano anche dei grandi personaggi. Uno per tutti: Glenn Gould, il cui successo tra il grande pubblico si deve più al suo essere stato un personaggio eccentrico e curioso rispetto al modo in cui suonava.

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Il 19/5/2021 at 20:02, Iohannes ha scritto:

in cui appare quasi più gouldiano di Gould:

vero, verissimo. Sokolov, che dire: ha un cesello che ogni volta riesce a sorprendermi; ha sempre qualcosa di suo da esprimere, in tutte le composizioni che suona.

Alla fine del preludio non avevo mai sentito il mordente, è presente nello spartito? 

Dopo aver visto il programma chopiniano di Pletnev, rammaricandomi del fatto che non suona l'Op. 59 vi dedico la n. 3 nella registrazione RCA di Horowitz. A tuttoggi, per quelle che ho sentito io e per il mio gusto, nessuno si avvicina al colore, allo stile rapsodico unito alla bellezza del ritmo che riesce a far sprigionare dal pianoforte il mitico Volodia. In confronto il grande e unico Arthur Rubinstein, da me amato visceralmente da adolescente, suona il compitino. Buon ascolto

 

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20 ore fa, Alpine71 ha scritto:

Alla fine del preludio non avevo mai sentito il mordente, è presente nello spartito? 

A me non risulta...però lo trovo molto bello e appropriato.

Magnifica l'esecuzione di Horowitz, che fa emergere, come sempre, la sua riconoscibilissima personalità sonora.

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Approfitto di questo spazio per un piccolo OT di omaggio. Dopodomani Martha Argerich compirà ottant'anni.

Il seguente video non dirà niente di nuovo a chi la conosce bene ma mi piace far rilevare, verso la fine, le considerazioni dell'autore sui nuovi virtuosi supportati dall'editing e quello che "Martita" ha sempre fatto "nature" e che continua a fare, si vedano gli spezzoni di concerti più recenti.

 

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2 ore fa, Gabrilupo ha scritto:

e quello che "Martita" ha sempre fatto "nature" e che continua a fare, si vedano gli spezzoni di concerti più recenti.

eh già, .. immensa la grande Martita, assolutamente mostruosa nel suo talento e nell'essersi mantenuta a livelli altissimi ( pur con gli inevitabili alti e bassi, .. ma pensiamo che è stata anche a lungo seriamente malata) fino a 80 anni.

Emozionante come pochi, ricordo ogni suo concerto dal vivo come un'esperienza travolgente e unica.

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Grancolauro

Visto che si è parlato all’inizio del thread di Shura Cherkssky, volevo aggiungere questa registrazione della trascrizione di Godowsky di un celebre pezzo di Saint-Seans. Il modo in cui la suona Shura è davvero magistrale, per la capacità di “far cantare” il pianoforte, per la tecnica del legato sopraffina,  per la separazione delle voci, per la qualità del suono. Tutto meraviglioso. Che poi questo piccolo brano sembra facile da suonare e invece non lo è proprio per niente

 

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tarantolazzi

Sempre a proposito del "far cantare" il pianoforte, degli esempi IMHO imprescidibili e che pero' sono stati evitati come la peste da schiere di pianisti (o se volete frequentati soprattutto da eccentrici) sono gli Schubert-Liszt.

E imprescindibile in questo imprescindibile terreno di espressione credo sia Vladimir Sofronitzky.

A differenza dell'ultimo esempio linkato da Grancolauro, qui non si gioca tanto sulla differenziazione timbrica e dinamica

tra canto e non-canto (pur disponendo di una tecnica della differenziazione timbrica anche lui di prim'ordine, come si sente), quanto sulla caratterizzazione declamatoria della melodia, i cui connotati espressivi gia' forti ed espliciti negli originali vengono ancora amplificati. Scuriti ed ingranditi, come se la lieve e malinconica "terzieta'" schubertiana (il saper-sapersi guardare almeno un po' dall'esterno anche nei contesti tristi e/o disperati di alcuni lied come il primo del video, Der Muller und der bach, o il secondo, Aufenthalt) sia negata e tutto sia invece tragicamente immanente e immersivo. Insomma gia' la scrittura di Liszt addensa e scurisce, qui poi il (grande, forse quello che piu' mi chiama tra tutti) pianista ci si mette anche lui......per dire, alla fine di sottili sottointesi o di elementi decorativi o anche normalmente "neutri" non ne resta l'ombra.

 

 

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